Capitolo LXV: La Gogna e l'Astrolabio
"In Sylvania, una strada sicura e' soltanto una strada sulla quale non e' ancora morto nessuno oggi."
-- Johan Falk
Nessuna pista migliore
Siegfriedhof rimase alle loro spalle sotto un cielo del colore della cenere bagnata. Le mura dell'abbazia si confusero presto con le colline e con gli alberi senza foglie, ma il ricordo delle catacombe viaggio' con loro.
Oronzo sedeva nel carrozzone con la schiena rigida. Ogni sobbalzo gli tirava il volto come una corda, e il modo in cui teneva una mano vicino alla ferita era piu' sincero di qualunque rassicurazione avesse potuto offrire. La cura promessa non aveva ancora prodotto un esito sul quale fosse prudente pronunciarsi.
Leonardo aveva steso una mappa della Sylvania sopra una cassa di utensili. Le pieghe del foglio sembravano moltiplicare le strade e cancellarle nello stesso momento. Waldenhof era un nome piccolo, lontano e ostinato.
"Dobbiamo trovare Konrad," disse Leonardo. "Le sue lettere conducevano laggiu', o avrebbero dovuto farlo. Non abbiamo una pista piu' recente."
Marcus osservo' il tratto fra Siegfriedhof e Waldenhof. Il dito non segui' la via piu' breve, ma quella che poteva sopportare il peso del carrozzone. In Sylvania, la geometria si piegava alla paura, al fango e agli assali.
"Non e' che abbiamo altre piste," disse Oronzo. "E siamo gia' in ritardo."
Derryl fece schioccare la lingua. La sua officina su ruote aveva attraversato fiumi, montagne e decisioni peggiori di quella, ma non per questo il nano intendeva affidarla a una riga tracciata da un cartografo morto.
"Una mappa non ha mai rotto una ruota," disse. "Chi la legge, invece, spesso rompe tutto il resto."
Padre Leopold Voss viaggiava poco distante, avvolto nei paramenti scuri dell'Ordine del Sudario. Anna Barinson cavalcava accanto al carrozzone con il martello a due mani assicurato dietro la spalla. Nessuno dei due disse che la strada sarebbe stata facile. Era una forma di onesta' che in quella terra valeva piu' di una benedizione.
Il problema immediato non era Waldenhof, ma arrivarci vivi. Serviva qualcuno che conoscesse sentieri, guadi, ricoveri e abitudini dei briganti. Serviva anche un altro arco, perche' i boschi sylvaniani avevano la spiacevole tendenza a osservare da lontano prima di uccidere da vicino.
Un oste di Siegfriedhof aveva indicato la zona di Hunger Wood. Oltre il fiume, disse, alcuni cacciatori mantenevano casolari e sentieri. Non era un villaggio, ne' una comunita' nel senso che Leonardo avrebbe accettato in una dissertazione. Era il genere di posto dove uomini armati si incontravano senza chiedere a nessuno il permesso.
Attraversarono il fiume con cautela. L'acqua scorreva scura sotto il ponte, portando rametti, schiuma e una cosa pallida che nessuno volle identificare. Poi lasciarono la strada e seguirono un sentiero scavato fra erba alta e radici nere.
I casolari apparvero a poco a poco, separati da orti magri e cataste di legna. Pelli tese asciugavano sotto le tettoie. Corna di cervo sbiancate segnavano gli ingressi. Il fumo dei camini aveva l'odore acre delle foglie umide e della carne conservata troppo a lungo.
"Potrebbe essere il posto dove troviamo chi ci serve," disse Leonardo.
"O dove ci rubano i cavalli," rispose Marcus.
"Le due cose non si escludono," concluse Oronzo.
Al centro dei casolari si apriva uno spiazzo. Una dozzina di cacciatori si era raccolta attorno a una struttura di legno consumata dalle intemperie. Ridevano con la cordialita' prudente di chi aveva portato con se' coltelli, archi e opinioni.
La struttura era una gogna.
La gogna era occupata.
E l'uomo che vi teneva incastrati collo e polsi sembrava piu' offeso dalla qualita' del pubblico che dalla propria condizione.
Un uomo alla gogna
Il prigioniero era giovane abbastanza da non aver ancora imparato a vergognarsi con discrezione. Aveva abiti da caccia consumati, capelli scompigliati e il colorito di chi trascorreva piu' tempo fra gli alberi che sotto un tetto. Un cartello appeso al legno dichiarava il suo nome e il suo delitto.
JOHAN FALK. UNA GIORNATA ALLA GOGNA PER AVER SOTTRATTO LA PREDA DI UN ALTRO CACCIATORE.
Leonardo lesse due volte. La seconda lettura non miglioro' la calligrafia.
"Una pena pubblica per una controversia venatoria," disse. "Rozza, ma dotata di un'innegabile economia amministrativa."
"Sei tu che scrivi i cartelli?" domando' Oronzo.
"No."
"Allora non criticare chi puo' ancora mettercene uno al collo."
I cacciatori accolsero la prudenza con un'altra risata. Non sembravano carcerieri. Uno offriva al condannato una borraccia tenendola appena fuori dalla portata delle labbra; un altro gli aveva posato un cappello di paglia sulla testa. Quella non era la giustizia di un signore, ma il divertimento di uomini che si conoscevano da troppo tempo.
Johan sollevo' gli occhi verso i nuovi arrivati.
"Non ho rubato niente," disse.
Marcus si fermo' davanti al cartello. "Il legno sostiene una versione diversa."
"Il legno non era nel bosco."
La storia, liberata dalle interruzioni dei presenti, risulto' semplice quanto tutte le storie che avevano gia' prodotto una punizione. Johan e un altro cacciatore avevano colpito lo stesso animale. Quando avevano raggiunto la preda, vi era rimasta una sola freccia. Era di Johan, sosteneva lui. Proprio per questo l'altro uomo sosteneva che Johan avesse sottratto la bestia.
"Era la mia freccia," disse Johan. "Lui dice che era la sua, e credono a lui."
"Come riconosci le tue frecce?" chiese Marcus.
Johan esito'. La pausa fu breve, ma sufficiente a condannarlo davanti a qualunque tribunale che tenesse in maggior conto la previdenza della verita'.
"Non le marchio."
Oronzo guardo' i cacciatori. "E allora come sapete che la freccia era sua?"
"Non lo sappiamo," rispose uno di loro. "Ma lui sostiene di si'."
"E per questo lo avete messo alla gogna?"
"Per questo e perche' si lamenta bene."
L'accusa non era provata e la pena non sembrava destinata a durare davvero un giorno. I cacciatori avevano trovato un modo per trasformare una lite in spettacolo senza spargere sangue. In Sylvania era quasi illuminismo.
La compagnia spiego' di aver bisogno di una guida esperta del territorio, capace di condurli a Waldenhof e di usare un arco quando la strada avesse smesso di fingere di essere una strada.
Le offerte arrivarono subito, accompagnate da richieste tanto alte che persino Leonardo smise di calcolare. I cacciatori conoscevano il valore del proprio tempo e, soprattutto, quello della disperazione altrui.
Oronzo li ascolto' fino a quando la pazienza non gli costo' piu' della paga.
"Cercavamo una guida, non il nuovo conte della Sylvania."
Le pretese calarono. L'entusiasmo anche. Uno dopo l'altro, gli uomini trovarono ragioni per non lasciare le proprie case: trappole da controllare, famiglie da mantenere, un ginocchio malandato, una nonna che probabilmente era morta da anni ma continuava a servire allo scopo.
Dalla gogna giunse un colpo di tosse.
"Se vi serve una guida," disse Johan, "io sono a disposizione."
Un cacciatore gli abbasso' il cappello sugli occhi. Johan soffio' per scostarlo senza poter usare le mani.
Era nato e cresciuto nella zona. Conosceva la via per Templehof, i sentieri delle montagne e i ricoveri usati da chi cacciava lontano dai casolari. Conosceva anche la strada verso Waldenhof, almeno abbastanza da sapere dove iniziavano i tratti che nessun uomo prudente percorreva da solo.
Marcus valuto' l'uomo, la gogna e i sorrisi dei suoi vicini. Un truffatore avrebbe inventato una storia migliore. Un incompetente avrebbe promesso una strada sicura. Johan non fece nessuna delle due cose.
L'accordo fu fissato in uno scellino alla settimana, oltre al vitto e a un posto nel carrozzone. Derryl preciso' che "posto" non significava toccare gli utensili, sedersi sulle munizioni o dormire vicino alla polvere nera.
"Bevi?" chiese il nano.
"Quando c'e' da bere."
"Risposta insufficiente, ma correggibile."
Leonardo volle contribuire alla selezione con una domanda sulla legittimita' dell'imperatrice Magritta. Johan comprese abbastanza in fretta che qualunque risposta lunga lo avrebbe condannato a una lezione.
"Era imperatrice se riusciva a farsi obbedire," disse.
Leonardo inclino' il capo. "Una sintesi brutale della teoria politica, ma non interamente priva di merito."
I cacciatori sollevarono il fermo e liberarono Johan. Il giovane si massaggio' i polsi, recupero' il proprio arco e lancio' al cartello uno sguardo che prometteva vendette di modesta entita'.
Oronzo gli mise una mano sulla spalla, poi la ritiro' quando il movimento gli tiro' la ferita alla schiena.
"Andiamo, Gogna."
Johan lo guardo'. "Mi chiamo Johan."
"Lo so. Gogna si ricorda meglio."
Nessuno dei cacciatori intervenne in difesa del nome. Ridevano ancora quando il carrozzone riprese il sentiero, portando con se' un arciere, una guida e la prima persona della giornata che avesse lasciato una punizione per dirigersi volontariamente verso qualcosa di peggiore.
La strada dei banditi
Johan studio' la mappa nel carrozzone senza toccarla. Derryl aveva stabilito regole severe sul contatto fra estranei, carte e grasso da ingranaggi.
Waldenhof distava ancora diversi giorni. La via piu' diretta attraversava le montagne, dove vivevano bande abbastanza numerose da costringere i viaggiatori a muoversi con uomini armati. Piu' avanti li attendeva la Foresta Oscura.
"Dicono che nel bosco vivano creature simili a capre," disse Johan.
"Capre?" ripete' Leonardo.
"Simili. Non uguali."
"Una distinzione tassonomica importante."
"Una distinzione importante soprattutto se vi corrono incontro."
Esisteva una deviazione a sud di Templehof, piu' lunga ma meno vicina alla foresta. Un altro percorso tornava verso Hunger Wood e raggiungeva una fermata delle chiatte presso le Paludi degli Zombi. Johan lo scarto' non appena Derryl gli mostro' il carrozzone con l'orgoglio di un padre e la minaccia di un artigliere.
"Le barche non portano quello," disse Johan.
"Le barche costruite bene lo portano."
"Non ci sono barche costruite cosi' bene."
Derryl decise che la Sylvania soffriva di un grave ritardo ingegneristico. Oronzo decise che la compagnia soffriva gia' di un ritardo piu' urgente.
"Prendiamo la via diretta," disse. "Se cominciamo ad allungare per ogni storia che raccontano in questa terra, torniamo a Nuln passando per la Tilea."
La strada si arrampico' fra alberi piu' radi e rocce umide. Prima che il terreno diventasse montano, Johan li condusse a un vecchio capanno da caccia costruito ai margini di una radura. Il tetto pendeva, ma non abbastanza da cadere quella notte. In Sylvania era il genere di garanzia che si accettava senza contrattare.
Legarono i cavalli al riparo dal vento e disposero il carrozzone in modo da chiudere un lato della radura. Marcus assegno' le guardie. Anna controllo' le cinghie del martello. Voss traccio' il segno di Morr sopra l'ingresso del capanno senza promettere che sarebbe servito.
Dal bosco arrivavano schiocchi e fruscii. Qualcosa si muoveva fra le foglie, troppo pesante per essere un topo e troppo prudente per essere identificato.
Oronzo porto' una mano alla Spada di San Toswick. Attese il pallido bagliore che tante volte aveva annunciato la presenza dei non-morti.
La lama rimase scura.
"Niente morti che camminano," disse.
"Non significa che non ci sia altro," osservo' Marcus.
"Lo so. Ma stanotte mi accontento di ridurre l'elenco."
Non apparve nulla. Il bosco continuo' a produrre rumori, e gli uomini continuarono a immaginarne la causa. Fra le due attivita', la seconda fu la piu' pericolosa.
Johan sedette vicino al fuoco con l'arco a portata di mano. Fino a quel giorno la sua vita era stata composta di caccia, famiglia e sentieri che conosceva. Aveva fratelli, nessuna moglie e abbastanza legami da sapere che partire era una scelta, non una fuga.
"Non sei mai andato lontano?" chiese Leonardo.
"Non abbastanza da dover pagare qualcuno per mostrarmi la strada del ritorno."
"E perche' cominciare con noi?"
Johan guardo' le ombre oltre il fuoco. "Perche' non voglio morire ora che inizia la mia avventura fuori da casa."
Derryl grugni'. Alla domanda sulle proprie origini, diede una risposta tanto ornata di ironia da indicare per un momento i Picchi Nebbiosi. Poi mise fine alla faccenda nel solo modo accettabile per un nano.
"Zhufbar," disse. "E chi sostiene il contrario non sa leggere una mappa, un registro di gilda o una lapide."
All'alba, il capanno rimase alle loro spalle. Il sentiero incontro' la strada montana e la strada divenne una striscia pallida fra rocce scure. Incrociarono pochi viaggiatori. Tutti avevano scorte armate; nessuno perdeva tempo in saluti.
Marcus conto' archi e lame ogni volta che una carovana passava. Johan contava le curve e le gole. Derryl ascoltava le ruote. Oronzo ascoltava la propria schiena e cercava di non mostrarlo.
La prudenza dei viandanti confermava le parole della guida, ma confermava anche qualcosa di peggio: se i briganti erano noti, avevano avuto il tempo di scegliere dove attendere.
Quando la strada si infilo' fra due pareti di pietra, Derryl fisso' Johan.
"E' qui che i tuoi amici ci chiedono il carrozzone?"
Johan si volto'. "Non e' una trappola. Loro vivono qui."
"Spiegazione poco rassicurante."
"Io non entrerei in queste montagne da solo. Per questo sono contento che siate armati."
Propose perfino una deviazione, lunga abbastanza da evitare i punti piu' noti. Nessuno la scelse. La compagnia avanzo' con le armi pronte, le distanze ridotte e gli occhi sulle alture.
Non arrivarono frecce.
Non caddero pietre.
Nessuno chiese il carrozzone.
Le montagne si limitarono a guardarli passare, che in quella regione era forse il modo piu' raffinato di minacciare.
Oltre l'ultimo valico, la vegetazione si dirado'. Il cielo si apri' in una fascia di luce fredda e, a un bivio segnato da una croce inclinata, Johan indico' la strada diritta.
"Templehof."
La raggiunsero verso sera. Prima delle case venne il ponte; prima del ponte, l'odore dell'acqua e della pietra antica. Il sole basso rendeva ogni finestra una cavita' nera.
Johan rallento'. Voss sollevo' lo sguardo. Davanti a loro, Templehof mostrava due profili che non avrebbero dovuto appartenere alla stessa citta'.
Uno era una rovina.
L'altro sembrava nuovo.
La torre che Voss non ricordava
Il complesso di Morr occupava una parte considerevole dell'orizzonte. Muri spezzati, archi vuoti e tetti crollati circondavano una massa centrale che conservava ancora la severita' di un tempio. Le pietre sembravano aver imparato a morire lentamente.
Padre Leopold Voss rimase in silenzio abbastanza a lungo da rendere evidente che stava contando i ricordi.
"E' il grande tempio di Morr della Sylvania," disse infine. "E' vuoto da almeno ottocento anni."
Leonardo osservo' le rovine oltre il ponte. Templehof non era per lui un nome nuovo. Le lettere di Konrad, il cenotafio di Padre Ieronimus e il cilindro rituale avevano gia' trasformato quel luogo in una domanda prima ancora che potessero vederlo.
"Siete gia' stato qui?" chiese.
Voss annui'. "In pellegrinaggio. Ero molto giovane."
Il sacerdote propose di raggiungere il complesso e cercarvi riparo per la notte. Un tempio abbandonato da otto secoli non era una locanda, ma almeno le sue ombre appartenevano a un dio che Voss conosceva.
Oronzo seguiva tuttavia il suo sguardo. Voss non stava osservando soltanto le rovine.
Nel mezzo della citta' si alzava una torre massiccia. In cima, una struttura di cerchi e bracci metallici catturava gli ultimi riflessi del sole. Poteva essere un astrolabio, oppure un congegno costruito per misurare qualcosa che non si trovava nel cielo.
"Quella c'era quando siete venuto?" domando' Oronzo.
Voss strinse gli occhi. "No. Vedo un edificio diverso. Non me lo ricordavo: una torre in mezzo alla citta'."
Leonardo studio' la sagoma. Le proporzioni, l'altezza e il metallo in cima gli richiamavano una disciplina precisa, ma il crepuscolo lasciava troppo spazio alle supposizioni.
"Potrebbe appartenere al Collegio della Luce," disse. "La struttura somiglia a uno strumento astronomico. O astrologico, se chi l'ha costruita ha un rapporto meno rigoroso con la causalita'."
"Potrebbe," rispose Voss.
Non disse che apparteneva al Collegio. Non disse chi la occupava. Non disse quando fosse stata costruita. In una citta' legata alle lettere di un uomo scomparso, quella prudenza rese la torre piu' inquietante di una certezza.
Marcus osservo' il ponte, gli accessi e le finestre che dominavano la strada. Derryl valuto' l'astrolabio come se qualcuno avesse montato un meccanismo senza chiedere il parere della Gilda. Anna tenne il martello pronto.
Johan, che aveva promesso di conoscere la via, non pretese di conoscere ogni cosa incontrata al termine di essa.
Il carrozzone si fermo' prima del ponte. Dietro la compagnia, le montagne erano ormai una parete scura. Davanti, il tempio di Morr offriva un riparo che nessuno aveva ancora esaminato. La torre offriva soltanto domande.
Waldenhof restava oltre Templehof e oltre la Foresta Oscura. Konrad Kurz era ancora disperso. Frank Starenberg continuava a braccarlo per conto di un padrone senza nome.
Per quella sera, tuttavia, la strada finiva davanti a un edificio che un sacerdote ricordava e a un altro che non avrebbe dovuto esistere.
Stato della Compagnia
Nuovi alleati:
- Johan Falk, soprannominato Gogna da Oronzo, e' un cacciatore e arciere sylvaniano nato nei casolari presso Hunger Wood.
- Johan e' stato ingaggiato come guida verso Waldenhof per uno scellino alla settimana, oltre a vitto e alloggio nel carrozzone.
- L'accusa di aver sottratto una preda a un altro cacciatore non e' stata provata; la gogna era soprattutto una punizione comunitaria e beffarda.
- Padre Leopold Voss e Anna Barinson restano con la spedizione. Derryl non ha lasciato il gruppo e continua a condurre il carrozzone-officina.
Viaggio e scoperte:
- La compagnia ha lasciato Siegfriedhof e ha scelto la via diretta per Templehof, mantenendo come obiettivo Waldenhof e la ricerca di Konrad Kurz.
- Il carrozzone rende impraticabile la via delle chiatte presso le Paludi degli Zombi; una deviazione meridionale allungherebbe il viaggio.
- La strada montana e' frequentata da banditi, ma nessun assalto ha colpito la compagnia durante l'attraversamento.
- Oltre Templehof resta da affrontare la Foresta Oscura, dove si racconta di creature dall'aspetto caprino.
- Templehof conserva un grande complesso di Morr in rovina, disabitato da almeno ottocento anni e visitato da Voss durante un pellegrinaggio giovanile.
- In mezzo alla citta' sorge una torre che Voss non ricorda, coronata da una struttura simile a un astrolabio e apparentemente collegata al Collegio della Luce. Funzione, proprietario e origine restano ignoti.
Condizioni e oggetti:
- Oronzo soffre ancora per la grave ferita alla schiena. Nessuna guarigione e' stata confermata.
- La Spada di San Toswick non ha segnalato non-morti durante la notte al capanno dei cacciatori; resta con Oronzo.
- Non risultano nuovi combattimenti, nuove ferite, corruzione o fenomeni sovrannaturali durante il viaggio.
- Nessun passaggio di custodia e' avvenuto per la spada di Elassir, le perle calorifere, i reagenti, la licenza magica, la trascrizione rituale o il rotolo collegato a Padre Ivan.
Fili narrativi aperti:
- Raggiungere Waldenhof e trovare Konrad Kurz prima di Frank Starenberg.
- Identificare il signore ignoto servito da Frank.
- Attraversare o aggirare la Foresta Oscura senza abbandonare il carrozzone.
- Verificare se il tempio di Morr di Templehof offra davvero un riparo sicuro e cosa resti al suo interno.
- Scoprire chi abbia costruito la torre dell'astrolabio e se appartenga davvero al Collegio della Luce.
- Chiarire il rapporto fra Templehof, il cenotafio di Padre Ieronimus, il cilindro rituale e le lettere di Konrad.
- Restano irrisolti il falso Ugo, Padre Ivan, il contenuto del rotolo e la data dell'eclissi della luna nera.
Situazione attuale:
- Leonardo, Marcus, Derryl, Oronzo, Padre Leopold Voss, Anna Barinson e Johan Falk sono fermi al ponte di Templehof verso sera.
- Voss propone di passare la notte nel grande tempio di Morr abbandonato, ma il complesso non e' ancora stato esplorato.
- La torre dell'astrolabio domina la citta' e costituisce la nuova incognita immediata.
"Le rovine sono oneste: dichiarano cio' che il tempo ha fatto loro. E' la torre nuova che vorrei interrogare."
-- Padre Leopold Voss