Martelli da Guerra

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Capitolo XXII: Mastro Derryl Prende il Comando

"Un nano non chiede il permesso per comandare. Comanda, e poi gli altri decidono se obbedire o finire con la faccia nel fango." — Derryl Duraksson, dopo la terza birra


Gli Ultimi Favori di Rudolf

L'ufficio di Padre Rudolf odorava di inchiostro vecchio e candele consumate — un odore che Leonardo trovava rassicurante e che Derryl trovava soffocante.

"Avete libero accesso alla nostra biblioteca," disse Rudolf, firmando un documento con la cura di chi sa che ogni foglio firmato è una promessa e un rischio. "Fatene buon uso."

Leonardo prese il documento con la reverenza dello studioso che riceve le chiavi del paradiso. Marcus, invece, aveva altre priorità.

"Padre Rudolf, avrei una richiesta." Il tono di Marcus era quello del negoziatore — cortese, preciso, impossibile da rifiutare senza sembrare scortesi. "Sarebbe possibile far notificare ufficialmente la morte del Professor Lessing alla sua famiglia? E ottenere un'autorizzazione per accedere ai suoi effetti personali e al suo studio universitario?"

Rudolf si accarezzò la barba. "Posso parlare con il Rettore personalmente. Ma un permesso formale firmato da me solleverebbe sospetti — la Chiesa di Verena non ha giurisdizione sugli effetti personali di un professore laico."

"Capisco. E la famiglia?"

"Ha una figlia. Talima Lessing. Vive ancora nella casa del padre, nell'Altestadt — il quartiere di Alding, non lontano dal palazzo della Zarina." Rudolf abbassò la voce. "Se Lessing ha lasciato qualcosa — appunti, lettere, prove — sarà lì. Ma siate discreti."

Derryl, che fino a quel momento aveva ascoltato con la pazienza limitata del nano in un ufficio, tentò la sua carta.

"Padre Rudolf, volevo sapere se eventualmente aveste dei problemi che vanno risolti con un basso profilo. Qualcosa che non deve essere collegato al Tempio."

Rudolf lo guardò con un mezzo sorriso. "Mastro Nano, non credo che abbiamo bisogno... abbiamo abbastanza uomini qui. Piuttosto, si preoccupi di proteggere i suoi compagni."

Derryl grugnì. La risposta era cortese, ma il significato era chiaro: arrangiatevi.

Uscendo dal Tempio, Leonardo contò le monete nel borsello con l'espressione di chi fa un inventario funebre.

"Fra la tassa d'ingresso e le spese quotidiane, siamo quasi al verde."

Derryl si fermò nel mezzo della strada. Si girò verso gli altri con la determinazione del nano che ha preso una decisione.

"Basta. Da ora comando io. Troviamo un lavoro, facciamo soldi, e la smettiamo di parlare."

Nessuno obiettò. Il che, per quel gruppo, era l'equivalente di un'ovazione.


Portenti Oscuri

Mentre gli altri andavano a cercare lavoro, Leonardo si immerse nella biblioteca del Tempio di Verena come un pesce nell'oceano.

Aveva chiesto i registri dei prestiti di Lessing — quali libri aveva consultato, in quale ordine, per quanto tempo. Il bibliotecario, un uomo magro con le dita macchiate d'inchiostro e l'aria di chi non vede la luce del sole da anni, lo guidò attraverso corridoi sempre più stretti e bui.

"Faccia attenzione a dove mette i piedi. Il pavimento è un po' sconnesso qui."

L'alcova dei libri riservati era un antro di pietra con scaffali che arrivavano al soffitto, illuminato da una sola torcia. Il bibliotecario salì una scala traballante e tornò con un volume in mano.

Un libro rosso con lettere dorate sul dorso: Portenti Oscuri.

Leonardo lo aprì con la delicatezza del chirurgo. L'autore era un certo Erasmus Teuber, e la data di composizione era il 1027 del Calendario Imperiale — quasi millecinquecento anni prima. Il testo descriveva ventisette episodi di fenomeni inspiegabili testimoniati in varie parti dell'Impero — dallo Stirland al Wissenland, fino ai confini settentrionali — tutti attribuiti a convergenze di potere malevolo.

Ventisette storie. Ventisette punti di una mappa che Leonardo sentiva di non riuscire ancora a leggere.

C'era qualcosa che non tornava nel testo — un'incongruenza, un dettaglio fuori posto — ma per quanto lo rileggesse, il significato gli sfuggiva come acqua tra le dita. Si strofinò gli occhi, tornò indietro, rilesse. Niente.

"Tornerò," mormorò, copiando l'indice dei ventisette racconti con la calligrafia minuta dello studioso che sa di avere poco tempo.


Le Spade del Nord

Marcus e Derryl trovarono l'ufficio delle taglie in una strada laterale dell'Industrieplatz — un edificio con due spade incrociate sull'insegna e la scritta Le Spade del Nord in ferro battuto.

Dentro, l'aria sapeva di cuoio, sudore e ambizione a buon mercato. Una dozzina di uomini armati — mercenari, cacciatori di taglie, avventurieri con più cicatrici che denti — stazionavano davanti a tavole di legno coperte di avvisi. Due giovani dietro un bancone distribuivano monete e incarichi con l'efficienza di chi lo fa venti volte al giorno.

Derryl esaminò gli avvisi con l'occhio del professionista.

"Caccia ai Pelleverde. Cinque scellini a testa." Calcolò. "Quattro goblin fanno una Corona d'Oro. E bisogna portare le teste come prova."

"Troppo sudore per troppo poco oro," commentò Marcus.

"Scorta mercantile per Maulwurf." Marcus scosse la testa impercettibilmente. Maulwurf era dove la compagnia di Valentini era diretta. Pessima idea.

"Reclutamento per la compagnia di Jonas Lang."

"Caccia a una bestia. Dieci Corone."

"Infestazione di ratti al manicomio locale."

E poi, in fondo alla tavola, un avviso scritto con calligrafia migliore degli altri: Recupero di un oggetto di valore. 50 Corone d'Oro.

Derryl puntò il dito sull'avviso. "Quello."

Marcus annuì. "Eviterò di deludervi, Mastro Nano: le cinquanta Corone andranno divise fra tutti."

"Mettile in un fondo comune. Ci serviranno per una base anonima in città."

La donna al bancone diede loro un indirizzo e un nome: Reuben Kuhn III.


Il Rampollo dei Kuhn

Reuben Kuhn III

L'appartamento di Reuben Kuhn III era nel distretto universitario — una stanza da studente che tradiva origini nobili: mobili di buona fattura, un tappeto che valeva più dell'affitto, e una collezione di libri di diritto ed economia che suggeriva ambizioni politiche.

Il giovane Kuhn era esattamente quello che ci si aspettava dal figlio del Capo del Tesoro di Nuln: istruito, nervoso, e profondamente imbarazzato dalla situazione in cui si era cacciato.

Leonardo, naturalmente, colse l'occasione per una discussione accademica.

"La politica fiscale di Nuln è interessante. Lo status legale dei nani, per esempio — cittadini o residenti speciali?"

Kuhn si illuminò come uno studente davanti all'esame che ha preparato. "Status speciale. Non piena cittadinanza, ma la maggior parte dei diritti garantiti. Pagano le tasse, possono aprire attività — anch'esse tassate — e sono esenti dal servizio militare, a meno che non si offrano volontari."

"Affascinante. E la tassazione per i non residenti?"

"Trenta per cento all'ingresso. Per i residenti, ogni tre mesi."

"Bene, bene. Ma torniamo all'oggetto di valore."

Kuhn abbassò lo sguardo. La storia era quella classica del rampollo che gioca, perde, e impegna il cimelio di famiglia.

"Ho impegnato la spada. La spada di mio nonno." Si passò una mano tra i capelli. "Sono disposto a riacquistarla. Il problema è che il banco dei pegni non ce l'ha più. E non mi vuole dire a chi l'ha venduta."

"Quanto avete ricevuto?"

"Dodici Corone."

Marcus si trattenne dal commentare. Dodici Corone per un cimelio di famiglia era il prezzo della vergogna.

"Un mio amico dell'università, Luther von Richthofen, mi ha prestato il denaro per ripagare il debito. Senza interessi." Kuhn estrasse una borsa. "Ho trenta Corone in contanti, più il deposito di venticinque già versato alle Spade del Nord. Cinquanta in totale per chi mi riporta la spada."

Marcus si sporse in avanti. "Il nome del banco dei pegni?"

"Roth Trading House."

Un'ombra di riconoscimento passò negli occhi di Marcus. Conosceva Roth.


La Casa di Roth

Cletus Roth

La Roth Trading House era un magazzino travestito da negozio — carri che caricavano e scaricavano mobili, argenteria, oggetti d'ogni tipo. Dentro, scaffali enormi salivano fino al soffitto, stipati di mercanzia che andava dal prezioso al patetico.

Cletus Roth era un uomo curvo, con occhiali spessi e le mani di chi ha toccato più oggetti di quanti ne possa contare una vita intera. Si avvicinò a Leonardo come un ragno alla mosca.

"Oh, giovanotto! È interessato all'armadio?"

L'armadio in questione era un mobile magnifico — legno scuro intarsiato d'oro e d'argento, con figure angeliche e un fregio a colonnato che suggeriva manifattura bretonniana o tileana di prim'ordine. Leonardo lo valutò con l'occhio dell'esperto: centoquaranta Corone almeno.

"I prezzi dei Roth sono estremamente favorevoli," continuò l'antiquario. "Solamente centotrenta pezzi d'oro."

"Un affare," disse Leonardo, senza intenzione di comprare nulla.

Poi Roth vide Marcus. Il suo sorriso commerciale si contrasse di un millimetro.

"Signor Ghast! È venuto per qualche indagine governativa?"

"No, sono venuto per il piacere della vostra compagnia, Mastro Roth."

"È da un po' che non la vedevo. Aveva lasciato la città?"

"Un anno sabbatico."

Marcus usò il tono che usava quando non faceva domande ma otteneva risposte. Roth frugò nei registri con la rassegnazione dell'uomo che sa di non poter dire di no a certe persone.

"Robert Kuhn. Eccolo qui." Trovò la voce. "Dodici Corone. Imbecille."

La spada era stata venduta a un capitano mercenario. Capitano Jonas Lang.

Marcus annotò il nome. Poi Roth, con la loquacità dell'antiquario che vuole rendersi utile al funzionario governativo, aggiunse un dettaglio non richiesto.

"A proposito di cose strane — è venuto un uomo la settimana scorsa. Diceva di essere del servizio postale di Altdorf. Cercava un calice."

"Un calice?"

"D'argento. Sorretto da un guerriero in armatura. Provenienza Middenheim." Roth si aggiustò gli occhiali. "Il suo nome era Ranulf Vogt."

Marcus aggiunse il nome al taccuino mentale che non dimenticava mai nulla.


La Compagnia di Lang

Le Spade del Nord li indirizzarono a Cravarn, un borgo a nord di Nuln oltre la Porta Reale, dove la compagnia di Lang era acquartierata in una taverna che aveva visto giorni migliori — e probabilmente anche giorni peggiori, a giudicare dalla clientela.

Dentro, una dozzina di mercenari beveva e schiamazzava con l'entusiasmo di chi è pagato per uccidere e al momento non sta uccidendo nessuno. Derryl ordinò quattro boccali della birra migliore — un penny l'uno.

Assaggiò. Sputò.

"In tutto l'Impero questa è la migliore birra che è riuscito a servire?"

L'oste lo guardò con l'aria offesa del professionista insultato. "Hai visto che posto è questo? Hai visto la mia clientela?"

Marcus sussurrò a Derryl: "Per trovare il capo, guarda chi racconta le battute peggiori e chi ride più forte."

Non servì cercare a lungo.

Capitano Lang

Jonas Lang era al centro della sala, circondato da uomini che ridevano come se la loro vita dipendesse da questo — il che, in un certo senso, era vero.

"E poi le ho messo tre dita nel—" Lang si interruppe vedendo i nuovi arrivati. "Oh! Un nano! Un altro! Vuoi arruolarti nella compagnia di Jonas Lang? Ti prometto sangue e avventure!"

Derryl gli offrì un boccale. "No all'arruolamento. Sì a una trattativa."

Lang bevve il boccale in un sorso. "Trattativa? Parla, nanetto."

"Avete comprato una spada da Roth. La vogliamo indietro."

Il sorriso di Lang si allargò. "La Spada Fortunella? No no no. Da quando ce l'ho in mano, mi porta una gran fortuna. Piovono soldi, piovono incarichi. Questa spada non si vende."

Derryl cambiò tattica. "Non compro. Scambio."

Ed estrasse il disegno della Doppiola — la doppia pistola inventata da Leonardo, il progetto che lo studioso tileano aveva sviluppato con orgoglio e testato con risultati discutibili.

Lang esaminò il disegno con interesse. "Due canne? Una sola mano? Interessante." Si girò verso le scale e urlò: "Ohi! Malakai! MALAKAI! Qui c'è uno che mi vuole vendere delle pistole!"

Passi pesanti sulle scale. Passi che facevano tremare i bicchieri sul bancone.


Malakai Makaisson

Malakai Makaisson

La figura che scese le scale era una leggenda che camminava.

Malakai Makaisson — ingegnere nanico, Ammazzatroll per giuramento, inventore dell'Ironclad Inaffondabile (che era affondato al varo) e del Dirigibile Indistruttibile (che era esploso) — era più largo che alto, con una cresta arancione da Ammazzatroll e cicatrici che raccontavano più storie di un'enciclopedia.

Leonardo quasi cadde dalla sedia. "L'inventore dell'Ironclad! L'Inaffondabile!"

Malakai lo ignorò. Prese il disegno della Doppiola, lo esaminò per tre secondi, e lo posò sul tavolo con il disprezzo dell'artigiano che giudica il lavoro di un apprendista.

"Che è 'sta monnezza? Questa cosa esploderà la prima volta che spari."

"No, è sicurissima, già testata," protestò Leonardo.

"Non è vero," disse Derryl.

Malakai squadrò Derryl con l'occhio dell'esperto. "Sei un ingegnere?"

"Ingegnere nanico di Zhufbar."

"Zhufbar!" Un lampo di interesse. "Allora sai che questa roba è pericolosa. Però..." Girò il disegno. "L'idea non è male. Con le modifiche giuste, potrei farci qualcosa."

"Allora facciamo lo scambio," disse Derryl. "La Doppiola per la spada."

Malakai rise. Una risata che fece tremare i bicchieri per la seconda volta.

"Prima devi guadagnartela, ragazzo. Un duello. Tu contro di me."

Leonardo impallidì. "Un duello a morte? Con le pistole? Assolutamente no, non—"

"A pugni," precisò Lang, che evidentemente conosceva le dinamiche del suo ingegnere. "Un pugilato onesto."

Malakai si rimboccò le maniche con l'entusiasmo del nano che non vede l'ora di menare le mani. "Forza! Tira fuori quei pugnetti!"


Il Pugilato

Fu un massacro elegante.

Malakai colpì per primo — un diretto allo stomaco che piegò Derryl in due. Poi un gancio al corpo. Poi un altro alla testa. I mercenari facevano il tifo come se fosse l'evento dell'anno, il che probabilmente era.

Derryl incassava. Oh, se incassava. Con la testardaggine del granito di Zhufbar, restava in piedi dopo ogni colpo che avrebbe steso un umano. Ma i suoi pugni trovavano solo aria — Malakai si muoveva con una velocità che contraddiceva la sua stazza, schivando e contrattaccando con la precisione del pugile nato.

"Gran gioco di gambe, Mastro Nano!" urlò Marcus dal tavolo, con un boccale in mano. "Forza!"

"Forse cerca di far rompere le dita al suo avversario sul suo torace," commentò Leonardo, con il tono di chi descrive un fenomeno scientifico anziché un pestaggio.

Un montante al mento. Un gancio al braccio destro. Un altro allo stomaco.

Derryl barcollò, ma non cadde. I mercenari mormoravano di approvazione — anche perdendo, il nano non mollava.

L'ultimo colpo fu un diretto alla tempia. Derryl vide le stelle di Zhufbar, tutte insieme, e poi il pavimento.

Silenzio. Poi Malakai gli tese la mano.

"Bravo ragazzo! Bravo!" Lo tirò su con una pacca sulla spalla che era quasi un secondo knockout. "Facciamo lo scambio. Prendo le Doppiole per la spada."

Lang protestò: "Ma no, m'ha vinto! Volevo guadagnarci qualcosa!"

"Zitto! Che queste te le trasformo in armi di distruzione di massa!"

Malakai estrasse dalla tasca un cilindro marrone e lo porse a Derryl. "Tieni. Dalla Lustria. Fuma. Tutta salute."

Derryl accese il sigaro con la dignità ammaccata del perdente che ha guadagnato il rispetto del vincitore.

I mercenari batterono i boccali sul tavolo: "Malakai! Malakai! Malakai!"


L'Inaffondabile Due

L'Inaffondabile II

Leonardo non resistette.

"Signor Malakai, potrei vedere le vostre invenzioni?"

Malakai lo trascinò al piano superiore della taverna, dove un'intera stanza era stata convertita in laboratorio. Sul tavolo centrale, un modello in scala di una nave — no, non una nave. Una nave di ferro.

"L'Inaffondabile Due," annunciò Malakai con l'orgoglio del padre.

"Perché 'Due'?"

"Perché la prima è affondata."

"...Si chiamava Inaffondabile."

"Eh, vabbe. Sono cose che succedono. È la scienza, ragazzo!"

Il progetto era ambizioso fino alla follia: un vascello interamente in ferro, alimentato da un motore a vapore. Legna che brucia, acqua che bolle, vapore che spinge pale di metallo — e la nave avanza senza vento, senza remi, senza preghiere a Manann.

Lo Spaccamondi

E a prua, l'arma definitiva: Lo Spaccamondi — un ariete pneumatico che si estendeva da un portello come il pugno di Grungni in persona.

Progetto dell'Inaffondabile

Leonardo disegnava freneticamente, memorizzando ogni dettaglio con la precisione dello studioso e la mancanza di scrupoli dello spia. Nei suoi appunti, il progetto prese un nome diverso — un nome che solo lui avrebbe capito.

Malakai, nel frattempo, aveva preso il disegno della Ponsacchina di Leonardo e ci stava lavorando sopra con la matita.

"La tua barchetta a vapore... non è male. Ma ci vuole un cannone. Qui." Disegnò un'enorme colubrina sul ponte. "La Super Ponsacchina!"

Il Dirigibile

Sul muro del laboratorio, Leonardo notò un altro progetto — un dirigibile, o meglio, quello che restava del progetto dell'Indistruttibile. Malakai lo vide guardare.

"Quello non toccarlo. È il prossimo. Prima la nave, poi il cielo."

Malakai al lavoro


La Spada Fortunella

Uscirono dalla taverna di Cravarn con la Spada Fortunella e un nano pieno di lividi. Derryl reggeva la spada nel fodero con la mano sulla guardia — l'unico bottino della giornata, a parte la conoscenza rubata.

Sulla strada del ritorno, Derryl urtò un passante. Un urto innocuo, una spallata in un vicoletto affollato. Ma quando si guardò la mano, un sacchetto di cuoio era infilzato sul pomolo della spada.

"Che..."

Aprì il sacchetto. Dieci Corone d'Oro.

Marcus lo fissò. "Non hai fatto niente."

"No."

"I soldi sono apparsi sulla spada."

"Sì."

Leonardo guardò la spada con l'espressione dello scienziato davanti a un fenomeno inspiegabile. "È una spada fortunata. Ha letteralmente infilzato i soldi del tizio."

Decisero di testare la fortuna alla taverna della Guardia Ubriaca, giocando a dadi. Derryl sedette al tavolo con la spada nel fodero, la mano sull'elsa — e perse tutto.

Dieci Corone. Sparite in meno di un'ora.

"Forse funziona solo quando non la cerchi, la fortuna," disse Leonardo, con il tono di chi formula una teoria che non lo consola.

Il ritorno fu peggio. L'uomo della spallata li trovò con due guardie al seguito, accusando Derryl di furto. Marcus negoziò — Derryl restituì la borsa vuota e dieci Corone delle proprie.

Poi una donna delle Poste Imperiali fermò Leonardo per strada: una lettera dalla famiglia, con quindici Corone d'Oro dentro.

Poi un esattore delle tasse pretese quaranta Corone di retta universitaria. Leonardo lo convinse a tornare un altro giorno con un sorriso e una bugia.

La fortuna andava e veniva come la marea — e la spada, appesa al fianco di Derryl, sembrava ridere.

Leonardo la esaminò quella sera, sotto la luce di una candela. Era di fattura bretonniana — acciaio fino, pomolo d'opale, elsa a rosette. Sulla lama, un'incisione in bretonniano che tradusse con un brivido:

"Ti darò molto se mi userai. Quando mi lasci, tutto perderai."

Consegnarono la spada a Reuben Kuhn il giorno dopo. Il ragazzo la strinse al petto come un bambino che ritrova un giocattolo perduto.

Mentre firmava la ricevuta, qualcuno bussò alla porta. Un messaggero con una notizia: la zia di Kuhn era morta, lasciandogli un'eredità di oltre mille Corone.

La spada fortunata faceva il suo ultimo regalo al legittimo proprietario.

Uscendo dalla casa di Kuhn, tre ragazzini di strada urtarono Derryl nel vicolo. Quando il nano si tastò la cintura, la borsa era sparita. Tutte le sue monete — compreso il pagamento delle cinquanta Corone appena incassato.

Leonardo controllò la propria borsa. Il fondo era squarciato. Ogni moneta che aveva era scivolata fuori durante il cammino, sparpagliata per le strade di Nuln come un'elemosina involontaria.

"La maledizione," disse Leonardo.

"Il giorno che ci daranno un oggetto magico non maledetto..." Marcus contò le proprie monete — le uniche sopravvissute, perché le teneva in una tasca interna cucita. "...non sarà questo."

Derryl fissò il punto dove la borsa era stata. Poi fissò Leonardo. Poi fissò il cielo.

"L'idea era mia," disse con la calma terribile del nano prima della tempesta. "'Facciamo due soldi', ho detto."

"Tecnicamente li abbiamo fatti," disse Leonardo. "E poi li abbiamo persi."

"La prossima volta che trovo una spada per terra, la lascio dove sta."

Mangiarono alla mensa del Tempio di Shallya quella sera — zuppa gratuita e una benedizione. Era il pasto migliore che potessero permettersi.


La Bestia

Fu Derryl a insistere per il secondo lavoro — la caccia alla bestia per dieci Corone. Non tanto per il denaro, che a quel punto serviva come l'aria, ma perché un nano con i lividi di un pugilato perso e le tasche vuote ha bisogno di uccidere qualcosa per ritrovare la propria dignità.

Partirono a nordest, oltre Clevedorf, seguendo le indicazioni dei pastori che avevano perso pecore. Marcus tracciava le impronte nel fango con l'occhio del cacciatore nato — ma queste impronte non erano di lupo.

"Troppo grandi," mormorò, accovacciato. "E artigliate. Questo non è un Warg."

Le tracce li condussero a un ruscello dove una creatura beveva nell'ombra degli alberi. Un corpo da leone, ali d'aquila ripiegate sui fianchi, un becco che poteva spezzare un'armatura come carta.

Un Demigrifo.

"Ah," disse Marcus.

"Vabbe," disse Leonardo.

La creatura li fissò con occhi dorati. Sul fianco portava un marchio — la sagoma di un cannone.

"Non è selvatico," disse Marcus. "È scappato a qualcuno. Il marchio è di un allevamento."

"Perfetto. Invece di ucciderlo, possiamo restituirlo e farci pagare di più."

Marcus avanzò lentamente, con pezzi di carne secca nella mano tesa. Il Demigrifo soffiò, sbatté le ali — poi annusò la carne e la prese con una delicatezza sorprendente per una creatura che poteva decapitare un cavallo.

Pezzo dopo pezzo, Marcus si avvicinò. Il Demigrifo lo lasciò fare, con la diffidenza stanca dell'animale che è stato ferito e non ha più la forza di fuggire.

Derryl notò qualcosa conficcato nel fianco dell'animale — un moncone di freccia spezzata, con la carne infiammata intorno.

"Ha un dardo nel fianco. Per questo è aggressivo con le pecore."

Marcus estrasse la freccia con un gesto netto. Il Demigrifo urlò — un suono tra il ruggito e il verso dell'aquila — ma non attaccò. Leonardo si avvicinò con le bende e gli strumenti da chirurgo, e per la seconda volta nella sua vita ringraziò il cielo di aver studiato medicina invece di ingegneria.

"Buono, buono... bravo bestione..."

La ferita si chiuse sotto le mani esperte di Leonardo. Il Demigrifo si calmò, poi estese la zampa verso Marcus con un gesto che somigliava terribilmente a un ringraziamento.

Fu in quel momento che le frecce arrivarono.

L'Imboscata

Quattro Orchi sbucarono dagli alberi con la grazia dei macigni che rotolano. Frecce, urla gutturali, il puzzo caratteristico della Pelleverde — tutto insieme, tutto subito.

Marcus reagì per primo. La pistola era già in mano — il colpo partì con la precisione del tiratore che non pensa, agisce. L'Orco più grande perse una gamba e la voglia di vivere nello stesso istante.

Derryl imbracciò l'archibugio nanico con l'odio ancestrale della sua razza — l'odio per i Pelleverde che ogni nano porta nel sangue come un secondo battito cardiaco. Il colpo disintegrò il secondo Orco con una violenza che fece sobbalzare persino il Demigrifo.

Leonardo — Leonardo che si lamentava sempre di non essere un guerriero, Leonardo il chirurgo, Leonardo il pacifista — caricò con lo stocco dopo aver mancato con la balestra, e piantò la lama nell'arteria del collo del terzo Orco con la precisione anatomica di chi sa esattamente dove passano i vasi sanguigni.

Marcus finì il quarto con un colpo di pistola che chiuse la discussione.

Silenzio. Quattro Orchi a terra. Il Demigrifo, che durante lo scontro si era limitato a osservare con l'interesse distaccato del predatore che valuta i suoi nuovi alleati.

Leonardo si guardò le mani insanguinate.

"Bravissimo, Leonardo da Ponzacco," mormorò a se stesso. "Bravissimo."

Derryl decapitò i quattro Orchi con l'ascia barbuta — cinque scellini a testa, troppo poco per la fatica ma abbastanza per il principio. Leonardo li infilzò su una corda con la competenza del macellaio.


Piccione

Il Demigrifo li seguì docilmente fino alle porte di Nuln, trotterellando dietro Marcus come un cane enorme e mortale. Le guardie della Porta Reale li guardarono con l'espressione di chi ha visto tutto tranne un nano coi lividi, uno studioso con quattro teste di Orco al collo, e una spia imperiale con un Demigrifo al guinzaglio.

Poi una colonna di cavalieri apparve sulla strada. Soldati in armatura, stendardi del Wissenland, e al centro — una donna su un destriero bianco.

"Piccione! PICCIONE! Sei tornato!"

Maria-Ulrike von Liebwitz

Maria-Ulrike von Liebwitz — nipote della Zarina del Wissenland, con il portamento della nobildonna e l'entusiasmo della bambina che ritrova il gatto — smontò da cavallo e abbracciò il Demigrifo con un trasporto che non aveva concesso a nessun essere umano presente.

"Piccolo mio, come stai? Chi ti ha fatto del male?"

Leonardo si fece avanti con l'inchino migliore del suo repertorio. "Signora, siamo i salvatori del vostro animale da compagnia. L'abbiamo trovato ferito, gli abbiamo estratto una freccia dal fianco, curato la ferita, e—"

"Una ricompensa sarebbe gradita," tagliò corto Derryl.

Maria-Ulrike, senza smettere di accarezzare Piccione, fece un gesto alle guardie. "Date del denaro a queste persone."

Un soldato portò un sacco di cuoio. Dentro, centocinquanta Corone d'Oro.

Marcus lo prese prima che qualcun altro potesse toccarlo. "La prendo io e divido io. Voi non li toccate, i miei soldi."

Leonardo tentò un ultimo approccio diplomatico. "Se avesse mai bisogno di ritrovare un altro animale sperduto, siamo a sua disposizione."

Maria-Ulrike lo guardò per la prima volta con interesse. "La Tilea! Sono stata in vacanza lì! A Miragliano Marittima, a mangiare la piadina!"

E con questo — con la menzione della piadina come punto più alto della cultura tileana — la nipote della Zarina risalì a cavallo e scomparve con il suo Demigrifo e la sua scorta, lasciando tre avventurieri con le tasche piene e la dignità in bilico.


Stato della Compagnia

Nuovi alleati:

  • Malakai Makaisson — Leggendario ingegnere nanico e Ammazzatroll. Inventore dell'Inaffondabile (affondato) e dell'Indistruttibile (esploso). Attualmente al servizio del Capitano Lang. Ha accettato la Doppiola in cambio della spada
  • Capitano Jonas Lang — Capo di una compagnia mercenaria, acquartierato a Cravarn. Gioviale, volgare, efficace
  • Reuben Kuhn III — Studente di economia e diritto, figlio del Capo del Tesoro di Nuln. Grato per il recupero della spada di famiglia
  • Luther von Richthofen — Amico di Kuhn, famiglia ricca nel settore tessile
  • Cletus Roth — Antiquario e banco dei pegni. Fonte di informazioni, conosce Marcus da prima
  • Maria-Ulrike von Liebwitz — Nipote della Zarina del Wissenland, proprietaria del Demigrifo "Piccione"

Scoperte:

  • "Portenti Oscuri" di Erasmus Teuber (1027 CI) — 27 racconti di fenomeni oscuri nell'Impero, consultato da Lessing nella biblioteca di Verena. Leonardo ha copiato l'indice
  • La Spada Fortunella — Arma bretonniana maledetta. Iscrizione: "Ti darò molto se mi userai. Quando mi lasci, tutto perderai." Restituita a Kuhn
  • Ranulf Vogt — Uomo misterioso che cerca un calice d'argento sorretto da un guerriero in armatura, provenienza Middenheim. Si è presentato da Roth dicendo di essere del servizio postale di Altdorf
  • L'Inaffondabile Due — Progetto di nave corazzata a vapore di Malakai Makaisson. Leonardo ha copiato i disegni
  • I Demigrifon con il marchio del cannone appartengono alla famiglia della Zarina

Combattimenti:

  • Derryl vs. Malakai Makaisson (pugilato) — Derryl sconfitto ma con onore. Ha guadagnato il rispetto di Malakai e ottenuto lo scambio Doppiola/spada
  • 4 Orchi eliminati presso Clevedorf — Marcus e Derryl con armi da fuoco, Leonardo con lo stocco (colpo critico all'arteria). Nessun ferito grave nel gruppo

Situazione finanziaria:

  • Dopo il disastro della Spada Fortunella e la ricompensa di Maria-Ulrike: ~50 Corone a testa
  • La Doppiola è stata ceduta a Malakai in cambio della spada
  • Leonardo deve ancora pagare 40 Corone di tasse universitarie

Situazione attuale:

  • La compagnia è a Nuln, alloggiata da Tika Durgulson
  • Leonardo ha accesso alla biblioteca del Tempio di Verena e sta studiando i "Portenti Oscuri"
  • Marcus ha nuove piste: Ranulf Vogt e il calice d'argento, la casa di Lessing ad Alding
  • Derryl ha i progetti dell'Inaffondabile Due e un contatto in Malakai Makaisson
  • La ricompensa di Maria-Ulrike ha stabilizzato le finanze del gruppo

Fili narrativi aperti:

  • Cosa nascondono i 27 racconti dei "Portenti Oscuri"? Qual è l'incongruenza che Leonardo non riesce a cogliere?
  • Visitare Talima Lessing nella casa del padre ad Alding
  • Chi è Ranulf Vogt e perché cerca il calice d'argento da Middenheim?
  • Juden Hornborg — il terzo studioso. L'ufficio era chiuso, va contattato
  • Malakai Makaisson e l'Inaffondabile Due — alleanza futura?
  • Le tasse universitarie di Leonardo — come pagarle?

"Un nano comanda per una giornata e il risultato è: un pugilato perso, una spada maledetta, tutti i soldi rubati, e un Demigrifo che ci segue a casa. Non male. La prossima volta magari evitiamo la spada." — Marcus Ghast, rapporto non ufficiale