Martelli da Guerra

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De Cervisia Bugmanniana

Ovvero: Sul Birrificio Distrutto delle Acque del Sol, sulla Vendetta di un Mastro Birraio Senza Patria, e su Ciò che Ho Veduto dalla Carlinga della Vecchia Betsy un'Ora Prima del Suo Schianto

Annotazioni di Bordo della "Vecchia Betsy", trascritte a memoria da Leonardo Isacco da Ponzacco, Magister Manifestorum, dopo il fortunoso recupero del taccuino dalle acque del fiume — bisaccia impermeabile, e gratitudine a Sigmar e all'artigianato nanico delle cinghie.


"L'orzo si mette nell'acqua. L'acqua scalda l'orzo. L'orzo dà l'amido. L'amido fa lo zucchero. Lo zucchero fa l'alcol. L'alcol consola il bevitore. Il bevitore racconta storie. Le storie diventano canzoni. Le canzoni diventano memoria. La memoria diventa popolo. Il popolo diventa nazione. Tutto questo da un sacco di chicchi e una pentola di rame. Per questo i nani temono i mastri birrai più dei filosofi: i filosofi cambiano una mente per volta, i birrai cambiano un popolo intero in tre fermentazioni."
— Detto attribuito al fabbro Brakki Ferro-Pazzo, riferitomi a Karak Norn la sera prima della partenza, quando avevo bevuto abbastanza da non poterlo trascrivere correttamente, ma poco abbastanza da poterlo ricostruire la mattina dopo.


Premessa: Sul Volare in Dirigibile, e su Cosa si Vede da Mille Piedi

Sto scrivendo questo trattato a bordo della Vecchia Betsy, dirigibile di costruzione nanica e — secondo le rassicurazioni dell'ingegnere Brimm Ferro-Calmo — "più sicura di qualsiasi altra cosa che voli, fuorché i corvi, perché i corvi sono predestinati e i nostri motori sono semplicemente ben fatti." L'altitudine, mi assicurano, è di circa mille piedi. La velocità — "la giusta", dicono i nani, che hanno per la giusta velocità lo stesso disprezzo che i tileani hanno per la giusta misura dell'olio.

Da mille piedi, il mondo appare come una carta geografica scritta da Dio e poi cancellata in più punti. Vedi i fiumi serpeggiare. Vedi le foreste come tappeti scuri. Vedi i campi coltivati come scacchiere irregolari. Vedi — soprattutto — ciò che è stato distrutto. Perché ciò che vive si confonde con il mondo, e ciò che è morto resta in evidenza: un cerchio nero dove fu un villaggio, una colonna di muratura senza più tetto, una ferita di terreno bruciato che nessun aratro è più tornato a passare.

Ho riconosciuto, una volta passato il valico tra le ultime propaggini meridionali dei Monti Grigi, una di queste ferite. Sorgeva alla riva di un fiume limpido che proveniva dalle alture occidentali e scendeva verso oriente — il fiume Sol, mi disse Derryl quando glielo indicai. Sulla sua riva, in un'ansa boschiva che gli occhi addestrati sanno distinguere dal tappeto verde della foresta circostante, una macchia nera, semicircolare: rovine. Non recenti, non antichissime: di quelle che nessuno ha più ricostruito perché chi avrebbe dovuto ricostruirle non c'è più.

"Cos'è quello?" domandai a Derryl.

"Era," mi corresse il nano. "Era il birrificio di Bugman."

Mi venne il batticuore — il battito del magister che ha letto un nome nei libri e d'improvviso lo vede atterrare nel mondo reale, anche se in forma di rovina. Non avevo creduto, fino a quel momento, di volare sopra un luogo di cui avevo letto. I libri rendono i luoghi astratti. La carlinga di un dirigibile, in compenso, li riconcilia con la geografia.

Estrassi il taccuino. Cominciai questo trattato. Lo finisco ora, qualche giorno dopo lo schianto, sulla riva fangosa del fiume di Kazid Grungnaz, mentre Padre Giuliano cerca tracce di Myrmidia tra le orme dei Caos Warrior. Il taccuino è sopravvissuto. Bugman, mi pare, sopravvive in modi simili — bagnato ma intatto, conservato dalla bisaccia giusta nel momento giusto.


Capitolo I: La Fonte — Gli Stilli di Rikard e Njel, e Una Lacuna nelle Biblioteche Imperiali

Della storia di Josef Bugman — del padre Samuel detto Zamnil, del clan Dragonback di Ekrund, del birrificio sul Sol e della sua catastrofe — la fonte ufficiale è un'opera che alla Biblioteca di Altdorf è classificata come trattato di curiosità etnografica e che ai loremaster di Karak Norn è considerata, all'opposto, uno dei pochi testi umani sul mondo nanico che non sbagli i nomi. Si intitola:

"Dwarfs of the Empire, a Brief History"
di Rikard il Santo (umano, prete di Sigmar, di temperamento curioso e privo di pregiudizio anti-nanico — combinazione rara) e Njel degli Stilli (nano, forse imparentato alla lontana col clan Bugman, di sicuro abituato all'odore della birra, e di lucida memoria storica)

Lo letterai integralmente alla biblioteca delle Volte di Karak Norn, dove Thrund Doppia-Lente — già citato in altro mio trattato per la sua tolleranza nei confronti dei magister tileani che recitano poesie di Grungni — me ne mostrò una copia in doppio testo, reikspiel e khazalid affiancati, come si confà alle opere serie. Gli Stilli sono fonte affidabile e presentano un dettaglio prezioso che cito qui per intero:

"Sebbene gli antenati di Josef Bugman si trasferissero in quella che sarebbe poi divenuta la terra dell'Impero, vissero per qualche generazione nei Monti Grigi. I nani sono restii a parlarne con gli stranieri, ma è giudizio degli scrittori che la famiglia di Josef sia stata in qualche misura coinvolta nella fondazione di Karak Norn. Per quanto poco si possa cogliere dai nostri libri, Karak Norn è notevole fra i Karak per il fatto che il suo primo signore si crede sia stato una regina. Ahimè, la storia ne ha dimenticato il nome."

Tre cose colpiscono in questa sola pagina, per ragioni che svilupperò.

Prima: la famiglia Bugman è discendente — almeno collateralmente — di nani che parteciparono alla fondazione del Karak in cui io stesso, in queste settimane, ho dimorato. Vale a dire: Karak Norn, prima di essere il Karak degli Ironbeard, fu in parte il Karak dei Dragonback. La discendenza si è dispersa, ma il legame esisteva.

Seconda: il primo signore di Karak Norn fu una regina. Una regina nanica, di cui la storia ha smarrito il nome. Una regina nanica. Mi fermo a sottolineare la stranezza, perché nella mia esperienza i nani considerano la mascolinità del comando un assioma, e parlare di una regina nanica al Crown and Two Chairmen di Altdorf sarebbe come parlare di un re tilea al Grande Consiglio di Remas: tecnicamente possibile, storicamente avvenuto, retoricamente impronunciabile. Eppure gli Stilli lo affermano. Karak Norn è il Karak della regina senza nome. Su questo, vorrei tornare un giorno con un trattato a parte.

Terza: "i nani sono restii a parlarne con gli stranieri." È la più nanica delle ammissioni. Non "non lo sappiamo", non "è perduto", non "è privato": restii. Ovvero: lo sanno, lo conservano, ma non lo dicono. Il segreto come forma di proprietà. Tipico.

Procedo, dunque, con la storia di Bugman — ricostruita dagli Stilli, dalle conversazioni con Derryl, e da una lunga serata a Karak Norn passata a interrogare un birraio anziano di nome Kragni Schiumalonga, che non ha conosciuto Josef ma ne ha conosciuto i metodi di brassaggio, perché — come dice Kragni — "un birraio non conosce un altro birraio: lo riconosce nel sapore."


Capitolo II: Il Padre, e l'Esilio dal Dragonback — Sull'Origine di un Nome Falso

Zamnil Bugman, padre di Josef, apparteneva al clan Dragonback di Ekrund, un Karak meridionale che, ai giorni di Zamnil, era già caduto sotto la pressione delle orde orchesche. La caduta di Ekrund è uno dei lutti naniche meno celebrati nei trattati imperiali, perché il Karak era lontano e la sua perdita non scosse direttamente alcun confine umano. I nani, naturalmente, non hanno dimenticato. Il rancore di Ekrund è uno dei più antichi attivi nel Libro dei Rancori di Karak Eight Peaks, e corre, per così dire, in parallelo con tutti gli altri.

Zamnil, scacciato da Ekrund coi rifugiati del Dragonback, non si rifugiò a Karak Eight Peaks. Né si rifugiò a Karak Drazh. Né si unì agli sforzi dei nani che cercavano di riconquistare le loro fortezze. Zamnil fece una cosa rara, da nano: migrò a nord, nei Monti Grigi, e poi scese dai Monti Grigi nelle terre umane.

I nani, di norma, non scendono fra gli umani per stabilirsi. Vi mandano ambasciatori, mercanti, mercenari, ingegneri — sempre in transito, sempre con ritorno previsto. Stabilirsi è altra cosa: significa accettare che il Karak natale non c'è più, e che il prossimo Karak si dovrà costruire altrove o non costruirsi affatto. Un nano che sceglie di fondare un birrificio in terra umana è, in piccolo, un rifugiato che ha rinunciato al ritorno.

Zamnil scelse la foresta orientale del Wissenland, dove il fiume Sol scende dalle pendici dei Monti Grigi con acque "chiare come cristallo" — formula che troverete in tutti i testi sul birrificio, e che non è cliché ma esattezza tecnica: un birrificio sta in piedi o cade per la qualità della propria acqua. I tileani usano il vino e perdonano molte cose, ma una birra con acqua sbagliata è un crimine contro la lingua del bevitore, e i nani lo sanno.

Vicino al villaggio di Wusterburg, Zamnil costruì il birrificio. Lo costruì in pietra — alla nanica — con caminetti, fermentatori in rame, magazzini interrati per le botti. E poi, nello stesso anno, fece una cosa che merita un capoverso a sé.

Cambiò nome.

Da Zamnil, divenne Samuel Bugman. Samuel, nome reikspiel comune, ortodosso, sigmariano. Aggiunse il cognome di famiglia — Bugman — e fece passare la famiglia per "un ramo nanico imparentato con coloni umani", cosa che a un orecchio nano-attento suona come un'ammissione sotto travestimento, ma che a un orecchio imperiale passava per parente comprensibile.

E quando il figlio gli nacque, non gli diede un nome khazalido. Lo chiamò Josef.

"Se Josef avesse mai posseduto un nome propriamente khazalido," annotano gli Stilli, "non fu mai messo per iscritto."

Pensateci.

Un nano — un nano del Dragonback, di sangue antico, con un rancore millenario contro gli orchi che gli avevano preso il Karak — sceglie di chiamare il proprio figlio con un nome da contadino reikspiel. Lo fa per ragioni commerciali. Per ragioni di vendita di birra. Per smussare il sospetto degli osti dell'Impero, che davanti a un nano col nome difficile si insospettivano e prendevano la birra dal concorrente.

Tilei tileani lettori miei, riflettete: a quale livello di pragmatismo deve arrivare un nano per vendere il proprio orgoglio onomastico al cliente? Risposta: a quello di un nano che ha già perso un Karak e ha capito che il prossimo lo costruirà solo se sopravvive economicamente nel frattempo.

Zamnil morì. Josef ereditò.


Capitolo III: Il Figlio, e la Birra — Sull'Antologia delle Bevute Bugmanniane

Josef Bugman nella cantina del birrificio, fra le botti rune-marcate del proprio clan

Sotto Josef, il birrificio fiorì in modi che il padre non aveva osato prevedere. Le birre si moltiplicarono. Ne enumero le principali, perché è dovere di un magister catalogare e perché Kragni Schiumalonga — l'anziano birraio di Karak Norn — me ne dettò la lista a memoria, con commenti che riporto fedelmente.

Antologia delle Birre Bugmanniane:

BirraTipoDestinazioneCommento di Kragni Schiumalonga
Bugman's Dark ChoiceScura, di lungo invecchiamentoTavola dell'Alto Re a Karaz-a-Karak"La birra dei diplomatici. La bevi e parli per quattro ore senza dire stupidaggini. È un miracolo della cantina."
King's GoldBionda, robusta, dorataStessa destinazione, occasioni regali"Quando l'Alto Re vuole onorare un ospite, gli versa la King's Gold. Quando vuole liberarsene, gli versa qualunque altra cosa."
Bugman's XXXXXX ("six-X ale")Forte, sei volte fermentataCorte dell'Imperatore ad Altdorf"Sei X. Sei. La leggenda è che chi ne beve troppo, dimentica per sei giorni il proprio nome. È una leggenda. Come tutte le leggende, contiene il sospetto di essere vera."
Dark BitterAmara, scura, di taglio più popolareBotteghe del Reikland, taverne di Nuln"Per chi vuole sentire la birra in bocca dopo che ha smesso di berla. Il bevitore tipico è il soldato che ha capito quanto duri la pace."
Troll BrewBirra "tossica per i troll", letteralmenteSpedizioni naniche dirette in zone infestate da troll"Versata su un troll, lo fa rinsecchire. Bevuta da un nano, lo rinforza. Bevuta da un umano, dipende. Bevuta da un tileano, non bevetela."
Bugman's Special BrewRiserva, dosata, riservataPacchi diplomatici, casa imperiale"È quella che Bugman portava all'Imperatore il giorno in cui il birrificio fu distrutto. Non sappiamo se l'Imperatore l'abbia mai assaggiata. Le ipotesi sono che sì, una volta, e da quel momento ha smesso di firmare editti contro i nani."

A questa lista — che non pretendo esaustiva — vanno aggiunti i carrelli di birra che, secondo le fonti, percorrevano le strade dell'Antico Mondo intero, dalla Bretonnia al Border Princes, e i chiatte che scendevano lungo il Sol verso le grandi città del Reik. Bugman era, all'apogeo, uno dei pochi mercanti dell'Antico Mondo la cui rete commerciale rivaleggiasse con quella di una città-stato tilea. Aggiungo, con dovere di pignoleria: lo scrive un magister di Miragliano, nato nella patria delle reti commerciali. L'ammissione costa.

Attorno al birrificio crebbe un piccolo insediamento nanico — clan minori dei Monti Grigi che, sentendo parlare del Dragonback rifugiato sul Sol, scesero a unirsi. Il villaggio fu protetto da torri di pietra di vedetta e fuochi di segnalazione, e da un muro di terra con palizzata di pali aguzzi. Modesta fortificazione, all'apparenza. Sufficiente — finché non arrivò Git Guzzler.


Capitolo IV: La Distruzione — Su Git Guzzler, sui Suoi Tre Tribù, e su Come si Brucia un Birrificio in Una Notte Sola

Git Guzzler"Tracanna-Goblin", in reikspiel maccheronico — fu il signore di guerra goblin che organizzò la distruzione del birrificio di Bugman. Le fonti naniche lo descrivono come astuto e crudele, dotato di quella miscela di codardia e fortuna che è propria dei goblin di rango medio-alto. Apprese dell'esistenza del birrificio — secondo gli Stilli"in trance da fungo": vale a dire, sotto effetto di funghi allucinogeni, durante una cerimonia tribale, un goblin sapiente gli rivelò la posizione del tesoro birrario. Le fonti naniche commentano questa modalità di rivelazione con toni che vanno dal sarcasmo aperto al sarcasmo represso.

Git Guzzler adunò tre tribù:

TribùCapoSpecialità
Troll BeatersGit Guzzler stessoDomatori di troll, almeno nelle ambizioni
Red Tooth BanditsGrotsnagPredoni di strada, agguato a colpi rapidi
Sourface Goblinssciamano Grabnatz SourbellyStregoneria goblin, malocchi su elmetti, attacchi notturni

La campagna di Git Guzzler procedette in tre tappe — un dettaglio di pianificazione che, in un goblin, è raro e che mi fa sospettare ci fosse dietro un consigliere meno stupido del medio capo orchesco.

Tappa I — Il Convoglio di Bazrak Bolgan. Grotsnag e i Red Tooth Bandits attaccarono tre carri di consegna lungo l'Old Dwarf Road. Il convoglio era guidato da Bazrak Bolgan, nano di esperienza, che riuscì a fuggire e a riorganizzare i suoi. La perdita commerciale fu calcolabile; la perdita di intelligence per i nani — il segnale che qualcuno mirava al birrificio — non fu colta in tempo. Bazrak avvertì Bugman, ma Bugman era già in viaggio fluviale per consegnare la Special Brew all'Imperatore.

Tappa II — La Torre di Skeggi Threkkson. Grabnatz Sourbelly e i Sourface attaccarono una delle torri di vedetta che proteggevano il birrificio, comandata dal nano Skeggi Threkkson. Il primo assalto fu respinto. Al secondo, i goblin tornarono in numero maggiore. Skeggi accese il fuoco di segnalazione — il segnale che il birrificio era in pericolo — e "pregò che venisse veduto prima che fosse troppo tardi." (Citazione testuale degli Stilli. Non riferiscono se Skeggi sopravvisse. Le probabilità sono basse.)

Tappa III — La Chiatta di Grim "Dead Eye" Grunnson. Mentre Bugman risaliva il Sol per tornare a casa, il pirata fluviale goblin Kap'n Skabend dei River Ratz — alleato di Git Guzzler — tentò di affondare la chiatta. La chiatta era capitanata da Grim "Dead Eye" Grunnson, nano vecchio nemico di Skabend per ragioni che gli Stilli non specificano ma che Kragni mi assicurò essere "una vecchia faccenda di pesce rubato e di una sorella di qualcuno". Lo scontro fu sanguinoso. Skabend non affondò la chiatta. Bugman sopravvisse.

E qui sta la tragedia: Bugman sopravvisse all'attacco fluviale, ma il birrificio non sopravvisse all'assalto frontale. Mentre Grim duellava con Skabend sulle acque, Git Guzzler — con i Troll Beaters, i Red Tooth e i Sourface — si presentò alle porte del birrificio. Il difensore principale, Durzak Dragonback (nome significativo, perché del clan originario di Zamnil) ordinò la ritirata dietro la palizzata, intenzionato a "tener duro fino al ritorno di Bugman."

Bugman tornò. Vide il fumo levarsi dai boschi.

"Quando la chiatta doppiò l'ansa del fiume," riferiscono gli Stilli, "vide le rovine fumanti del proprio insediamento. I goblin vincitori, a quanto pareva, non erano stati capaci di trattenersi: botti vuote di birra erano sparpagliate tra le rovine. I tini erano spezzati, i barili vuoti galleggiavano sul fiume, e di abitanti non c'era traccia. Tutti erano stati portati via dai goblin, verso destini che nessuno conosceva."

Le ipotesi sui destini sono terribili e non le riporto qui per rispetto alla sensibilità del lettore. Mi limito alla prosa nanica più sobria di Kragni: "Non furono uccisi tutti subito. Sarebbe stato meglio per loro."


Capitolo V: Ciò che Ho Veduto dall'Alto — Le Rovine in Forma di Mezzaluna

Ed eccomi al Ciò che Ho Veduto dalla carlinga della Vecchia Betsy, ai mille piedi, prima dello schianto.

Le rovine appaiono come una mezzaluna nera al margine di un'ansa fluviale. Il fiume è il Sol, e l'ansa è quella che doppiò Bugman al ritorno. La mezzaluna è ciò che resta della cinta di terra battuta — bruciata, parte erosa dal fiume, parte invasa dalla vegetazione. Si distingue ancora la traccia del birrificio principale: una pianta rettangolare di pietra, ridotta a fondazione, da cui spunta un pezzo di camino annerito ("il grande camino," annota Kragni, "era visibile a tre leghe nei giorni puliti"). Si distinguono — solo da mille piedi, perché a livello di terra sarebbero invisibili — le tracce di almeno due torri di vedetta sulle alture circostanti: ammassi di pietra crollata, riconoscibili per la geometria troppo regolare per essere natura.

Non si distinguono botti. Le botti, mi spiegherà poi Derryl, sono state razziate fino all'ultima — e quelle che non furono razziate, furono bruciate dai goblin in onore alla loro bevuta orgiastica. Ciò che galleggiò sul fiume nei giorni successivi all'assalto — le botti vuote, i barili spezzati — fu raccolto dai contadini umani di Wusterburg e bruciato per legna, perché la birra di nano è cosa che lascia odore nei legni anche da spente.

Ciò che resta, dunque, è archeologico: pietra, terra, qualche rampicante che ha trovato accomodamento nelle fondazioni. Il fiume, lui, continua a scorrere. Le acque del Sol sono ancora chiare come cristallo. Sono pronte per un nuovo birrificio. Nessuno l'ha ancora costruito. Forse perché tutti sanno che sotto un birrificio, in quell'ansa di fiume, ci sono ossa naniche — e nessun mastro birraio decente fonderebbe un birrificio sopra un cimitero.

Annotai sul taccuino, mentre la Vecchia Betsy proseguiva la sua rotta, una sola riga:

"L'acqua dimentica il sangue, la terra no, la pietra mai."

La proverbializzo qui, perché potrebbe servire a qualcuno.


Capitolo VI: Bugman il Vendicatore — Sull'Inestinguibilità del Rancore Birrario

Bugman fra le fiamme del proprio birrificio, già vendicatore prima di esserlo per professione

Bugman, salvati dai resti del birrificio i pochi attrezzi e le ultime botti di birra superstite, giurò vendetta. La giurò non con cerimonia formale, perché le cerimonie costano tempo, ma con una frase che gli Stilli riportano e che merita citazione:

"Non si insegue una sola tribù. Si insegue una tribù, la si stermina, si passa alla successiva. E così via, finché non ne resta una a respirare aria che fu respirata anche dai miei."

Da allora, Bugman e i suoi rangers superstiti hanno percorso le terre selvagge dell'Antico Mondo, dai Monti dell'Edge of the World alle desolazioni meridionali, inseguendo i goblin di Git Guzzler — e poi, dopo aver finito quelli, inseguendo i goblin in genere. Perché — e qui sta il punto teologico-vendicativo che spiegherò nel prossimo capitolo — la vendetta, una volta accesa nel fegato di un nano, non si spegne col sangue dei colpevoli specifici. Tracima. Diventa categoria.

I rangers di Bugman appaiono e scompaiono. Si dice — e Derryl me ne ha confermato l'avvistamento, una volta, da giovane, nei pressi di Zhufbar — che emergano dalle foreste prima delle grandi battaglie con armate naniche, si uniscano in silenzio al fianco dei loro fratelli, combattano con furia da casa bruciata, e poi spariscano di nuovo prima che si distribuiscano i bottini. Non chiedono compenso. I nani delle armate regolari lasciano loro boccali di birra al fuoco la sera prima, in segno di rispetto: i rangers li bevono in silenzio, fissando il vuoto come se vedessero qualcosa che gli altri non vedono, e poi spariscono nella notte.

Bugman beve dalla sua propria birra — la Bugman's Tankard, secondo gli Stilli, è un boccale di famiglia che ha la curiosa proprietà di restituire al bevitore le memorie del proprio passato glorioso. Non un'arma magica nel senso classico. Una macchina da rancore.

Deduco — e mi assumo la responsabilità della deduzione — che Bugman beva quel boccale ogni sera, prima di dormire, per non perdere la memoria di ciò che ha visto sotto la chiatta quel giorno, all'ansa del Sol. Perché un nano che dimenticasse, per un solo giorno, cosa ha visto, smetterebbe di inseguire. E Bugman ha scelto di non smettere mai. Per smettere mai, deve ricordare ogni notte. Per ricordare ogni notte, beve.

È, mi rendo conto, il programma teologico più rigoroso che io abbia mai descritto. Più di Sigmar, più di Myrmidia, più di Verena. Un solo articolo di fede: non dimenticare. Un solo sacramento: una bevuta serale.

I tileani, davanti a un programma del genere, abbiamo l'obbligo di inchinarci. Noi che dimentichiamo i debiti tre volte la settimana, e che chiamiamo amnistia l'arte di trattare i nostri vicini.


Capitolo VII: Birra e Vendetta — Sulla Parentela delle Due Arti

E qui, finalmente, posso svolgere la tesi del trattato — quella che il lettore ha aspettato sopportando sette capitoli di cronaca.

La birra e la vendetta sono due arti consanguinee.

Lo dimostro per via d'esempio (vedi il mio De Exemplo, già pubblicato), articolando le somiglianze procedurali delle due arti.

Arte del BirrareArte del Vendicare
Richiede tempo lungo: l'invecchiamento è anniRichiede tempo lungo: l'inseguimento è anni
Si fonda sulla memoria di una ricetta trasmessa di generazione in generazioneSi fonda sulla memoria di un'offesa trasmessa di generazione in generazione
Soffre se interrotta prima della maturazioneSoffre se interrotta prima della soddisfazione
Si custodisce in cantine fresche e buieSi custodisce in animi freschi e bui
Il bevitore gusta a sorsi, non a litriIl vendicatore colpisce a colpi, non a stragi (a meno che la strage non sia parte della ricetta)
Fermenta anche quando il birraio dormeFermenta anche quando il vendicatore dorme
Migliora invecchiando, fino a un certo puntoMigliora invecchiando, fino a un certo punto, oltre il quale diventa veleno
Il prodotto finale è inconfondibile: chi lo beve, lo riconosceIl prodotto finale è inconfondibile: chi lo subisce, lo riconosce

La parentela è troppo precisa per essere casuale. Sospetto — senza poterlo dimostrare con le fonti ufficiali — che i nani che diventano grandi mastri birrai abbiano la disposizione genetica per diventare grandi vendicatori, e viceversa. Bugman non è un'eccezione: Bugman è il caso clinico in cui le due arti coincidono perfettamente nella stessa persona.

E forse — qui rischio l'eresia, ma il magister deve rischiare a volte — il vero motivo per cui i nani producono la migliore birra del mondo conosciuto è che portano dentro di sé i rancori più antichi del mondo conosciuto. La birra è il sottoprodotto culturale di un popolo che non dimentica. Si fermenta in cantine buie come si fermenta nei petti silenziosi.

Mi rendo conto di star romanticizzando una catastrofe agroindustriale. Mi scuso col lettore — ma solo a metà. Perché tra il romanticismo e la birra, la sola cura è bere la birra finché il romanticismo svanisce, e i nani, in questo, sono maestri.


Conclusione: Sulla Probabilità di Rincontrare Bugman, e su Cosa Dovrei Dirgli

Esiste, secondo le fonti naniche più recenti, la possibilità — non remota — che Bugman sia ancora vivo. I nani vivono lunghi anni, le vendette li tengono giovani, e i suoi rangers sono stati avvistati in tempi vicini al nostro: presso Zhufbar, ad alcuni decenni dal presente, hanno salvato una pattuglia nana da un agguato pellverde. Se Bugman vive, e se il caso o il dovere ci porteranno ad incrociarne il sentiero, mi porrò il problema di cosa dirgli.

Le opzioni che ho considerato:

ApproccioFraseProbabile reazione
Accademico-elogiativo"Maestro, la sua birra è leggenda anche nel Reikland."Non gli interessa. Lui sa che la sua birra è leggenda.
Storiografico"Ho letto gli Stilli. Mi rincresce per Wusterburg."Non vuole il rincrescimento di un tileano. Lo riceverebbe come elemosina.
Pratico-mercantile"Mastro, se mai riprenderete a brassare, ho contatti a Nuln per la distribuzione."Forse. Solo se Oronzo è presente per contrattare.
Silenzioso(Niente. Solo il boccale alzato in suo onore, e bevuto con lui.)Probabilmente la sola corretta.

Il silenzio rispettoso è — l'ho imparato da Derryl — la sola moneta con cui un umano può pagare un nano in lutto. Ogni parola toglie. Solo l'assenza di parole resta.

Se incontrerò Bugman, dunque, mi rivolgerò a lui col silenzio. Se Bugman mi rivolgerà la parola, gli risponderò il minimo. Se Bugman mi offrirà birra — possibilità remota, ma non da escludere se Derryl ci farà da garante — la berrò tutta, senza commento, e senza chiedere il nome del lotto, perché tra mastro birraio e bevitore esiste una clausola non scritta: il bevitore beve, il birraio osserva il bevente, e il giudizio passa attraverso gli occhi e non attraverso le parole.

Se la berrò bene, Bugman lo saprà. E se lo saprà, forse — forse — risponderà a una domanda che intendo porgli sul fiume Sol e sulla regina senza nome di Karak Norn.

Quella sarebbe la fonte vera. Più vera di Rikard, più vera di Njel, più vera di Kragni Schiumalonga.

Per ora, mi accontento di queste pagine, scritte da mille piedi, prima dello schianto, e finite sulla riva di un fiume diverso.

"Hai finito?" mi chiese Derryl, che aveva sbirciato il taccuino mentre asciugavo l'inchiostro al sole.

"Sì."

"Hai detto cose che un nano non avrebbe detto a uno scrittore umano."

"Le ho dedotte. Non me le ha detto nessun nano. Sono state le fonti."

"Le fonti scritte da uno mezzo nano e uno santo sigmarita?"

"Sì."

"Allora va bene. Mezzi nani e santi sigmariti possono dire ciò che un nano non direbbe. È diritto."

"Anche questo è diritto?"

"Tutto è diritto. Anche la birra. Soprattutto la birra. Bevuta senza diritto, non scende. Bevuta col diritto, scende e basta."

Annotai. Continuo ad annotare. Anche dopo lo schianto, sulla riva, mentre Marcus monta la guardia e Padre Giuliano cerca i segni di Myrmidia tra le orme dei Caos Warrior, annoto. Perché un magister tileano che smettesse di annotare smetterebbe di esistere, e la Vecchia Betsy mi ha già tolto un dirigibile: non le concedo di togliermi anche la professione.


"L'acqua del Sol è ancora chiara. La pietra del birrificio è ancora nera. Il rancore di Bugman è ancora vivo. Tre cose immutate da decenni. Per il resto, il mondo è cambiato. Anche la Vecchia Betsy, che era un dirigibile, è diventata legname galleggiante. Solo i nani durano. Per questo li amo, e per questo li temo."
— Leonardo Isacco da Ponzacco,
Annotazioni di Bordo, scritta sulla riva del fiume di Kazid Grungnaz, in attesa che Padre Giuliano stabilisca se l'agguato sia o non sia il caso


Fine del Trattato

Depositato in copia, in futuro che spera prossimo, presso il prossimo Karak ospitale che ne accetterà custodia. Una seconda copia, scritta in caratteri minori a margine del taccuino di viaggio, sarà — qualora Sigmar voglia, o qualora Grungni e Myrmidia concedano congiuntamente il salvacondotto — consegnata personalmente, nelle terre selvagge oltre i Monti dell'Edge of the World, al destinatario originario di queste pagine: il mastro birraio Josef Bugman, ranger della propria vendetta. Egli, o chi per lui, potrà rifiutare. Potrà bruciarle. Potrà — ed è l'esito che spero — leggerle col silenzio rispettoso che gli è proprio, e poi rispondermi con una sola riga: il nome della regina di Karak Norn, che la storia ha dimenticato e che forse i Bugman, soli, ricordano.*