Capitolo LVI: Il Calderone e la Calendula
"Non potevamo fare entrambe le cose."
-- Leonardo Isacco da Ponzacco

Le Porte di Pfeildorf
Leonardo comincio' l'ultimo quaderno a Nuln, mentre la citta' preparava uomini, cavalli e condanne.
Il Lettore von Mauchen aveva infine accettato che il Sacro Martello non fosse una deviazione locale, ma una congiura cresciuta dentro il culto di Sigmar. Bernard e gli altri prigionieri vennero interrogati. Le loro risposte, sommate alle lettere di Kronert e al fascicolo consegnato dai Martelli, bastarono a trasformare un sospetto in una campagna militare.
Fra duecento e trecento uomini del Wissenland furono destinati alla Torre Hess.
Non era un esercito enorme. Era comunque piu' di quanto la vecchia fortezza avesse visto dai tempi in cui Wulfric Hess aveva ancora un nome da difendere e non un cadavere da ricomporre.
Leonardo mise sul tavolo l'anello guaritore di Wulfric e ripete' cio' che avevano appreso. La Torre custodiva un antico costrutto nanico, una macchina abbastanza potente da spezzare la volta del sepolcro. Il corpo smembrato di Hess era stato preparato per un rito diverso da quello immaginato all'inizio. Kronert conosceva quel rito. Per questo era stato rapito.
Il resto rimaneva meno ordinato. In una nota aggiunta in seguito, Leonardo scrisse che i tre artefatti erano stati recuperati e separati: il Teschio d'Ottone affidato a Elspeth von Draken, il Pugnale di Yul-Kachun portato da Elassir verso Athel Loren e il Calice dell'Ira consegnato all'Ufficio postale. Non scrisse come il Calice fosse tornato nelle loro mani, ne' quando fosse avvenuta la consegna.
La cronaca conservava il risultato e aveva perduto il passaggio. Marcus considero' quella lacuna con la tolleranza di un uomo abituato ai rapporti imperiali: le omissioni, almeno, non dovevano ricordare le proprie menzogne.
Prima della Torre, tuttavia, venne Pfeildorf. Il Lettore di Ubersreik e suo fratello avevano trasformato la citta' in una fortezza. Von Mauchen ordino' loro di tornare a Ubersreik, ma i due partirono in carrozza con gran parte degli armati, lasciandosi dietro una guarnigione ridotta e una porta ancora chiusa.
La citta' doveva essere aperta dall'interno. I Martelli entrarono attraverso le fogne insieme a un piccolo gruppo di uomini scelti. Il passaggio sbucava sotto un tempio di Verena abbandonato, dove la polvere copriva le bilance e i topi avevano assunto l'amministrazione degli archivi.
Marcus indosso' gli abiti di un sacerdote. Leonardo quelli di una guardia. Oronzo e Derryl ricevettero la parte dei prigionieri.
Oronzo guardo' le corde con la familiarita' di un uomo che conosceva sia la predilezione della giustizia imperiale per legarlo, sia la sua scarsa abilita' nel farlo bene.
Attraversarono le strade come una piccola processione giudiziaria. Il travestimento resse fino a quando una guardia volle controllare i prigionieri troppo da vicino. Derryl la uccise prima che potesse chiamare rinforzi.
Da quel momento il piano divenne una corsa. Marcus raggiunse il corpo di guardia. Leonardo chiuse una porta dietro di loro e la tenne chiusa con tutto il peso di un uomo che aveva sempre considerato il proprio corpo un accessorio del cervello. Oronzo libero' le mani e lavoro' sui chiavistelli. Derryl fece cio' che i nani chiamano ingegneria d'urgenza e gli umani chiamano rumore.
Le porte si aprirono. Le truppe di von Mauchen entrarono a Pfeildorf prima che gli uomini del Lettore potessero riorganizzarsi. Le campane suonarono senza sapere per quale autorita'. La citta' fu ripresa strada dopo strada, ma il cuore della resistenza cedette quando gli assediati compresero che non stavano piu' difendendo Sigmar: stavano difendendo due fratelli da un ordine di Sigmar.
Pfeildorf era stata liberata. La Torre Hess attendeva a est. Il Calderone del Fato, invece, attendeva presso Ubersreik.
I Martelli non potevano raggiungere entrambi. Se avessero preceduto l'esercito alla Torre, forse avrebbero trovato Kronert vivo. Se avessero atteso, il Sacro Martello avrebbe potuto completare il rito presso il Calderone.
Leonardo fu il primo a pronunciare la scelta, ma nessuno pote' attribuirgliela da solo: non potevano fare entrambe le cose.
Per una volta Oronzo non alleggeri' la frase. Lasciarono la Torre all'esercito e si diressero verso il Calderone.
La Foresta che Giudica
Partirono con otto esploratori a cavallo, uomini affidati loro dal Lettore e da Heinrich Thyssen.
Arrivarono tardi. Venti giorni separavano la partenza dalle prime alture presso Ubersreik. Attraversarono tre villaggi, piste infangate e un bosco che sembrava spostare le proprie distanze durante la notte. Una guida li mando' nella direzione sbagliata. Quando compresero che l'uomo era una spia, il Sacro Martello conosceva gia' il loro arrivo.
La foresta li senti' prima che loro sentissero la foresta. I tronchi erano troppo vicini al sentiero al mattino e troppo lontani alla sera. Radici nuove attraversavano orme lasciate poche ore prima. Rami senza vento si chinavano sui cavalli. Leonardo, che nel frattempo dichiarava di aver ottenuto la licenza imperiale e una prima istruzione nella magia, avverti' una presenza vasta e paziente sotto la terra.
Non era il Caos. Questo non la rendeva amichevole.
Lo Zoat apparve fra due querce come una creatura uscita da un'epoca in cui gli uomini non avevano ancora deciso di dare un nome a ogni cosa per poterla tassare. Il corpo massiccio, le corna e il bastone rituale suggerivano abbastanza pericolo da giustificare prudenza.
Derryl sparo'. Oronzo attacco'. La prudenza, offesa, abbandono' il gruppo.
Lo Zoat non era solo. Gli alberi piegarono i rami, avvolsero uomini e cavalli e sollevarono i Martelli da terra. Marcus si ritrovo' appeso per la cintura. Derryl venne immobilizzato insieme alla propria arma. Oronzo continuo' a minacciare un tronco che non mostrava alcun rimorso.
Leonardo provo' a spiegare l'equivoco come conseguenza di un'identificazione tassonomica incompleta.
Lo Zoat lo guardo' con l'antica espressione di chi aveva gia' visto molte specie inventare parole per non chiedere scusa.
Furono risparmiati. Non perdonati. La creatura indico' la caldera oltre la foresta, poi li lascio' cadere nel fango. Il messaggio era chiaro: la minaccia era reale, la foresta la conosceva, ma non avrebbe combattuto per uomini che aprivano ogni conversazione con una pallottola.
Marcus avanzo' da solo fino al margine della conca.
Vide fuochi, tende e file di uomini armati. Ne conto' almeno sessanta; forse erano cento. Vide prigionieri raccolti vicino a una costruzione di pietra. Vide i due fratelli di Ubersreik fra gli ufficiali del culto. Vide il Maestro di Hess e altri dirigenti del Sacro Martello muoversi attorno a un grande recipiente annerito.
Il Calderone non era una metafora. Era abbastanza largo da ricevere un corpo umano senza piegarlo.
Marcus torno' prima dell'alba. Il campo non poteva essere assaltato da otto uomini, ne' forse da cento mentre il rito era in corso.
Leonardo guardo' gli alberi. Avevano trovato un esercito. Dovevano convincere una foresta.
La Bestia e il Villaggio
La bestia li trovo' prima che potessero tornare dallo Zoat. Scese dal cielo con ali sproporzionate, una pelle che sembrava cucita da molte malattie e una bocca abbastanza ampia da rendere superflua ogni distinzione fra uomo e cavallo. Leonardo la chiamo' Jabberslythe. Nessuno seppe stabilire se fosse la stessa creatura che avevano conosciuto come Jabberwock o soltanto un altro frutto della medesima febbre del mondo.
Divoro' uno degli esploratori durante il primo assalto. Gli altri fuggirono verso Steinbreken e la bestia li segui'.
Il villaggio non aveva mura, soltanto case di legno e una casa principale piu' grande delle altre, gia' indebolita dal tempo. Il Jabberslythe arrivo' sopra i tetti. Spezzo' travi, trascino' uomini fuori dalle porte e lascio' sulle pareti una bava capace di annerire il legno.
I Martelli non contarono i morti. Marcus individuo' un arco instabile nella casa principale e attiro' la creatura sotto di esso. Leonardo raggiunse la pietra portante e vi colloco' la polvere necessaria a far crollare una sezione dell'edificio.
Derryl esamino' il lavoro e giudico' eccessiva la polvere. Leonardo considero' il giudizio una conferma che fosse sufficiente.
Il Jabberslythe si lancio' su Marcus. L'esplosione spezzo' il sostegno e l'arco crollo' sulla creatura, immobilizzandola sotto pietre e travi. Marcus le sparo' a distanza tanto breve da sentire l'acido sfrigolare sulla canna. I sette uomini rimasti la bersagliarono con archi e balestre. Oronzo entro' sotto un artiglio e ne usci' coperto di sangue corrosivo.
La bestia riusci' a liberarsi e provo' a fuggire in volo. L'ala ferita cedette sotto gli ultimi colpi; il Jabberslythe precipito' e mori' nell'impatto.
Oronzo rimase in piedi, ustionato e furioso. Non ebbero il tempo di curarlo: ventiquattro uomini del Sacro Martello entrarono nel villaggio poco dopo. Meta' portava l'equipaggiamento dei mercenari di Pfeildorf, l'altra meta' quello delle guardie di Ubersreik. Vennero avanti casa per casa, usando gli abitanti come ostacoli e le fiamme come segnali.
Quattro Martelli e sette soldati li affrontarono fra cortili, stalle e stanze troppo piccole per combattere senza sentire il respiro dell'avversario.
Derryl tenne il fianco orientale. Marcus trasformo' il centro del villaggio in una linea di tiro. Leonardo combatte' accanto a Oronzo e uso' l'anello di Wulfric per mantenere in piedi i cavalieri feriti.
Oronzo cerco' il comandante. L'uomo portava una maschera, un mantello che deviava i proiettili e una spada che non gli apparteneva. Oronzo riconobbe la lama sottratta a Elassir.
Il capo mascherato combatteva meglio di lui ed era protetto meglio di lui. Questo, per Oronzo, non costituiva un argomento.
Lo porto' fra due case dove il mantello non poteva aprirsi. Schivo' la spada, colpi' il ginocchio e uso' l'elsa dell'avversario contro la sua tempia. Quando il mascherato cadde, Oronzo gli tolse prima il mantello e poi la lama.
L'identita' dell'uomo rimase nascosta. La battaglia fini' con i superstiti del Sacro Martello in fuga. Steinbreken continuava a bruciare.
Oronzo provo' il mantello. I bordi erano ancora anneriti dai colpi deviati. Poi, riconoscendo che Marcus aveva rotto il centro nemico ed era accorso a salvarli, gli porse la spada elfica.
Per la prima volta da Pfeildorf, Oronzo sorrise.
Il Sangue nel Calderone
Tagliarono la testa del Jabberslythe e la trascinarono nella foresta.
Lo Zoat li ricevette insieme a piccoli Uominialbero e a un gigante di corteccia il cui nome, ammesso che fosse un nome, Leonardo non riusci' a trascrivere con certezza. Dietro di loro si muovevano unicorni e altre forme bianche fra i rami.
La testa della bestia parlo' meglio di qualsiasi scusa. Leonardo aggiunse una mezza verita'. Disse che gli uomini del Calderone avrebbero bruciato la foresta una volta completato il rituale. Non sapeva se fosse nei loro piani. Sapeva pero' che un esercito di non morti non avrebbe distinto fra un villaggio umano e un bosco senziente.
Lo Zoat accetto' di combattere. Non accetto' di fidarsi.
Leonardo venne chiuso in una gabbia di rami fissata alla spalla del grande Uomoalbero. Sarebbe stato il garante della parola data. Se i Martelli avessero mentito, la foresta avrebbe avuto a disposizione il responsabile, nonostante la sua autorita' nel gruppo fosse soprattutto consultiva.
Gli alberi marciarono verso la caldera.
Non produssero canti ne' tamburi. Ogni passo era uno scricchiolio profondo, simile al cedimento di una casa. Radici emersero dal terreno e vi rientrarono piu' avanti. Il sottobosco si richiuse alle loro spalle.
Marcus avanzo' con la spada di Elassir. Oronzo portava il mantello sottratto al capo mascherato. Derryl controllava la pistola. Accanto a loro camminava un ogre chiamato, con grafia incerta, Ugrik: a Nuln era diventato amico e guardia del corpo della compagnia senza che il diario avesse registrato l'inizio di quella conoscenza.
Sette uomini erano usciti vivi da Steinbreken. Il loro destino dopo l'assalto non venne contato con precisione.
Sotto di loro, il Calderone comincio' a bere.
Il Sacro Martello aveva raccolto uomini, donne e bambini.
Li condusse al bordo uno alla volta.
Il sangue scese nel recipiente lungo scanalature scavate nella pietra. I cultisti pronunciavano il nome di Wulfric Hess mentre i corpi sparivano nella conca. Il titolo di salvatore si ripeteva fra le tende come una preghiera alla quale era stato tolto ogni dio.
L'ultima vittima non era umana.
La Lamia era stata incatenata e trascinata fino al Calderone. Combatte' contro i legami e le sue grida non lasciavano dubbi sul dissenso. Il rito richiedeva il sangue di un vampiro, ma Kronert aveva taciuto una condizione: il dono doveva essere volontario.
L'omissione potrebbe essere stata il suo ultimo atto contro il Sacro Martello.
Alla Torre Hess era stato dato un ordine. Se l'esercito fosse arrivato, la fortezza doveva essere incendiata e i prigionieri uccisi. I Martelli non videro morire Kronert. Non trovarono il suo corpo. Compresero soltanto che la scelta del Calderone aveva lasciato il professore nelle mani di uomini che conoscevano il tradimento.
Leonardo lo scrisse senza attenuanti.
Avevano sacrificato Kronert.
Non perche' la sua vita valesse meno, ma perche' non esisteva una strada capace di raggiungerlo e fermare il rito.
La Lamia mori'.
Il Calderone trabocco'.
Marcus scaglio' un dardo di balestra contro l'officiante. Il colpo interruppe la litania, non il processo.
Gli alberi entrarono nel campo.
Radici rovesciarono tende e palizzate. Uominialbero sollevarono soldati e li scagliarono contro le rocce. Gli unicorni attraversarono la caldera come lame bianche. Il Sacro Martello rispose con fuoco, acciaio e magia.
Il recipiente si spacco'.
Qualcosa si alzo' dal sangue.

Non era Wulfric Hess.
Il consenso negato dalla Lamia aveva corrotto il risultato. Il rito produsse un simulacro enorme, un cadavere regale avvolto in bende, ossa e carne ricostruita. Attorno al corpo si formarono un'armatura di energia nera e un martello degno di una statua blasfema.
Dieci Wight emersero con lui.
Il simulacro si volto' contro l'officiante che lo aveva chiamato. Lo colpi' come se la prima memoria concessa alla nuova carne fosse stata l'odio.
Poi avanzo' verso i vivi.
Hysh e una Calendula
Il grande Uomoalbero spezzo' la gabbia, lasciando Leonardo libero ma ancora appollaiato sulla sua spalla. Marcus entro' sotto il martello con la lama di Elassir e Oronzo con la Spada di San Toswick. Soltanto le due armi magiche riuscivano a incidere l'armatura del simulacro; i colpi di Derryl e degli Uominialbero tenevano lontani gli altri nemici senza ferirlo.
Le Wight circondarono Oronzo. La Spada di San Toswick poteva ferirle, cosi' come la lama di Elassir nelle mani di Marcus.
Una magia nemica gli entro' nel sangue come una febbre. La collera cancello' amici, ordini e paura. Oronzo abbatte' una Wight, poi un'altra. Continuo' finche' tutte le creature non furono a terra.
Continuo' anche dopo.
La furia porto' Oronzo contro Marcus e, piu' volte, contro l'ogre. Per alcuni istanti fu per i compagni pericoloso quanto i morti, ma l'enorme guardia del corpo resistette ai suoi colpi.
Leonardo tese le mani dalla spalla del grande Uomoalbero.
Aveva studiato Hysh da troppo poco tempo. Conosceva la teoria della luce, le sue corrispondenze e il modo in cui una mente disciplinata avrebbe dovuto condurla. Non aveva mai avuto talento per aspettare di essere pronto.
La caldera era satura di magia. Il rituale spezzato, il sangue della Lamia, la furia degli alberi e la forma incompleta del simulacro avevano riempito l'aria di una pressione quasi visibile.
Leonardo la raccolse.
La luce nacque piccola fra le dita, poi divenne piu' larga del corpo di Leonardo.
Il dardo di Hysh attraverso' la conca e colpi' il simulacro nelle ferite aperte dalle spade di Marcus e Oronzo. L'armatura nera si accese dall'interno. Il martello si spezzo'. Le bende presero fuoco senza produrre fumo.
Il falso Wulfric cadde.
La luce continuo' per qualche istante oltre la necessita'.
Quando si spense, aveva dissolto anche gli abiti di Leonardo.
Leonardo rimase sulla spalla del grande Uomoalbero, esposto con la solennita' riservata a un ambasciatore e l'indifferenza riservata a un animale privo di pelliccia. I compagni gridarono insieme.
"Rivestiti, ti prego, rivestiti!"
Leonardo considero' l'osservazione tecnicamente fondata.
Il grande Uomoalbero stacco' una calendula e gliela porse. Il fiore era insufficiente a risolvere il problema, ma il mantello recuperato poco dopo completo' l'opera. Leonardo usci' dalla caldera coperto di fuliggine, luce residua e dignita' amministrativamente compromessa.
Il Maestro di Hess, dimenticato durante il caos, fuggi'.
Nessuno se ne accorse in tempo.
Era una conclusione adatta ai Martelli: avevano distrutto un mostro impossibile, impedito una resurrezione e lasciato scappare l'uomo che avrebbero dovuto sorvegliare.
Gli Uominialbero volevano marciare su Ubersreik. Qualcuno riusci' a dissuaderli. Il diario non spiega con quali parole, e forse nessuno volle tramandare una trattativa nella quale una citta' imperiale dovette dimostrare a una foresta di meritare di restare in piedi.
Quando i Martelli contarono i prigionieri dopo lo scontro, Gerhardt Heider e suo fratello erano in catene. Il diario non registra il momento preciso della cattura. Ripartirono verso Altdorf, ma i due non erano ancora stati consegnati quando Leonardo chiuse il quaderno.
Portavano anche il forziere del Lettore.
Non avevano intenzione di restituirlo.
Le Strade che Restano
Il Calderone del Fato era distrutto. Il vero Wulfric Hess non era tornato. Il Sacro Martello aveva perduto uomini, rito e reliquie, ma non tutti i suoi capi.
Kronert restava un destino senza corpo.
Il Maestro di Hess restava un fuggitivo.
Valentini aveva lasciato l'Averland o lo Stirland prima che la giustizia potesse raggiungerlo. Bernard e gli altri prigionieri attendevano ancora una sorte definitiva. Il libro del necromante era perduto. Le voci di Oronzo, il sangue di Derryl e cio' che Marcus aveva portato fuori dai rituali precedenti non erano scomparsi soltanto perche' la campagna aveva trovato un ultimo campo di battaglia.
Nemmeno i quattro si considerarono conclusi.
Oronzo parlava di arene e fosse, di spettacoli nei quali il pericolo fosse almeno annunciato prima di chiedere il prezzo del biglietto.
Marcus progettava una rete di informatori capace di vedere le congiure prima che diventassero eserciti. Pfeildorf gli aveva insegnato che una porta aperta al momento giusto valeva piu' di una compagnia di cavalleria.
Leonardo voleva raggiungere la Torre della Luce di Altdorf. La licenza magica, che dichiarava ormai ottenuta anche se nessuna pagina ne descriveva la firma, gli aveva dato il diritto di studiare. Non gli aveva dato la saggezza di fermarsi.
La Ponzacchina era stata commissionata e attendeva ancora di essere costruita.
Derryl non consegno' al diario un progetto individuale. Camminava con gli altri, controllava le armi e custodiva il silenzio con la stessa ostinazione con cui custodiva la polvere nera.
L'ogre trascritto come Ugrik sopravvisse alla caldera. Il diario non dice quale strada prese dopo.
Elassir continuava verso Athel Loren col Pugnale. La sua spada viaggiava con Marcus. Il Teschio rimaneva con Elspeth. Il Calice risultava nelle mani dell'Ufficio postale, secondo una riga la cui storia mancava ancora.
Tre reliquie separate non costituivano una garanzia.
Costituivano tempo.
E il tempo, avevano imparato, non salvava nessuno da solo. Doveva essere speso, spesso male, da persone stanche che non potevano essere in due luoghi nello stesso momento.
Sulla strada per Altdorf, Leonardo riapri' il quaderno un'ultima volta. La calendula era pressata fra le ultime due pagine. Aveva perso colore, ma conservava la forma.
Scrisse che Oronzo voleva diventare un impresario, Marcus un padrone di spie e lui un mago della Luce con una nave a ruote capace di percorrere fiumi e strade. Non scrisse cosa volesse Derryl. Forse alcune amicizie non avevano bisogno di un programma per continuare.
I Martelli da Guerra non promisero di restare insieme per sempre.
Promisero soltanto che ci sarebbero state altre strade.
Per uomini come loro, era una promessa piu' credibile.
Stato della Compagnia
Compagnia e alleati:
- Leonardo ha dichiarato di aver ottenuto la licenza magica e ha abbattuto il simulacro con Hysh. Vuole studiare alla Torre della Luce di Altdorf; la Ponzacchina e' commissionata ma non ancora costruita. Conserva l'anello guaritore di Wulfric Hess e il proprio medaglione.
- Marcus porta la spada sottratta a Elassir e progetta una propria rete di informatori. E' in viaggio verso Altdorf con i prigionieri, ma la consegna non e' ancora avvenuta.
- Oronzo porta il mantello magico del capo mascherato. E' sopravvissuto al sangue corrosivo del Jabberslythe e alla furia indotta durante lo scontro con le Wight. Conserva la Spada di San Toswick e progetta arene e spettacoli.
- Derryl e' sopravvissuto al Calderone e continua il viaggio con gli altri. La cronaca non registra un suo progetto personale separato.
- Ogre alleato, trascritto come Ugrik -- guardia del corpo sopravvissuta allo scontro; la grafia del nome e il suo percorso successivo non sono verificati.
- Degli otto esploratori partiti coi Martelli, uno e' stato divorato dal Jabberslythe. Sette hanno combattuto a Steinbreken; il loro stato dopo l'assalto alla caldera non e' precisato.
Artefatti e oggetti:
- Teschio d'Ottone -- affidato a Elspeth von Draken.
- Pugnale di Yul-Kachun -- con Elassir, diretto verso Athel Loren.
- Calice dell'Ira -- dichiarato recuperato e affidato all'Ufficio postale; recupero e consegna non sono narrati.
- Spada di Elassir -- recuperata dal capo mascherato e ora con Marcus.
- Mantello del capo mascherato -- con Oronzo; l'identita' del precedente proprietario resta ignota.
- Forziere del Lettore di Ubersreik -- preso dalla compagnia; contenuto e custodia non sono specificati.
- Anello guaritore di Wulfric Hess -- ancora con Leonardo.
- Spada di San Toswick -- ancora con Oronzo.
- Medaglione di Leonardo -- ancora con Leonardo; i suoi legami restano irrisolti.
Nemici, prigionieri e conseguenze:
- Calderone del Fato -- distrutto. Il rito sabotato da Kronert ha prodotto un simulacro imperfetto invece del vero Wulfric Hess.
- Simulacro e Wight -- distrutti durante la battaglia nella caldera.
- Jabberslythe -- ucciso a Steinbreken; la sua identita' rispetto al Jabberwock resta incerta.
- Maestro di Hess -- fuggito durante il caos dello scontro.
- Gerhardt Heider e suo fratello -- prigionieri in viaggio verso Altdorf; consegna e giudizio non sono ancora avvenuti.
- Hieronymous Kronert -- presumibilmente ucciso alla Torre Hess dopo il sabotaggio del rito, ma la compagnia non ne ha osservato la morte ne' recuperato il corpo.
- Valentini -- ancora in fuga fra Stirland e Averland.
Fili narrativi ancora aperti:
- Verificare la sorte di Kronert, Bernard, degli altri prigionieri e dei soldati superstiti.
- Ritrovare il Maestro di Hess, Valentini, il libro del necromante e gli altri membri del Sacro Martello rimasti liberi.
- Chiarire come il Calice sia stato recuperato e consegnato, e sorvegliare le tre reliquie separate.
- Consegnare il Lettore di Ubersreik e suo fratello alle autorita' di Altdorf.
- Chiarire le voci di Oronzo, il sangue di Derryl e i residui dei rituali subiti da Marcus.
- Definire il futuro di Erin, Jos Blanc, Karl Reuter, Klaus Werner e Joseline Herzog.
- Chiarire custodia e destino della lettera di Kronert, dell'elmo elfico, delle mappe e dei beni confiscati rimasti fuori dalla cronaca finale.
- Completare la Ponzacchina e decidere se i progetti di Oronzo, Marcus e Leonardo resteranno intenzioni o diventeranno nuove imprese.
Situazione finale:
- I Martelli viaggiano verso Altdorf con i due fratelli prigionieri e il loro forziere.
- Pfeildorf e' tornata sotto il controllo delle forze fedeli a von Mauchen.
- La Torre Hess e' stata affidata al contingente del Wissenland; l'esito dell'assalto non e' descritto.
- La foresta e' stata dissuasa dal marciare su Ubersreik, ma la trattativa non e' registrata.
- I quattro intendono conservare la propria amicizia e affrontare altre strade insieme.
"Cap. LVI. Non e' cosi' che doveva finire. E questo e' l'epilogo dell'intera campagna."
-- Leonardo Isacco da Ponzacco, taccuino da viaggio