Capitolo L: Il Teschio sul Carrozzone
"Quando una reliquia maledetta sembra un dono, la prima domanda non e' chi ringraziare. E' dove metterla senza morire."
-- Appunto marginale attribuito a Leonardo Isacco da Ponzacco
Dopo la Bocca della Viverna
La montagna, che fino a quel momento aveva avuto opinioni molto rumorose su vento, pietre e grida, torno' lentamente a fare la montagna.
Il costone sotto il monastero fumava ancora.
Non di fuoco vivo, non piu'. Di polvere calda, erba strappata, sangue rappreso sulle scaglie cadute e odore di magia cattiva, quella che non lascia mai il campo con l'educazione di un nemico ordinario. Lo stregone di Tzeentch non dava piu' ordini. Del suo splendore di colori impossibili restavano brandelli contro la roccia, come una bandiera che avesse perso la discussione con una pistola imperiale, una lama elfica e la gravita'.
Marcus Ghast ricarico' con mani troppo ferme.
Era il genere di fermezza che non nasceva dalla calma, ma dalla decisione di rimandare il tremito a un ufficio piu' competente. Il pugnale di Yul-Kachun pesava ancora nello zaino, avvolto, nascosto, presente come una frase scritta sotto il testo ufficiale. Ogni passo sembrava chiedergli se fosse davvero saggio portare con se' un frammento di principe demone dopo avere appena avuto una conversazione armata con un suo devoto.
Marcus non rispose.
Non alle pietre.
Elassir ricomparve piu' tardi, e questo basto' a rovinare almeno tre spiegazioni ragionevoli su come sarebbe dovuto morire un elfo inseguito da una viverna. Aveva un taglio lungo il fianco, la spada argentea sporca fino all'elsa e un'espressione che Leonardo avrebbe definito "filologicamente incompatibile con la sopravvivenza".
Oronzo lo guardo' dalla testa ai piedi.
"Per le palle di Sigmar," disse, perche' a volte la teologia imperiale aveva il merito di offrire immagini semplici. "Ti ho visto entrare in bocca a quella bestia e uscirne fuori. Due volte, quasi. Voi elfi fate tutti cosi' o eri in vena di esibizionismo?"
Elassir passo' un panno sulla lama senza sorridere.
"La prima volta erano artigli."
Derryl sputo' a lato.
"Differenza fondamentale, certo. Lo metteremo in un trattato."
Leonardo, che aveva ancora la mascella fasciata abbastanza da rendere ogni parola un piccolo atto di martirio accademico, sollevo' la tavoletta e scrisse:
`L'elfo distingue con precisione fra essere mangiato e quasi mangiato. Segno di educazione superiore o di trauma ripetuto.`
Poi cancello' "trauma" e scrisse "esperienza sul campo", perche' un giorno qualcuno avrebbe potuto leggere quelle note e fraintendere la professionalita' del documento.
La discesa dal monastero non fu una marcia vittoriosa. Fu un inventario.
Un prigioniero da decidere se trascinarsi dietro. Uno stocco ornato trovato fra le spoglie dei nemici, con la guardia lavorata a fiori intrecciati e pietre preziose sul pomello, troppo elegante per un uomo onesto e troppo sobrio per un cultista davvero convinto. Elassir lo osservo' abbastanza a lungo da deludere tutti.
"Non e' magico," disse.
Oronzo fece una smorfia.
"Questo e' quello che direbbe un oggetto magico furbo."
"No," rispose Elassir.
"E anche questo."
Derryl prese lo stocco con la delicatezza di chi stimava il metallo anche quando disprezzava il proprietario.
"Ottima fattura. Non vale una buona pistola, ma almeno non prova a sussurrare nel sonno."
Marcus guardo' il prigioniero, poi il sentiero verso la fortezza.
"Nuln ha celle, uffici e uomini pagati per fare domande. Tutti e tre sono un argomento a favore del viaggio."
"Nuln ha anche persone che fanno domande a noi," disse Oronzo.
"E' per questo che esistono gli uffici," rispose Marcus. "Per far sembrare la colpa una procedura."
La conversazione sugli oggetti maledetti comincio' mentre ancora camminavano fra macerie e neve sporca.
Il Calice dell'Ira era fuggito.
Il pugnale di Yul-Kachun era con loro.
L'anello dell'Ordo Scrittoris restava al dito di Leonardo, con il lupo nascosto sotto il sigillo come un pensiero che non voleva piu' stare zitto.
Tre cose separate, tre problemi diversi, tre modi per trasformare una compagnia di viaggiatori in una nota a margine di un'inchiesta postuma.
"Dobbiamo smettere di raccogliere oggetti che non vogliono essere raccolti," disse Derryl.
Leonardo scrisse, poi fece leggere la tavoletta a Oronzo.
"La frase e' inesatta. Gli oggetti non manifestano volonta' nel senso comune. Alcuni la simulano con ostinazione criminale."
Oronzo guardo' Leonardo, poi il pugnale nello zaino di Marcus.
"Io direi che se una cosa simula la volonta' abbastanza da far morire la gente, per me ha vinto la discussione."
Elassir camminava davanti, silenzioso.
Quando parlo', non alzo' la voce.
"Ci sono mani piu' antiche delle vostre. Mani che sanno spezzare cio' che non dovrebbe esistere. Ma ogni popolo custodisce i propri fallimenti con piu' gelosia dei propri tesori."
Derryl grugni'.
"Quindi nani."
"Anche elfi," disse Elassir.
"Peggio."
Il monastero in rovina rimase alle loro spalle. Davanti, Karak Hirn li aspettava con porte di pietra, canti di vittoria e una domanda che nessun canto avrebbe reso piu' facile.
Dov'era il Calice?
Il Pegno di Karak Hirn
Li accolse il rumore.
Non il rumore di una fortezza sotto assedio, che e' fatto di metallo, fame e bestemmie contenute. Questo era un rumore piu' antico e piu' pericoloso: nani convinti di avere ragione.
Sulle mura di Karak Hirn sventolavano stendardi anneriti dal fumo. Nel campo oltre le difese, dove l'esercito dei non morti aveva atteso come una marea senza respiro, restavano file spezzate di ossa, pali rovesciati, carri bruciati e una quantita' di silenzio che sembrava quasi imbarazzata di non sapere cosa fare. I nani avevano vinto.
Non con grazia.
Con precisione.
Re Brock Ironpick torno' fra le sue mura accompagnato dai figli, dalle guardie e da abbastanza acclamazioni da far vibrare la pietra. Slev Karbuson fu abbracciato come si abbraccia uno scout tornato dal bordo del mondo: con forza, sospetto e una certa violenza affettuosa. Anche i Martelli ricevettero sguardi, cenni, qualche boccale alzato.
Poi arrivo' la domanda.
Il principe Eric Arlixon non la formulo' con crudelta'. Questo la rese peggiore.
"Siete riusciti nell'impresa? Il Calice e' tornato?"
La sala perse un poco del suo calore.
Leonardo abbasso' gli occhi sulla tavoletta.
Marcus rispose, perche' in certi momenti la verita' andava detta da qualcuno capace di farla sembrare un verbale.
"No."
Oronzo aggiunse:
"Lo abbiamo visto. Lo abbiamo quasi preso. Poi e' volato via."
Il silenzio nanico non era uguale a quello umano. Quello umano si riempiva di imbarazzo. Quello nanico si riempiva di conti.
Derryl senti' il peso di quei calcoli come se fossero monete gettate una a una sul banco.
"Su un congegno," disse. "Non su un incantesimo. Una macchina. Brutta, illegale per decenza, ma macchina."
Un nano piu' giovane, con la barba ancora troppo ordinata per avere imparato a diffidare dei propri entusiasmi, si fece avanti. Si presento' come Muldrim Arlixon, fratello minore di Eric. Aveva il tono cortese di chi sa di essere nato vicino al potere e il sorriso incerto di chi non ha ancora capito quanto sia vicino anche al disastro.
"Allora accetterete almeno un pegno," disse. "Un segno della nostra gratitudine, da consegnare pienamente quando il tesoro sara' restituito."
Derryl strinse gli occhi.
"I pegni dati prima che il debito sia saldato hanno la pessima abitudine di diventare discussioni."
Muldrim non colse l'avvertimento, o lo colse troppo tardi.
Fece cenno a una guardia.
La sacca fu posata a terra.
Quando il Teschio d'Ottone rotolo' fuori, nessuno nella compagnia disse subito niente.
Era piu' piccolo di quanto una leggenda avrebbe voluto e piu' pesante di quanto la ragione avrebbe gradito. Il metallo non brillava. Assorbiva la luce, la masticava, la restituiva con riflessi cupi lungo le orbite vuote. Non sembrava un trofeo. Sembrava una domanda fatta a una stanza piena di uomini armati.
Leonardo dimentico' per un istante la mascella.
Poi se ne ricordo'.
Il suono che produsse fu un dolore grammaticale.
Oronzo fece un passo indietro.
"No."
"Non avete ancora sentito cosa sia," disse Muldrim.
"Appunto."
Elassir guardo' il Teschio con la stessa espressione con cui aveva guardato il pugnale di Yul-Kachun: non paura, ma memoria.
Marcus parlo' piano.
"Quel genere di oggetto non e' un premio. E' una catena con una forma piu' compatta."
Il principe Eric intervenne prima che Muldrim potesse offendersi.
"Era addosso all'uomo che cercavamo. O a uno dei suoi. Abbiamo pensato potesse avere valore."
"Ha valore," disse Leonardo, scrivendo in fretta perche' parlare gli costava troppo. Oronzo lesse per lui. "Il problema e' che certi valori non sono economici. Sono epidemiologici."
Derryl si chino' senza toccare il Teschio.
"Canalizzatore."
Elassir annui'.
"Per necromanzia. Serve a chiamare piu' morti, o morti piu' potenti, di quanti una mano sola dovrebbe tenere."
La parola necromanzia passo' nella sala come una lama non ancora estratta.
Re Brock non parve sorpreso, ma neppure contento. In un re nano, la differenza fra le due cose era sottile come una vena d'oro in una parete di granito.
"Allora resta chiuso," disse uno dei consiglieri.
"No," rispose Marcus. "Se resta chiuso qui, qualcuno sapra' che e' chiuso qui. Se qualcuno lo sa, qualcuno lo vorra'. Se qualcuno lo vorra', avremo un altro assedio, ma questa volta con un indirizzo migliore."
Oronzo annui'.
"E poi se vi rubano anche questo, cominciamo a sembrare complici per statistica."
Eric Arlixon non rispose subito.
La festa continuo' fuori dalla sala, ma dentro il suono arrivo' attutito, come se la montagna avesse chiuso una porta.
Piu' tardi, quando Muldrim era stato portato via con una miscela di diplomazia e rimprovero fraterno, Eric raggiunse la compagnia in un corridoio laterale. Aveva una sacca di cuoio in mano e l'aria di chi aveva appena tradito un parente per evitare una tragedia piu' grande.
La tese a Derryl.
"Non e' stato difficile sottrarlo a mio fratello mentre dormiva," disse. "Questo mi preoccupa quasi quanto l'oggetto."
Derryl non prese la sacca.
Guardo' Marcus.
Marcus guardo' Leonardo.
Leonardo guardo' Oronzo.
Oronzo sospiro'.
"Siamo arrivati al punto in cui la decisione piu' prudente e' rubare un teschio maledetto a dei nani. Bene. Mi sento giovane."
Alla fine la sacca fu avvolta, raddoppiata, isolata quanto possibile e caricata con la stessa solennita' con cui si carica una malattia in una cassa da viaggio.
Il pugnale non doveva toccarla.
L'anello non doveva avvicinarsi.
Il Calice, grazie agli dei o alla loro distrazione, era lontano.
Questo pensiero non conforto' nessuno.
Quella sera Elassir diede anche un nome alla pista che li aspettava nell'Impero.
"Glorandel Alauital," disse.
Leonardo sollevo' la penna.
Elassir lo anticipo'.
"Nell'Impero usa un altro nome. Gargius Bjorg. Non chiedetemi perche'."
"Non l'avrei chiesto," scrisse Leonardo.
Oronzo lesse, poi inarco' un sopracciglio.
"Hai scritto anche 'ma lo giudico'."
Leonardo fece spallucce.
"Alto Elfo?" chiese Marcus.
"Alto Elfo," confermo' Elassir. "Non del mio popolo. Abbastanza vecchio da sapere cio' che finge di non sapere. Abbastanza vanitoso da nascondersi dietro un nome ridicolo e considerarla prudenza."
Derryl si verso' birra.
"Finalmente un elfo con qualita' riconoscibili."
La direzione era Ubersreik.
O qualcosa che, passando per strade imperiali, debiti, travestimenti e sopravvivenza, assomigliava a Ubersreik abbastanza da giustificare una partenza. Si parlo' anche di Black Bart, o Bartol Schwarznegger, brigante che alcuni contadini chiamavano eroe e che le autorita' chiamavano probabilmente in altri modi meno poetici.
Oronzo ascolto' con interesse professionale.
"Quando un brigante diventa eroe del popolo," disse, "vuol dire che il popolo ha pagato troppe tasse o che il brigante ha un buon ufficio stampa."
"Nell'Impero," disse Marcus, "spesso entrambe."
Il Carrozzone di Schambeck

Il viaggio verso nord comincio' con una regola semplice: evitare tutto cio' che sembrasse abbastanza importante da avere registri, guardie, funzionari o memoria.
Questa regola elimino' molte strade comode.
Ne lascio' alcune pessime.
Il gruppo si muoveva con cavalli, un cinghiale da guerra che sembrava giudicare la viabilita' imperiale con profonda ostilita', un prigioniero scomodo, uno stocco troppo bello, un pugnale demoniaco, un Teschio d'Ottone e un anello che attirava falchi metafisici. Leonardo, dopo la terza ora a cavallo, scrisse una nota sulla necessita' di ridefinire il concetto di "compagnia mobile".
Derryl lesse la nota e disse:
"Ci vuole un carro."
Fu una frase semplice.
Come molte frasi semplici, porto' conseguenze.
Schambeck non era una grande citta'. Aveva pero' abbastanza fango, traffico di fiume e botteghe da permettere a un nano determinato di trovare qualcuno che possedesse un carro grande e non abbastanza lungimirante da negare di possederlo.
Il mercante era un uomo con mani larghe, occhi piccoli e l'espressione di chi aveva gia' deciso che dire no sarebbe stato piu' costoso che dire si'.
"Non vendo il carro dietro la bottega," disse.
Marcus guardo' il carro dietro la bottega.
Poi guardo' il mercante.
"Naturalmente."
"E' necessario alla mia attivita'."
"Lo capisco."
"Non potrei separarmene."
"La sua devozione per il mezzo la onora."
Oronzo si appoggio' a una ruota e la fece girare con un dito.
"Ruota onesta. Un po' stanca, ma onesta."
Derryl era gia' sotto il telaio.
"Assi rinforzabili. Qui ci si mette una cassa attrezzi. Qui una stufa. Qui no, qui qualcuno ha fatto un lavoro da ubriaco o da umano sobrio, che e' peggio."
Il mercante impallidi'.
"Signori, vi prego, e' un buon carro."
Leonardo, che aveva ascoltato con l'aria di un paziente morto dentro, sollevo' la tavoletta.
`Un buon carro e' quello che riduce il numero di vertebre ostili durante un viaggio lungo. Sono disposto a certificare l'urgenza medica dell'acquisto.`
Marcus lesse, annui' e assunse il tono da ufficio.
"La compagnia imperiale di Nuln apprezza la collaborazione dei cittadini responsabili. Ovviamente sara' corrisposto un giusto valore."
"Ovviamente," disse Oronzo.
La parola, detta da lui, fece sembrare il giusto valore una filosofia elastica.
Il mercante guardo' prima Marcus, poi Derryl ancora sotto il carro, poi Oronzo sulla ruota, poi Leonardo con la mascella fasciata e lo sguardo di un uomo disposto a invocare la medicina come arma contrattuale.
"Quanto giusto?"
Derryl sbatto' la testa sotto il telaio.
"Meno dopo che ho visto questo perno."
Alla fine il carro divenne loro.
Non era ancora il carro corazzato che Derryl comincio' immediatamente a progettare. Non era ancora un laboratorio mobile, ne' un trasporto prigionieri, ne' una piccola fortezza con stufetta interna e scaffali per attrezzi. Era legno, ferro, odore di lana vecchia e possibilita'.
Leonardo sali' con una dignita' cauta.
Poi si sedette.
Poi chiuse gli occhi.
"Se questa invenzione avra' successo," disse Oronzo, "il nostro studioso potrebbe sopravvivere alla geografia."
"La geografia," rispose Leonardo con fatica, "e' una disciplina ostile quando viene praticata da cavalli."
Derryl accarezzo' il bordo del carro come un artigiano davanti a un insulto promettente.
"A Nuln lo rifaccio. Piastre. Serrature. Spazio per polvere nera. Un banco. Magari feritoie."
Marcus sali' per ultimo.
"Naturalmente. Nulla rassicura l'Impero quanto un carro pieno di armi, prigionieri, artefatti proibiti e persone che preferirebbero non essere fermate."
"Ci mettiamo una scritta," propose Oronzo. "Trasporto verdure."
Elassir, che camminava poco distante, guardo' il carro.
"Nessuno ci crederebbe."
"Perche'?"
"Le verdure fanno meno rumore."
Proseguirono.
Il carro non rese il viaggio sicuro.
Lo rese soltanto piu' organizzato, e questo, per i Martelli, era gia' una forma minore di miracolo.
La Torre Hess
La pista della Torre Hess torno' come tornano le cose scritte su una lettera trovata troppo tempo prima: non con chiarezza, ma con ostinazione.
Leonardo la ricordava. Non perche' avesse buona memoria, sebbene ne avesse una insopportabilmente utile, ma perche' le frasi pericolose nei documenti tendevano a incidersi nella mente con la cortesia di un coltello. L'incontro era alla Torre Hess. Non dimenticarlo.
Non lo avevano dimenticato.
Avevano soltanto avuto, nel frattempo, assedi, guardiani impazziti, falchi, lupi, viverne, un Calice fuggito in aria e ora un Teschio d'Ottone nel bagaglio. Una persona meno accademica di Leonardo avrebbe potuto chiamarle distrazioni.
Lui le classifico' come "interferenze metodologiche".
Presso una localita' fluviale il cui nome la trascrizione del viaggio avrebbe probabilmente maltrattato, i Martelli fecero domande. Non domande troppo dirette. Non domande troppo oneste. Domande imperiali: quelle che fingono di cercare una strada e intanto misurano chi suda.
La risposta arrivo' da un uomo che indicava con il mento piu' che con la mano.
Una torre, si'.
Antica.
Su una zona collinare, vicino al bosco, non lontana dal fiume. Una torre che una volta aveva guardato la strada come un occhio militare e che adesso guardava il mondo con una palpebra rotta. Qualcuno pero' l'aveva riparata. Non bene. Non con amore. Abbastanza da usarla.
Quando la videro, la sera stava scendendo con quel colore grigio sporco che nell'Impero non prometteva mai niente di buono senza farsi pagare.
La Torre Hess spuntava fra gli alberi.
La base era scura.
Dal basso saliva fumo.
"Potrebbe essere un fuoco da campo," disse Oronzo.
"Potrebbe essere una cucina," aggiunse Leonardo, speranzoso per motivi che nessuno trovo' dignitosi.
Derryl osservo' la pietra, le riparazioni, la posizione.
"Potrebbe essere gente che non vuole essere trovata."
Marcus si tolse un granello di polvere dal guanto.
"Questa e' la definizione piu' probabile di chiunque incontriamo."
Elassir non chiese permesso.
Si limito' a sparire fra gli alberi.
Non ci fu un fruscio, non un ramo spezzato, non un sasso mosso. Per un momento il bosco sembro' essersi ricordato di appartenere agli elfi e decise di collaborare per nostalgia.
"Lo odio," disse Derryl.
"Perche' si muove senza rumore?" chiese Oronzo.
"Perche' lo fa sembrare una scelta morale."
Attesero.
Il carro fu lasciato piu' indietro, sotto una copertura di rami e bestemmie naniche. Il Teschio restava avvolto. Il pugnale restava lontano. Leonardo controllo' tre volte che le due cose non fossero abbastanza vicine da trasformare la prudenza in un necrologio.
Marcus studio' il terreno.
Oronzo studio' Marcus.
"Hai gia' deciso una bugia?"
"Tre."
"Buono."
"Nessuna mi piace."
"Meglio. Quelle che piacciono sono quasi sempre care."
Elassir torno' quando la luce era ormai quasi tutta dietro gli alberi.
Aveva un frammento di foglia sulla spalla e nessuna voglia di parlare piu' del necessario.
"Occupata."
Derryl si raddrizzo'.
"Quanti?"
"Almeno una decina visibili. Guardie ben armate. Altri dentro, probabile. Mercenari, forse cacciatori di taglie. Non contadini."
Marcus guardo' la torre.
"Stendardi?"
"Nulla che vogliano far vedere da lontano."
"Il che e' gia' uno stendardo," disse Leonardo.
Elassir continuo':
"C'e' qualcuno al centro del posto. Non l'ho visto abbastanza da nominarlo. Ma la disposizione degli uomini, il fumo, il modo in cui tengono lontani gli sguardi... non e' una guarnigione qualsiasi."
Derryl abbasso' la voce.
"Necromante."
La parola torno' fra loro come un chiodo caduto in una bara.
Oronzo guardo' verso il bosco.
"Il nostro o uno nuovo? Perche' io comincio a perdere il conto dei morti che fanno carriera."
"Se e' il necromante dei Valentini," disse Marcus, "vivo vale piu' di morto."
Derryl gli punto' un dito addosso.
"Vivo, si'. Ma non libero. C'e' differenza. Una differenza che spesso gli umani dimenticano quando cominciano a fare conversazione con chi alza cadaveri."
"Nessun assalto frontale," disse Elassir.
"Per la barba di Grungni, finalmente una frase sensata."
Si raccolsero in una piccola conca fra gli alberi, con la torre visibile a tratti fra i tronchi. Il piano non fu elegante. I piani eleganti richiedevano tempo, mappe affidabili e nemici disposti a comportarsi come esempi in un manuale. I Martelli avevano un bosco, un carro che scricchiolava, un elfo, un nano armato, due tileani con opinioni sulla legalita' e Marcus Ghast.
Era abbastanza per qualcosa.
"Le guardie devono uscire," disse Derryl. "Una parte almeno. Si tagliano i cavalli, si crea rumore altrove, li si fa inseguire nel bosco. Meno ne restano alla torre, meglio e'."
"E il bersaglio?" chiese Oronzo.
Marcus rispose senza guardarlo.
"Se e' chi pensiamo, non lo lasciamo dentro a preparare qualcosa. Lo si isola. Lo si prende vivo."
"E se prova a fare il necromante?"
Derryl sollevo' la pistola nanica quanto bastava per chiudere la discussione.
"Allora gli ricordiamo che la polvere nera ha opinioni molto semplici sui filosofi della morte."
Leonardo scrisse:
`Nota tattica: il bersaglio vivo e' preferibile. Il bersaglio morto e' piu' silenzioso. Il bersaglio necromante potrebbe contestare entrambe le categorie.`
Oronzo lesse e annui'.
"Questa la tengo buona per il processo."
La Torre Hess fumava nel crepuscolo.
Dentro, qualcuno credeva di essere nascosto.
Fuori, fra gli alberi, i Martelli da Guerra cominciarono a discutere il modo piu' ragionevole per trasformare quella convinzione in un errore.
Stato della Compagnia
Alleati attivi:
- Elassir e' vivo dopo la caccia della viverna e resta con la compagnia; alla Torre Hess agisce come esploratore avanzato.
- Slev Karbuson rientra a Karak Hirn con la spedizione dopo la vittoria nanica.
- Re Brock Ironpick e i principi di Karak Hirn hanno respinto l'assedio dei non morti, ma devono ancora fare i conti con il Calice perduto.
- Eric Arlixon consegna di nascosto alla compagnia il Teschio d'Ottone per sottrarlo alle imprudenze della corte.
Nuovi o chiariti:
- Muldrim Arlixon -- fratello minore di Eric, nobile della corte di Karak Hirn; mostra il Teschio d'Ottone come pegno di gratitudine senza comprenderne fino in fondo il rischio.
- Glorandel Alauital / Gargius Bjorg -- Alto Elfo da cercare nell'Impero, noto sotto falso nome; pista collegata a Ubersreik.
- Black Bart / Bartol Schwarznegger -- brigante della zona di Ubersreik, considerato da alcuni un eroe del popolo.
- Mercante di carri di Schambeck -- fornitore involontariamente patriottico del nuovo carrozzone della compagnia.
Nemici recenti:
- Stregone della Viverna -- abbattuto o neutralizzato sul costone dopo lo scontro con Marcus ed Elassir.
- Mascherato volante con il Calice -- ancora in fuga con il Calice dell'Ira.
- Uomo in rosso -- sorte ancora incerta dopo la caduta e il contatto con lo stregone della viverna.
- Necromante dei Valentini -- possibile presenza alla Torre Hess; da confermare, ma la compagnia prepara un'imboscata per catturare vivo il bersaglio.
Oggetti:
- Pugnale di Yul-Kachun -- resta con Marcus, avvolto e tenuto lontano dagli altri frammenti.
- Teschio d'Ottone -- localizzato a Karak Hirn e ora in custodia della compagnia, avvolto e isolato quanto possibile.
- Calice dell'Ira -- non recuperato; resta nelle mani del fuggitivo volante.
- Anello dell'Ordo Scrittoris / lupo nascosto -- resta con Leonardo.
- Spada di San Toswick -- resta con Oronzo.
- Stocco ornato -- bottino di ottima fattura, non identificato come magico.
- Carrozzone di Schambeck -- nuova risorsa logistica, destinata a diventare laboratorio mobile, trasporto e forse carro blindato.
Scoperte:
- Il Teschio d'Ottone e' un canalizzatore necromantico e uno dei frammenti dello Scorticatore Rosso.
- La pista dell'Alto Elfo porta verso Ubersreik sotto il nome di Gargius Bjorg.
- La Torre Hess, gia' citata nelle carte della maga del Caos, e' occupata e riparata di recente.
Situazione attuale:
- La compagnia si trova nei pressi della Torre Hess, nascosta nel bosco con il carrozzone poco distante.
- Elassir ha confermato guardie armate alla torre e una figura centrale sospetta.
- Il piano immediato e' evitare un assalto frontale, attirare fuori parte degli uomini e catturare vivo il possibile necromante.
Fili narrativi aperti:
- Recuperare il Calice dell'Ira e identificare il fuggitivo volante.
- Tenere separati Teschio, pugnale, Calice e anello dal disegno di Xatrodox.
- Trovare Glorandel Alauital / Gargius Bjorg e capire cosa sappia degli artefatti.
- Confermare chi occupi davvero la Torre Hess.
- Decidere cosa fare del prigioniero e dello stocco ornato.
"Cap. L. Ho comprato, o contribuito moralmente a comprare, un carro per trasportare un prigioniero, un teschio proibito, un pugnale demoniaco, un nano progettista e varie ipotesi di necromanzia. L'Accademia direbbe che ho confuso mezzo e fine. Io sostengo che, quando il fine e' sopravvivere, il mezzo deve almeno avere sospensioni decenti."
-- Leonardo Isacco da Ponzacco, taccuino da viaggio