Martelli da Guerra

Accedi per visualizzare la cronistoria

Torna alla chat
⏱ 17 min di lettura

Capitolo XLVIII: Il Primo Colpo

"Ogni piano perfetto muore al primo contatto con la realta'. I piani utili, invece, muoiono piu' lentamente e portano con se' qualcuno del nemico." — Appunto anonimo trovato in margine a un manuale d'assedio di Nuln

Il monastero in rovina e la torre separata


La Torre e il Ponte Perduto

Il monastero in rovina non sembrava un luogo abbandonato.

Sembrava un luogo che aveva aspettato.

Le mura spezzate emergevano dal pendio come denti marci. Il cortile interno era un mosaico di pietre cadute, erbacce nere, travi spezzate e ombre troppo nette per l'ora del giorno. Una torre si staccava dal corpo principale del complesso, isolata da un vuoto che un tempo doveva essere stato colmato da un ponte di legno. Ora il ponte non c'era piu'. Restavano solo due bocche di pietra, una di fronte all'altra, come se il monastero avesse imparato a non fidarsi neppure di se stesso.

Laggiu', in quella torre separata, doveva esserci il cofanetto.

E forse il Calice dell'Ira.

Dalla posizione sulle alture, i Martelli vedevano quasi tutto e capivano troppo poco. Questo, Leonardo Isacco da Ponzacco avrebbe potuto spiegarlo in modo eccellente, se la mascella fasciata non gli avesse trasformato ogni parola in un atto di eroismo inutile. Percio' scriveva sulla tavoletta cerata con la furia ordinata di chi ha ancora molte opinioni e un corpo temporaneamente contrario alla loro diffusione.

La mostro' a Marcus.

`La torre e' un problema architettonico, militare e morale.`

Marcus Ghast lesse, guardo' la torre e restitui' la tavoletta.

"Quindi un problema tuo."

Leonardo lo fulmino' con uno sguardo offeso, che perse parte dell'effetto per via della fasciatura.

Oronzo Cassano, sdraiato dietro una piega della roccia, studiava il cortile con l'attenzione professionale di chi non vede mai un edificio: vede ingressi, uscite, ombre, tasche e punti in cui morire costa meno agli altri.

"Il monastero," disse piano, "puo' restare dov'e'. A noi interessa quella torre."

Derryl "Barilotto" Duraksson annui' senza distogliere l'occhio dalla pietra.

"La torre e' fatta per non far entrare gente. Finestre strette, portone basso, ponti che si buttano giu' quando arriva qualcuno con cattive intenzioni."

"Quindi e' stata progettata da una persona ragionevole," disse Marcus.

"No. Da qualcuno che capiva gli assedi."

Elassir osservava piu' in alto, verso la linea del muro, con quella quiete elfica che faceva sembrare tutti gli altri maleducati per il semplice fatto di respirare. Il vento gli muoveva appena i capelli castano chiari. La ferita alla spalla era nascosta sotto il mantello, ma non dimenticata. La sua spada, argentea e fredda di riflessi azzurri, non prendeva mai davvero il colore del mondo.

"Il portone e' stato aperto," disse. "Chi ha portato il cofanetto conosceva la via o aveva il modo di farsela dare."

Karelia Meitner strinse gli occhi.

"O qualcuno dall'interno gliel'ha aperto."

Heinrich Thyssen, poco dietro di lei, non disse nulla. Il martello d'argento restava basso, ma il suo sguardo era gia' un'accusa.

Bartek Tengansson brontolo' qualcosa in khazalid, che per fortuna degli umani rimase senza traduzione. Slev Karbuson era accucciato fra pietra e cespugli, completamente a suo agio in una posizione che avrebbe spezzato la dignita' a un cortigiano e la schiena a un impiegato.

Oronzo indico' il vuoto tra monastero e torre.

"Non si salta."

Derryl lo guardo'.

"Questa e' la prima frase intelligente della giornata."

"Ne faccio poche, ma le scelgo bene."

Leonardo scrisse di nuovo.

`Si potrebbe affumicare la torre.`

Elassir lesse.

"Il fuoco e' un'idea."

Derryl emise un suono che nei trattati accademici sarebbe stato classificato come insulto geologico.

"Fiamme o fucili?"

Leonardo indico' prima la torre, poi le proprie mani, poi fece un gesto vago che poteva significare fumo, incendio, ispirazione divina o bronchite.

"No," disse Marcus. "Per dare fumo a una torre di pietra serve materiale, tempo e qualcuno abbastanza vicino da non restare vivo a lungo."

"E per il fuoco dei fucili?" chiese Karelia.

Derryl sorrise appena.

"Per quello serve me."

Oronzo sbircio' oltre il muro rotto. Nel cortile, i mascherati del Sacro Martello non erano immobili; si muovevano con l'ordine di chi ha paura ma non abbastanza fantasia per chiamarla cosi'. Uomini dei Valentini tenevano posizioni basse fra le rovine. Più in la', nel cuore del monastero, si intravedevano ombre, ferro, e il ricordo della corda irrigidita che aveva portato il cofanetto alla torre come un serpente addomesticato.

"Non sappiamo quanti sono," disse Marcus.

"Sappiamo quanti non vogliamo affrontarne insieme," rispose Oronzo.

Leonardo scrisse.

`Tutti.`

Marcus annui'.

"Finalmente una stima precisa."


Quattro Vie per Morire

Il piano nacque male, come spesso accade ai piani destinati a sopravvivere.

Prima fu una discussione sul fuoco. Poi sul ponte. Poi sulla possibilita' di buttare giu' la torre, proposta che ebbe il pregio di essere tecnicamente interessante e logisticamente ridicola. Poi qualcuno noto' che se il cofanetto era davvero nella torre, il monastero intero poteva bruciare, crollare, pregare o pentirsi senza che la cosa risolvesse il problema essenziale.

Alla fine, cominciarono a dividere il rischio.

Derryl sarebbe rimasto in altura, dove il suo fucile poteva parlare piu' lontano della sua pazienza. Bartek gli sarebbe stato accanto, non come servitore, ma come occhio antico: il nano degli archivi a indicare bersagli al nano della polvere nera. Leonardo, Marcus e gli scout avrebbero preso posizione fra le macerie e il borro, abbastanza vicini da coprire l'assalto e abbastanza lontani da non essere subito inghiottiti dalla mischia.

I due Slayer sarebbero stati lanciati contro il torrione laterale.

Questa parte del piano piacque agli Slayer.

La cosa, come fece notare Marcus, non era necessariamente rassicurante.

Karelia e Thyssen avrebbero tenuto la linea del gruppo principale. Oronzo avrebbe fatto cio' che Oronzo faceva meglio: stare dove la situazione diventava costosa e cercare di far pagare qualcun altro.

Elassir avrebbe raggiunto la torre del Calice.

Quasi da solo.

Su quel punto calo' un silenzio piu' pesante degli altri.

Leonardo scrisse in fretta.

`Quanti uomini puoi affrontare?`

Elassir guardo' la domanda, poi la torre, poi Leonardo.

"Quanti uomini normali?"

Oronzo sollevo' un dito.

"Questa e' una risposta da persona che ha vissuto troppo. Non mi piace."

"A me piace moltissimo," disse Marcus. "Soprattutto se la persona non sono io."

Elassir non sembro' offeso. Gli elfi antichi raramente si offendono per le battute degli uomini; il tempo, dopotutto, e' gia' una vendetta sufficiente.

"Se riuscite a darmi abbastanza confusione," disse, "posso arrivare alla torre. Se il cofanetto e' li', posso provare a prenderlo. Se ci sono guardie, posso provare a superarle."

"E se ci sono troppe guardie?" chiese Karelia.

"Allora avrete creato abbastanza confusione da sentire il problema."

Derryl sputo' di lato.

"Magnifico. Il piano e' ascoltare se l'elfo muore."

Leonardo scrisse una nota con molta cura.

`Padre Giuliano avrebbe trovato un modo di farlo sembrare virtuoso.`

Per un momento nessuno rise.

La memoria del miles di Myrmidia passo' fra loro non come fantasma, ma come disciplina perduta. Giuliano avrebbe parlato di formazione, di linea, di dovere. Avrebbe trasformato la paura in un ordine e l'ordine in qualcosa di simile alla fede. Anche Oronzo, che aveva sempre sospettato le belle parole quando arrivavano con una spada in mano, abbasso' lo sguardo per un istante.

Poi disse:

"Bene. In mancanza del santo, abbiamo il furto."

Leonardo, con visibile dolore, sorrise.

Marcus controllo' lo zaino in cui il pugnale di Yul-Kachun era avvolto e nascosto. Non lo tocco'. Non ce n'era bisogno. Il pugnale era presente anche senza essere visto. L'anello di Leonardo era presente anche sotto la stoffa. Il possibile Calice era presente oltre la pietra della torre. Tre calamite per disastri, separate da qualche centinaio di passi e dalla fragile speranza che nessuno decidesse di avvicinarle.

"Ricordiamoci," disse Marcus, "che se il Calice e' li', stiamo portando verso di lui altre due cose che non dovrebbero fare conversazione."

"Allora facciamole conversare da lontano," rispose Derryl, accarezzando l'arma.

Il crepuscolo comincio' a colare fra le rovine.

Era una luce utile. Abbastanza bassa da rendere ciechi gli uomini in cortile, abbastanza viva da permettere ai tiratori di distinguere bersagli. Il fuoco acceso al centro del monastero aiutava i Martelli piu' di quanto aiutasse i suoi padroni: disegnava le figure nemiche contro il buio, mentre le alture restavano nere.

"Ottimo," mormoro' Marcus. "Loro hanno acceso la lanterna. Noi siamo l'ombra."

"Una frase poetica," disse Oronzo. "La situazione e' gia' grave."

Derryl si mise in posizione.

Bartek gli si accosto', rigido, contrariato, indispensabile.

"Tu spari," disse il Maestro delle Rune.

"Avevo intuito."

"Io guardo."

"Questo lo fanno anche le statue."

Bartek gli lancio' uno sguardo gelido.

"Le statue non ti indicano il mago prima che ti bruci la barba."

Derryl tacque.

Non era ammissione di sconfitta. Era rispetto pratico.

Sotto di loro, gli Slayer si misero come cani alla catena prima della caccia. Slev e gli scout nani sparirono fra le pietre con meno rumore di quanto la loro armatura avrebbe dovuto permettere. Karelia fece un segno breve di Sigmar, senza ostentazione. Thyssen chiuse le dita sul martello.

Leonardo guardo' Elassir.

L'Elfo Silvano gli poso' una mano leggera sulla spalla buona.

"Resta dietro le pietre."

Leonardo scrisse.

`E tu resta vivo.`

Elassir inclino' appena il capo.

"Faro' del mio meglio per non deludere la tua futura bibliografia."

Poi spari' verso la torre, come se il buio avesse deciso di ricordarsi di lui.


I Mangini al Tramonto

I primi a muoversi furono i giganti.

Non erano giganti nel senso delle fiabe, ma lo erano abbastanza nel senso tileano della parola: uomini troppo larghi, troppo alti, troppo sicuri del proprio peso sul mondo. Uscirono dall'ombra del torrione come due statue da fossa che avessero imparato a camminare. Uno portava un'arma pesante, l'altro un flagello o una mazza snodata che prendeva la luce del fuoco a morsi.

Oronzo li riconobbe prima ancora di volerlo fare.

Il suo volto si chiuse.

"Pietro e Lorenzo Mangini."

Marcus non stacco' gli occhi dal cortile.

"Amici?"

"Tileani."

"La domanda resta."

"Guardie dei Valentini. Combattenti da fossa. Se arrivano addosso, diventiamo esempi educativi."

Leonardo scrisse in fretta, poi spinse la tavoletta verso Marcus.

`Quanto educativi?`

Marcus lesse i due uomini che avanzavano tra le macerie.

"Postumi."

I Mangini parlarono con un mascherato vicino al torrione. Non era possibile udire le parole, ma i gesti bastavano: il monastero era in allarme morbido, quel tipo di allarme in cui nessuno corre per non ammettere che dovrebbe. Uomini dei Valentini si spostarono fra muri bassi. Un vecchio in vesti colorate, forse lo stregone visto prima con i mascherati, apparve e scomparve in prossimita' delle scale interne. La sua sagoma restava difficile da isolare.

Derryl lo cercava.

"Dove sei, maledetto straccio da processione..."

Bartek indicò una linea fra due pietre.

"Non ancora. Troppa copertura."

"Lo vedo."

"Allora perche' parli?"

"Perche' se non parlo rischio di ascoltare te."

Il Maestro delle Rune non rispose. Gli occhi gli brillavano nel buio che cresceva.

Elassir, intanto, era gia' oltre il primo tratto. Lo videro solo a frammenti: una spalla fra due ombre, un piede su una pietra impossibile, un lampo opaco della spada quando la copri' meglio sotto il mantello. La torre del Calice era separata dal mondo come una decisione sbagliata.

Il gruppo principale scese nel borro.

Oronzo andava davanti con la naturalezza di chi ha imparato da giovane che sopravvivere e' spesso questione di scegliere il muro giusto. Marcus lo seguiva, freddo, concentrato, con la balestra pronta e il pugnale demoniaco lontano dalle dita ma vicino abbastanza da pesare sui pensieri. Leonardo veniva dietro, curvo, una mano sulla fasciatura e l'altra sulla tavoletta, che in quel momento non gli serviva per scrivere ma per ricordarsi che un uomo civile non impreca davanti agli alleati ecclesiastici.

Karelia teneva il passo con Thyssen.

"Quando parte il primo colpo," disse lei, "non possiamo piu' tornare a essere ricognitori."

"Non lo siamo piu' da quando abbiamo visto il cofanetto," rispose Thyssen.

Gli Slayer aspettavano il segnale con una pazienza cosi' innaturale da sembrare violenza trattenuta.

I Mangini si mossero ancora.

Uno dei due cambio' direzione verso il torrione laterale.

L'altro resto' piu' aperto, illuminato dal fuoco.

Leonardo alzo' la balestra.

Marcus gli poso' una mano sul braccio, non per fermarlo, ma per abbassare appena la linea.

"Respira."

Leonardo lo guardo' come se avesse appena ricevuto il consiglio piu' offensivo della propria carriera.

Marcus non si scuso'.

In alto, Derryl aveva smesso di borbottare.

Il mondo si ridusse a vento, pietra, distanza e metallo.

Bartek mormoro':

"Adesso."


Il Fischio delle Maschere

Il primo colpo ruppe il monastero.

Non fisicamente. Le pietre restarono al loro posto, ostinate come solo le rovine sanno essere. Ma il silenzio costruito con tanta prudenza si spezzo' in un lampo di polvere nera e un tuono secco che rotolo' sulle mura, nel cortile, fra le scale, fino alla torre separata.

Derryl aveva sparato.

Il bersaglio cadde come un sacco di carne e ferro, e per un istante anche i Valentini sembrarono incapaci di credere che la morte potesse arrivare da una collina che un momento prima era soltanto buio.

Poi arrivarono gli altri colpi.

Leonardo, mezzo nascosto dietro un muro, lascio' partire la balestra con piu' rabbia che eleganza. Marcus sparo' dal fianco, preciso e glaciale. Gli scout nani aggiunsero i loro quadrelli, non tutti benedetti dalla mira, ma abbastanza numerosi da trasformare il cortile in una domanda molto sgradevole.

Uno dei Mangini barcollo'.

Non cadde subito.

Era il genere di uomo che anche ferito sembrava un problema logistico. Il colpo lo aveva preso con violenza, ma lui avanzo' ancora, il flagello basso, il volto contratto in una furia quasi offesa. Oronzo lo vide e bestemmio' fra i denti in tileano.

"Ecco. L'educazione comincia."

Gli Slayer partirono.

Non corsero come uomini. Corsero come una condanna che aveva finalmente ricevuto l'indirizzo. Uscirono dalla copertura e si gettarono verso il torrione laterale, mentre gli uomini dei Valentini cercavano di capire se difendere la porta, rispondere al fuoco o gridare. Alcuni scelsero tutte e tre le cose con risultati mediocri.

Karelia attraverso' il primo tratto con il martello levato.

Thyssen le fu accanto, non abbastanza avanti da fare il martire, non abbastanza indietro da doverlo spiegare.

Il secondo Mangini provo' a chiudere sui nani.

Fu allora che Oronzo gli arrivo' addosso di lato.

La Spada di San Toswick non luccicava come un'arma da leggenda. La sua santita' era piu' fredda. Taglio' dove la corazza si muoveva, non dove sembrava piu' drammatica. Uno Slayer colpi' quasi nello stesso istante, e il gigante tileano perse la geometria del corpo. Barcollo', cerco' di girarsi, trovo' un nano, un muro, un altro colpo.

Cadde.

Oronzo gli passo' accanto senza fermarsi.

"Uno."

Marcus, dalle macerie, osservo' il primo Mangini ancora in piedi.

"L'altro non ha apprezzato."

"A Remas si dice che i legami familiari sono sopravvalutati," disse Oronzo.

"Lo dite prima o dopo i funerali?"

"Durante, se sono costosi."

Il secondo Mangini venne avanti con la ferocia di chi ha appena perso il proprio specchio. Ma il piano, per quanto brutto, stava facendo cio' che i piani brutti fanno quando ricevono sufficiente fuoco di copertura: stava sopravvivendo.

I nani lo presero da piu' lati.

Un quadrello gli mordo' la spalla. Un colpo di ascia gli fece piegare il ginocchio. Oronzo gli taglio' la strada. Uno Slayer gli entro' nel fianco con una gioia cosi' pura che persino Morr, da qualche parte, dovette aver sospirato.

Il Mangini provo' a sollevare l'arma.

Non ci riusci'.

Quando cadde, la terra sembro' riceverlo con riluttanza.

"Due," disse Marcus.

Oronzo respiro' una volta, guardando i corpi.

"Meglio loro a terra che noi a lezione."

Uno dei mercenari pesanti dei Valentini

Il fischio arrivo' subito dopo.

Acuto. Tagliente. Non un grido, non una tromba, non un ordine umano nel senso comune. Un segnale sottile, gia' udito, che trapasso' il cortile e fece voltare le maschere.

Leonardo si irrigidi'.

Marcus lo vide e capi' prima ancora che lui scrivesse.

"Le maschere."

Thyssen sollevo' il martello.

"Allarme."

Dal monastero arrivarono movimenti nuovi. Figure che fino a quel momento erano state immobili scivolarono dietro aperture e muretti. Un uomo mascherato salto' un basso tratto di muro con agilita' inattesa. Altri arretrarono verso l'interno, come se non volessero solo fuggire, ma proteggere qualcosa che stava dietro di loro.

Derryl stava gia' cercando un nuovo bersaglio.

Bartek, accanto a lui, non guardava il cortile.

Guardava la torre.

Il Maestro delle Rune colpi' Derryl col gomito, senza cerimonia, e indico' con un dito duro come uno scalpello.

"La'."

Derryl segui' la direzione.

Sulla sommita' spezzata della torre, un'ombra si muoveva.

Elassir era arrivato.

E non era solo.

Derryl sollevo' il fucile.

"Per la barba di Grungni..."

Il colpo parti' prima che la bestemmia trovasse una conclusione degna.

La guardia sulla torre scomparve dietro il bordo rotto, colpita o costretta a gettarsi via. L'eco rotolo' fino al cortile. Elassir non si volto'. Non ne aveva bisogno. Continuo' a salire, lama bassa, corpo aderente alla pietra, piu' simile a una memoria del bosco che a un uomo sotto le stelle.

Bartek, senza togliere gli occhi dal bersaglio, disse:

"Hai mancato meno del previsto."

Derryl ricarico'.

"Tieni il dito pronto e la bocca chiusa."

"Posso fare una delle due cose."

"Scegli bene."


Il Calice Ancora Sopra

Il monastero smise di essere una rovina e divenne un campo di battaglia.

Non un campo ordinato. Non una linea contro un'altra. Era una lotta fra muri rotti, angoli ciechi, scale senza corrimano e stanze senza tetto. Gli uomini dei Valentini si ritirarono verso coperture piu' profonde. I mascherati si mossero con una rapidita' inquietante, come se il fischio avesse dato loro non solo un ordine, ma una forma.

Karelia intercetto' il primo che provo' ad aggirare il gruppo.

Il suo martello colpi' la spalla dell'uomo mascherato e lo mando' contro una pietra bassa. Thyssen arrivo' subito dopo, non per finire il colpo, ma per impedire che un secondo uomo le entrasse nel fianco. Il martello d'argento lampeggio' una volta, duro, liturgico, senza bellezza superflua.

"La torre!" grido' Karelia.

"Lo so," disse Thyssen.

"Allora perche' siamo qui?"

"Perche' qualcuno deve impedire al resto del monastero di seguirlo."

Era una risposta abbastanza buona da non richiedere fede.

Leonardo si getto' dietro un muretto mentre una freccia o un quadrello scheggio' la pietra sopra la sua testa. Per un istante chiuse gli occhi. Poi li riapri' con indignazione accademica: morire sotto un monastero cadente, prima di aver scritto l'appendice corretta sull'uso indebito delle torri isolate, sarebbe stato intollerabile.

Scrisse due parole sulla tavoletta e la mostro' a Marcus.

`Troppo rumore.`

Marcus, che stava mirando attraverso una fessura, rispose senza guardare.

"Questo era il piano."

Leonardo aggiunse una terza parola.

`Troppo successo.`

Marcus sparo'.

Un mercenario si piego' dietro il muro opposto.

"Questo," disse, "non esiste."

Oronzo intanto avanzava a scatti, da una pietra all'altra, con la spada bassa. I Mangini erano a terra, ma il cortile non era pulito. Gli uomini rimasti non avevano la gloria dei due giganti, e proprio per questo erano pericolosi: chi non cerca gloria cerca riparo, e chi cerca riparo vive abbastanza da colpire da dietro.

Uno scout nano cadde in ginocchio, colpito di striscio.

Thyssen lo raggiunse sotto il fuoco, gli afferro' il cinturone e lo trascino' dietro una pietra. Poi impose la mano sul taglio e mormoro' una preghiera breve. Non ci fu luce teatrale. Solo il sangue che rallentava, il respiro che tornava a un ritmo meno brutto, il nano che bestemmiava sottovoce con rinnovato vigore.

"Sigmar apprezza la gratitudine," disse Thyssen.

Lo scout sputo' a lato.

"Grungni sa tradurla."

Thyssen accetto' la risposta come compromesso teologico.

Sopra, sulla torre, Elassir scomparve oltre un bordo di pietra.

Per alcuni lunghi respiri non si vide piu' nulla.

Derryl vide invece lo stregone.

Non bene. Non quanto avrebbe voluto. Una figura in veste azzurra, viola e gialla si era mossa dietro un'apertura del monastero, abbastanza imprudente da apparire e abbastanza prudente da non restare. Bartek lo segnalo' con due dita.

"Quello."

Derryl cambio' bersaglio.

Il fucile tuono'.

La pietra attorno allo stregone esplose in schegge e polvere. La figura colorata arretrò di scatto, come se il colpo avesse trovato carne o, almeno, convinzione. Non cadde. Non urlo'. Ma si ritrovo' costretta dietro una copertura piu' bassa, lontana dalla linea da cui avrebbe potuto dominare il cortile.

"Preso?" chiese Bartek.

"Abbastanza da fargli ricordare che ha un corpo."

"Non basta."

"Allora indicamelo di nuovo."

Ma lo stregone non concesse una seconda occasione. Si ritirò piu' all'interno, dove pietra e ombra lo proteggevano. Il monastero non era ancora vinto. Aveva solo perso alcuni denti.

Il secondo movimento tattico nel monastero

Il fuoco di copertura continuo' ancora per alcuni minuti, spezzato da grida, ordini brevi, pietre colpite e il clangore sporco delle armi nelle rovine. I mascherati non si dissolsero. I mercenari non cedettero del tutto. Ma la prima linea nemica era stata rotta. I Mangini giacevano a terra. Alcuni uomini dei Valentini erano caduti o strisciavano al coperto. Gli Slayer, naturalmente, parevano delusi che il mondo non avesse ancora fornito loro un bersaglio abbastanza grosso da giustificare tutto quell'entusiasmo.

Oronzo raggiunse una nicchia di pietra e guardo' verso la torre.

"L'elfo?"

Marcus scosse il capo.

"Nella torre. Non fuori."

"Che significa?"

"Che il problema piu' importante non e' ancora nostro."

"Mi piace quando lo dici cosi'."

Leonardo arrivo' ansimando, con una mano alla mascella. Aveva polvere sui vestiti, una riga di sangue secco sotto la fasciatura e l'aria di un uomo che avrebbe scritto una lunga lamentela contro l'urbanistica monastica appena possibile.

Mostro' la tavoletta.

`Calice?`

Marcus guardo' la torre.

Poi il monastero.

Poi lo zaino con il pugnale.

"Non ancora."

Derryl, dall'alto, ricarico' di nuovo. Bartek taceva, finalmente. Il che, a giudicare dal suo volto, non significava pace: significava che aveva visto qualcosa che non gli piaceva abbastanza da conservarlo per una frase migliore.

Nel cortile, il fischio delle maschere non si ripete'.

Questo era peggio.

Elassir era dentro o sopra la torre. Il cofanetto era ancora oltre la portata degli altri. Lo stregone era vivo. I mascherati avevano perso la sorpresa, non la ragione. Da qualche parte dietro le montagne, l'assedio di Karak Hirn continuava a battere il proprio tamburo contro la roccia.

I Martelli avevano preso il primo respiro della battaglia.

Non il Calice.

Non ancora.


Stato della Compagnia

Alleati attivi:

  • Elassir ha raggiunto la torre separata dove si trova il cofanetto del Calice, ma il recupero non e' ancora concluso. Resta l'elemento piu' esposto dell'assalto.
  • Bartek Tengansson assiste Derryl come osservatore dalla posizione alta, indicando bersagli critici fra torre e monastero.
  • Slev Karbuson e gli scout nani restano coinvolti nell'assalto alle rovine; uno degli scout viene ferito e stabilizzato da Thyssen.
  • Karelia Meitner e Heinrich Thyssen tengono la linea nelle macerie contro mascherati e mercenari.
  • I due Slayer hanno caricato il torrione laterale e contribuito ad abbattere i combattenti pesanti.

Nemici recenti:

  • Pietro e Lorenzo Mangini risultano abbattuti nello scontro presso il torrione. Erano i due combattenti pesanti dei Valentini piu' pericolosi nel cortile.
  • Stregone del monastero viene costretto al riparo dal fuoco di Derryl, ma non e' confermato morto.
  • Mascherati del Sacro Martello sono ancora attivi nel complesso e usano segnali a fischio per coordinarsi.
  • Mercenari dei Valentini hanno subito perdite, ma mantengono coperture dentro le rovine.

Oggetti:

  • Calice dell'Ira — non recuperato; probabilmente ancora nel cofanetto dentro o sopra la torre separata.
  • Pugnale di Yul-Kachun — resta con Marcus, avvolto e nascosto.
  • Anello dell'Ordo Scrittoris / lupo nascosto — resta con Leonardo, protetto da Elassir e dagli altri.
  • Licenza di Verena — resta con Leonardo, utile a proteggerlo da accuse ecclesiastiche sullo studio limitato della magia.
  • Spada di San Toswick — con Oronzo, usata nello scontro contro i combattenti dei Valentini.
  • Teschio d'Ottone — ancora non localizzato.

Scoperte e valutazioni:

  • La torre del Calice e' separata dal monastero da un vecchio ponte perduto; l'accesso diretto e' difficile e difendibile.
  • Il piano migliore individuato dai Martelli e' un assalto a piu' fronti: fuoco di copertura, distrazione al torrione, infiltrazione alla torre e avanzata fra le macerie.
  • Un alias spurio emerso nel caos dello scontro e' trattato come nome da campo per uno dei Mangini, non come nuovo PNG distinto.
  • Lo stregone non combatte frontalmente quando viene preso di mira: arretra e usa la copertura.
  • I mascherati reagiscono ai segnali e non sembrano semplici mercenari.

Situazione attuale:

  • I Martelli hanno rotto la prima difesa del monastero e ucciso i due combattenti pesanti dei Valentini.
  • L'assalto non e' finito: Elassir e' ancora nella torre, il Calice non e' stato visto direttamente e il monastero resta pieno di nemici.
  • La compagnia e' divisa fra posizione alta, macerie e torre; la coordinazione resta fragile.

Fili narrativi aperti:

  • Recuperare il cofanetto e verificare se contenga davvero il Calice dell'Ira.
  • Capire se lo stregone voglia il Calice, cio' che "e' stato perduto", o entrambe le cose.
  • Evitare che pugnale, anello e Calice si avvicinino abbastanza da servire Xatrodox.
  • Scoprire chi comanda davvero i mascherati del Sacro Martello nel monastero.
  • Uscire dalle rovine prima che il campo dei Valentini o il Necromante possano intervenire.

"Nota per uso futuro: quando un piano richiede un elfo antico, due Slayer, un Maestro delle Rune irritabile, un nano con fucile e il sottoscritto dietro un muro, esso non va definito 'semplice'. Va definito 'sufficientemente disperato da meritare attenzione'." — Leonardo Isacco da Ponzacco, appunto scritto con grafia tremante ma molto offesa