Martelli da Guerra

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Capitolo XXIX: Occhi Diversi

"Nella posta imperiale c'è una regola non scritta: se un collega scomparso riappare con un sorriso e delle spiegazioni, controlla le uscite prima di stringergli la mano." — Marcus Ghast


L'Agente Scomparso

L'Old Tom Shelter era il genere di locanda che si trovava a Nuln nei quartieri dove la rispettabilità andava a morire — muri scrostati, finestre opache, e una clientela che preferiva non essere guardata troppo da vicino. Marcus vi entrò con la disinvoltura dell'uomo che è abituato a frequentare posti peggiori.

Ranulf Vogt lo aspettava in una stanza al primo piano. Un uomo sulla quarantina, sottile come un coltello da lettera, con un cappello a falde larghe appoggiato sul letto e una borsa a tracolla che sembrava contenere la metà di un archivio. Quando Marcus bussò, Vogt aprì con la cautela di chi si aspetta sempre la persona sbagliata.

"Il signor Vogt, presumo."

"Sì, sono io. Suppongo che la mandi Von Kessel."

"Sono qui per portarvi assistenza."

Ranulf Vogt

L'uomo annuì con il sollievo di chi ha passato settimane a lavorare da solo in territorio sconosciuto. Si muoveva per la stanza raccogliendo le sue cose — libri con il simbolo dell'Occhio dell'Aquila sulla copertina, lettere che infilò rapidamente nella borsa prima che Marcus potesse leggerle, una spada che allacciò al fianco con il gesto meccanico di chi non la usa spesso ma sa che potrebbe doverlo fare.

"Questa mi sa che stavolta ci potrebbe essere utile," disse tirando fuori una pistola da un cassetto. "Non sono un grande tiratore."

"Nemmeno io, però a volte è sufficiente solo presentarla."

"Ha delle solide argomentazioni per dissuadere la maggior parte degli interlocutori."

Marcus lo osservava mentre raccoglieva i suoi effetti — i movimenti ordinati dell'agente di campo, la borsa sempre a portata di mano, lo sguardo che tornava alla finestra a intervalli regolari. Vogt era genuino o era una trappola ben costruita. Nel mestiere di Marcus, la differenza si misurava in dettagli che richiedevano tempo per emergere.

"E allora, signor De Filippicus — è uno pseudonimo o il suo vero nome?"

"È il mio nome."

"Non è imperiale."

"Come non è imperiale?"

Vogt lo guardò con un'ombra di perplessità. "De Filippicus? È un nome un po'... esotico. Comunque."

Marcus registrò mentalmente la domanda — un agente genuino avrebbe accettato il nome senza fare storie, un agente nemico avrebbe cercato quello vero. Vogt non rientrava in nessuna delle due categorie, il che lo rendeva più interessante e più pericoloso.


La Donna dagli Occhi Diversi

Scesero alle stalle e montarono a cavallo. Vogt parlava con la fluidità dell'uomo che ha tenuto troppe informazioni per sé troppo a lungo.

"Sto indagando su un culto — o probabilmente una setta — legata a fuoriusciti dal Collegio di Magia. Sono collezionisti. Abbiamo ricevuto informazioni che li collegano a un gruppo dichiarato eretico."

"Ha un nome, questo gruppo?"

"I nomi che rimbalzano sono diversi. È stato fatto quello della Nuova Alba, ma anche qualcosa come il Martello d'Argento. Questo ci fa pensare più al culto di Sigmar, quindi abbiamo scartato l'ipotesi trattandosi di maghi."

Marcus trattenne un commento. La Nuova Alba e il Martello — due nomi che conosceva fin troppo bene, e che Vogt sembrava non aver ancora collegato tra loro. L'agente scomparso stava nuotando nelle stesse acque senza sapere quanto fossero profonde.

"Cercate una persona in particolare?"

"Si chiama Catherine Brown."

"Mai sentita."

Vogt descrisse la donna con la precisione dell'investigatore che ha interrogato un prigioniero: ventotto anni circa, capelli castani raccolti a crocchia, corporatura alta — un metro e settantadue — con una predilezione per gli abiti eleganti e i gioielli. Ma il dettaglio che fece irrigidire Marcus fu un altro.

"Ha una peculiarità: gli occhi sono di colori diversi."

"Eterocromia," disse Marcus.

"Il nostro prigioniero l'ha descritta come una persona particolarmente aggraziata e dotata di un certo charme."

"Considerando che si tratta di una maga, questo charme potrebbe essere frutto di un incantesimo."

Marcus annuì. Poi Vogt tirò fuori l'ultimo pezzo — un disegno su carta ingiallita.

"Ha un altro oggetto distintivo di curiosa natura. Una collana con uno strano simbolo. Una specie di mezzaluna azzurra, dal basso."

Il monile di Catherine Brown

Marcus guardò il disegno e sentì qualcosa contrarsi nello stomaco. Non era un simbolo che avrebbe voluto riconoscere — e in effetti non lo riconosceva, non con certezza. Ma c'era qualcosa di familiare nella sua forma, qualcosa che aveva visto nei tomi dell'Ordine del Corvo e nei fascicoli sui culti proibiti.

"E dove pensate di cercarla?"

Vogt srotolò una lista. "Ho segnato alcuni posti. Pfeildorf. Eppiswald. Un posto chiamato Dergenhof — rovine, non segnate sulle mappe. E la Torre di Hess."

Quattro nomi. Tre dei quali Marcus conosceva fin troppo bene — e il quarto, la Torre di Hess, era esattamente dove stavano andando. Le coincidenze, nel mestiere dell'intelligence, avevano un altro nome: convergenze operative.

"Dividiamoci," disse Marcus. "Voi occupatevi di Pfeildorf. Io cercherò informazioni sulla Torre di Hess e poi mi recherò a Eppiswald."

Si salutarono con la stretta di mano degli agenti che non si fidano l'uno dell'altro ma hanno bisogno l'uno dell'altro — il fondamento di ogni collaborazione imperiale che si rispetti.


Al Tempio di Verena

Marcus fece tappa al Tempio di Verena prima di lasciare Nuln. Padre Rudolf lo accolse con la solennità del sacerdote che ha notizie da dare e denaro da distribuire — in quest'ordine.

"I Cavalieri del Corvo hanno contribuito con cinquanta corone. Spero che abbiate modo di essere più munifici."

"I vostri compagni di viaggio sono a conoscenza dei rischi?"

"Stanno lavorando fuori città. Essendo pochi, dobbiamo dividerci."

Rudolf lo aggiornò sulla situazione: il Tempio stava redigendo un atto di discolpa per la morte di Padre Anfris, e la Sacerdotessa aveva chiesto un incontro con l'Elettore Von Lauen per chiarire la faccenda di Pfeildorf. Ma le voci contrarie si facevano insistenti — c'era chi nell'ordine voleva abbandonare l'indagine per convenienza politica.

"La giustizia di Verena dovrebbe raggiungere i malvagi, non lasciarli andare," disse Rudolf con l'amarezza dell'uomo giusto in un mondo che premia i furbi.

"Si fermano dove si scontrano con l'indifferenza, Padre. O con la convenienza."

Marcus gli consigliò di contattare il Maestro Generale Junker dell'Arbitratum e di agire con discrezione piuttosto che avvisare tutti del procedere delle indagini. In cambio ricevette centocinquanta corone — una somma che, sommata alle cinquanta dell'Ordine del Corvo, faceva duecento corone di fondo cassa. Non era molto per comprare la giustizia, ma era abbastanza per comprare tempo.


Il Simbolo dei Perniciosi

Trovò Gabrielle alla porta della città, dove l'aveva lasciata il giorno prima. La maga d'Ametista lo guardò con l'espressione di chi ha passato ventiquattr'ore a bere vino mediocre e non ha apprezzato la solitudine.

"Domani mattina proporrei di riunirci al resto della compagnia," disse Marcus.

"Va bene. Partiremo immediatamente."

Prima di montare a cavallo, Marcus le mostrò il disegno del pendaglio che Vogt gli aveva dato. Gabrielle lo prese tra le dita e il suo volto cambiò — la maschera di compostezza professionale scivolò via come polvere da un mobile.

"Ho l'impressione di averlo già visto," disse lentamente. "Sapete cosa sono i Poteri Perniciosi?"

"Entità che cercano di soggiogare gli uomini."

"Questo è un simbolo che fa riferimento a loro."

Marcus sentì il sangue gelare per la seconda volta in due giorni. Catherine Brown non era solo una maga fuoriuscita da un Collegio — era un'adepta del Caos. Il pendaglio con la mezzaluna azzurra era un segno di appartenenza a qualcosa di molto più oscuro della Nuova Alba o dell'Ordine del Sacro Martello.

"Questa Catherine Brown — è la donna che vi ha attaccata?"

Gabrielle annuì. "Io vi avverto, non sono in grado di proteggervi da una persona del genere."

"Faremo in modo che non ci veda arrivare."

"Speriamo. Mi sono giocata i miei ultimi assi proprio in quell'occasione."

Marcus registrò l'informazione con la freddezza dell'agente che aggiorna un dossier mentale: Catherine Brown, maga del Caos, eterocromia, pendaglio con simbolo dei Poteri Perniciosi, pericolosa quanto Gabrielle o di più, sulle tracce del Calice dell'Ira. Un nemico che non si poteva sottovalutare.


Wissenburg, di Nuovo

Il viaggio da Nuln a Wissenburg durò una giornata e mezza. Li trovò alla locanda nobile — Leonardo che leggeva, Derryl che beveva, e Oronzo che russava con l'abbandono dell'uomo che ha scoperto che interpretare un nobile è più stancante che essere un criminale.

Derryl e il suo pony

Thyssen li accolse con un sorriso che fece serrare la mascella a Derryl per riflesso condizionato.

"Quindi questo è il vostro amico. Un vero piacere."

Marcus gli strinse la mano — presa forte, sguardo diretto, il tipo di uomo che ispira fiducia o la finge magistralmente.

"E chi è questa bella fanciulla?"

"Lady Gabrielle Marsner. Del Collegio d'Ametista."

Thyssen le fece un inchino e le baciò la mano con la galanteria dell'uomo che sa di essere in una stanza piena di gente che potrebbe ucciderlo per le ragioni più svariate.

"Visto, milady?" disse Marcus. "Finalmente un gentiluomo."

Leonardo si svegliò — o finse di svegliarsi, dato che aveva chiuso gli occhi per cinque minuti e aveva il talento di addormentarsi in qualsiasi posizione.

"Oh, bentornati! Com'è andata la missione a Nuln?"

"Benissimo. Sono carico di buone notizie."

"Ottimo, meno male. Noi qui abbiamo fatto schifo. Li ho intrattenuti con una lezione sugli incipit e ho un po' alzato il livello culturale, perché a Wissenburg non c'è veramente niente da fare. Manco un teatro. Però abbiamo trovato questo signore qua."

"A parte che il nano l'ha preso a cazzotti," aggiunse con il tono di chi fornisce un'informazione supplementare ma non trascurabile.

Marcus distribuì le notizie e il denaro — quaranta corone a testa dal fondo cassa, l'armatura nanica riparata per Derryl, e un riassunto delle informazioni raccolte. Tenne per sé i dettagli su Vogt — non tanto per mancanza di fiducia, quanto per quella prudenza atavica che distingue l'agente vivo dall'agente morto.

"Questo collega del mio ordine potrebbe genuinamente essere sulle tracce della stessa situazione," disse Marcus quando Oronzo si fu riaddormentato. "Non escludo però che lo sia per conto di una parte interessata."

"Un momento," disse Leonardo. "Stai supponendo che non splenda il sole neanche su tutti gli impiegati della posta?"

"Ma certamente."

"Brutta storia."

Leonardo riassunse la situazione con l'entusiasmo dell'accademico che ha trovato un pubblico fresco: "Karak Hirn, la Torre di Hess, questa Brown che è una pazza. Che si fa?"

"Incamminiamoci verso sud," disse Marcus. "Ma suggerisco di approcciare i vari luoghi in maniera circospetta."


Le Colline di Gorbad

Partirono il giorno dopo, con Oronzo finalmente sveglio e le tasche un po' più pesanti. Thyssen suggerì di evitare la strada principale — quella che passava per Pfeildorf e Alberbach, dove ognuno di loro era ricercato per un motivo diverso — e di prendere i sentieri lungo le pendici dei Monti Grigi.

"Addirittura eviterei Alberbach, visto che ci siamo già... insomma, ci siamo già stati," disse Thyssen.

"Evitiamo tutti i posti dove possiamo fare qualcosa," commentò Oronzo con il cinismo dell'uomo che ha capito il paradosso della propria esistenza.

Leonardo, montato in sella con la mappa aperta sulle ginocchia, colse l'occasione per fornire il suo consueto contributo culturale alla marcia.

"Queste colline," disse con il tono di chi annuncia una rivelazione, "sono le colline del famoso Gorbad Ironclaw."

"E chi sarebbe?" chiese Thyssen.

Derryl alzò gli occhi al cielo — o piuttosto al cielo grigio del Wissenland, che era la stessa cosa.

"Nel 1700 del Calendario Imperiale, Gorbad Ironclaw dichiarò una Waaagh! e distrusse la provincia imperiale del Solland. Uccise il Conte Elettore Eldred e gli rubò la Zanna Runica."

"E poi?" chiese Thyssen, che aveva commesso l'errore fatale di mostrare interesse.

"Cinse d'assedio Altdorf. Cavalcava un cinghiale, era molto intelligente per un orco, e si dice abbia ferito addirittura l'Imperatore Sigismund."

"E com'è finita?"

"Non è mai stato ucciso. È scomparso nelle colline."

Un silenzio calò sul gruppo — il tipo di silenzio che cala quando qualcuno ti dice che il mostro della storia potrebbe essere ancora in giro, e tu stai camminando esattamente nel posto dove è scomparso.

"Speriamo di non trovarci un orco non morto," aggiunse Leonardo con l'ottimismo dello studioso che trova affascinante tutto ciò che potrebbe ucciderlo.


La Cavalcata

Fu Derryl ad avvertirli.

Il nano aveva quel sesto senso che decenni di vita nelle miniere e sui campi di battaglia avevano affilato come una lama — un presentimento che partiva dalla nuca e scendeva lungo la schiena come acqua fredda.

"C'è qualcosa che si avvicina. Alle nostre spalle. E si avvicina rapidamente."

Marcus spronò il cavallo verso un punto sopraelevato e puntò il cannocchiale lungo la strada. Quello che vide gli tolse il fiato.

Un gruppo di cavalieri in armatura — almeno dieci — lanciati al galoppo. E l'uomo in testa, Marcus lo riconosceva: era uno degli assistenti del Cacciatore di Streghe Voss. O forse Voss stesso.

"Cacciatori di streghe," disse tornando al gruppo. "Dieci. Armati di tutto punto."

"Nasconderci non si può — siamo lungo il fiume, niente boschi," disse Oronzo. "Scappiamo."

"Ma il carro?" disse Leonardo.

"La tua vita vale centoquarantaquattro corone d'oro?"

"Di parecchio meno, direi."

Thyssen prese la decisione con la calma dell'uomo che ha già valutato le opzioni. "Se vi recate verso Hagerbach, posso provare a raggiungervi. Lasciate il carro a me — inventerò una scusa."

"Signor Thyssen," disse Oronzo, "diremo a Karelia che è morto con coraggio."

"Inventerò una scusa anche per quello."

Il problema era il pony di Derryl. La bestiola aveva quattro zampe, una coda e un muso — ma di velocità ne aveva quanto un nano in salita, il che era molto poco.

Derryl e il suo pony

"Mastro Duraksson, salga sul mio cavallo," disse Leonardo.

"E il pony?"

"Lo leghiamo al carro. Thyssen, può spiegare ai cacciatori di streghe perché ha un pony legato al carro?"

"Ho il cavallo basso," disse Thyssen senza battere ciglio.

Partirono. Oronzo in testa, Marcus subito dietro con il cannocchiale che gli batteva sulla schiena, Leonardo con Derryl in groppa — il cavallo che protestava per il peso doppio ma obbediva alla disperazione del suo cavaliere.

"Cavalcate come se non ci fosse un domani," gridò Oronzo, "perché se ci raggiungono un domani non ci sarà!"

Si girarono più volte — le sagome dietro di loro non colmavano la distanza. I cavalli degli inseguitori avevano già galoppato per ore, e i loro erano freschi. Al ponte di legno sul fiume, con le assi che scricchiolavano sotto gli zoccoli, il vantaggio era diventato sufficiente.

Quando le sagome scomparvero dietro le colline, Leonardo tirò le redini e lasciò che il cavallo riprendesse fiato.

"Due si sono fermati al carro," disse Marcus. "Gli altri otto ci hanno inseguito."

"E perché hanno smesso?"

Marcus non rispose subito. Era la domanda giusta — e non aveva una risposta che lo tranquillizzasse.


Le Rocce

Si accamparono tra le rocce delle colline ferrose — un riparo naturale dove i cavalli potevano riposare e gli uomini potevano pensare. Niente fuoco — né per i cacciatori di streghe che potevano seguirli, né per i pelleverde che secondo Thyssen popolavano quelle alture.

Oronzo fu il primo a capire.

"Wissenburg," disse. "Il capitano delle guardie. Quello a cui ho minacciato di rompere le gambe."

Marcus annuì lentamente. "Siamo stati quattro giorni in quella locanda. Qualcuno ci ha riconosciuto, ha fatto la spia, e i cacciatori di streghe sono partiti al galoppo."

"Leonardo, hai notato che quasi tutti i nostri problemi..." cominciò Oronzo.

"...cominciano con qualcosa che hai fatto tu? Sì, Oronzo, l'ho notato."

"Il mondo non gira intorno a me."

"No," disse Marcus. "Solo i problemi."

Un ululato si levò dalle colline — lontano, ma non abbastanza. Gabrielle si strinse nel mantello viola. Thyssen, se era ancora vivo e libero, avrebbe dovuto cavarsela da solo col carro, il pony, e la sua inventiva.

"Mastro Nano," disse Gabrielle, "temo che lei dovrà fare la guardia stanotte. Noi non ci vediamo una mazza."

"Faremo i turni," disse Derryl. "E se ci sono pelleverde, li lascio avvicinare."

"Perché?"

"Perché sono arrabbiato," disse Derryl, "e qualcuno deve pagare per la giornata che ho avuto."

Leonardo si appoggiò a una roccia e tirò fuori il taccuino. "A proposito di queste colline. Vi ricordate quando ho citato il Solland? Gorbad Ironclaw ha messo fine a quella provincia. Il Wissenland è nato dalle sue ceneri."

"Leonardo," disse Oronzo, "preparati qualche aneddoto sui goblin. Due o tre. Così quando arrivano, li intrattieni tu."

"Potrei stordirli con le lezioni. Funziona con voi, dovrebbe funzionare anche con loro."

"Con noi funziona perché siamo troppo educati per prenderti a cazzotti," disse Derryl. "I goblin non hanno questo problema."

La notte calò sulle colline ferrose come un sipario su un palcoscenico vuoto — ma da qualche parte, oltre le rocce e i sentieri dimenticati, gli ululati continuavano. E Marcus restava sveglio, con gli occhi aperti nel buio, a chiedersi perché dieci cavalieri armati avessero smesso di inseguirli quando li avevano quasi raggiunti.

La risposta, sospettava, non gli sarebbe piaciuta.


Stato della Compagnia

Nuovi contatti:

  • Ranulf Vogt — Agente dell'Occhio dell'Aquila, riapparso dopo mesi di assenza. Indaga su una setta di collezionisti legata alla Nuova Alba. Ha un mandato da Altdorf per recuperare il Calice dell'Ira. Marcus sospetta che possa essere un infiltrato dell'Ordine del Sacro Martello. Inviato a Pfeildorf per le sue ricerche
  • Catherine Brown — Maga pericolosa, ~28 anni, capelli castani, eterocromia (occhi di colori diversi). Porta una collana con un simbolo legato ai Poteri Perniciosi (Caos). È la stessa maga che attaccò Gabrielle. Sulle tracce degli artefatti (Calice, pugnale, teschio). Posizione attuale sconosciuta

Scoperte:

  • Il pendaglio di Catherine Brown è un simbolo dei Poteri Perniciosi — confermato da Gabrielle. Brown non è solo una maga fuoriuscita, è un'adepta del Caos
  • Vogt ha una lista di quattro località dove cercare Brown: Pfeildorf, Eppiswald, Dergenhof, Torre di Hess
  • Il Tempio di Verena sta redigendo un atto di discolpa per il gruppo riguardo alla morte di Padre Anfris
  • I cacciatori di streghe sono sulle tracce del gruppo — probabilmente avvisati da qualcuno a Wissenburg

Combattimenti:

  • Nessun combattimento diretto — fuga a cavallo dai cacciatori di streghe (10 armati). Thyssen rimasto con il carro come diversivo

Equipaggiamento:

  • 150 corone dal Tempio di Verena + 50 dall'Ordine del Corvo = 200 corone distribuite (40 a testa)
  • Armatura nanica di Derryl riconsegnata
  • Il carro con i tessuti pregiati (144 corone in stoffe) è rimasto con Thyssen
  • Il pony di Derryl è legato al carro

Situazione attuale:

  • Il gruppo (Leonardo, Oronzo, Marcus, Derryl, Gabrielle) è accampato nelle colline ferrose a sud di Wissenburg, senza fuoco
  • Thyssen è rimasto con il carro lungo la strada — destino incerto
  • Vogt è stato inviato a Pfeildorf per le sue ricerche
  • I cacciatori di streghe hanno interrotto l'inseguimento — motivo ignoto
  • Ululati dalle colline: possibile presenza di pelleverde

Fili narrativi aperti:

  • Perché i cacciatori di streghe hanno smesso di inseguirli?
  • Thyssen è al sicuro con il carro?
  • Catherine Brown — dove si trova? Qual è il suo legame con i Poteri Perniciosi?
  • Vogt è genuino o è un infiltrato dell'Ordine del Sacro Martello?
  • La Torre di Hess — cosa troveranno?
  • Gli effetti del De Mortalitate su Leonardo (Von Mackensen ha avvertito di deformazioni fisiche)
  • L'indagine di Junker e il Tempio di Verena — avranno la forza di agire?

"Sono il più grande postino da questo lato del Reik," aveva detto Vogt stringendogli la mano.

Marcus, accucciato tra le rocce con il suono degli ululati nelle orecchie, si chiese quanto di quella frase fosse modestia, quanto fosse verità, e quanto fosse il preludio a una pugnalata alle spalle che non aveva ancora visto arrivare.