Martelli da Guerra

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La Luce e la Salamandra

"Una creatura della notte non fara' obiezioni metallurgiche." — Leonardo Isacco da Ponzacco


Cio' che ferisce i morti

Prima di lasciare Altdorf, i Martelli compilarono una lista di tutto cio' che ignoravano sulla Sylvania. Fu un lavoro lungo. Lo fecero a Toteninsel, sotto gli occhi pazienti di Padre Leopold Voss e quelli meno pazienti dei corvi appollaiati sulle guglie. Il tempio di Morr odorava ancora di cera, terra umida e pietra lavata dalla pioggia. Sul tavolo restavano mappe aperte, una lettera venuta da Drakenhof e il peso di un ordine che nessuno aveva dimenticato.

Volkmar aveva imposto il silenzio su Ubersreik. La Chiesa di Morr voleva invece mandarli dove due Cavalieri del Corvo erano scomparsi, una vampira era stata caricata in una bara e un nobile chiamato von Stall attendeva ancora di essere giudicato innocente, colpevole o soltanto abbastanza ricco da sembrare entrambe le cose.

Marcus poso' un dito sulla vecchia citta' sotto Castle Drakenhof.

"Sappiamo che esiste una cappella di Morr. Sappiamo che qualcuno vi abitava ancora. Tutto il resto e' una collezione di forse."

"I forse sono il principio di ogni ricerca," disse Leonardo.

"E di molte sepolture premature," aggiunse Voss.

Leonardo chiese accesso alle biblioteche. Voleva la storia dello Stirland, le mappe delle strade, i nomi delle famiglie locali, le variazioni conosciute delle stirpi vampiriche e una descrizione affidabile di qualunque autorita' avesse ancora il coraggio di esercitarsi fra Drakenhof e il confine.

Voss gli apri' la biblioteca dell'Ordine del Sudario e promise il proprio aiuto. Non poteva fare altrettanto per quella di Verena, dove non aveva autorita'.

"Non possiamo partire con una cappella e un nome su una mappa," disse Leonardo. "Voglio sapere chi governa quelle terre, chi vi prega e chi vi viene sepolto."

"Nella vecchia Drakenhof," rispose Voss, "le tre categorie potrebbero sovrapporsi."

La frase porto' la discussione su una questione piu' concreta: come ferire un vampiro.

L'aglio venne eliminato per primo. Voss lo defini' superstizione con la stessa calma con cui un medico avrebbe respinto una cura a base di fango e preghiere urlate. I paletti avevano una tradizione piu' solida, ma pretendevano una vicinanza che nessuno al tavolo considerava salutare. L'argento era attestato. Le armi incantate erano preferibili. Il fuoco poteva scoraggiare molte creature della notte, senza offrire garanzie contro le piu' antiche.

Derryl ascolto' con le braccia incrociate. "L'argento puro e' morbido."

"Anche i vampiri?" chiese Oronzo.

"No. L'argento. Ed e' costoso. Una palla intera si deforma e spreca metallo."

Leonardo avvicino' a se' un foglio e comincio' a disegnare una sezione di proiettile. "Piombo all'interno, rivestimento d'argento all'esterno."

Derryl prese la matita senza chiedere permesso e corresse lo spessore.

"Se il rivestimento regge la canna."

"Lo faremo reggere."

"Lo faremo provare a Marcus."

Marcus non alzo' gli occhi dalla mappa. "Naturalmente."

Il progetto venne approvato nel modo in cui i Martelli approvavano le idee migliori: nessuno sapeva ancora se avrebbe funzionato, ma tutti conoscevano qualcuno a cui farlo impugnare. Leonardo riprese la matita. "Una creatura della notte non fara' obiezioni metallurgiche."

"No," disse Derryl. "Ma la pistola potrebbe."

Oronzo aveva ascoltato soltanto a meta'. L'altra meta' della sua attenzione era rivolta alla Spada di San Toswick e al corvo che continuava a vedere sulla propria spalla, invisibile a tutti gli altri. Quando la conversazione si spense, si rivolse a Voss.

"Padre, avrei bisogno che mi spiegaste Morr."

Voss attese.

"Non tutto Morr," preciso' Oronzo. "Due o tre cose per cominciare. Ogni volta che muore qualcuno, mi guardano e si aspettano che dica parole appropriate. Io non le conosco."

"Questo non vi ha mai impedito di parlare," disse Marcus.

Oronzo lo ignoro'. Spiego' di aver scoperto la fede da poco, di sentire una chiamata e di voler capire il dio che aveva lasciato una lama sacra nelle sue mani. Voss gli parlo' del servizio, della disciplina e del cammino degli accoliti.

Quando menziono' il celibato, Oronzo assunse l'espressione di un uomo che aveva appena scoperto una clausola scritta sul retro del contratto.

"E i cavalieri?"

"Non sono vincolati nello stesso modo."

"Ecco. La cavalleria mi e' sempre sembrata una vocazione seria."

Marcus chiuse la mappa. "Tu vuoi i privilegi della fede senza gli obblighi."

"Io non voglio privilegi. Voglio capire il dio che mi ha messo una spada in mano."

"Quella spada te l'ho messa in mano io."

Oronzo sorrise, paziente come un profeta davanti a un miscredente particolarmente lento. "Tu pensi di averlo fatto. Non vedi il disegno piu' grande."

Voss non rise. Disse che avrebbe istruito Oronzo lungo il viaggio, ma non gli concesse titoli e non lo accolse formalmente nell'Ordine. Servire Morr, spiego', non era una decorazione. Ogni regola chiedeva un prezzo.

Oronzo guardo' il corvo invisibile. "Questo lo avevo capito."

La settimana successiva fu dedicata ai preparativi. Oronzo aveva gia' comprato un arco comune e tento' di sostituirlo con un raro arco elfico. Scopri' che Altdorf possedeva un'ambasciata di Ulthuan, diversi Alti Elfi e un numero inesauribile di mercanti pronti a vendere oggetti elfici che nessun elfo aveva mai toccato. Non trovo' l'arco.

Derryl ebbe maggiore fortuna nel quartiere dei nani. Commissiono' una Drakefire Pistol per venticinque corone d'oro, ricevette una ricevuta e apprese che l'arma sarebbe stata pronta tanto tardi da poter diventare un premio per il loro eventuale ritorno dalla Sylvania.

"Una promessa molto costosa," osservo' Marcus.

"Una promessa costruita da nani," rispose Derryl. "E' diverso."

Il nano si procuro' inoltre bracciali e gambali di piastra ordinari. Cerco' un secondo moschetto Hochland e non lo trovo'. Al termine degli acquisti possedeva piu' ferro, la stessa quantita' di armi lunghe e un foglio che attestava l'esistenza futura di una pistola.

Leonardo giudico' il risultato amministrativamente impeccabile.


Quasi tutti i venti

La torre del Collegio della Luce non sembrava costruita per ricevere visitatori.

Sembrava costruita per giudicare la loro ombra.

Leonardo vi entro' con lettere di referenza, credenziali del Tempio di Verena e il nome di Elspeth von Draken disposto con cura fra le ragioni per cui nessuno avrebbe dovuto cacciarlo immediatamente. Voleva essere ammesso al Collegio e partire quasi subito per lo Stirland.

La richiesta univa due ambizioni che l'istituzione aveva impiegato secoli a separare.

Un membro del Collegio di nome Patrice lo ricevette in un ufficio dove ogni superficie era stata ridotta all'essenziale. Ascolto' la storia dello studioso tileano, chirurgo, ingegnere e figlio di un cartografo di Miragliano. Lesse le referenze due volte.

"Un apprendista non parte per il Wanderjahr prima di avere imparato a vedere cio' che potrebbe consumarlo."

"La Chiesa di Morr mi manda incontro a esseri che non sono del tutto vivi," rispose Leonardo. "Se resto qui a studiare, i miei compagni potrebbero non tornare."

"E se partite senza studiare, potreste non tornare voi."

"Sono un chirurgo. La differenza fra le due possibilita' mi e' professionalmente chiara."

Patrice cerco' un'obiezione capace di superare le lettere, la missione e la testardaggine. Non la trovo'. Condusse Leonardo ai piani alti.

Il Patriarca del Collegio della Luce si chiamava Vespasian Kant.

Indossava una veste bianca priva di ostentazione, segnata soltanto da ricami geometrici. Aveva un volto anziano e affilato, il naso lievemente aquilino e iridi di un azzurro tanto pallido da confondersi quasi con la sclera. Il suo studio conteneva legno semplice, libri, pergamene e pochi dipinti. La luce entrava dalle finestre senza trovare polvere in cui mostrarsi.

Kant lesse le lettere e congedo' Patrice.

"Da Miragliano, dunque."

Leonardo si preparo' a spiegare Ponzacco, la Tilea e la differenza fra nascere in una citta' e appartenervi davvero. Non ne ebbe bisogno.

La famiglia di Kant era partita da Miragliano quando lui era ragazzo. Aveva vissuto a Marienburg, ma ricordava ancora i canali, i vicoli, il sale sulle pietre e il rumore delle botteghe al mattino. Per alcuni minuti, Patriarca e aspirante apprendista parlarono come due uomini che avevano portato la stessa citta' in esili differenti.

Poi Kant domando' perche' la Chiesa di Morr avesse bisogno di Leonardo.

La domanda raggiunse il punto esatto in cui cominciava il divieto di Volkmar.

Leonardo disse di essere stato coinvolto nei recenti sconvolgimenti fra Nuln e Ubersreik. Non racconto' la crisi, il Calderone o le omissioni imposte. Disse soltanto che la compagnia aveva incontrato pratiche di necromanzia, creature non morte e fenomeni che la Chiesa di Morr riteneva abbastanza pericolosi da inviarli nello Stirland.

Era meno della verita'. Era piu' del silenzio.

Kant non gli chiese di oltrepassare quella soglia.

"Volete studiare la Luce per combattere i morti?"

"Per curare i vivi," disse Leonardo. "E, quando necessario, per ricordare ai morti la differenza."

Il Patriarca gli fece cenno di avvicinarsi e poso' una mano sulla sua spalla.

Leonardo si aspettava una formula, un esame o la manifestazione di una luce accecante. Non accadde niente che i suoi occhi potessero riconoscere. Kant, invece, irrigidi' appena le dita.

Attorno al tileano c'era una traccia flebile e anomala.

Non un vento soltanto.

Quasi tutti.

Giravano debolmente intorno a lui, come echi lasciati da porte aperte e richiuse in luoghi diversi. Non bastavano a spiegare una disciplina. Non indicavano un Collegio. Non offrivano una risposta comoda sull'anello, sul medaglione o su qualunque altra cosa Leonardo portasse con se'.

Kant ritiro' la mano.

"Chi vi ha insegnato?"

Leonardo parlo' dell'elfo silvano che gli aveva mostrato una via verso la magia curativa. Non ne fece un maestro ufficiale e non finse che poche lezioni nella foresta equivalessero agli anni trascorsi in una torre. Kant riconobbe una predisposizione e l'impronta di un aiuto precedente.

"Attorno a voi non sento un vento soltanto," disse. "Sono tracce lievi, ma ruotano come se ciascuna avesse gia' pronunciato il vostro nome."

Leonardo considero' la frase.

"E' una cosa buona?"

"E' una cosa che richiede studio."

"Quindi e' una cosa accademica. Mi rassicura."

Kant non condivise il sollievo. Gli ricordo' che l'Aethyr non si apprende soltanto sui libri e neppure soltanto sopravvivendo ai suoi effetti. Tuttavia, le referenze erano autentiche, la missione urgente e l'affinita' troppo singolare per essere ignorata.

Accetto' di avviare Leonardo come Ierofante.

Non gli consegno' il sapere. Gli concesse un primo passo.

Healing Light.

Kant gli insegno' a raccogliere Hysh senza tentare di possederla, a dare alla luce una forma che riconoscesse la ferita e non bruciasse cio' che intendeva salvare. Leonardo comprese presto che la magia curativa somigliava alla chirurgia soltanto nel punto in cui entrambe punivano l'arroganza.

Quando la luce comparve fra le sue mani, non fu abbagliante. Fu chiara, ferma e quasi severa.

"Posso insegnarvi una luce," disse Kant. "Non confondetela con il sapere. Sara' soltanto il primo passo."

Leonardo la osservo' spegnersi sulle proprie dita.

"I primi passi hanno il vantaggio di allontanarci dal punto in cui eravamo fermi."

Lascio' la torre con una disciplina ancora da meritare, un incantesimo capace di curare e una domanda nuova: chi, o che cosa, aveva lasciato quasi tutti i venti della magia a girare intorno a lui?


Lustria dietro un muro

Mentre Leonardo cercava la luce, Marcus cercava escrementi di salamandra.

La differenza fra le due missioni era soprattutto cerimoniale.

Lo Zoo Imperiale occupava una collina di Altdorf dietro un alto muro di pietra e un portone di legno abbastanza grande da far passare creature che un cittadino prudente avrebbe preferito vedere morte, impagliate o appartenenti a un'altra provincia. All'ingresso, un avviso prometteva ricche ricompense per uova di grifone e di drago.

Marcus lo lesse e decise che il prezzo non poteva compensare il metodo di raccolta.

Indossava abiti riconducibili al Collegio d'Ametista e si presento' come assistente di Lady Elspeth von Draken. Uso' un nome falso che cambio' prima che qualcuno potesse affezionarvisi. Le credenziali autentiche della compagnia, la sicurezza del tono e il rispetto che accompagnava il nome di Elspeth fecero il resto.

Il serraglio non era aperto al popolo comune. Fra i sentieri si muovevano visitatori ben vestiti, studiosi, servitori e addetti in uniforme azzurra, ciascuna segnata sul petto dal simbolo di un grande cancello. Padiglioni di legno e pietra sorgevano fra piante esotiche. Dietro recinti enormi si muovevano sagome che parevano appartenere a continenti diversi e a ere che l'Impero non aveva mai governato.

Nella sezione lustriana, Marcus vide una grande creatura rettiliana e cornuta pascolare su due zampe. Un pannello la identificava come Stegadonte. Altri cartelli indicavano salamandre di varie specie e Pteranodonti rinchiusi in una voliera.

Marcus lesse le descrizioni con attenzione professionale e comprensione limitata.

"Cerco una salamandra piromantica," disse a un addetto.

L'uomo gli spiego' che nessun animale poteva essere ceduto. Marcus rispose che non era ancora arrivato al punto di chiedere l'animale intero, una frase che non rassicuro' nessuno.

Venne indirizzato agli uffici amministrativi. Una funzionaria lo accompagno' al piano superiore del padiglione centrale e gli parlo' del responsabile della sezione Lustria.

Eric Massenbach era nato artista prima di diventare esperto di flora e fauna. Da giovane aveva seguito il padre in spedizioni commerciali oltre l'oceano. La Lustria gli aveva dato abbastanza meraviglie da occupare una vita: aveva studiato le creature, disegnato gli ambienti e continuato a tornare dove uomini piu' prudenti non sarebbero andati una seconda volta.

Il suo quadro piu' famoso raffigurava un Carnosauro con i cuccioli. Massenbach preferiva pero' grandi composizioni in cui animali diversi vivevano nello stesso paesaggio. Le chiamava nature animate. Alcune erano esposte nei corridoi dell'Universita' di Altdorf.

"E di quale va piu' orgoglioso?" domando' Marcus.

La funzionaria non lo sapeva. Massenbach viaggiava spesso, era ricco abbastanza da non dover spiegare ogni assenza e parlava con il personale soprattutto per questioni di lavoro.

Il suo studio era un edificio quasi interamente di legno, poggiato su una base di pietra. Grandi disegni coprivano le pareti esterne: foreste umide, rettili colossali e creature alate immerse in una vegetazione troppo viva per Altdorf.

Marcus busso'.

Eric Massenbach, artista ed esploratore della Lustria

Gli apri' un uomo dalla pelle molto scura, vestito d'arancio e blu. Portava strumenti da disegno e uno spettacolare copricapo ornato di piume, ali e frecce. Sembrava che un'intera spedizione avesse deciso di sopravvivere trasformandosi in cappello.

"Mastro Massenbach. Sono Asoph Manteuffel, primo assistente di Lady Elspeth von Draken."

Il nome era falso. Il complimento che segui' era stato preparato con maggiore cura.

Marcus parlo' del Carnosauro, della sensazione che la creatura potesse uscire dalla tela e della capacita' di Massenbach di mostrare non soltanto gli animali ma il mondo che li aveva prodotti.

L'artista sorrise. La porta si apri' un poco di piu'.

Massenbach lo fece entrare e parlo' dello zoo con l'affetto severo di chi amava creature affidate a persone meno innamorate. La sezione lustriana custodiva Stegadonti, Pteranodonti e vari tipi di salamandra. Era forse la parte piu' importante del serraglio dopo quella del drago.

I Pteranodonti vivevano in una voliera troppo piccola per loro. L'Imperatore desiderava studiare e possedere le meraviglie del mondo; il popolo comune non era ammesso a vederle.

"Un sacrificio alla conoscenza?" chiese Marcus.

"Un sacrificio al desiderio di chi ha ordinato le gabbie," rispose Massenbach.

Marcus arrivo' infine alla commissione.

"La mia signora conduce uno studio che richiede una salamandra di fuoco."

"Piromantica," corresse Massenbach.

Lo zoo ne possedeva due, una coppia che non si riproduceva. Erano proprieta' diretta dell'Imperatore. Massenbach poteva nutrirle, studiarle e dipingerle; non poteva cederle neppure a Elspeth von Draken senza un ordine del trono.

Marcus annui' come un uomo che aveva previsto precisamente quella risposta.

"Allora non mi serve la salamandra."

Massenbach attese.

"Mi serve cio' che, in rare occasioni, espelle."

Per la prima volta da quando Marcus era entrato, l'artista parve rimpiangere di aver aperto la porta.


Due perle e un drago

La spiegazione di Massenbach restitui' dignita' scientifica a una materia che ne aveva poca.

Le salamandre piromantiche erano voraci. Inghiottivano pietre e altri materiali che il loro apparato digerente non poteva dissolvere. Talvolta la sostanza estranea veniva avvolta in una membrana e infine espulsa insieme alle feci ordinarie.

La membrana, non le feci, tratteneva il calore.

Il risultato era una perla calorifera.

"Quindi le feci non bruciano," disse Marcus.

"No."

"E' importante. Ho colleghi capaci di trasformare un'imprecisione in un programma di ricerca."

Le perle erano rare. Un accordo con il Collegio del Fuoco assegnava normalmente ogni nuovo esemplare ai piromanti, che le usavano come focus o catalizzatori. Massenbach ne conservava due nel proprio studio come ricordo. Marcus mostro' allora le credenziali della missione. Non parlo' di Ubersreik e non nomino' i segreti che Volkmar aveva chiuso dietro il proprio ordine. Disse soltanto che la Chiesa di Morr stava inviando la compagnia contro creature empie, e che il fuoco poteva fare la differenza fra un cadavere immobile e uno deciso a discutere.

Massenbach apri' un contenitore e prese una perla poco piu' grande di un uovo. "Questa posso darvela."

Marcus la peso' nel palmo senza sorridere.

L'artista guardo' le credenziali una seconda volta, poi prese anche l'altra. "Ne avevo due. Per cio' che mi avete confidato, due possono valere piu' di un ricordo."

Marcus le ripose con attenzione.

"Le chiamero' prestito. Se la missione ce le restituira', torneranno nel vostro studio."

Per Massenbach erano un dono. Per Marcus erano un debito con una forma piu' educata. L'accordo rimase sospeso fra le due interpretazioni, entrambe sufficienti a mettere le perle nelle mani dell'agente.

Massenbach rifiuto' l'idea di produrne altre alimentando le salamandre con pietre. Avrebbe rischiato gli animali, il posto e probabilmente la forca. Declino' anche un invito a cena: stava preparando una nuova spedizione verso la Lustria e aveva piu' lavoro che tempo.

Marcus lascio' lo studio con due perle calorifere, un contatto nuovo e la conferma che perfino le meraviglie dell'Impero venivano amministrate attraverso accordi, ricevute e appropriazioni imperiali.

Prima di uscire dallo zoo, passo' davanti al recinto piu' celebre.

Lo Shard Dragon era enorme.

La bestia aveva colori blu attraversati da riflessi verdi, zampe possenti e nessuna ala. La sua apparente calma non diminuiva la sensazione di trovarsi davanti a una creatura capace di considerare il muro una convenzione. Gli studiosi sostenevano che gli Shard Dragon vivessero spesso nelle montagne naniche e si nutrissero talvolta di metalli rari. Alcuni mangiavano gromril, rendendo il proprio corpo ancora piu' resistente.

Lo Shard Dragon custodito nello Zoo Imperiale

Quando i riflessi verdi sparivano fra le ombre del recinto, la sua forma nera e frastagliata sopra le rocce, lunga e serpentiforme, poteva sembrare a uno sguardo distratto un corvo gigantesco.

Non lo era.

Il corvo di Oronzo restava altrove, invisibile e senza gabbia.

Lo Shard Dragon non attacco'. Non ruggi'. Osservo' i visitatori con un'intelligenza abbastanza evidente da rendere poco confortante la sua docilita'.

Marcus penso' alle due perle nel contenitore, alla vampira bruciata al sole, ai Cavalieri del Corvo scomparsi e alla strada che li avrebbe portati verso Drakenhof.

Altdorf aveva dato loro mappe, una luce, una ricevuta, piastre d'acciaio e due frammenti di fuoco.

Non aveva dato loro alcuna certezza.

Quando i Martelli si ritrovarono, la settimana di preparativi era quasi terminata.

Leonardo porto' Healing Light e la notizia che quasi tutti i venti della magia avevano lasciato una traccia attorno a lui. Derryl porto' protezioni nuove e la promessa scritta di una pistola futura. Oronzo porto' un arco comune, la Spada di San Toswick e l'intenzione di imparare da Voss senza diventare ancora cio' che l'Ordine pretendeva. Marcus porto' le due perle.

La compagnia era ancora ad Altdorf.

La partenza per lo Stirland non era ancora avvenuta, ma per la prima volta la Sylvania non li attendeva del tutto disarmati.


Stato della Compagnia

Nuovi alleati e contatti:

  • Vespasian Kant, Patriarca del Collegio della Luce, ammette Leonardo in via eccezionale come Ierofante e gli insegna Healing Light.
  • Patrice, membro del Collegio della Luce, riceve Leonardo e lo conduce dal Patriarca.
  • Eric Massenbach, artista, esploratore e responsabile della sezione Lustria dello Zoo Imperiale, affida a Marcus due perle calorifere.

Scoperte:

  • Kant percepisce attorno a Leonardo tracce flebili di quasi tutti i venti della magia; origine e significato restano ignoti.
  • Le salamandre piromantiche producono raramente perle calorifere quando il loro apparato digerente avvolge materiali non digeribili in una membrana capace di trattenere calore.
  • Lo Zoo Imperiale custodisce una coppia di salamandre piromantiche e uno Shard Dragon; nessuna di queste creature appartiene alla compagnia.

Oggetti e preparativi:

  • Marcus custodisce due perle calorifere, dono secondo Massenbach e prestito secondo Marcus.
  • Derryl ha commissionato una Drakefire Pistol per venticinque corone e conserva la ricevuta; l'arma non e' ancora stata consegnata.
  • Derryl ha ottenuto bracciali e gambali di piastra, ma non un secondo moschetto Hochland.
  • Oronzo possiede un arco comune; la ricerca di un arco elfico non ha avuto successo.
  • Derryl e Leonardo intendono fabbricare proiettili di piombo rivestiti d'argento durante il viaggio; il progetto non e' ancora stato realizzato ne' provato.

Fili narrativi aperti:

  • Oronzo ricevera' istruzione da Padre Voss, ma non e' entrato formalmente nell'Ordine di Morr.
  • Leonardo ha ammesso a Kant il proprio coinvolgimento negli eventi fra Nuln e Ubersreik senza rivelarne i dettagli; resta da capire se quella confidenza avra' conseguenze.
  • L'affinita' di Leonardo con piu' venti della magia non e' spiegata.
  • Restano aperte la scomparsa dei due Cavalieri del Corvo, la pista della vampira, l'identita' di Draken von Hess, il possibile ruolo di von Stall e la verifica della cappella di Morr a Drakenhof.
  • Le due perle potranno essere impiegate contro i non morti oppure restituite a Massenbach, se sopravvivranno alla missione.

Situazione attuale:

  • I Martelli sono ancora ad Altdorf, al termine della settimana di preparativi, pronti a partire verso lo Stirland e la Sylvania con Padre Leopold Voss.

"Una gabbia non rende mansueta una creatura. La rende soltanto piu' vicina." — Marcus Ghast