Martelli da Guerra

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Capitolo IX: Caccia sui Tetti

"I fanatici sono i nemici più pericolosi. Non puoi corromperli, non puoi spaventarli, e quando li catturi, si uccidono prima che tu possa aprire bocca." — Derryl "Barilotto" Duraksson


Il Piano: Pedinare Giulien Renner

Dopo l'incontro con Padre Humfried e la spartizione delle cinquecento corone, il gruppo si riunisce nella sacrestia del Tempio di Verena per pianificare la mossa successiva. Giulien Renner—il sicario catturato durante l'imboscata—ha rivelato che Joan Braun, l'intermediario dagli occhi di ghiaccio, opera dalla Roosten House. L'idea è semplice: lasciare che Renner "consegni il lavoro" e seguirlo per risalire la catena di comando.

"Non possiamo presentarci tutti insieme," osserva Leonardo, studiando una mappa sgualcita dei quartieri bassi. "Ci noteranno subito."

Marcus Ghast si fa avanti, gli occhi che brillano di quell'entusiasmo freddo tipico delle spie. "Lasciate fare a me. Mi travesto, lo seguo da vicino. Voi restate indietro—segnerò il percorso col gessetto sui muri. Una croce per 'proseguite dritto', un cerchio per 'svoltate'. Non potete sbagliare."

Padre Giuliano aggrotta la fronte. "E se ti scoprono?"

Marcus si stringe nelle spalle. "Sono solo un mendicante che chiede l'elemosina. Chi fa caso ai mendicanti?"

Il piano viene approvato. Marcus si infila stracci luridi, si sporca il viso con cenere e fango, e assume l'andatura claudicante di un veterano delle guerre del nord. È irriconoscibile.


Renner Cerca Joan Braun

Marcus segue Giulien Renner attraverso i vicoli contorti di Pleidorf, segnando il percorso col gessetto per il resto del gruppo che segue a distanza.

Renner cerca disperatamente Joan Braun, l'uomo che ha orchestrato l'imboscata e a cui deve riferire. Le sue indagini lo portano in taverne malfamate, bordelli di infimo ordine, e fumerie d'oppio dove la verità si compra a peso d'oro. Alla fine, trova un nome: Ugo Babel.

Babel è un ladruncolo, un topo di fogna umano che sopravvive rubacchiando e facendo commissioni per chi paga. E per settimane, ha fatto da portamessaggi per Joan Braun—consegnando lettere sigillate, ritirando pacchi misteriosi, riferendo ordini a uomini dall'aria pericolosa.

"Braun?" Babel ridacchia nervosamente quando Renner lo interroga in un vicolo puzzolente. "Non lo vedo da giorni. È sparito come fumo. Dicono che sia andato via città, ma chi lo sa? Quelli come lui sanno come diventare invisibili."

Renner lo paga con qualche moneta di rame e lo lascia andare. È un vicolo cieco. Braun è svanito, e con lui ogni pista diretta verso i mandanti.


La Morte di Giulien Renner

Sconsolato e senza più un contatto a cui riferire, Giulien Renner prende una decisione fatale. Invece di tornare dai suoi aguzzini, si dirige verso una vecchia stamberga nei bassifondi—un edificio fatiscente con le finestre sbarrate e l'intonaco che si sbriciola come pane raffermo. Forse un nascondiglio, forse un tentativo di fuga.

Marcus, che lo tiene d'occhio da lontano, nota il cambio di direzione e decide di seguirlo più da vicino. Cosa sta tramando?

Renner si guarda intorno—una volta, due volte—poi spinge la porta sgangherata ed entra.

Marcus aspetta qualche secondo, poi si avvicina. La porta è socchiusa. Dall'interno non arriva alcun suono.

Troppo silenzio.

Marcus spinge la porta con cautela... e quello che vede gli gela il sangue.

Giulien Renner giace morto sul pavimento, la gola squarciata da un taglio netto. Il sangue si allarga in una pozza scura sul legno marcio. Sopra di lui, due figure si stagliano contro la luce fioca che filtra dalle assi della finestra.

Indossano maschere di ferro—volti grotteschi, immobili, senza espressione. Gli occhi che brillano dietro le fessure sono freddi come il metallo che li nasconde.

"ALLARME!" urla Marcus, arretrando verso la porta.

Gli assassini non esitano. Con movimenti coordinati, si lanciano verso una finestra sul retro, sfondano le assi marce e scompaiono sui tetti di Pleidorf.


L'Inseguimento: Sangue sulle Tegole

Il gruppo accorre al grido di Marcus. Leonardo si china brevemente su Renner—morto, niente da fare—poi alza lo sguardo verso la finestra sfondata.

"Sui tetti! Muovetevi!"

Inizia una caccia forsennata attraverso il labirinto aereo di Pleidorf. I tetti della città vecchia sono un incubo di tegole sconnesse, travi marce, abbaini pericolanti e passaggi stretti tra camini fumanti. Gli assassini mascherati si muovono con agilità mortale, come se conoscessero ogni angolo, ogni appiglio, ogni scorciatoia.

Padre Giuliano arranca sulle tegole scivolose, la sua armatura che lo rallenta ad ogni passo. "Per Myrmidia, questi demoni dove pensano di andare?!"

Derryl impreca in khazdal mentre una tegola cede sotto il suo peso. "Maledetti umani e le vostre case di cartapesta! A Zhufbar i tetti sono di PIETRA!"

Ma è Oronzo a brillare.

Il ladro tileano si muove sui tetti come se ci fosse nato. Dove gli altri esitano, lui corre. Dove gli altri cercano appigli, lui salta. E quando gli assassini guadagnano distanza attraversando un vicolo largo, Oronzo fa qualcosa di folle.

Tra i due edifici, fili di panni stesi oscillano nel vento serale—lenzuola, camicie, mutande che le lavandaie hanno dimenticato di ritirare.

Senza un attimo di esitazione, Oronzo corre sui fili come un funambolo, le braccia allargate per l'equilibrio, i piedi che sfiorano il tessuto teso. Per un istante terrificante sembra che stia per cadere nel vuoto—poi atterra dall'altra parte con una capriola, rotolando sulle tegole e riprendendo subito la corsa.

"MADONNA DELLA TILEA!" esclama Leonardo, incredulo.

Oronzo guadagna terreno. Gli assassini se ne accorgono.


Il Primo Assassino: Morte Prima del Disonore

Uno dei due si ferma di colpo, voltandosi verso Oronzo che sta per raggiungerlo. Per un istante, sembra che voglia combattere.

Invece, con un gesto lento e deliberato, estrae un pugnale dalla cintura.

"Per l'Ordine," sussurra una voce femminile da dietro la maschera.

E si trafigge la gola.

Il corpo crolla sulle tegole, scivolando lentamente verso il bordo del tetto. Il sangue schizza sulla maschera di ferro, colando dalle fessure degli occhi come lacrime scarlatte.

Oronzo si ferma, scioccato. "Ma... che cazzo...?"

Leonardo, che ha finalmente raggiunto il gruppo, osserva il cadavere con un misto di orrore e fascino accademico. "Fanatici. Pronti a morire piuttosto che tradire il loro credo. Ho letto di sette così—i membri subiscono un addestramento che elimina l'istinto di sopravvivenza. Diventano armi viventi, usa e getta."

"Meno filosofia, più corsa!" ringhia Derryl. "L'altro sta scappando!"


La Cattura: Sangue e Pugni

Il secondo assassino salta tra i tetti con la disperazione di chi sa di essere braccato. Ma la stanchezza inizia a farsi sentire—un passo falso, una tegola che cede.

La figura precipita dal bordo di un tetto, aggrappandosi all'ultimo secondo a una grondaia arrugginita. Per un attimo rimane appesa nel vuoto, le gambe che scalciano nel nulla.

Marcus non esita. Si lancia in un placcaggio degno di un giocatore di Blood Bowl, afferrando l'assassino a mezz'aria e trascinandolo giù su un balcone sottostante. I due rotolano tra vasi di fiori frantumati e biancheria sporca, pugni e gomitate che volano.

"Fermo, bastardo!"

L'assassino si divincola, una mano che cerca il pugnale alla cintura—lo stesso gesto suicida del compagno.

Ma Oronzo arriva prima.

Un colpo secco alla tempia con il calcio di un pugnale. L'assassino si affloscia come un sacco vuoto.

"No no no, tu non vai da nessuna parte," ansima Oronzo, strappando il pugnale dalla cintura del prigioniero. "Abbiamo delle domande."

Marcus rimuove la maschera di ferro dal volto dell'assassino.

Silenzio.

È una donna.

Giovane—forse venticinque anni. Lineamenti duri, cicatrici sul mento e sullo zigomo. Capelli corti, tagliati in modo pratico. Gli occhi—quando li riapre, stordita—sono due pozzi di fanatismo gelido.

"Beh," commenta Derryl, accendendo la pipa con calma studiata. "Non me l'aspettavo."


La Prigioniera dell'Ordine del Sacro Martello

La Prigioniera

La donna viene trasportata al Tempio di Verena in catene, con le mani legate dietro la schiena e un bavaglio in bocca per evitare che si morda la lingua. Padre Humfried la osserva con espressione grave mentre viene rinchiusa in una cella sotterranea.

"Ordine del Sacro Martello," mormora il sacerdote. "Riconosco le loro tecniche. Agenti dormienti, addestrati a uccidere e morire senza lasciare tracce. Non sarà facile farla parlare."

"Possiamo provare," dice Leonardo, già con la mente ai libri della biblioteca.

Humfried scuote la testa. "La tortura non funzionerà. Questi fanatici sono addestrati a resistere al dolore—anzi, lo accolgono come purificazione. Se la torturate, si chiuderà ancora di più. O troverà un modo per uccidersi."

"Allora cosa suggerisci?" chiede Giuliano.

"Metodi alternativi. Psicologici. Dovete trovare la crepa nella sua fede—il dubbio che tutti i fanatici nascondono nel profondo del cuore."


Leonardo nella Biblioteca: Metodi di Interrogatorio

Mentre gli altri montano la guardia alla prigioniera, Leonardo si immerge nella biblioteca del Tempio di Verena. Scaffali polverosi carichi di tomi antichi, pergamene ingiallite, trattati di giurisprudenza e—quello che cerca—manuali sull'arte dell'interrogatorio.

"Privazione del sonno," legge ad alta voce, sfogliando un volume rilegato in pelle nera. "Efficace dopo 48-72 ore. Il soggetto inizia ad avere allucinazioni, la resistenza psicologica crolla..."

Prende appunti febbrilmente.

"Disorientamento temporale... isolare il prigioniero dalla luce naturale, alterare i ritmi di sonno e veglia, creare confusione sulla durata della prigionia..."

"Falsa empatia... un interrogatore 'buono' che offre conforto, si presenta come alleato, costruisce un rapporto di fiducia..."

"Confronto con le contraddizioni... presentare prove che smontano la narrativa del prigioniero, creare dubbi sulla lealtà dei suoi superiori..."

Leonardo chiude il libro con un tonfo sordo. "Niente torture fisiche. Dobbiamo essere più sottili di così."

Ma in fondo sa che potrebbe non bastare. Quella donna ha guardato la morte in faccia e non ha battuto ciglio. Come si spezza qualcuno che non ha paura di morire?


L'Interrogatorio: Marcus e la Prigioniera

È Marcus Ghast a tentare per primo l'approccio diretto. Si siede di fronte alla prigioniera nella cella umida, separato da lei solo da un tavolo di legno grezzo. Una candela tremolante getta ombre inquietanti sui muri di pietra.

"Come ti chiami?"

Silenzio.

"Per chi lavori?"

Silenzio.

"Sai che il tuo compagno è morto. Si è ucciso piuttosto che farsi catturare. Tu sei ancora viva. Perché?"

Per la prima volta, la donna reagisce. Un guizzo negli occhi—qualcosa tra il disprezzo e... il riconoscimento?

"Tu..." La sua voce è roca, come se non la usasse da tempo. "Ti conosco."

Marcus si irrigidisce impercettibilmente. "Non credo proprio."

La donna sorride—un sorriso freddo, affilato. "Certo che ti conosco. Sei dei nostri, vero? Lavori per loro dall'interno. Stai vendendo il resto del gruppo."

Dietro la porta della cella, dove Leonardo, Giuliano e Derryl ascoltano in silenzio, cala un gelo improvviso.

Marcus mantiene la compostezza. "Non so di cosa parli."

"Oh, ma lo sai benissimo." La donna si sporge in avanti, abbassando la voce a un sussurro complice. "Liberami. Fallo di nascosto dagli altri. Ti copriremo—ti ricompenseremo. Sai che possiamo farlo. Sai cosa succede a chi ci tradisce, e sai cosa succede a chi ci serve bene."

Un lungo silenzio.

Marcus si alza lentamente. "Ci penserò."

Esce dalla cella senza voltarsi.


Dopo l'Interrogatorio: Il Seme del Dubbio

Marcus trova Derryl ad aspettarlo nel corridoio, le braccia incrociate sul petto massiccio e lo sguardo di chi ha sentito tutto.

"Quella ti conosce, Ghast."

Non è una domanda.

"Sta mentendo," risponde Marcus con calma. "È una tattica. Vuole dividerci."

"Forse." Il nano estrae la pipa, la accende con un fiammifero, e soffia una nuvola di fumo acre. "O forse no. Non mi piace come ti guardava. Non mi piace per niente."

Leonardo interviene, sempre il diplomatico: "Potrebbe essere una manovra psicologica. I fanatici sono addestrati a manipolare—"

"O potrebbe essere la verità," lo interrompe Derryl. "Ghast lavora per chiunque paghi. Lo sappiamo tutti. La domanda è: chi lo sta pagando in questo momento?"

Marcus non risponde. Si limita a sostenere lo sguardo del nano per un lungo momento, poi si volta e si allontana nel corridoio buio.

Padre Giuliano si fa il segno di Myrmidia. "Che Verena ci illumini. Perché io non ci vedo più chiaro di prima."

Il seme del dubbio è piantato. E in una compagnia dove la fiducia è già merce rara, i sospetti su Marcus Ghast hanno iniziato a germogliare.


Stato della Compagnia

Progressi:

  • Una prigioniera fanatica dell'Ordine del Sacro Martello in custodia presso il Tempio di Verena
  • Identificato Ugo Babel come portamessaggi di Joan Braun
  • Confermato il coinvolgimento dell'Ordine nell'assassinio di Mössbauer

Perdite:

  • Giulien Renner ucciso dagli assassini mascherati
  • Un assassino dell'Ordine morto suicida durante l'inseguimento

Questioni Aperte:

  • Joan Braun è scomparso—dove si nasconde?
  • Chi comanda veramente l'Ordine del Sacro Martello?
  • La prigioniera dice la verità su Marcus, o è solo manipolazione?
  • Come spezzare la volontà di una fanatica pronta a morire?

Tensioni Interne:

  • Derryl nutre forti sospetti su Marcus Ghast
  • La lealtà di Marcus è messa in discussione
  • Il gruppo è diviso sulla fiducia da accordare alla spia di Verena