Martelli da Guerra

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Capitolo XI: Il Figlio di Babel

"Un bambino venduto, un padre ubriaco, e una pista che puzza di fogna—letteralmente." — Oronzo Cassano


Il Ritorno a Casa

Padre Giuliano cammina per le strade di Pleidorf con il piccolo Johan al suo fianco. Il bambino tiene stretta la mano del prete, i suoi occhi grandi che scrutano ogni angolo della città come se vedesse tutto per la prima volta.

"Dove stiamo andando, Padre?" chiede Johan con voce sottile.

"A casa tua, ragazzo," risponde Giuliano. "Voglio conoscere la tua famiglia. E soprattutto..." Si ferma, abbassandosi all'altezza del bambino. "...voglio conoscere tuo padre."

Gli occhi di Johan si illuminano. "Papà? Ma lui non c'è mai a casa. Mamma dice che è sempre in giro a fare... cose."

"Che genere di cose?"

Il bambino scrolla le spalle. "Non lo so. Cose da grandi."


La Stamberga dei Babel

La casa—se così si può chiamare—è peggio di come Giuliano la ricordava. L'odore di cavolo marcio e disperazione permea ogni angolo. La madre di Johan li accoglie sulla soglia con un'espressione che oscilla tra la sorpresa e il fastidio.

"Siete tornato?" La donna incrocia le braccia. "E avete riportato il moccioso. Credevo fosse vostro ormai."

"Volevo parlare con vostro marito," dice Giuliano, mantenendo un tono cortese nonostante tutto. "È in casa?"

La donna scoppia in una risata amara. "Ugo? A quest'ora? Sarà in qualche bettola a bere quello che resta delle vostre monete." Lancia uno sguardo al figlio. "E tu, cosa ci fai qui? Sei stato venduto. Non sei più affar mio."

Johan abbassa lo sguardo, le spalle che si curvano sotto il peso di quelle parole.

Ma la madre non ha finito. Si china verso il bambino con un sorriso che non raggiunge gli occhi. "Senti a me, ragazzo. Questo prete sembra troppo buono per essere vero. Tieni gli occhi aperti e le mani svelte, capito? Se ha una borsa, alleggeriscila. È il minimo che ti deve per averti comprato come un sacco di patate."

Giuliano sente il sangue salirgli alle tempie, ma si trattiene. "Signora, vi assicuro che—"

"Risparmiatevi il fiato, Padre." La donna si ritira nell'ombra della stamberga. "Il ragazzo è vostro. Quello che ne fate non mi riguarda più."

La porta si chiude con un tonfo sordo.

Johan alza lo sguardo verso Giuliano, gli occhi lucidi. "Papà si chiama Ugo. Ugo Babel."

Il prete si irrigidisce. Babel. Lo stesso cognome del corriere di Joan Braun.


Perplessità al Tempio

Quando Giuliano si presenta al Tempio di Verena con Johan al seguito, la reazione del gruppo è... poco entusiasta.

"Hai portato il bambino?" Oronzo fissa il piccolo come se fosse apparso un ratto gigante. "Giuliano, siamo nel mezzo di un'indagine su un culto di assassini fanatici. ASSASSINI. E tu ti presenti con un marmocchio di sei anni?"

"Cinque e mezzo," corregge Johan con serietà.

"Ancora peggio!"

Leonardo si massaggia le tempie. "Giuliano, amico mio... capisco la compassione cristiana, o myrmidiana, o quello che è. Ma questo è oggettivamente folle."

Marcus osserva la scena in silenzio, un sopracciglio alzato. Derryl scuote la testa, borbottando qualcosa in Khazalid che probabilmente è meglio non tradurre.

"Il bambino è figlio di Ugo Babel," dice Giuliano. "Lo stesso Babel che fa da corriere per Joan Braun."

Il silenzio cala sul gruppo.

"Aspetta," dice Oronzo lentamente. "Stai dicendo che questo moccios— che questo ragazzo è IMPARENTATO con uno dei nostri obiettivi?"

"Esattamente."

Oronzo guarda Johan, poi Giuliano, poi di nuovo Johan. "Va bene. Forse non è stata l'idea più stupida della giornata. Forse."

Leonardo coglie l'occasione per condividere ciò che ha scoperto sull'organizzazione criminale. "Da quello che sappiamo, Joan Braun—conosciuto anche come 'Rocker'—ha usato l'orfanotrofio per addestrare bambini come assassini. Li prendeva piccoli, li plasmava, li trasformava in armi viventi. Ugo Babel faceva da corriere, trasportando ordini ai vari membri dell'organizzazione."

"Bambini assassini," mormora Giuliano, guardando Johan con occhi nuovi. "Per la misericordia di Myrmidia..."


L'Interrogatorio del Piccolo Babel

Oronzo si accovaccia davanti a Johan, assumendo l'espressione più amichevole che riesce a simulare—il che, per Oronzo, significa sembrare solo moderatamente minaccioso.

"Allora, ragazzino. Raccontami tutto. Come sei finito con il prete?"

Johan guarda Giuliano, che annuisce incoraggiante.

E Johan parla. Parla, parla, e parla ancora. Racconta della povertà, della fame, del padre sempre assente, della madre che lo ignorava. Racconta di come un uomo—"uno con la faccia cattiva"—sia venuto a casa e abbia dato dei soldi a suo padre. Racconta di come poco dopo sia arrivato il prete con altre monete.

"L'uomo con la faccia cattiva," interrompe Oronzo. "Come si chiamava?"

"Joan," risponde Johan senza esitazione. "Joan Braun. Papà lo chiamava così."

Gli sguardi del gruppo si incrociano.

"E cosa faceva questo Joan Braun a casa tua?"

"Dava soldi a papà. Tanti soldi. Papà faceva delle cose per lui. Portava lettere, credo."

Oronzo si alza, lanciando un'occhiata significativa agli altri. Poi si volta di nuovo verso Johan, il tono che si fa più duro.

"Senti bene, ragazzino. Ti trovi in compagnia di persone che non prendono bene i ladri. Se ti viene in mente di alleggerire qualcuno di noi..." Si sporge in avanti. "...ti assicuro che te ne pentirai. Chiaro?"

Johan annuisce vigorosamente, gli occhi sgranati.


Home Schooling

È Leonardo a notarlo per primo.

"Johan," chiede, indicando un cartello appeso alla parete del tempio. "Cosa c'è scritto lì?"

Il bambino fissa le lettere con espressione vuota. "Non... non lo so, signore."

"Non sai leggere?"

Johan scuote la testa, vergognandosi.

Leonardo si volta verso Giuliano con un'espressione tra l'incredulo e il determinato. "Il tuo paggio non sa leggere. Non sa scrivere. Questo è inaccettabile."

"Sono d'accordo," ammette Giuliano. "Ma non è colpa sua. Nessuno gli ha mai insegnato."

"Allora gli insegneremo noi."

E così, in un angolo del Tempio di Verena, ha inizio la più improbabile delle lezioni. Leonardo procura una tavoletta di cera e uno stilo, mentre Giuliano—con sorprendente delicatezza—va a prendere una frittella calda dalla cucina del tempio.

"Tieni," dice il prete, porgendo il dolce al bambino. "Impara meglio a stomaco pieno."

Johan addenta la frittella con entusiasmo mentre Leonardo inizia a tracciare le prime lettere.

"Questa è la A. Vedi? Come una casetta con un tetto a punta..."


Il Piano

"Dobbiamo trovare Ugo Babel," annuncia Oronzo. "Se è il corriere di Braun, potrebbe sapere dove si nasconde quel bastardo."

"E il bambino?" chiede Marcus.

"Lo lasciamo qui, al tempio. I sacerdoti di Verena se ne occuperanno." Oronzo guarda Johan, che sta ancora lottando con la lettera B. "Non è posto per un marmocchio, dove stiamo andando."

Giuliano annuisce a malincuore. "Ha ragione. Johan, resterai qui con i sacerdoti. Ti tratteranno bene."

Il bambino alza lo sguardo dalla tavoletta, un'ombra di paura negli occhi. "Tornerete?"

"Te lo prometto," dice Giuliano.


L'Ubriaco e il Tileano

Trovare Ugo Babel non è difficile. Come aveva predetto la moglie, l'uomo è seduto in una taverna malfamata, circondato da boccali vuoti e dall'aroma inconfondibile di chi non ha visto una vasca da bagno da settimane.

Oronzo si siede accanto a lui con un sorriso da vecchio amico.

"Ehi, compagno! Ti offro da bere?"

Babel alza lo sguardo con occhi annebbiati. "Chi... chi sei tu?"

"Un amico! Un amico che vuole solo fare quattro chiacchiere." Oronzo fa un cenno all'oste. "Due birre qui. Le migliori che avete."

Quello che segue è un capolavoro di manipolazione. Oronzo ride alle battute di Babel (che non sono divertenti), commisera le sue sfortune (che sono auto-inflitte), e lentamente, birra dopo birra, estrae informazioni preziose.

"Tuo figlio, eh? Sì, l'ho venduto," farfuglia Babel. "A quel prete. Otto monete d'oro. Buon affare."

"E prima? Non l'avevi già venduto a qualcun altro?"

Babel si irrigidisce per un istante, poi l'alcol riprende il sopravvento. "Braun. Joan Braun. Quello mi ha pagato per... per tenerlo d'occhio. Il ragazzo. Non so perché voleva un moccioso, ma pagava bene."

"Questo Braun... che tipo è?"

"Pericoloso." Per un momento, gli occhi di Babel sembrano quasi lucidi. "Quella gente... Braun e gli altri... hanno le mani dappertutto. Nel Tempio di Sigmar, nei quartieri bassi, ovunque. Non sai mai chi lavora per loro."

Oronzo annuisce, versando altra birra. "E dove posso trovare questo Braun? Sai, per affari..."

Babel esita. Poi, con la logica contorta degli ubriachi, decide che questo sconosciuto è degno di fiducia.

"Tra due giorni. Alle undici di sera. Deve incontrarmi per darmi altri soldi. Al solito posto, dietro la Roosten House."

Oronzo nasconde un sorriso trionfante. "Grazie, amico. Grazie davvero."


L'Ufficio Imperiale

Mentre Oronzo estrae segreti dagli ubriachi, Giuliano e Leonardo affrontano un nemico ben più temibile: la burocrazia imperiale.

"Buongiorno," dice Leonardo all'impiegato dietro il bancone, con un entusiasmo che sorprende persino Giuliano. "Avremmo bisogno della mappa delle fognature cittadine."

C'è una luce particolare negli occhi dello studioso—una luce che Giuliano riconosce. È la stessa che Leonardo aveva da ragazzo, quando parlava del suo sogno: diventare cartografo fluviale, mappare i fiumi dell'Impero, navigare e documentare ogni corso d'acqua dalla sorgente alla foce.

Un sogno che Marcus aveva gentilmente—ma fermamente—ridimensionato nelle settimane precedenti.

"La cartografia è un hobby per nobili annoiati," aveva sentenziato il veterano. "La chirurgia salva vite. È utile al gruppo, all'umanità, alla legge, e a Sigmar stesso. Concentrati su quello."

Leonardo aveva accettato, sempre entusiasta di apprendere qualsiasi cosa. Ma gli era rimasto il pallino delle mappe—soprattutto quelle dei fiumi. Lo borbottava spesso sotto voce, giusto per provocare Marcus.

L'impiegato—un uomo con l'espressione di chi ha smesso di provare emozioni decenni fa—lo fissa senza battere ciglio.

"Modulo 7-B."

"Come?"

"Deve compilare il Modulo 7-B per le richieste di documentazione infrastrutturale. Secondo piano, stanza 14."

Leonardo e Giuliano salgono al secondo piano. Trovano la stanza 14. Compilano il Modulo 7-B.

"Deve essere controfirmato dall'Ufficio Catastale," dice l'impiegata della stanza 14. "Terzo piano, stanza 7."

Terzo piano. Stanza 7. Un altro modulo. Modulo 7-B-bis.

"Per le mappe delle fognature serve anche l'autorizzazione sanitaria," dice l'impiegato della stanza 7. "Pianterreno, stanza 22."

Pianterreno. Stanza 22. Modulo 7-B-tris.

"Ma questo modulo non ha il timbro del—"

"BASTA!" Leonardo sbatte le mani sul bancone. "È una mappa delle FOGNE! Non stiamo chiedendo i piani segreti della fortezza dell'Imperatore!"

L'impiegato lo fissa, impassibile. "Modulo 12-C per i reclami. Quarto piano, stanza 3."


La Botola del Riscatto

Mentre aspettano l'ennesimo timbro, Giuliano racconta una storia per passare il tempo.

"A Luccini, nella mia terra, c'era una chiesa famosa per una botola segreta. Un nobile locale—un tipo viscido, da quello che si dice—la usava per intrufolarsi nelle case delle spose novelle la prima notte di matrimonio."

Leonardo alza un sopracciglio. "Affascinante. E cosa c'entra con le fognature di Pleidorf?"

"Niente. Ma la fine della storia è interessante. I mariti traditi scoprirono la botola. Una notte lo aspettarono. E quando il nobile scese..." Giuliano mima un gesto eloquente. "...trovò una dozzina di uomini armati di forconi."

"E?"

"E ora quella chiesa è famosa per la 'Botola del Riscatto'. Dicono che il sangue del nobile abbia macchiato le pietre per generazioni."

Leonardo annuisce pensieroso. "Una storia edificante. Suppongo che la morale sia 'non fidarti delle botole'?"

"La morale è che i segreti sotterranei hanno sempre un prezzo."


La Signora con la Cornetta

Alla fine, dopo ore di peregrinazione burocratica, vengono indirizzati in un seminterrato polveroso dove una donna anzianissima siede dietro una scrivania coperta di carte ingiallite.

"BUONGIORNO!" urla Leonardo, notando la cornetta acustica che la donna tiene all'orecchio.

"Giorno buono a voi, giovane. Cosa desiderate? Una torta?"

"No, una MAPPA. Delle FOGNATURE."

"Delle torture? Non trattiamo strumenti di tortura qui, signore. Dovete andare alla Gilda dei—"

"FOG-NA-TU-RE!"

La conversazione prosegue in questo modo per diversi minuti, con Leonardo che urla parole e la vecchia che le fraintende in modi sempre più creativi.

Alla fine, esasperato, Leonardo ha un'illuminazione.

"Signora, posso... posso darle un'occhiata alle orecchie?"

"Alle mie chicchiere? Che chicchierie volete sapere?"

"LE ORECCHIE. Credo abbiate del CERUME."

Miracolosamente, la vecchia capisce. O forse si arrende. In ogni caso, permette a Leonardo di esaminare le sue orecchie.

Quello che segue è... disgustoso. Ma efficace.

"Per Verena!" esclama la donna dopo l'operazione. "CI SENTO! Giovane, siete un mago!"

"Solo un chirurgo," risponde Leonardo, esaminando con disgusto il cerume estratto. "Questo... potete usarlo per farci una candela decorativa, se volete."

La vecchia ride—un suono gracchiante ma genuino. "La mappa delle fognature, dicevate? Eccola qui. Ma l'accesso principale è nel Tempio di Verena, dietro un muro nel seminterrato. Dovrete abbatterlo."


Il Nano e il Piccone

"Un MURO?" Derryl sorride come un bambino la mattina di Mondstille. "Dite che devo abbattere un MURO?"

"Sì, ma discretamente—"

Il nano ha già afferrato un piccone. "Discretamente, dice. DISCRETAMENTE!"

Quello che segue è una sinfonia di colpi e pietra che si sbriciola. Derryl lavora con l'entusiasmo di chi ha finalmente trovato il suo scopo nella vita.

C'è solo un problema.

"Derryl," dice Oronzo, fissando l'apertura nel muro. "Il buco è alto... quanto? Un metro?"

"Un metro e dieci," corregge il nano con orgoglio. "Perfetto per passarci."

"Perfetto per TE. Noi siamo UMANI."

Derryl scrolla le spalle, un ghigno sotto la barba. "Problemi vostri. Io sto benissimo."

"Potremmo usare la polvere da sparo," suggerisce Leonardo. "Per allargare il passaggio."

Tutti gli sguardi si voltano verso Derryl, che alza le mani in difesa.

"Ehi, piano. Conosco la teoria degli esplosivi, sì. Ma la pratica con la polvere nera... diciamo che non è il mio forte." Il nano si gratta la barba. "Potrei far saltare in aria il muro. O potrei far crollare tutto il tempio addosso a noi. È una lotteria."

"Meglio i picconi allora," conclude Giuliano.

E così il gruppo si addentra nelle fogne di Pleidorf, piegati a metà, mentre Derryl cammina comodamente a testa alta, ridacchiando.


Nelle Viscere della Città

Le fogne di Pleidorf sono esattamente come uno si aspetterebbe: buie, umide, e piene di cose che è meglio non identificare.

"State attenti a non respirare troppo a fondo," avverte Leonardo. "Questi miasmi possono causare febbri, infezioni, e in casi estremi—"

"Leonardo," lo interrompe Oronzo, cercando di non vomitare. "Per favore. Smettila."

Procedono con l'acqua fetida—o meglio, con qualcosa che è meglio non definire acqua—alle caviglie. Ogni respiro è una battaglia contro la nausea, e più di una volta qualcuno deve fermarsi per dominare i conati. Ma sono uomini temprati dalla strada, e stringono i denti.

Nel frattempo, Leonardo consulta la mappa con un entusiasmo che stride con l'ambiente circostante.

"Guardate qui!" esclama, indicando un punto sulla pergamena. "Il sistema fognario segue il corso del fiume Sol—i canali principali corrono paralleli, con deviazioni che drenano verso est. È una progettazione elegante, in realtà. Non così diversa da un delta fluviale in miniatura..."

"Leonardo," grugnisce Marcus, sollevando un piede da qualcosa di viscido. "Stai gongolando."

"Non sto gongolando. Sto... apprezzando."

"Stai gongolando. E puzzi."

"Puzziamo TUTTI, Marcus."

La mappa della vecchia si rivela accurata, e dopo quello che sembra un'eternità, trovano una grata che dà sulla strada.

"La mappa indica un'uscita sul fiume Sol," dice Leonardo, studiando la pergamena alla luce tremolante di una torcia con la reverenza di un prete davanti a una reliquia. "Seguiamo la fognatura principale verso nord. Il cartografo che l'ha disegnata era un vero maestro—vedete come ha indicato i dislivelli?"

"Muoviti," lo sprona Oronzo.

Il gruppo procede, l'acqua fetida che sale fino alle ginocchia in alcuni punti. Finalmente raggiungono una grata arrugginita che dà sulla banchina del fiume.

"È murata," osserva Marcus, esaminando le sbarre. "Ma il cemento è vecchio. Posso smurare le sbarre dall'alto con un rampino."

Ci vogliono venti minuti di lavoro, ma alla fine la grata cede. Il gruppo emerge sulla banchina del Sol, il sole che tramonta all'orizzonte, puzzolenti come capre ma vivi.

"Da qui possiamo raggiungere l'orfanotrofio senza essere visti," dice Giuliano. "Entriamo dalla porta a quarantadue e tagliamo per i vicoli."


L'Ospizio della Colomba Bianca

Emergono dalle fogne puzzolenti ma vivi, con l'acqua lurida che gocciola ancora dai vestiti. Qualcuno ha lo stomaco in subbuglio dopo aver respirato per ore i miasmi delle fognature, ma stringono i denti e proseguono.

"Se qualcuno si ammala," dice Leonardo scrollando le spalle mentre si toglie qualcosa di indefinibile dalla manica, "lo curerò io. Non preoccupatevi."

"Preferisco non ammalarmi affatto," borbotta Oronzo, esaminando con disgusto i propri stivali.

Hanno seguito la fognatura maestra verso nord, cercando un'uscita che permettesse loro di far perdere le tracce a eventuali inseguitori. Finalmente Marcus ha individuato una grata arrugginita che dava sulla strada—poche sbarre divelte con un rampino, e sono emersi in un vicolo discreto a pochi isolati dalla loro destinazione.

L'edificio che un tempo era conosciuto come Ospizio della Colomba Bianca è ora un guscio fatiscente ai margini del quartiere povero. Le finestre sono sbarrate, il tetto parzialmente crollato, e l'insegna—una colomba stilizzata—pende storta sopra la porta, cigolando nel vento come un memento di tempi migliori.

"Ecco dove hanno cresciuto Matilda," mormora Leonardo. "E dove hanno addestrato generazioni di bambini a diventare assassini."

Il gruppo entra con cautela, armi in pugno. L'interno puzza di abbandono e qualcos'altro—qualcosa di più recente. Cenere nel camino, impronte nella polvere, un odore sottile di cibo stantio.

"Qualcuno ha vissuto qui," osserva Marcus, esaminando i resti di un fuoco spento e toccando la cenere. "E non molto tempo fa. Forse giorni, non settimane."

Esplorano l'edificio sistematicamente, stanza per stanza:

  • Piano terra: 6 stanze con 2 letti ciascuna—dormitori spartani, materassi sottili, nessun comfort
  • Secondo piano: 3 stanze con 1 letto singolo—per i membri più anziani, forse—più un ufficio con scrivania e armadio

Oronzo conta mentalmente, le labbra che si muovono. "Sei per due fa dodici. Più tre fa quindici. Abbastanza per ospitare tutti i Guerrieri Ombra dell'Ordine del Sacro Martello."

"Più il loro capo," aggiunge Giuliano, indicando l'ufficio. "L'ufficio. Tutto torna."

"Una caserma per assassini," conclude Marcus. "Nascosta in bella vista come orfanotrofio di carità. Elegante e disgustoso allo stesso tempo."


La Piccionaia e la Lettera Bruciata

È Derryl a trovare la piccionaia sul tetto—un piccolo locale con diverse gabbie, una delle quali contiene ancora un piccione.

"Comunicazioni," dice Leonardo, esaminando l'uccello. "Braun mandava ordini ai suoi assassini tramite piccioni viaggiatori. Elegante, devo ammettere."

"Proviamo a prenderlo," suggerisce Oronzo. "Potrebbe avere un messaggio."

Ma quando Marcus apre la gabbia per catturare il volatile, il piccione—con l'istinto di chi ha già visto troppi umani sospetti—schizza fuori dalla gabbia e vola via attraverso un'apertura nel tetto.

"Maledizione!" impreca Oronzo. "Là va la nostra prova."

Marcus segue con lo sguardo la traiettoria del volatile che scompare verso nord-ovest. Poi si volta verso Leonardo con un'espressione pensierosa.

"Sarebbe possibile misurare il volo del piccione in linea retta? Per capire dove sta andando, intendo. Se sapessimo la direzione precisa, potremmo triangolare la destinazione..."

Leonardo si blocca. Un sorriso lento—quasi crudele—si allarga sul suo volto.

"Certo che sarebbe possibile," risponde, assaporando ogni parola. "Ma servirebbero strumenti adeguati. E conoscenze specifiche." Si avvicina a Marcus, gli occhi che brillano di rivalsa. "Conoscenze da CARTOGRAFO, Marcus. Ah ah!"

Marcus lo fissa, realizzando troppo tardi di aver appena dato ragione al sogno che aveva cercato di soffocare.

"Vuoi dire che—"

"Voglio dire che se avessi studiato cartografia come volevo io, invece di passare settimane sui trattati di chirurgia, ora sapremmo ESATTAMENTE dove sta andando quel piccione!" Leonardo ride, una risata genuina che echeggia sulla piccionaia. "'La cartografia è un hobby per nobili annoiati', dicevi. 'Concentrati sulla medicina, è più utile.' E adesso chi è che chiede triangolazioni?"

Oronzo osserva la scena con un ghigno divertito. "Mi sembra che il nostro studioso si stia prendendo una rivincita."

"Non importa," dice infine Leonardo, ancora raggiante. "Quello che conta è che sappiamo come comunicavano. E potrebbero esserci altri indizi." Ma il sorriso soddisfatto non lascia il suo volto per un bel pezzo.

Ma la scoperta più importante è nell'ufficio: una lettera parzialmente bruciata nel camino, salvata dal fuoco per puro caso.

Leonardo la estrae con cura, leggendo i frammenti superstiti:

"...confermare arrivo di... Torre di Hess... Wundt attende..."

"Wundt," ripete. "Un cognome?"

"E Torre di Hess," aggiunge Giuliano. "Un luogo. Ma dove?"

Leonardo si alza, gli occhi che brillano. "La biblioteca di Verena. Devo fare una ricerca. Subito."


La Famiglia Heider

Prima di lasciare l'orfanotrofio, Oronzo trova un registro polveroso nascosto sotto un'asse del pavimento. Le pagine rivelano anni di donazioni—e un nome che compare ripetutamente.

"Famiglia Heider," legge ad alta voce. "Donazioni mensili all'Ospizio della Colomba Bianca. Per anni e anni..." Sfoglia le pagine. "...e poi, improvvisamente, niente. Le donazioni si interrompono."

"Gli Heider?" Marcus aggrotta la fronte. "Sono una delle famiglie più ricche di Pleidorf. Vivono in quel mezzo maniero sulla punta della città, dove il Sol confluisce nel Reik."

"Un castello?" chiede Giuliano.

"Più che un castello, una residenza fortificata. Ma abbastanza imponente da sembrare tale." Marcus si strofina il mento pensieroso. "Posizione strategica, quella. Controllano il traffico fluviale di entrambi i fiumi. Commercianti, probabilmente, o armatori."

"Ricchi e generosi, a quanto pare. Almeno fino a quando hanno smesso di pagare." Oronzo chiude il registro. "Mi chiedo cosa sia successo. E mi chiedo se il nostro caro Joan Braun abbia qualcosa a che fare con questo."

"Un'interruzione improvvisa delle donazioni..." Leonardo riflette. "Potrebbe significare molte cose. Dissesto finanziario. Un cambiamento di priorità. O..."

"O hanno scoperto cosa stava realmente succedendo in questo orfanotrofio," conclude Marcus.


La Discussione

Sulla via del ritorno, la tensione esplode.

"Giuliano." Oronzo si ferma, voltandosi verso il prete. "Dobbiamo parlare del ragazzo."

"Johan? Cosa c'è?"

"Come hai intenzione di trattarlo, esattamente? Perché devo dirti una cosa: se scopro che hai secondi fini con quel bambino—"

L'espressione di Giuliano si indurisce. "Come OSI mettere in discussione la mia integrità?"

"OSO perché qualcuno deve farlo! Hai COMPRATO un bambino, Giuliano. L'hai comprato come si compra un cavallo al mercato!"

"L'ho SALVATO da una vita di miseria!"

"E cosa farai con lui? Lo trascinerai in battaglie? Lo userai come scudo umano?"

Leonardo si interpone tra i due. "BASTA. Tutti e due."

Si volta verso Oronzo, la voce ferma. "Conosco Giuliano da quando eravamo bambini. È un uomo d'onore. Si è impietosito di quel povero ragazzo—l'ha rivestito, l'ha nutrito, e si propone di istruirlo e prepararlo per la Chiesa di Myrmidia. Non per altro."

Poi si volta verso Giuliano. "E tu, amico mio, devi capire che Oronzo ha ragione a essere preoccupato. Siamo in una situazione pericolosa. Un bambino di sei anni non dovrebbe essere coinvolto."

Il silenzio si allunga.

Alla fine, Giuliano annuisce rigidamente. "Johan resterà al Tempio di Verena. Al sicuro. Fino a quando questa faccenda non sarà risolta."

"Bene," dice Oronzo. "Allora siamo d'accordo."


Occhi Indiscreti

È Marcus a notarlo per primo—una figura che li segue da troppo tempo per essere una coincidenza.

"Abbiamo compagnia," sussurra, facendo un cenno quasi impercettibile verso un vicolo.

Il gruppo si ferma, fingendo di discutere animatamente di qualcosa di insignificante.

"Cosa facciamo?" chiede Leonardo sottovoce.

Marcus si offre immediatamente. "Lasciate fare a me. Farò un giro largo, mi cambierò d'aspetto, e proverò a intercettare il nostro amico. Voi continuate verso il tempio come se niente fosse."

"E se è una trappola?" chiede Giuliano.

"Allora avremo la conferma che siamo sulla strada giusta."

Marcus si stacca dal gruppo con un pretesto, scomparendo in un vicolo laterale. Gli altri proseguono, fingendo normalità.

Quando si riuniscono ore dopo al Tempio di Verena, Marcus ha notizie.

"Il pedinatore era un ragazzino—probabilmente una vedetta pagata per tenerci d'occhio. L'ho seminato, ma questo conferma i nostri sospetti: qualcuno sa che stiamo indagando."

"Braun?"

"Probabile. Dobbiamo abbassare il profilo per qualche giorno."

Giuliano annuisce. "Restiamo al tempio. Due giorni di preghiera e studio. Poi, quando l'attenzione su di noi sarà calata, colpiremo."


I Contatti di Marcus

Mentre gli altri riposano, Marcus esce discretamente per incontrare i suoi contatti in città.

Torna con informazioni interessanti—e inquietanti.

"Ho parlato con una mia fonte," dice a bassa voce, riunendo il gruppo. "A quanto pare, il nostro caro Padre Fedorf ha certi... interessi licenziosi."

Giuliano aggrotta la fronte. "Che genere di interessi?"

"Il genere che potrebbe distruggere la sua reputazione se venisse a galla. Non ho dettagli precisi, ma sembra che frequenti certi luoghi... e certe persone... che un uomo di chiesa non dovrebbe frequentare."

"Ricatto?" chiede Oronzo.

"Forse. O forse è per questo che è finito nelle mani dell'Ordine del Sacro Martello. Un uomo con segreti è un uomo controllabile."

Il gruppo scambia sguardi significativi. Un altro pezzo del puzzle, un'altra debolezza da sfruttare.


Stato della Compagnia

Progressi:

  • Ugo Babel interrogato: conferma legami con Joan Braun
  • Appuntamento: Joan Braun incontrerà Babel tra 2 giorni, alle 23:00, dietro la Roosten House
  • Ospizio della Colomba Bianca esplorato: base operativa dei Guerrieri Ombra confermata
  • Sistema fognario mappato: accesso dal Tempio di Verena verso il fiume Sol
  • Indizi trovati: "Wundt" (cognome?) e "Torre di Hess" (luogo?) da una lettera bruciata
  • Piccione messaggero fuggito durante il tentativo di cattura
  • Famiglia Heider: ex benefattori dell'orfanotrofio—hanno smesso di donare improvvisamente
  • Padre Fedorf: interessi "licenziosi" scoperti dai contatti di Marcus (potenziale ricatto)
  • Sorveglianza: il gruppo è stato pedinato—qualcuno sa che indagano
  • Johan Babel affidato ai sacerdoti di Verena per sicurezza
  • Primo giorno di alfabetizzazione per Johan (sa fare la A e la B)

Struttura organizzazione criminale:

  • Joan Braun ("Rocker"): capo, addestratore di bambini assassini
  • Ugo Babel: corriere, trasporta ordini
  • Guerrieri Ombra: assassini addestrati fin da bambini

Piste aperte:

  • Chi è Wundt? Dove si trova la Torre di Hess?
  • Perché la famiglia Heider ha smesso di finanziare l'orfanotrofio?
  • L'appuntamento con Joan Braun è una trappola?
  • Chi ha messo la vedetta a pedinarli?
  • Come sfruttare le debolezze di Padre Fedorf?

Prossimi passi:

  1. Attendere 2 giorni al Tempio di Verena per abbassare l'attenzione
  2. Leonardo: ricerca in biblioteca su "Wundt" e "Torre di Hess"
  3. Preparare l'imboscata per l'incontro Babel-Braun
  4. Indagare sulla famiglia Heider
  5. Marcus: approfondire le informazioni su Padre Fedorf

"Due giorni. Alle undici di sera. Finalmente avremo Braun a portata di mano." — Oronzo Cassano