Capitolo XXX: La Waaagh! nelle Colline
"I pelleverde non attaccano quando sei pronto. Attaccano quando hai appena finito di discutere l'importanza degli incipit letterari e il tuo chirurgo sta cercando di arrampicarsi su una quercia." — Marcus Ghast
L'Arte dell'Incipit
Il fuoco era poco più di una buca nella terra con qualche tizzone, riparato dagli alberi e dalle rocce. Abbastanza per non morire di freddo, non abbastanza per attirare l'attenzione — o almeno così speravano.
Marcus era tornato dalla ronda e stava caricando le armi con la metodicità dell'uomo che sa che ogni minuto di preparazione vale un'ora di combattimento. Derryl pattugliava il crinale della collina, una sagoma tozza nella scurovisione nanica. Oronzo affilava lo stocco. E Leonardo, naturalmente, parlava.
"Sapete cos'è un incipit?"
"Un inizio," disse Marcus senza alzare gli occhi dalla pistola.
"L'inizio è da volgarotti. L'incipit racchiude un potere letterario. C'è una grossa differenza."
"E quale sarebbe?" chiese Oronzo.
"L'incipit è letterario. L'inizio è l'inizio della cena, della pipì — che importanza ha? Io parlo dell'incipit letterario, la prima frase che cattura l'attenzione. Si gioca tutto nella prima impressione nella vita."
Oronzo sembrò riflettere un momento. "Vuoi sapere qual è la prima cosa che chiederò a Karelia quando la troveremo?"
"No. È meglio se non me la dici."
"Perfetto. Però hai pensato all'incipit, vedi? L'incipit serve."
Leonardo annuì con la soddisfazione dello studioso che ha trovato un allievo promettente, anche se per le ragioni sbagliate. Procedette a catalogare le tipologie di apertura narrativa con l'entusiasmo di chi ha aspettato tutta la vita per quella lezione.
"I tileani partono da una palese menzogna — l'interlocutore rimane talmente folgorato dalla cazzata che dice: vabbè, a questo punto mi devi spiegare. Gli imperiali invece partono dalla descrizione noiosa del tempo, che accomuna tutti. Poi c'è l'incipit assente, dove si parte direttamente nel mezzo dell'azione."
"Tipo agguantare la pulzella senza presentarsi," suggerì Oronzo.
"Esatto. In media res, molto confondente."
"E i nani?" chiese Leonardo, rivolgendosi verso il crinale dove la sagoma di Derryl si stagliava contro il cielo notturno. "Come raccontate una storia? Da dove partite?"
Derryl ci pensò un istante. "Sarei più diretto. Tipo: bada sti coglioni che si sono evoluti a tal punto che nemmeno riescono a vedere al buio."
"Ecco. I nani sono per l'incipit assente. Direttamente nel mezzo dell'azione."
"Un approccio diretto," confermò Derryl.
"Un approccio nanico," corresse Oronzo. "L'incipit nanico sarebbe: con un gran rutto attirò l'attenzione su di sé."
Leonardo rise. "È bello. Dice già qualcosa del personaggio."
Marcus si rialzò e si allontanò verso gli alberi.
"Dove vai?" chiese Leonardo.
"Dietro un albero a liberarmi."
"Perfetto. Anche questo è un incipit. Oltre ai chiari problemi di incontinenza."
La Cantilena
Fu Oronzo a sentirlo per primo.
Aveva l'orecchio fino del tileano cresciuto nei vicoli di Remas, dove la differenza tra un passo amichevole e uno ostile era questione di vita o di morte. La cantilena gli arrivò come un ago nel timpano — una voce gracchiante, acuta, in una lingua distorta e fastidiosa che sembrava provenire da ogni direzione contemporaneamente.
"Tutti zitti."
"Per forza siamo in tre, come facciamo a essere soli?" disse Leonardo.
"A parte che siamo in cinque," corresse Oronzo. "Ma questo non è il punto. Ci sono persone non del gruppo intorno a noi."
"Li sento cantare," continuò, abbassando la voce. "Se fate silenzio e vi mettete ad auscultare, forse li sentireste anche voi con le vostre piccole orecchie poco funzionanti."
Gabrielle si era già irrigidita, il bastone d'ametista stretto tra le dita. Guardò Oronzo con gli occhi spalancati. "Non siamo soli. C'è qualcuno che sta utilizzando della magia. Sento calore."
Marcus tornò di corsa dagli alberi, la mano già sulla pistola. "Che succede?"
Leonardo afferrò un tizzone dal fuoco e lo lanciò in avanti per allargare il cerchio di luce. "Non vedo niente. Qualcuno che ci vede al buio mi dica cosa c'è là fuori."
Fu Derryl, dal crinale, a dare la risposta che nessuno voleva sentire.
"Cinque goblin. Un goblin su un warg. Tre orchi. Un orco grosso. E..." La voce del nano esitò, cosa che non succedeva quasi mai. "E una montagna di pietra che si muove."
Un silenzio gelido calò sull'accampamento.
"La montagna di pietra," disse Marcus, "quanto è grossa esattamente?"
"Abbastanza da non passare inosservata."
Leonardo lanciò un altro tizzone e finalmente vide — il Rogue Idol di Gork e Mork, un costrutto di pietra bruta animato dalla Waaagh!, con gli occhi che ardevano come tizzoni e le braccia che trascinavano massi. Dietro di esso, la processione degli orchi avanzava come un'onda verde e puzzolente.
"Tranquilli compagni," disse Leonardo con l'ottimismo dello studioso che trova affascinante tutto ciò che potrebbe ucciderlo. "Ce la facciamo di sicuro. O moriremo tutti."
La Linea sulla Collina
Il vantaggio tattico era ridotto ma reale: la scarpata di quattro metri che separava il loro accampamento dal sentiero sottostante. I pelleverde dovevano salire, e salire significava perdere tempo. Per l'idolo di pietra, però, quattro metri erano poco più di uno scalino.
Derryl sparò per primo. La pistola nanica ruggì nella notte e il proiettile colpì uno degli sciamani goblin al collo — tre ferite sanguinanti che avrebbero ammazzato qualsiasi creatura ragionevole. Ma i goblin, come noto, non erano creature ragionevoli.
"Beccati questo," disse Marcus, puntando la balestra nanica verso il warg. Il quadrello colpì la bestia al fianco e il lupo si agitò, quasi disarcionando il suo cavaliere.
"Ci sentiamo pronte, milady?" chiese Marcus a Gabrielle. "Siamo cariche?"
"Io mi occupo di necromanzia," rispose la maga d'Ametista con il tono di chi compila un modulo. "Non credo che ci sia molto che io possa fare contro un idolo di pietra."
"Sembra di essere in un ufficio pubblico," commentò Leonardo. "Ognuno fa solo quello che è nel suo mansionario."
Gabrielle evocò una luce dal nulla — finalmente gli umani potevano vedere — e poi provò a lanciare un dardo d'energia contro l'idolo. Il costrutto emise un suono gutturale che poteva essere tradotto approssimativamente come "E allora?". Il colpo gli aveva fatto un fumicino nel punto d'impatto, niente di più.
"La maga del Collegio d'Ametista sa parlare con i morti," disse Leonardo. "Quindi potremo continuare a conversare con lei anche dopo. Nell'aldilà."
L'idolo di pietra si arrampicò sulla scarpata con la facilità del gigante che non sa di essere pesante, le sue braccia di granito che si aggrappavano alla quercia più vicina. Oronzo lanciò un pugnale verso lo sciamano — il coltello cadde corto, piantandosi nel terreno.
"L'ho piantato lì per dopo," disse Oronzo raccogliendo il coltello con dignità. "Come gli arcieri che piantano le frecce in terra."
"Esatto," confermò Leonardo. "Una mossa strategica."
"Esatto," ripeté Oronzo.
Nessuno dei due era convinto.
Il Granito e il Sangue
L'idolo colpì Marcus con un pugno di pietra che lo mandò a terra. Undici punti di danno attraverso l'armatura — una botta che avrebbe ammazzato un uomo meno testardo.
"Scala dieci di danno," disse Leonardo guardando il costrutto con l'orrore dello studioso che ha appena calcolato le probabilità di sopravvivenza. "Le nostre armi gli fanno il solletico."
"Le pistole no," grugnì Derryl, ricaricando con dita esperte.
Il combattimento si trasformò in una mischia brutale e caotica. Gli orchi neri — tre bestie in armatura di piastre, la crema dell'esercito orchesco — salirono la scarpata con la grazia di chi è abituato a combattere in salita. I goblin li seguivano come topi dietro i gatti, pronti a mordere qualsiasi cosa fosse già ferita.
Oronzo ingaggiò l'idolo col rapier, infilando la lama nelle fessure della pietra con la precisione del chirurgo e la testardaggine del tileano. "Sono superflui questi graffi che gli faccio?"
"L'importante è il risultato," rispose Marcus, sparando con la seconda pistola. Il proiettile colpì il costrutto dove un occhio avrebbe dovuto essere, facendo esplodere una scheggia di pietra.
Leonardo si era piazzato accanto a Marcus con lo scudo a due mani, trasformandosi nel birillo umano che assorbiva le botte destinate agli altri. "Arrivo! La croce rossa non conosce frontiere!"
"Il mio nome è Leonardo Nightingale," disse bendando il braccio di Marcus mentre un orco cercava di spaccargli la testa. Schivò il colpo per un soffio.
"Scusate, m'hanno picchiato solo a me," protestò Leonardo dopo il terzo orco che lo prendeva di mira.
"No, hanno picchiato anche a me," disse Marcus.
"Sì, ma hanno iniziato da me. Evidentemente sono l'elemento pericoloso del gruppo."
La Waaagh!
Lo sciamano goblin canalizzò il potere della Waaagh! e un'onda di energia verde investì il campo di battaglia. Gli orchi divennero più veloci, più forti, più feroci. I goblin, già instabili, divennero completamente imprevedibili.
Gabrielle provò a dissipare l'incantesimo. Fallì.
"Ricordatevi," disse Leonardo con il tono dell'uomo che recita l'epitaffio prima del funerale, "che abbiamo preso una maga apposta per dispellare."
La Waaagh! durò tre round di inferno. Lo sciamano lanciava dardi di energia contro Derryl — il nano accusava i colpi ma non cedeva terreno, la resistenza alla magia della sua stirpe che attutiva il peggio. Un goblin, preso dall'animosità, si voltò e attaccò il proprio capo orco anziché i nemici — si fracassò il cranio contro l'armatura del comandante e rimase stordito a terra.
"Forse ce la possiamo fare," disse Leonardo guardando il goblin svenuto.
"Catturatene uno," aggiunse con l'entusiasmo dell'accademico che vede un'opportunità. "Vorrei imparare l'orchesco."
Nessuno rispose.
Ma fu Gabrielle a pagare il prezzo più alto. Un orco nero la colpì con un fendente che la mandò a terra — il bastone d'ametista le rotolò dalle mani, gli occhi si chiusero. Leonardo la raggiunse di corsa, scivolando tra le gambe degli orchi con una mossa che non avrebbe mai creduto possibile.
"Fermo, fermo, è solo un graffio," disse, anche se non lo era affatto. Le mani gli tremavano mentre premeva le bende sulla ferita — la maga perdeva sangue ad un ritmo che non prometteva nulla di buono. Usò ogni risorsa che aveva per stabilizzarla, lavorando con la precisione del chirurgo che sa che ogni secondo conta.
Il Colpo del Nano
Fu Derryl a cambiare le sorti della battaglia.
Quando l'orco davanti a lui cadde sotto i colpi combinati di Oronzo e della falce ametista — che Gabrielle aveva evocato prima di crollare — il nano non esitò. Si disimpegnò dalla mischia, afferrò la pistola che Leonardo gli aveva ricaricato e si posizionò sul bordo della scarpata.
Sotto di lui, lo sciamano goblin stava canalizzando un altro incantesimo. La creatura non lo vide arrivare.
"Beccati questo," disse Derryl.
Il colpo lo prese alla gola. Lo sciamano non ebbe nemmeno il tempo di gracchiare — si accasciò nella polvere con un'espressione di infinita sorpresa, il canto della Waaagh! che moriva sulle sue labbra come una nota stonata.
Con lo sciamano morto, la Waaagh! si dissolse come nebbia al sole. Gli orchi, privati del furore magico, esitarono. Il Rogue Idol, già ridotto a un cumulo di macerie fumanti dai colpi combinati del gruppo, crollò su sé stesso con un rombo sordo, sollevando una nuvola di polvere e schegge.
Leonardo guardò il mucchio di pietre con la soddisfazione dell'accademico che ha appena verificato una teoria. "Avevo detto che i pelleverde sono legati al capo. Togli lo sciamano e il gioco è fatto."
"L'avevo detto io di ammazzare lo sciamano," puntualizzò.
"Certo. Dopo che il nano l'ha fatto."
I goblin sopravvissuti fuggirono nelle colline urlando, gli orchi neri si ritirarono lentamente — la disciplina militare orchesca che li distingueva dai cugini minori — e il campo di battaglia rimase in silenzio, rotto solo dal crepitio dei tizzoni e dal respiro pesante dei sopravvissuti.
Il Suono del Corno
Leonardo stava ancora chinato su Gabrielle quando sentirono il corno.
Non era un corno orchesco — era un suono lungo, profondo, che rimbalzava tra le rocce delle colline ferrose come un'eco di un mondo più ordinato. Marcus alzò la testa, la mano sulla pistola scarica per riflesso.
"Cavalieri," disse Derryl, i cui occhi nanici tagliavano il buio come coltelli. "Due. In armatura pesante. Vengono dalla strada."
Poi ne vide altri, dietro i primi due — le sagome dei cavalieri che li avevano inseguiti il giorno prima. Marcus sentì il sangue gelare per la terza volta in due giorni. Erano scappati dagli orchi per cadere nelle mani dei cacciatori di streghe.
Ma il primo cavaliere non aveva la divisa dei cacciatori. Montava un destriero da guerra bardato, portava una spada bastarda al fianco e un corno d'ottone alla sella. E quando si avvicinò abbastanza perché la luce del fuoco ne illuminasse il volto, Marcus lo riconobbe.
Klaus Werner.
Non un cacciatore di streghe — un cavaliere. Un uomo che Marcus conosceva dai tempi di Bögenhafen, quando il mondo era un posto leggermente meno complicato e le uniche cose di cui preoccuparsi erano i cultisti e gli skaven.
"Per tutti i santi," disse Klaus scendendo da cavallo e guardando il campo di battaglia cosparso di cadaveri orcheschi. "Siete voi quelli che stavamo cercando?"
Marcus e Leonardo si guardarono.
"Dipende," disse Marcus. "Ci stavate cercando per arrestarci o per aiutarci?"
Klaus Werner sorrise — il sorriso dell'uomo che ha appena trovato quello che cercava dopo una lunga cavalcata.
"Per adesso," disse, "direi per aiutarvi. Ma la notte è lunga."
Stato della Compagnia
Nuovi contatti:
- Klaus Werner — Cavaliere, vecchia conoscenza di Marcus dai tempi di Bögenhafen. Arrivato con un gruppo di cavalieri durante l'attacco orchesco. Le sue intenzioni e il motivo della sua presenza nelle colline sono ancora da chiarire
- Dieter — Compagno di Klaus, arrivato insieme ai cavalieri
Scoperte:
- Le colline ferrose sono territorio orchesco attivo — la banda includeva goblin, orchi, orchi neri, uno sciamano goblin e un Rogue Idol di Gork e Mork
- Il Rogue Idol è un costrutto di pietra animato dalla Waaagh!, quasi impermeabile alle armi convenzionali ma vulnerabile alle armi da fuoco
- Lo sciamano goblin era la chiave della Waaagh! — la sua morte ha causato il crollo dell'idolo e la fuga dei pelleverde
- I cacciatori di streghe che li inseguivano non erano (tutti) nemici — Klaus Werner era tra loro
Combattimenti:
- Scontro con la banda orchesca nelle colline ferrose — 5+ goblin, 3 orchi, 3 orchi neri, 1 sciamano goblin, 1 cavalcatore di warg, 1 Rogue Idol di Gork e Mork
- Derryl: colpi decisivi con le pistole, uccisione dello sciamano con un tiro alla gola
- Marcus: pistola e ascia, ha retto la prima linea assorbendo i colpi dell'idolo
- Oronzo: rapier contro l'idolo e gli orchi, ha graffiato la pietra con determinazione tileana
- Leonardo: scudo umano, medico di campo, ricaricatore di pistole per gli altri. Ha stabilizzato Gabrielle
- Gabrielle: falce ametista e incantesimi, ha colpito diversi nemici prima di cadere. Salvata per un soffio dalla chirurgia di Leonardo
- Klaus e il suo compagno sono arrivati alla fine del combattimento
Equipaggiamento:
- Gabrielle gravemente ferita e stabilizzata — è sopravvissuta per un soffio
- Diverse pistole scaricate durante il combattimento
- Il gruppo è a corto di munizioni e risorse mediche
Situazione attuale:
- Il gruppo è nelle colline ferrose, sul campo di battaglia
- Gabrielle è viva ma gravemente ferita e incosciente
- Klaus Werner e i suoi cavalieri sono arrivati — alleati o complicazione?
- I pelleverde sopravvissuti sono fuggiti ma le colline restano pericolose
- Thyssen è ancora disperso con il carro
Fili narrativi aperti:
- Chi è Klaus Werner e perché era con i cavalieri che li inseguivano?
- Thyssen è al sicuro con il carro?
- Catherine Brown — dove si trova? Qual è il suo legame con i Poteri Perniciosi?
- Vogt è genuino o è un infiltrato dell'Ordine del Sacro Martello?
- La Torre di Hess — cosa troveranno?
- Gli effetti del De Mortalitate su Leonardo
- L'indagine di Junker e il Tempio di Verena
- Gabrielle si riprenderà completamente?
"Avevo detto di ammazzare lo sciamano per primo," disse Leonardo mentre Klaus Werner e i suoi cavalieri smontavano da cavallo. "Ma il nano non mi ascolta mai."
"Non lo vedevo," disse Derryl. "Era dietro un sasso."
"E allora come l'hai colpito alla gola?"
Derryl lo guardò con l'espressione del nano che ha esaurito la pazienza. "L'ho visto dopo."
"Dopo quando?"
"Dopo che l'ho colpito alla gola."
Leonardo aprì la bocca per replicare, poi la richiuse. In fondo, pensò, anche quella era una forma di incipit. Quello nanico: prima agisci, poi spieghi. O non spieghi affatto.