Capitolo XXVI: La Maga e il Mercante
"I nani misurano con catene d'acciaio, perché sottoterra le pareti non si muovono. Noi umani misuriamo con la speranza, che è più elastica e meno affidabile." — Leonardo Isacco da Ponzacco, De Cartographia Subterranea (mai pubblicato)
Quattro Cavalieri dell'Apocalisse
Il giorno dopo l'incontro con Elspeth Von Draken, la compagnia si ritrovò nella stanza di Marcus per il tipo di riunione che avrebbe fatto invidia a un consiglio di guerra imperiale — se i consigli di guerra imperiali avessero incluso un tileano che prendeva appunti su un tovagliolo, un nano che sfogliava un manuale di armi, e una spia che cercava di non perdere la pazienza.
"Allora," disse Oronzo, "mi sfugge un attimino il piano. Noi andiamo a Karak Hirn, facciamo vedere la pietruzza, bla bla bla, entriamo e poi?"
"No," disse Marcus. "Prima si parla con Gabrielle Marsner. L'adepta della Von Draken."
"Quello lo davo per consolidato. E lei ci darà una mano a fare quello che dobbiamo fare. Ma che dobbiamo fare?"
Leonardo si appoggiò allo schienale della sedia con l'espressione dell'uomo che ha già spiegato una cosa tre volte e sa che dovrà spiegarla una quarta. "Non è che andiamo a Karak Hirn per il Calice. Karak Hirn è uno dei possibili obiettivi dei Valentini. I quattro motivi per cui andiamo a sud sono: primo, beccare i Valentini e risolvere il tuo casino, Oronzo. Secondo, far fuori Adolf, che è un necromante in circolazione e la Von Draken ci ha dato Gabrielle proprio per quello. Terzo, la Torre di Hess, che è uno dei punti fondamentali del casino con l'Ordine del Sacro Martello. Quarto, a Pfeildorf Marcus deve chiudere la questione della taglia."
"Questi sono i quattro cavalieri dell'apocalisse," concluse, con la soddisfazione dell'uomo che ha appena numerato qualcosa.
"Il Calice?" chiese Oronzo.
"Il Calice è secondario," disse Marcus.
"Scusate," intervenne Oronzo, "ma il Calice — che era stato regalato dai Nani come segno di rispetto, e poi la Von Draken l'ha rimandato indietro dicendo che era troppo pericoloso — noi che facciamo? Andiamo lì e diciamo: 'Avete questa roba pericolosissima? Badate a noi!' E loro ci fanno una pernacchia nel muso?"
"Se il Calice è a Karak Hirn, resta a Karak Hirn e se lo tengono i Nani," tagliò corto Marcus. "A me interessa Adolf."
"E chi paga?" chiese Oronzo.
Era la domanda che faceva sempre, e come sempre era la domanda giusta.
"Siamo pagati se mettiamo le mani sul necromante," disse Marcus. "E visto che la cosa include eliminare i Valentini, forse dovresti essere tu a pagare noi."
"Ma io lo faccio gratis! Non ci sono problemi."
"Pensavo più a corrisponderci un giusto compenso."
Oronzo lo guardò con l'espressione dell'uomo a cui hanno appena chiesto di pagare per il privilegio di rischiare la vita. Fu Leonardo a riportare la discussione sul pratico. "Proposta. Per fare la strada ci serve un carretto. Derryl, informati dal quartiere nanico cosa importano a Karak Hirn — se possiamo portare merci, è una copertura in più. Marcus, vai all'ufficio postale a ritirare i fascicoli e chiedi se finanziano la mappatura."
"Quale mappatura?" chiese Marcus.
"Delle torri perdute e delle fortificazioni abbandonate del Wissenland nord. In ottica di—"
"Va bene, va bene. Il progetto."
Leonardo gli porse un foglio scritto con la calligrafia minuta dello studioso che ha troppo da dire per lo spazio disponibile.
Derryl alzò la mano. "Accademico, una cosa. Visto che i nani ci tengono molto alla loro segretezza, mappare le loro case non è il modo migliore per farsi degli amici."
"Chiedo il permesso quando arriviamo," disse Leonardo. "Giuro."
"Ecco. Bene. Grazie."
"Ma se ci dicono di sì e ci pagano trecento Corone..."
"Quando arrivi lì, chiedi il permesso."
"Promesso."
Mastro Tigan
Derryl attraversò il quartiere nanico di Nuln con la familiarità dell'uomo che conosce ogni bottega artigiana e ogni taverna del distretto. La fucina di Tigan era dove l'aveva lasciata — piena di vapore, metallo incandescente e l'odore inconfondibile di ferro lavorato con competenza.
"Oh, Derryl!" lo accolse Tigan, asciugandosi le mani su un grembiule che aveva smesso di essere pulito diversi anni prima. "Il meglio è qui! Te l'avevo detto!"
"Ero qui per la mia armatura."
"Un paio di giorni ed è pronta. Se vai proprio di fretta, domani mattina."
"Domani mattina. E insieme a quella, mi servirebbero anche due pistole nostre, naniche, e una balestra."
Tigan lo guardò. "Ancora? Ne hai prese un sacco!"
"Hai visto, un bastan mai."
"Capito, figliolo." Tigan frugò tra gli scaffali con la precisione di chi conosce ogni ingranaggio della sua bottega. "Ne ho ancora una. L'ultima."
"E la balestra?"
"Ah, quelle quante ne vuoi."
Derryl fece i conti mentalmente — diciotto Corone la pistola, sei la balestra, più munizioni e dardi di fattura superiore. Marcus gliele avrebbe rimborsate, o almeno così diceva.
"Preparami tutto e vengo a ritirare domani," disse. Poi, quasi casualmente: "Senti, Tigan. Mi sto recando per viaggio a Karak Hirn. Tu venivi da lì, giusto?"
"Sì. Anche se la famiglia di mia madre viene da un po' più a sud. Da Kazad Grentaz."
"Ho capito, vicino. Avresti qualche commissione? Qualcosa da recapitare?"
Il vecchio nano si illuminò. "Ma sì. Potrei mandare qualche lettera per i miei parenti. È da un po' che non li vedo."
"Fatto."
"Ah, ragazzo — quando arrivi devi richiedere un permesso da Kazad Ruvalkund. È lungo la strada."
Derryl registrò il nome con cura. "E dimmi, che cosa importano a Karak Hirn dall'Impero?"
Tigan contò sulle dita. "Prodotti agricoli. Bestiame. Legnami pregiati. E tessuti — molti amano le stoffe imperiali."
"Tessuti," ripeté Derryl.
"Non che non le produciamo anche noi, eh. Però molti amano le stoffe imperiali."
Derryl ringraziò, strinse la mano all'armaiolo e uscì nella luce del mattino. Tessuti. Poco volume, tanto profitto. Oronzo sarebbe stato contento.
L'Occhio dell'Aquila
Marcus entrò nell'ufficio postale di Nuln con la disinvoltura dell'uomo che sa dove sono i suoi fascicoli e chi glieli ha preparati.
L'impiegato — il tipo che lavora per lo Stato con la rassegnazione di chi sa che lo Stato non lo ringrazierà mai — gli mise davanti una pila di documenti e una busta con le monete.
"I tuoi soldi del mese," disse. "Che ti eri scordato di ritirare l'altra volta."
"Vedi, sono diventato ricco."
"Ventiquattro scellini d'argento."
Marcus li intascò senza contarli — segno di fiducia o di indifferenza, con lui non si capiva mai. Poi prese i fascicoli.
"Il povero Thomas ha lavorato tutta la notte per copiarli," aggiunse l'impiegato con una punta di rimprovero.
"Ben gentile."
Il primo fascicolo riguardava Ranulf Vogt. Membro dell'Occhio dell'Aquila — i servizi postali dell'Impero, quella rete di spie che si nascondeva dietro l'innocua facciata della consegna della corrispondenza. Di Altdorf. Capelli brizzolati, di una certa età, ben vestito. Aveva lavorato a un livello decisamente superiore a quello di Marcus — diplomatico, investigatore, poliglotta con ottimo bretoniano. Un Jack of all trades con un talento per il tiro che Marcus non si sarebbe mai sognato.
Era partito per una missione a Ubersreik — indagini su possibili tradimenti nei confronti dell'Imperatore — e non era più tornato. Otto mesi di silenzio. La descrizione corrispondeva a quella fornita da Roth, l'antiquario: un uomo ben vestito che aveva cercato il medaglione lustriano.
Il secondo fascicolo era su Gabrielle Marsner. Ordine di Ametista. Assistente della Von Draken. Piuttosto giovane per il ruolo — circa ventisei anni. Aveva lasciato il servizio della Von Draken per un periodo, poi era tornata a Nuln tredici mesi prima. Ma il dettaglio che colpì Marcus era un altro: secondo le informazioni dell'Occhio, prima di partire per il viaggio che l'avrebbe portata a Karak Hirn, Gabrielle aveva avuto un contatto all'università. Con il Professor Hornborg.
Marcus chiuse il fascicolo con la calma dell'uomo che ha appena trovato un pezzo del puzzle e non è sicuro se gli piaccia dove va.
Poi presentò la proposta di Leonardo — mappatura delle fortificazioni perdute del Wissenland nord. L'impiegato lesse il foglio, guardò Marcus, e chiese la domanda ovvia.
"Vi dirigete specificatamente a Karak Hirn?"
"Potremmo arrivare fino a Karak Hirn, sì."
"Allora vogliamo anche una mappatura di Karak Hirn."
Marcus soppresse un sorriso. "Naturalmente."
"La possiamo finanziare."
Leonardo sarebbe stato insopportabile quando l'avrebbe saputo.
Il Paziente Zero
Nel frattempo, Leonardo era andato a visitare Pinska — la halfling domestica di Talima — che lo accolse con tè, biscottini e una notizia che lo fece quasi rovesciare la tazza.
"Ho trovato una persona con la puzzopiedite."
Leonardo quasi si alzò in piedi. "Il paziente zero! Finalmente!"
Si chiamava Alban. Un mercante. Comprava prodotti a Nuln e li vendeva lungo il Söll e il Reik. E — dettaglio provvidenziale — stava per partire verso sud.
Leonardo lo trovò alla Porta dei Mercanti, in una piccola bottega dove stava caricando merci su un paio di carri. Un uomo di un metro e settanta, occhi blu, capelli castani in ritirata, e un magnifico paio di baffoni. Quarant'anni e qualcosa, a occhio e croce.
"Leonardo Isacco da Ponzacco," si presentò. "Prima storico imperiale, poi chirurgo di una certa fama, adesso ingegnere in erba ma aspirante cartografo. Ma sono da lei in veste di chirurgo."

Alban lo guardò con la perplessità dell'uomo a cui hanno appena elencato quattro professioni in una frase. "Cosa posso fare per lei?"
"Mi dicono — in via del tutto riservata — che lei è affetto da una malattia cronica che io sono sul procinto di debellare."
Il mercante abbassò la voce. "Quella maledetta... chi gliel'ha detto?"
"Segreto professionale. Non divulgherei mai la sua condizione."
Alban lo fece entrare nel retrobottega. Si levò lo stivale. L'odore che ne uscì avrebbe steso un troll.
Leonardo si chinò con l'entusiasmo del ricercatore che ha appena trovato un esemplare raro. "Magnifico! Un caso di puzzopiedite avanzata! Bolle purulente con liquido verdastro — è esattamente il quadro clinico che cercavo!"
"Mi fa piacere che qualcuno sia contento," disse Alban con espressione dubbiosa.
Leonardo esaminò le pustole con la dedizione professionale dell'uomo che ha fatto giuramento ippocratico — o almeno la versione tileana, che includeva una clausola sulla curiosità scientifica. "Senta, mio caro amico. Si dà il caso che io debba recarmi a sud, verso Karak Hirn. E lei?"
"Verso Volbach. Ma se mi cura questa porcheria, la seguo dove vuole."
"Magnifico. Noi potremmo fare la strada insieme — offrirci assistenza reciproca. Io la curo, lei ci aggrega alla sua carovana."
"Quanti siete?"
"Un nano, un nobile armato, una spia dell'Impero..."
"No, aspetti, mi basta sapere che siete armati."
"Validissimi. Le faccio sapere in serata."
"E in cambio vuole qualcosa?"
"La medicina di Leonardo da Ponzacco non si fa per profitto. Io debello il male."
L'accordo fu stretto con la facilità di chi ha trovato la cosa rara — un vantaggio reciproco senza truffe. Leonardo tornò dai compagni con la buona notizia, preceduta dall'inevitabile offerta di tre opzioni di comunicazione.
"Primo: vi do la buona novella. Secondo: vi faccio una lezione a braccio sull'importanza dell'incipit nella letteratura tileana. Terzo: vi racconto un aneddoto divertente di Mootlandia."
"L'uno," disse Derryl. "Fermati all'uno."
I Magazzini Bulgher
Il commercio di tessuti fu deciso con la rapidità di chi ha perso abbastanza tempo per una sera intera. Derryl aveva portato l'informazione — i nani di Karak Hirn amavano le stoffe imperiali. Oronzo aveva subito calcolato — poco volume, tanto profitto.
Marcus fece un giro di Gossip per trovare il fornitore giusto e, con uno di quei tiri di dado che fanno pensare alla provvidenza divina, individuò i Magazzini Bulgher — il posto giusto, al momento giusto.
Centoventi Corone d'Oro fu il budget collettivo. Marcus contrattò con la competenza dell'uomo che sa quando non parlare — e ottenne uno sconto del venti per cento. Centoquarantaquattro Corone di tessuti pregiati, caricati su un carro, pronti per il viaggio.
"Ragazzi, io poi rimango con sette Corone," disse Oronzo.
"Prendi," disse Leonardo, e gli passò venti monete d'oro. "Tanto io coi soldi non ci faccio niente."
Era la generosità dello studioso che non ha mai capito il valore del denaro — o forse la lungimiranza dell'uomo che sa che un compagno al verde è un compagno pericoloso.
Gabrielle Marsner
La maga arrivò nel tardo pomeriggio.
Si presentò alla porta di Marcus con la compostezza di chi è abituata a non fare rumore. Vestita di viola — il classico viola ametista, sobrio e cupo come il Vento di Magia che praticava. Giovane, più di quanto ci si aspettasse: lineamenti decisi, occhi che guardavano con l'intensità di chi vede cose che gli altri non vedono, e un bastone con una fiamma in cima che bruciava senza consumarsi.

"Salve. Sto cercando il Signor Ghast. È questa la sua abitazione?"
"Lady Marsner, immagino," disse Marcus, aprendole la porta.
"Sono stata inviata dalla mia Maestra. Von Draken. Mi ha detto che avete bisogno di assistenza di un mago esperto di necromanzia."
"Siamo sulle tracce di un necromante."
"Sono qui a vostra disposizione."
Marcus la fece accomodare. Gli altri erano già lì — Leonardo con il suo taccuino aperto, Derryl con l'espressione neutrale del nano che non si fida dei maghi per principio.
"La partenza per quando è prevista?" chiese Gabrielle.
"Entro la settimana."
"Pensavo fosse più urgente."
"Abbiamo delle cose da chiudere a Nuln prima di partire."
Gabrielle annuì. "Va bene. Vi lascerò il mio recapito, così potrete avvertirmi quando deciderete di partire."
"Molto gentile," disse Marcus. "Ma visto che vi siete incomodata fin qui, avrei un paio di domande. Nello specifico, riguardo a quel Calice che la vostra Signora vi aveva chiesto di riconsegnare ai Nani."
Un silenzio breve — il tipo di silenzio in cui un uomo attento può leggere molte cose.
"Mi parla di una cosa passata," disse Gabrielle. "Più di un anno."
"Tredici mesi fa, credo."
"E cosa in specifico volete sapere?"
"Praticamente tutto ciò che potete dirci. A chi è stato consegnato, se avete notato qualcosa di particolare."
Gabrielle parlò con la precisione della donna che ha preparato il racconto in anticipo — ma Marcus, che di racconti preparati ne aveva sentiti tanti, notò le pause. I punti in cui la voce rallentava come un cavallo davanti a un fosso.
"Prima di partire," disse, "ho chiesto consiglio a un accademico che conosceva bene la cultura nanica. Per evitare problemi protocollari alla riconsegna."
"Il Professor Hornborg?" chiese Leonardo.
"Sì. Un ottimo studioso. Mi ha dato informazioni preziose sulle usanze naniche."
Marcus registrò il dettaglio — Gabrielle aveva cercato Hornborg prima di partire per Karak Hirn. L'Occhio dell'Aquila lo sapeva. Hornborg continuava a comparire ovunque, come un filo rosso in un arazzo troppo grande.
"E il viaggio?" chiese Marcus.
"È stato... non privo di problemi."
"Che tipo di problemi?"
"Sono stata intercettata. Una maga con degli scagnozzi che cercavano di requisire il Calice."
Il silenzio nella stanza si ispessì. Leonardo alzò lo sguardo dal taccuino. Derryl smise di fingere di non ascoltare.
"Una maga di quale Collegio?" chiese Marcus.
"Di natura che non conosco. Se dovessi pensare a qualcosa... utilizzava la magia del metallo, ma in una versione assolutamente perversa."
"In che senso perversa?"
"Ha invocato una creatura dall'aspetto demoniaco. Metallo fuso."
Leonardo impallidì. "Il Sacro Martello," mormorò. Ma non lo disse ad alta voce — non davanti a una persona che non conosceva ancora.
"Siete riuscita a sfuggirle?" chiese Marcus.
"Sì. Ma è per questo che il viaggio è durato così tanto. Ho dovuto evitare le strade principali."
"E il Calice?"
"L'ho consegnato a un Loremaster dei Nani. Bartek Tengansson."
Leonardo sentì il nome e qualcosa scattò — non nei pensieri, che erano troppo lenti, ma nella memoria. Bartek. Il nome era nel taccuino di Hornborg, nei documenti che avevano trovato nel suo ufficio. Citato insieme a Lessing, insieme all'elmo di Helassir. Una rete di studiosi che si conoscevano, si scrivevano, si scambiavano artefatti e informazioni.
"Bartek," ripeté Leonardo. "Quel nome era nei documenti di Hornborg."
"A quali mani più sicure potevo consegnarlo?" disse Gabrielle. "Un maestro delle rune."
"Le ho parlato anche delle preoccupazioni della Von Draken," aggiunse. "E della maga che ha cercato di rubarlo. Temo di non essere stata l'unica a sapere dell'esistenza del Calice."
Marcus la accompagnò alla porta con la cortesia di rito. "Giusto una cosa, prima che prendiate congedo. Siete sicura che non vi sia sfuggito nulla, a proposito del vostro rapporto con Hornborg?"
Gabrielle lo guardò. "No."
Era un "no" troppo rapido. Troppo netto. Del tipo che un bugiardo esperto riconosce al volo.
"Molto bene," disse Marcus.
Quando la porta si chiuse, si voltò verso Leonardo con l'espressione dell'uomo che ha trovato una crepa in un muro che sembrava solido.
"Non ci ha detto tutto," disse.
"Che sospetti?"
"Non so. Ha omesso qualcosa sul suo rapporto con Hornborg. Ma è anche meglio così — avremo tempo per capire cosa, durante il viaggio."
"Marcus," disse Leonardo, "è un po' pericoloso portarsi dietro un mago di cui non ci fidiamo."
"Non possiamo farci nulla. E d'altra parte, meglio averla dove la vediamo che lasciarla qui a fare i fatti suoi."
Derryl, che aveva ascoltato tutto senza dire una parola, si alzò. "Vado a cercare il gatto," disse.
Era il suo modo di dire che la riunione era finita.
L'Attesa
Sette giorni. Marcus aveva bisogno di sette giorni per avere notizie da Pfeildorf — la trappola per il demonologo Schubert, la voce fatta circolare sul ritrovamento dell'artefatto nanico. Se Schubert avesse abboccato, lo avrebbero saputo. Se non avesse abboccato, avrebbero trovato un altro modo.
Sette giorni che ognuno usò a modo suo.
Leonardo completò gli studi di ingegneria — il passaggio dal chirurgo all'ingegnere fu meno drammatico di quanto suonasse, perché in fondo un uomo che sapeva come funzionava il corpo umano aveva già le basi per capire come funzionava una macchina. Comprò anche un teodolite, perché un cartografo senza teodolite è come un nano senza ascia — tecnicamente vivo, ma professionalmente imbarazzante.
Derryl tornò da Tigan a ritirare tutto — l'armatura di cuoio di Oronzo riparata, la pistola nanica, la balestra, i dardi, e un'ascia nanica per Marcus che la voleva "base, quella da stronzo". Ritirò anche le lettere che Tigan voleva mandare ai parenti a Kazad Grentaz, e annotò con cura il nome del posto dove richiedere il permesso d'ingresso: Kazad Ruvalkund. Lungo la strada.
Marcus studiò i fascicoli, calcolò le distanze, e provò — senza successo — a farsi insegnare qualcosa di magia da Gabrielle. "Sono qui per assistervi in una missione," rispose lei, "non per fare da insegnante." Era ragionevole, e questo lo irritava.
Oronzo si fece fare un vestito da viaggio — elegante ma funzionale, da nobile in transito. Due Corone. "Confortevole ma funzionale," aveva specificato. "Elegante ma funzionale." Il sarto aveva capito: qualcosa che sembrasse costoso ma sopportasse la polvere delle strade. Giovanni della Casa, Principe di Remas, doveva fare bella figura anche sulle strade del Wissenland.
Al settimo giorno, nessuna notizia da Pfeildorf. Schubert non aveva abboccato, o non era ancora partito, o non gli importava.
"Pazienza," disse Marcus. "Andrà preso con un altro metodo."
"Andiamo?" chiese Leonardo.
"Andiamo."
La strada per il sud — per Pfeildorf, per la Torre di Hess, per Karak Hirn — era lunga. E nel carro, tra centocinquanta Corone di tessuti pregiati e un mercante con la puzzopiedite, la compagnia dei Martelli da Guerra si preparò a lasciare Nuln con la consapevolezza che, qualunque cosa li aspettasse laggiù, sarebbe stata peggio di quanto immaginavano.
Era sempre così.
Stato della Compagnia
Nuovi contatti:
- Gabrielle Marsner — Maga d'Ametista (~26 anni), ex assistente di Von Draken, accompagnerà il gruppo verso sud. Ha consegnato il Calice dell'Ira a Bartek Tengansson a Karak Hirn. Marcus sospetta che nasconda qualcosa sul suo rapporto con Hornborg
- Bartek Tengansson — Loremaster/Maestro delle Rune nanico a Karak Hirn, custode del Calice dell'Ira. Nome già presente nei documenti di Hornborg (citato nella descrizione dell'elmo di Helassir)
- Alban Handler — Mercante itinerante di Nuln, paziente zero della puzzopiedite. Viaggerà con il gruppo verso sud
Scoperte:
- Ranulf Vogt — Agente dell'Occhio dell'Aquila (servizi segreti postali), di Altdorf. Capelli brizzolati, ben vestito, poliglotta (parla bretoniano), abile tiratore. Mandato a Ubersreik per indagini su tradimenti e scomparso da 8 mesi. Corrisponde alla descrizione del compratore del medaglione fornita da Roth
- Gabrielle e Hornborg — Gabrielle ha contattato Hornborg prima di partire per Karak Hirn. L'Occhio dell'Aquila lo sapeva
- La Maga del Metallo — Una maga con magia metallica perversa (ha evocato una creatura demoniaca di metallo fuso) ha cercato di rubare il Calice a Gabrielle durante il viaggio. Possibile connessione con l'Ordine del Sacro Martello
- Kazad Ruvalkund — Posto lungo la strada per Karak Hirn dove richiedere il permesso d'ingresso nella roccaforte
Equipaggiamento acquisito:
- Pistola nanica e balestra nanica (per Marcus, comprate da Tigan)
- Ascia nanica (per Marcus)
- 144 Corone d'Oro in tessuti pregiati (dai Magazzini Bulgher, sconto del 20%)
- Teodolite (per Leonardo, strumento di misurazione cartografica)
- Vestito da viaggio elegante (per Oronzo/Giovanni della Casa)
- Lettere di Tigan per i parenti a Kazad Grentaz
Finanziamento ottenuto:
- L'Occhio dell'Aquila finanzierà la mappatura di Karak Hirn e delle fortificazioni perdute del Wissenland
- Marcus ha ritirato lo stipendio arretrato (24 scellini d'argento)
Situazione attuale:
- Il gruppo lascia Nuln il 6 Sigmarzeit (dopo 7 giorni di attesa)
- Nessuna notizia da Pfeildorf sulla trappola per Schubert — il demonologo non ha abboccato
- Leonardo è passato alla carriera di Ingegnere (livello 1)
- Marcus ha il documento da apprendista del Collegio d'Ametista
- La carovana include: il gruppo, Gabrielle Marsner, il mercante Alban Handler con i suoi carri
- Direzione: sud lungo il Söll — Pfeildorf, Torre di Hess, Karak Hirn
Fili narrativi aperti:
- Gabrielle nasconde qualcosa su Hornborg — Marcus la terrà d'occhio durante il viaggio
- La Maga del Metallo — chi era? È ancora in circolazione? Legata all'Ordine del Sacro Martello?
- Bartek Tengansson — Il Calice è al sicuro con il Runelord? I Valentini e Adolf lo stanno cercando
- Pfeildorf — La trappola per Schubert non ha funzionato. Bisogna trovare un altro modo per togliersi la taglia
- La puzzopiedite — Leonardo ha finalmente il suo paziente zero
- Il commercio di tessuti — Riusciranno a venderli a Karak Hirn? Margine di profitto da verificare
"Il problema del teodolite è che misura le distanze con la luce. La luce va dritta, il mondo no. Ecco perché i nani misurano con catene d'acciaio — sottoterra, almeno le pareti non si muovono." — Annotazione nanica su un teodolite esposto all'Accademia di Nuln