Capitolo XV: Il Rifugio e la Caccia
"Nella notte più buia, persino una piccola chiesa può diventare una fortezza. O una tomba." — Padre Rickard
La Piccola Chiesa di Sigmar
Gli otto assassini li seguono ancora—Derryl li sente sui tetti, ombre che si muovono con quella precisione innaturale che fa gelare il sangue. Il gruppo avanza sulla strada principale, ferito, stanco, con la consapevolezza che un altro scontro potrebbe essere l'ultimo.
Ed è allora che la vedono: una piccola chiesa di Sigmar, poco più di una cappella, che sorge lungo la via. Non è il grande tempio—è un edificio modesto, con una porta di quercia rinforzata e finestre strette come feritoie.
"Lì," ansima Leonardo. "Corriamo!"
I quadrelli fischiano nell'aria—i balestrieri sui tetti hanno ripreso a sparare. Un dardo si conficca nel legno della porta a pochi centimetri dalla testa di Oronzo.
"APRITE!" urla Giuliano, martellando il legno con il pugno. "IN NOME DI MYRMIDIA, APRITE!"
Per un momento terribile, nessuna risposta. Poi il rumore di un chiavistello. La porta si spalanca.
Padre Rickard Wulfguard

L'uomo che li accoglie è un colosso.
Alto quasi due metri, con spalle larghe come un armadio e mani che potrebbero stritolare un cranio. Indossa una semplice tonaca di Sigmar, ma quello che colpisce è l'arma che regge: un martello da guerra ENORME, con la testa grande quanto un'incudine.
"Che diavolo—" inizia, gli occhi ancora assonnati ma già allerta.
"Assassini!" grida Leonardo, spingendo il gruppo all'interno. "Sui tetti! Ci stanno—"
Un quadrello si conficca nello stipite della porta. Padre Rickard non esita. Afferra la porta e la sbatte chiusa con una forza che fa tremare i cardini.
"Quanti?" chiede, la voce profonda come un tuono lontano.
"Otto. Forse di più. Armati di balestre." Marcus si volta verso il prete. "Possono vedere nel buio."
Gli occhi di Rickard si restringono. "Stregoneria."
"Qualcosa del genere."
Il prete annuisce lentamente. Poi si volta verso Leonardo.
"Tu. Vai a svegliare Padre Eryn. In fondo al corridoio, ultima porta a sinistra. Digli che abbiamo compagnia."
Padre Eryn
Leonardo corre lungo il corridoio buio, inciampando sulle pietre irregolari. Trova la porta e bussa—forte, insistente.
"Padre Eryn! Svegliatevi!"
Un rumore di passi strascicati. La porta si apre su un uomo completamente diverso da Rickard.

Eryl Jäger—questo il suo vero nome—è un reiklandese di Lachenburg, alto e magro, con capelli grigi e occhi che hanno visto troppo. Indossa una camicia da notte e regge una candela, ma c'è qualcosa nella sua postura che tradisce l'addestramento militare.
"Cosa succede?" chiede, la voce ancora roca dal sonno.
"Siamo sotto attacco. Assassini sui tetti. Padre Rickard ci ha fatto entrare."
Gli occhi di Eryn si fanno immediatamente lucidi. Posa la candela, afferra una spada appesa al muro—una spada da cavaliere, non da prete—e annuisce.
"Quanti siete?"
"Cinque. Alcuni feriti."
"Venite."
La Difesa Disperata
Di nuovo nella navata principale, il gruppo si riorganizza. Rickard ha già iniziato a barricare la porta con panche e candelabri.
"Gli ingressi," ordina Marcus. "Quanti ce ne sono?"
"La porta principale. Una porta sul retro, nella sacrestia. E le finestre—troppo strette per un uomo adulto, ma abbastanza larghe per un quadrello."
"Barrichiamo tutto."
Il lavoro è frenetico. Oronzo e Giuliano trascinano panche contro le porte mentre Derryl—nonostante il braccio ferito—tiene d'occhio le finestre con la pistola pronta.
Un rumore di vetri infranti. Poi un altro.
"I vetri!" urla Leonardo. "Stanno sparando attraverso le finestre!"
Quadrelli volano nell'oscurità, colpendo le pareti, i banchi, l'altare. Il gruppo si getta a terra.
"NELLA CRIPTA!" tuona Rickard. "È l'unico posto difendibile!"
La Notte nella Cripta
La cripta della chiesa è piccola—poco più di una cantina con alcune tombe antiche lungo le pareti. Ma ha un solo ingresso: una scala di pietra facilmente difendibile.
Il gruppo si accampa tra i sarcofagi, con Rickard ed Eryn che montano la guardia in cima alle scale.
"Non scenderanno," dice Rickard con certezza. "Dovrebbero passare su di me."
Nessuno dubita delle sue parole. Il martello da guerra poggia sulle sue ginocchia come un'estensione naturale del suo corpo.
"Chi siete?" chiede infine Eryn, guardando il gruppo ferito. "E chi vi vuole morti?"
Marcus risponde con la verità—o almeno con quella parte di verità che può condividere. La missione per Padre Humfried. L'indagine su Padre Feodor. Gli assassini che li braccano da giorni.
Rickard ascolta in silenzio. Quando Marcus finisce, il colosso annuisce.
"Feodor. Lo conosco." La sua voce è carica di disprezzo. "Un burocrate. Uno che non ha mai impugnato un'arma per la fede."
"Voi invece sì," osserva Leonardo, guardando il martello.
"Ho combattuto nel Nord. Contro i Norsemen. Ho aiutato Todbringer a respingere un'incursione." Rickard sorride cupamente. "Ho ottenuto un encomio. E quando sono tornato, ho avuto l'ardire di questionare il coraggio di quelli che erano rimasti a guardare da lontano."
"Non vi hanno preso in simpatia," intuisce Giuliano.
"Mi hanno mandato qui. In questa cappella dimenticata." Rickard alza le spalle. "Ma Sigmar è ovunque. Anche nei luoghi dimenticati."
La notte passa lenta, tra il rumore dei quadrelli che colpiscono le pareti di sopra e le preghiere sussurrate.
Un'ora dopo la mezzanotte, Rickard si alza.
"C'è un'altra via," dice, indicando il fondo della cripta. "Un passaggio che porta alle fogne. I preti di un tempo lo usavano per fuggire durante le persecuzioni."
"Allora andiamo," dice Marcus.
Ma Rickard scuote la testa. "Voi andate. Io resto."
Il silenzio è totale.
"State scherzando," dice Oronzo.
"Se scappiamo tutti, ci seguiranno. Qualcuno deve tenerli impegnati." Rickard solleva il martello. "E non ho intenzione di lasciare che profanino la casa di Sigmar."
"Vi uccideranno," dice Leonardo.
Rickard sorride—un sorriso che non ha nulla di allegro. "Ci hanno provato in tanti. I Norsemen, gli Uomini Bestia, i briganti delle montagne." Fa ruotare il martello con una facilità inquietante. "Sigmar non mi ha ancora chiamato a sé. Forse questa notte sarà diversa. Forse no."
Padre Eryn si fa avanti. "Resto anch'io."
"No." La voce di Rickard è ferma. "Tu li guidi fuori. Conosci le fogne meglio di me."
Eryn vuole protestare, ma qualcosa nello sguardo di Rickard lo ferma. Annuisce, a malincuore.
"Andate al tempio di Verena," dice Rickard. "Padre Humfried vi darà rifugio. Tornate domani mattina." Il suo sorriso si fa cupo. "Se sarò ancora qui, vi racconterò com'è andata."
La Fuga nelle Fogne
Il passaggio è stretto, umido, puzzolente. Leonardo deve chinarsi per non sbattere la testa contro le pietre viscide. L'acqua putrida arriva alle caviglie.
Dietro di loro, dalla chiesa, arrivano rumori. Colpi. Urla.
"Stanno entrando," mormora Derryl.
Poi un suono che nessuno si aspettava: un ruggito—no, una PREGHIERA. La voce di Rickard che invoca Sigmar, seguita da un fragore di metallo contro metallo.
"Correte," ordina Eryn. "Non fermatevi."
Corrono. Per quello che sembrano ore, attraverso tunnel che si biforcano e si intrecciano. Eryn li guida con sicurezza, svoltando a destra, poi a sinistra, poi ancora a destra.
Quando finalmente emergono, l'aria fresca della notte li colpisce come una benedizione. Sono in un vicolo dietro il quartiere dei mercanti.
"Il tempio di Verena è a due strade da qui," dice Eryn. "Seguitemi."
Il Tempio di Verena
Padre Humfried li accoglie con occhi preoccupati ma senza domande. Li fa entrare, li sistema in una stanza nel retro del tempio, e porta acqua calda e bende.
Nessuno dorme.
Leonardo passa la notte a fissare il soffitto, chiedendosi se Rickard sia ancora vivo. Giuliano prega in silenzio—a Myrmidia, ma anche, forse, a Sigmar. Oronzo conta e riconta le monete che gli sono rimaste, un gesto nervoso. Derryl pulisce la pistola, smonta e rimonta il meccanismo, una, due, dieci volte.
Marcus sta alla finestra, guardando la notte.
"Tornerà," dice infine, senza voltarsi. "Un uomo come quello non muore facilmente."
Nessuno risponde. Ma tutti sperano che abbia ragione.
Il Mattino del Ritorno
All'alba, il gruppo torna alla cappella.
Quello che trovano è devastazione.
La porta è stata sfondata. Le finestre sono in frantumi. Quadrelli conficcati in ogni superficie—pareti, panche, l'altare stesso. Il sangue macchia le pietre del pavimento—troppo sangue per un solo uomo.
"Rickard!" urla Leonardo, correndo verso le scale della cripta.
"Qui."
La voce viene dalla sacrestia. Debole, ma viva.
Padre Rickard è seduto contro il muro, il martello ancora stretto in mano. La tonaca è a brandelli, coperta di sangue—in parte suo, in parte no. Ha un taglio profondo sulla fronte, un altro sul braccio sinistro, e si tiene il fianco con una mano.
Ma è VIVO.
"Tre," dice, quando il gruppo lo raggiunge. "Ne sono arrivati tre. Hanno provato a entrare nella cripta." Sorride, e anche quel sorriso è sanguinante. "Non ci sono riusciti."
Ai suoi piedi, il corpo di un assassino. La testa è stata schiacciata—dal martello, evidentemente.
"Gli altri due?" chiede Marcus.
"Fuggiti. Quando Sigmar ha risposto alla mia preghiera, hanno capito che non era una battaglia che potevano vincere."
Leonardo guarda il corpo dell'assassino, poi Rickard.
"Sigmar ha risposto?"
"L'avete sentito anche voi, no? Il ruggito?" Rickard tossisce, e un filo di sangue gli cola dalla bocca. "Non ero solo io a urlare. Sigmar urlava con me. Il martello... brillava. D'oro."
Un miracolo. Un vero, autentico miracolo di Sigmar.
Giuliano si inginocchia accanto a lui, esaminando le ferite. "Dobbiamo portarvi via di qui. Avete bisogno di cure."
"Prima..." Rickard afferra il braccio di Leonardo. "...dovete promettermi una cosa."
"Qualsiasi cosa."
"Trovateli. Quelli che hanno mandato questi assassini. Trovateli e fermateli." I suoi occhi bruciano di una luce feroce. "Ho visto abbastanza male nel Nord. Non permetterò che attecchisca anche qui."
Leonardo annuisce. "Vi do la mia parola."
Rickard si rilassa, finalmente. "Bene. Ora... portatemi da qualche parte dove posso bere qualcosa di forte."
L'Ufficio di Padre Feodor
Con Rickard al loro fianco, le porte si aprono.
Il veterano del Nord è conosciuto e rispettato—nessuno osa rifiutargli l'accesso. Quando si presentano all'ufficio di Padre Feodor nel grande tempio di Sigmar, i sacerdoti minori si fanno da parte con reverenza.
"Feodor non c'è," dice uno di loro, nervoso. "È... partito. Per affari della Chiesa."
"Devo lasciare delle carte sulla sua scrivania," dice Rickard con naturalezza. "Documenti della cappella. Lo faccio sempre quando non è in sede."
Il sacerdote esita, ma la mole di Rickard e il martello che porta alla cintura sono argomenti convincenti. Annuisce e si fa da parte.
L'ufficio di Feodor è ordinato—troppo ordinato. Scaffali pieni di libri, una scrivania pulita, documenti impilati con precisione maniacale.
"Cercate tutto," ordina Marcus. "Lettere, appunti, qualsiasi cosa."
Leonardo si avventa sulla scrivania con il suo metodo di lettura ultrarapida—una riga sì, due no. In pochi minuti ha sfogliato decine di documenti.
"Trovato." Alza un fascio di lettere. "Corrispondenza con gli Heinkel. Parlano di 'persone che dovevano giungere a Pleidorf'—probabilmente noi. E questa..." Estrae un'altra lettera. "...avverte Feodor che queste persone sono sulle sue tracce."
"Sapeva che stavamo arrivando," dice Giuliano.
"Da settimane, a quanto pare."
I Libri Proibiti
Ma la vera scoperta è sugli scaffali.
Nascosti dietro tomi innocui, Leonardo trova i due libri che Feodor aveva acquistato da Shillman—Il Sentiero Dorato e Il Silenzio della Stella a Due Code. Ma ci sono anche altri volumi.
"'Rudimenti dell'Alchimia' di Achim Hase," legge Leonardo, esaminando le copertine. "'La Vera Trasmutazione' di Hubert Sorr."
"Alchimia?" Marcus aggrotta la fronte. "Cosa c'entra un prete con l'alchimia?"
"Aspettate." Leonardo apre uno dei libri. Tra le pagine, foglietti con appunti fitti. "Feodor stava confrontando i testi sui Teogonisti con qualcosa... con Wulfric."
"Wulfric? L'eretico?"
"Sta cercando connessioni." Leonardo sfoglia gli appunti. "E qui... qui c'è qualcos'altro."
Estrae un foglio ripiegato. Una ricetta. No—una FORMULA.
Il Distillato del Barlume-Visivo
Leonardo estrae il foglio con cautela. La pergamena è ingiallita, l'inchiostro sbiadito ma ancora leggibile. Ha l'aspetto di qualcosa copiato da un testo molto più antico.
"Ascoltate," dice, e legge ad alta voce:
🜍 IL DISTILLATO DEL BARLUME-VISIVO 🜍
Un Decotto Alchemico del Secondo Cerchio
Questa pozione forza le pupille a dilatarsi fino a dimensioni innaturali e sensibilizza gli umori dell'occhio alle tracce infinitesimali del Vento del Metallo (Chamon) e della Vita (Ghyran) che aleggiano nell'oscurità.
Gli Elementi Necessari
Per infondere una singola dose, avrai bisogno dei seguenti componenti:
La Base-Visiva: Una pinta di Aqua Vitae (alcol di cereali distillato tre volte) che funga da solvente.
Il Catalizzatore Sensoriale: Gli occhi freschi di un predatore notturno. Il gufo è la scelta tradizionale, ma gli occhi di un Pipistrello Gigante o di un gatto selvatico saranno sufficienti. (Devono essere prelevati da non più di 24 ore).
L'Agente Luminescente: Una manciata di Muschio Fosforescente raccolto nelle caverne profonde delle Montagne Grigie, oppure la bile distillata di dodici lucciole.
Lo Stabilizzatore: Due dramme di Limatura d'Argento purificata. L'argento possiede un'alta affinità con il Chamon, aiutando la mente a filtrare le immagini ricevute.
Il silenzio cala sulla stanza.
"Gli assassini," mormora Marcus. "Ecco come vedono nel buio."
"Non è scurovisione naturale," conferma Leonardo, riponendo il foglio. "È alchimia. Qualcuno sta producendo questa roba in quantità industriali."
"Qualcuno sta producendo questa roba," dice Giuliano. "E la sta distribuendo agli assassini."
"Udo Hunt," aggiunge Leonardo, indicando un nome scritto a margine. "Lo stesso nome che abbiamo trovato nelle lettere giorni fa. È lui. Deve essere lui."
Marcus prende il foglio, studiandolo. "C'è una nota qui. 'Wulfric il Primo sapeva che il tempo dell'Ottavo Teogonista si sta avvicinando.'"
"L'Ottavo Teogonista?" chiede Rickard, confuso.
"Non lo so ancora," ammette Leonardo. "Ma comincio ad avere un'idea."
La Mappa del Teatro
È Marcus a trovare l'ultima prova.
"Una mappa," annuncia, estraendo un documento dalla scrivania. "Una mappa della città con un edificio cerchiato."
Leonardo si avvicina. "Cos'è?"
"Un vecchio teatro. Abbandonato, a quanto pare." Marcus indica un appunto a margine. "'Deve essere qui presto. Arriveranno.'"
"Arriveranno chi?"
"Non lo dice. Ma la nota è datata oggi."
Il gruppo si scambia occhiate. Oggi. Qualcosa sta per succedere oggi, in quel teatro.
Leonardo non resiste a un commento sarcastico. "Vedi, Marcus? I CARTOGRAFI servono. Se avessimo avuto una mappa della città prima, forse—"
"Leonardo."
"Sì?"
"Taci."
La Storia di Rickard
Mentre il gruppo esamina le prove, Rickard racconta la sua storia.
"Ho combattuto nel Nord per otto anni," dice, seduto su una panca con il martello appoggiato al muro. "Con Todbringer, durante l'ultima grande incursione dei Norsemen. Ho visto cose che non auguro a nessuno."
"E l'encomio?" chiede Oronzo.
"Per aver tenuto un passo montano da solo per tre giorni. I rinforzi non arrivavano. I Norsemen continuavano a venire." Rickard sorride, ma non c'è allegria nei suoi occhi. "Ho perso il conto di quanti ne ho uccisi. Alla fine, quando Todbringer è arrivato, mi hanno trovato in piedi su una pila di cadaveri, ancora a menare il martello."
"E poi?"
"Poi sono tornato a casa. Giovane, arrogante, pieno di gloria." La sua voce si fa amara. "Ho avuto l'ardire di questionare il coraggio di quelli che erano rimasti nelle retrovie. Preti che predicavano la guerra santa ma non avevano mai impugnato un'arma. Nobili che mandavano altri a morire mentre loro contavano i profitti."
"Non vi hanno perdonato."
"No. Ma avevo un protettore—Luthor Hess, l'Inaffondabile. Un vecchio guerriero come me. Ha impedito che mi cacciassero dall'Ordine." Rickard sospira. "Mi hanno mandato qui invece. In una cappella dimenticata, a marcire lontano dagli occhi di tutti."
"Ma non avete smesso di combattere," osserva Giuliano.
"Mai. Sigmar non chiede che smettiamo. Chiede solo che continuiamo."
Leonardo annota mentalmente il nome. "Luthor Hess. Dove potremmo trovarlo, se avessimo bisogno di lui?"
Rickard scuote la testa. "Non saprei. L'ultima volta che l'ho visto era ad Altdorf, ma era anni fa. Un uomo come lui... potrebbe essere ovunque ci sia bisogno di un guerriero di Sigmar."
I Nuovi Alleati
Marcus, intanto, ha un piano.
"Abbiamo bisogno di rinforzi," dice. "Non possiamo infiltrarci in quel teatro da soli."
"Dove li troviamo?" chiede Oronzo.
"Ho ancora contatti con gli Heinkel." Marcus sorride cupamente. "Non sono santi, ma sono efficaci."
Entro sera, Marcus torna con due uomini.
Il primo è piccolo, nervoso, con una balestra corta appesa alla schiena. Lo chiamano Cheese—nessuno sa perché.
Il secondo è l'opposto: enorme, corpulento, con una chioma di capelli rossi che gli ha valso il soprannome di Red. Porta un'ascia da boscaiolo come se fosse un giocattolo.
"Mafiosi," sussurra Leonardo a Giuliano. "Marcus sta reclutando mafiosi."
"Finché combattono dalla nostra parte..."
"È quello che mi preoccupa. Finché."
La Casa di Miragliano
Leonardo, nel frattempo, ha un'idea diversa.
"Abbiamo bisogno di altri combattenti," dice a Rickard. "Gente di cui fidarsi. Conoscete qualcuno?"
Rickard riflette un momento. "C'è un uomo. Beve alla Casa di Miragliano, la taverna dei Tileani."
"Chi?"
"Gunther." Rickard fa una pausa. "Gli piace attaccar briga con i locali. Ma non è un rissaiolo qualunque."
"Chi è?"
"Un fantasma. Il Fantasma del Fantasma di Hellfein, lo chiamavano." Rickard si alza. "Venite. Ve lo presento io."
Gunther

La Casa di Miragliano è una taverna fumosa, piena di accenti tileani e odore di vino speziato. Rickard entra come se fosse di casa—alcuni avventori lo salutano con cenni rispettosi, altri con occhiate nervose.
In un angolo, seduto da solo con un boccale vuoto, c'è un uomo.
È vecchio—più vecchio di quanto Leonardo si aspettasse. I capelli grigi, il volto segnato da cicatrici, gli occhi che hanno visto troppo. Ma quello che colpisce è l'armatura: una mezza corazza verde, coperta di ammaccature e graffi, con pietre incastonate che brillano debolmente alla luce delle candele.
E la spada. Una spada lunga, appoggiata al tavolo. La lama è SBRECCIATA—non una, non due, ma decine di tacche lungo il filo.
"Gunther," dice Rickard, sedendosi di fronte a lui. "Ho qualcuno che vuole conoscerti."
Il vecchio guerriero alza lo sguardo. I suoi occhi—grigi come l'acciaio—studiano Leonardo con un'intensità che mette a disagio.
"Tileano?"
"Sì."
"Cosa vuoi?"
Leonardo esita. Poi indica la spada.
"Quella lama ha visto molte battaglie."
Gunther sorride—un sorriso che non raggiunge gli occhi.
"Mi ha servito bene. In Sylvania."
Il nome cala sulla conversazione come una pietra in uno stagno.
"Sylvania," ripete Leonardo. "I Non-Morti."
"E peggio." Gunther beve un sorso dal boccale. "Ero nel Quarto Reggimento dei Ratti del Fiume. Stirland. Abbiamo combattuto gli Uomini Bestia nel Drakwald, i Pelleverde nei passi di montagna. Ma il peggio..." I suoi occhi si fanno lontani. "...il peggio erano i morti che camminavano. In Sylvania, i morti non restano morti."
"Ho bisogno di uomini come voi," dice Leonardo.
"Per cosa?"
"Per finire una guerra che è iniziata cinquecento anni fa."
Gunther lo studia per un lungo momento. Poi annuisce.
"Pago da bere. Tu paghi le spese."
"Affare fatto."
Il Piano del Teatro

Quella sera, il gruppo si riunisce per pianificare l'infiltrazione.
"Marcus andrà avanti," spiega Leonardo, indicando la mappa. "Travestito, per non destare sospetti. Noi seguiremo a distanza con i nostri nuovi... alleati."
"E una volta dentro?" chiede Giuliano.
"Osserviamo. Capiamo chi c'è, cosa sta succedendo. Se è una riunione dei nostri nemici, avremo finalmente volti da mettere sui nomi."
"E se ci scoprono?"
Marcus sorride cupamente. "Allora sarà una serata interessante."
L'Ingresso
Il teatro è un edificio fatiscente nella parte vecchia di Pleidorf—un tempo doveva essere magnifico, con colonne corinzie e affreschi sbiaditi. Ora è solo un guscio vuoto, le finestre sbarrate, l'insegna illeggibile.
Marcus entra per primo, il cappuccio tirato sulla fronte. Gli altri aspettano qualche minuto, poi seguono.
L'interno è buio, polveroso, pieno di ombre. La platea è vuota—file di sedie coperte di teli bianchi come fantasmi. Il palcoscenico è nascosto da un sipario logoro.
Ma al centro della platea, illuminato da una singola candela, c'è un uomo.
Un prete.
Seduto su una sedia, immobile, come se stesse aspettando qualcuno.
"Guardie nel loggione," sussurra Derryl. "Ne conto almeno quattro."
Marcus si avvicina silenziosamente, scivolando tra le ombre come il cacciatore che è. Cerca di capire—chi è quel prete? Cosa sta aspettando?
Derryl, intanto, si sposta verso il sipario. Vuole sbirciare dietro, vedere cosa si nasconde sul palcoscenico.
Il gruppo si disperde nell'oscurità del teatro, ognuno con il proprio compito. Cheese si posiziona vicino a un'uscita laterale, la balestra pronta. Red resta vicino alla porta principale, l'ascia in mano.
Gunther, silenzioso come la morte che ha visto tante volte, si fonde con le ombre.
E nell'aria, la tensione cresce.
Qualcosa sta per succedere.
Stato della Compagnia
Nuovi alleati:
- Padre Rickard Wulfguard — Veterano del Nord, combattente contro i Norsemen, esiliato in una cappella dimenticata. Martello da guerra. FERITO ma vivo dopo aver respinto 3 assassini da solo con l'aiuto di una preghiera miracolosa di Sigmar (il martello brillava d'oro). Ha ucciso un assassino.
- Padre Eryn (Eryl Jäger) — Reiklandese di Lachenburg, ex soldato, ora prete. Spada da cavaliere.
- Gunther — "Il Fantasma del Fantasma di Hellfein". Veterano del Quarto Reggimento Ratti del Fiume, Stirland. Ha combattuto Uomini Bestia, Pelleverde e Non-Morti in Sylvania.
- Cheese — Mafioso degli Heinkel. Piccolo, nervoso, arciere.
- Red — Mafioso degli Heinkel. Enorme, capelli rossi, ascia da boscaiolo.
Scoperte:
- Il Distillato del Barlume-Visivo — Pozione alchemica che dona visione notturna. Spiega come gli assassini vedano nel buio.
- Udo Hunt — Nome collegato alla produzione della pozione.
- Feodor — Segretario/Lettore a Nuln sotto Von Mauken, responsabile del tempio di Pleidorf. Sapeva dell'arrivo del gruppo.
- L'Ottavo Teogonista — Riferimento misterioso negli appunti di Feodor. "Wulfric il Primo sapeva che il tempo si sta avvicinando."
- Il Teatro — Luogo d'incontro segreto. Qualcosa deve accadere oggi.
- Luthor Hess, "l'Inaffondabile" — Protettore di Rickard nell'Ordine. Posizione attuale sconosciuta.
Libri recuperati:
- Rudimenti dell'Alchimia (Achim Hase)
- La Vera Trasmutazione (Hubert Sorr)
- Appunti di Feodor sui Teogonisti e Wulfric
- Formula del Distillato del Barlume-Visivo
Situazione attuale:
- Il gruppo si è infiltrato nel teatro abbandonato
- Un prete misterioso siede al centro della platea
- Guardie nel loggione
- Derryl si avvicina al sipario
- Marcus studia la situazione
- CLIFFHANGER: Cosa si nasconde dietro il sipario?
"I vecchi soldati non muoiono mai. Semplicemente aspettano la prossima guerra." — Gunther