Martelli da Guerra

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Capitolo XLVI: Il Passerotto e il Falco

"Chi firma con un rapace non sempre vuole volare. Talvolta vuole solo che la preda guardi in alto mentre il coltello arriva da dietro." — Nota anonima conservata negli archivi degli Arbitrorum, senza timbro e senza calligrafo superstite


Il Prezzo del Calice

Nel tesoro violato di Karak Hirn l'oro non brillava.

O meglio, brillava con la solita inutile ostinazione dell'oro, ma nessuno aveva l'animo disposto a riconoscerlo. Le monete stavano dove erano sempre state. Le coppe, le catene, gli scrigni e le lame cerimoniali continuavano a fingere che il mondo potesse essere misurato in metallo prezioso. Persino le pietre incastonate sulle corone dei morti avevano l'insolenza di riflettere la luce.

Il Calice dell'Ira, invece, non c'era.

Quell'assenza valeva piu' di tutto il resto.

I nani lo sapevano. Lo sapeva il principe, pallido sotto la barba, ferito meno nel corpo che nella genealogia. Lo sapeva Bartek Tengansson, che teneva fra le dita un frammento di pietra rossa come se volesse strangolare un minerale. Lo sapeva Derryl, e per questo non parlava. Quando un nano tace davanti a un tesoro, e' segno che la lingua ha trovato qualcosa di piu' duro della roccia.

Leonardo Isacco da Ponzacco osservava la pergamena lasciata dal ladro con l'espressione di un uomo che avrebbe preferito discutere con un demonologo in una biblioteca asciutta. L'anello dell'Ordo Scrittoris, di nuovo al dito, pesava in modo nuovo. Non piu' soltanto metallo e memoria, ma lupo nascosto sotto una piuma.

Marcus Ghast non guardava l'oro. Guardava le porte.

Oronzo Cassano, uomo di sensibilita' piu' terrena, guardava entrambe le cose.

"Vorrei proporre una questione morale," disse.

Karelia Meitner lo fisso' con prudenza. Era una donna addestrata a riconoscere eresie, frodi e confessioni parziali. Oronzo aveva l'aria di poter offrire tutte e tre a seconda del prezzo.

"Una questione morale?" chiese Thyssen.

"Si'. Noi abbiamo aiutato a non far morire altra gente, abbiamo avvertito, combattuto, rischiato la pelle, aperto porte che non volevano aprirsi, chiuso statue che non volevano chiudersi e scoperto che il tesoro piu' importante era gia' sparito. Mi pare morale che qualcuno ci paghi."

Derryl chiuse gli occhi.

"Non adesso," disse.

"Adesso e' il momento migliore," rispose Oronzo. "Quando tutti sono vivi abbastanza da essere grati e mortificati abbastanza da non contrattare troppo."

Il principe di Karak Hirn lo guardo' come si guarda una crepa in una diga: piccola, fastidiosa, ma non del tutto priva di ragione.

Marcus intervenne prima che la diplomazia tileana diventasse un problema edilizio.

"Vostra Altezza, il mio compagno usa parole di Remas, ma il punto e' reale. Dobbiamo muoverci, pagare guide, cavalli, forse maghi, forse informatori. Se il Calice e' stato portato verso la Torre Hess, ogni ora avra' un costo."

Leonardo alzo' un dito. "E vorrei aggiungere che stiamo parlando di un artefatto legato a una possibile resurrezione scismatica, a un principe demoniaco frammentato e a una compromissione della Chiesa di Sigmar. Tutte cose che, per tradizione, diventano piu' costose quando si tenta di risolverle tardi."

"La teologia come preventivo," mormoro' Karelia. "Originale."

"La teologia e' quasi sempre un preventivo," disse Leonardo. "Solo che lo si paga in corpi."

Il principe fece un gesto. Un servo nanico spari' fra gli scrigni con passo pesante e torno' accompagnato da due uomini della scorta. Portavano quattro sacche chiuse con fibbie robuste. Quando le posarono a terra, il suono delle monete ebbe la rozza sincerita' delle risposte utili.

"Oro," disse il principe. "Nanico. Sufficiente a farvi muovere e a ricordare che Karak Hirn non dimentica chi combatte nella sua pietra."

Oronzo si inchino' con una gravita' quasi credibile. "La memoria dei nani e' famosa per essere lunga. Sono lieto che abbia anche un buon peso."

Derryl gli diede un'occhiata.

"Rispetto," disse.

"Lo sto portando con entrambe le mani."

La battuta non salvo' il tesoro dal proprio lutto, ma lo rese per un momento meno immobile.

Poi il principe si volse verso la nicchia vuota.

"Se recupererete il Calice dell'Ira," disse, "tornera' qui."

La frase non era una richiesta.

Marcus inclino' il capo. "Saremo lieti di riconsegnarlo al suo legittimo custode."

Oronzo lo guardo' con un lampo di dolore amministrativo.

Leonardo, invece, annui'. "Il Calice e' un frammento della minaccia, non una reliquia da studiare con calma. Il pugnale di Yul-Kachun e' con noi. Il Teschio d'Ottone e' ancora fuori dalla nostra conoscenza. Finche' questi oggetti restano separati, il nemico non ha tutto."

"E se li vuole tutti," disse Derryl, "dovra' venire a prenderli da vivi."

Marcus senti' il peso del pugnale nello zaino, avvolto e isolato. Non gli piaceva portarlo. Gli piaceva ancora meno l'idea di non portarlo.

"Da vivi," disse, "e possibilmente da preparati."

Nessuno nel tesoro di Karak Hirn aveva l'aria di sapere con certezza che cosa volesse dire preparati.

Ma quattro sacche d'oro erano un inizio, e in tempi disperati un inizio e' soltanto una forma educata dell'ostinazione.


Verso Ubersreik

Drong il Lungo li aspettava dove la Vecchia Betsy poteva ancora essere chiamata nave per cortesia, affetto o ostinazione.

La viverna e la guerra le avevano lasciato addosso segni che avrebbero fatto pensionare un'imbarcazione umana. La Betsy, essendo legata a nani, slayer e rancori marittimi, non sembrava intenzionata a concedere quella soddisfazione al mondo. Assi nuove si alternavano a ferite vecchie. Corde tese, argani, braccia pelose e bestemmie tecniche facevano il resto.

Drong ascolto' il riassunto con le braccia incrociate.

Il Calice rubato.

Il rapace.

Il lupo sotto l'anello.

La pista di Ubersreik.

La Torre Hess.

Il pugnale di Yul-Kachun che Marcus continuava a trasportare come una malattia educata.

Quando ebbero finito, il capitano sputo' di lato.

"Non vengo nel Reikland."

Oronzo guardo' la nave ferita. "Perche', non ti piace il vino?"

"Mi piacciono le navi che galleggiano e i conti chiusi," disse Drong. "La Betsy resta qui finche' non decide se essere legno o funerale. Io resto con lei."

Derryl annui'. Era un gesto piccolo, ma aveva dentro tutta la comprensione che un nano poteva concedere a un altro quando una macchina ferita diventava quasi parente.

"Allora ci servono cavalli," disse Marcus. "E non contaminati."

"Vi servono molte cose," rispose Drong. "I cavalli sono le piu' semplici."

La partenza prese forma con la lentezza sospetta delle decisioni importanti. Bartek Tengansson sarebbe sceso con il principe e con una scorta ridotta. Fratello Berthem, invece, rimase con i Martelli. Karelia Meitner e Heinrich Thyssen avevano lo stesso sguardo di chi ha scoperto che un'indagine ecclesiastica si e' trasformata in caccia a un falco eretico, a un lupo antico e a una parte di demone dispersa.

"Il pugnale non puo' restare a Elassir?" chiese Oronzo quando furono lontani dai servitori e abbastanza vicini alla franchezza.

Elassir non si offese. Gli elfi antichi, quando decidevano di non offendersi, sembravano quasi statue cortesi.

"No."

"Risposta completa."

"Le conoscenze legate a Khaine, ai demoni e ai frammenti di volonta' sono piu' pericolose di quanto crediate. Io posso riconoscere un confine. Non significa che debba mettermi al centro."

Leonardo si strinse nel mantello. "Questa e' una frase di grande saggezza, che purtroppo non ha mai impedito a nessuno di metterci noi al centro."

"L'amico a Ubersreik," disse Marcus. "Lauren della Laquital."

Elassir guardo' verso la linea lontana delle montagne. "Se e' ancora la'. Se il nome e' ancora usato. Se vuole essere trovato."

"Tutte condizioni rassicuranti," disse Karelia.

"Gli uomini che sanno davvero le cose utili," rispose Elassir, "raramente mettono una targa sulla porta."

Il viaggio verso la fortezza esterna comincio' sotto un cielo duro, tagliato da vento freddo. Dietro di loro Karak Hirn tratteneva il proprio oltraggio. Davanti, l'Impero attendeva con la consueta promessa di strade cattive, locande peggiori e istituzioni che avrebbero chiesto moduli mentre il mondo bruciava.

Per un tratto, nessuno parlo'.

Poi Derryl noto' la lama di Elassir.

Non era la prima volta che la vedeva, ma quella mattina la luce la prese con crudelta'. La spada era sottile, piu' leggera di quanto una cosa mortale avrebbe avuto il diritto di essere. L'argento non era argento. L'azzurro non era smalto. Ogni riflesso sembrava venire da un cielo che non aveva mai conosciuto il fumo umano.

"Non e' ferro," disse Derryl.

Elassir sorrise appena. "No."

"Non e' nemmeno acciaio."

"No."

"Allora cos'e'?"

"Antica."

Derryl grugni'. "Gli elfi hanno un modo irritante di scambiare aggettivi per spiegazioni."

"I nani hanno un modo ammirevole di scambiare spiegazioni per inventari."

Per la prima volta da ore, qualcuno quasi rise.

Fu Oronzo, naturalmente, a rovinare il momento nel modo piu' utile.

"Parlando di cose antiche, vorrei sapere se qualcuno ha intenzione di spiegare alla Chiesa di Morr che porto una spada santa senza aver compilato alcun registro."

Thyssen lo guardo' con un sopracciglio appena sollevato. "Sarebbe opportuno."

"Lo temevo."

Karelia, che cavalcava poco piu' avanti, si volto'. "Oppure potrebbe spiegare come un uomo di Remas, dichiaratamente interessato al denaro, sia diventato portatore di una reliquia di Morr."

"Con grazia, rischio personale e una serie di incomprensioni."

"Mancano solo i miracoli."

Leonardo tossi' con educazione. "In realta', le probabilita' che proprio quella spada si trovasse proprio dove serviva, proprio contro quei nemici, sono abbastanza basse da permettere a una mente metodica di non escludere l'ipotesi di un intervento divino."

Oronzo lo indico'. "Ecco. Sentito? Io non millanto. Vengo ipotizzato."

Marcus guardo' la strada. "L'Impero sopravvive da secoli anche perche' raramente indaga fino in fondo sui propri miracoli. Di solito li tassa, li arma o li brucia."

"A seconda dell'ufficio competente," aggiunse Leonardo.

Karelia non sorrise, ma il silenzio che segui' fu meno ostile di prima.

Il vento porto' odore di roccia, fumo distante e neve vecchia.

Poi porto' anche il colpo.


Il Colpo dalla Montagna

L'agguato sulla strada rocciosa

Oronzo venne colpito al petto come se la montagna avesse deciso di respingerlo personalmente.

Il suono arrivo' un istante dopo l'impatto: secco, lungo, crudele. La piastra dell'armatura tileana sputo' una scintilla e Oronzo fu quasi strappato dalla sella. Resto' in piedi per puro dispetto, con una mano sul petto e l'altra gia' alla spada.

"Lassu'," ringhio'. "Ha un fucile lunghissimo."

La strada correva fra rocce scure e pendii spezzati, una ferita praticabile nella montagna. A destra, un costone saliva in gradoni irregolari. A sinistra, massi e arbusti secchi offrivano rifugi sufficienti a far credere a un uomo di essere salvo, che e' spesso la funzione piu' perfida dei rifugi.

Marcus scese da cavallo prima ancora di ordinare agli altri di farlo.

"Copertura."

Derryl era gia' dietro una roccia, con la pistola in mano e la faccia di chi prendeva molto sul personale l'uso improprio della polvere nera.

Leonardo cerco' di vedere il tiratore, ma la montagna gli restitui' solo pietre, ombre e la consapevolezza di non essere nato per le imboscate. Si abbasso' dietro il cavallo piu' vicino, che lo guardo' con la pazienza del bestiame quando capisce che gli uomini hanno complicato la giornata.

"Non vedo niente," disse.

"Allora non esponga la parte pensante," rispose Marcus.

Elassir lo vide.

O forse vide l'errore nell'aria dove il tiratore era stato. Si mosse verso il pendio con quella grazia irritante degli elfi, che sembrava negare la pendenza, la gravita' e la fatica come opinioni locali.

Un secondo colpo scheggio' la pietra accanto a lui.

Il terzo gli prese la spalla.

Elassir ruoto', quasi cadde, poi rimase in piedi. Una macchia scura si apri' sul tessuto. La sua lama argentea prese luce, ma la distanza era ancora troppa.

"Se lo lasciamo li'," disse Oronzo, respirando a denti stretti, "appena usciamo ci spara ancora."

"La tua armatura?" chiese Karelia.

"Offesa ma viva."

"Tu?"

"Uguale."

Thyssen alzo' il martello e cerco' un varco fra le rocce. "Il colpo viene dall'alto. Ci vuole spingere a salire."

Marcus osservo' il pendio, la strada, i cavalli, la posizione di Leonardo.

"O a guardare tutti verso l'alto," disse.

La frase arrivo' tardi.

Non troppo tardi per capirla.

Troppo tardi per impedirla.


L'Anello o la Vita

Ugo dell'agguato, l'uomo mascherato

Leonardo senti' il freddo della pistola prima ancora di sentire la mano sulla spalla.

Il secondo uomo era arrivato da dietro con la pazienza di chi aveva aspettato che tutti gli occhi diventassero devoti alla montagna. Portava una maschera scura, mantello nero, abiti da viaggio sotto cui il simbolo del martello si intravedeva come una bestemmia piegata male.

Piu' tardi, negli appunti, avrebbe ricevuto un nome asciutto e utile: Ugo dell'agguato. Non abbastanza per dargli una storia. Abbastanza per non confonderlo con gli altri uomini senza volto del Sacro Martello.

"Fermi," disse. "Ho il vostro compagno."

Leonardo, che in teoria aveva una grande stima della trattativa, scopri' di preferirla quando il metallo non gli premeva contro il cranio.

"Possiamo parlare," disse. "Se si tratta di denaro, ho amici molto meno poveri di quanto sembrino."

"Voglio una cosa."

Oronzo si immobilizzo' fra le rocce. Derryl abbasso' la pistola di un dito, non di piu'. Karelia puntava gia' verso l'assalitore, ma non aveva un colpo pulito. Thyssen sembrava una preghiera pronta a diventare violenza.

Marcus guardo' Leonardo. Poi la mano dell'uomo. Poi la distanza.

"Il pugnale ce l'ho io," disse.

L'assalitore non si mosse.

"Non voglio il pugnale."

Il silenzio che segui' fu breve e profondo.

Leonardo senti' l'anello sotto il guanto.

"Dammi l'anello," disse l'uomo.

Il lupo nascosto sotto il sigillo parve stringergli il dito.

Oronzo bestemmio' piano, in una variante tileana che probabilmente avrebbe richiesto note a pie' di pagina per essere apprezzata dalla Chiesa.

Marcus fece un passo. "Se vuoi l'anello, lo porto io."

"Tu?"

"O lui. O l'elfo. Dipende da quanto sapete davvero."

L'assalitore inclino' appena la maschera. Fu un gesto minuscolo. Bastava.

Non sapeva.

Sapeva che l'anello esisteva, che era con loro, che contava abbastanza da tendere un agguato su una strada fra nani e guerra. Non sapeva con certezza chi lo portasse. E in quella ignoranza c'era una feritoia piu' sottile di una lama elfica.

"Lasciatelo sulla strada," disse l'uomo. "Poi indietro. Nessuna mossa falsa o il medico muore."

Leonardo tento' un sorriso. "Chirurgo. La differenza e' sottile ma fiscalmente rilevante."

La pistola gli premette di piu' contro la testa.

"Silenzio."

"Vede? Gia' ci troviamo in disaccordo sulle terapie."

Marcus si mosse con lentezza. Ogni gesto era una dichiarazione di resa studiata abbastanza da poter diventare il contrario. Teneva una mano aperta, l'altra vicino al mantello. Guardava il punto indicato sulla strada, non l'uomo. Lasciava credere che la sua obbedienza fosse piu' grande della sua ira.

Oronzo capi' per primo.

Non fece nulla.

Fu la cosa piu' difficile.

Marcus piego' il busto come per posare l'anello.

La pistola dell'assalitore scivolo' di un soffio verso il movimento.

Marcus sparo'.

Il colpo prese l'uomo al fianco e lo fece torcere. Per un istante Leonardo fu libero. Per un istante tutto poteva finire con una frase cinica e una benda stretta.

Poi il dito dell'assalitore si chiuse.

La pistola esplose a distanza di respiro.

Leonardo non urlo'.

Non per coraggio.

Perche' la mascella non gli obbedi' piu'.

Cadde con un suono molle, brutto, troppo umano. Il sangue gli riempi' la bocca e gli scese lungo il collo. L'anello batte' contro la pietra quando la mano cercò istintivamente il volto.

Derryl colpi' il mascherato prima che potesse rialzarsi.

Oronzo corse verso Leonardo.

"No. No, no, no."

Marcus era gia' in ginocchio accanto a lui, le mani piu' ferme del volto. "Respira. Tienilo girato. Non fatelo soffocare."

Leonardo cercò di parlare. Ne usci' solo sangue e un suono spezzato.

"Lo so," disse Marcus, con una calma che non apparteneva alla scena. "Per una volta, non corregga nessuno."

Elassir arrivo' ferito, la spalla scura, gli occhi piu' chiari del cielo.

Poso' una mano sul volto di Leonardo.

La luce non fu dorata. Non fu sigmarita. Non fu il viola quieto di Shyish che Gabrielle Marsner portava come un lutto ben pettinato. Fu bianca, fredda e viva, come neve illuminata da una luna che conosceva i nomi degli alberi.

Leonardo si irrigidi'.

Il sangue rallento'.

Le ossa non tornarono intere. La carne non cancello' il danno. Ma il corpo smise di scivolare verso la morte con quell'obbedienza spaventosa che hanno i corpi quando finalmente cedono.

"Vivra'," disse Elassir.

Oronzo chiuse gli occhi per un battito.

"Parlera'?"

Elassir guardo' la mascella spezzata, poi l'amico. "Non presto. Non senza cure migliori."

Marcus si tolse del sangue dalle dita. Non era il suo. Questo lo disturbava molto piu' di quanto avrebbe ammesso.

"Le regole base," disse piano. "Non si lascia mai il medico da solo."

Derryl, dalla base del pendio, grido' che il cecchino era caduto. Il fucile lungo rotolo' fra le pietre con un rumore metallico e indecoroso. Thyssen e Karelia coprivano ancora la strada, perche' la prudenza e' una forma di fede quando tutti gli altri pregano troppo tardi.

Leonardo apri' gli occhi.

La mano corse all'anello.

Era ancora li'.

Il lupo non aveva lasciato il dito.

E da qualche parte, molto vicino, qualcuno aveva appena scoperto di non aver preso cio' che voleva.


Il Falco al Collo

Il cadavere del secondo assalitore non rimase quieto.

Karelia lo noto' mentre gli altri discutevano, ed ebbe il buon senso di non chiamarlo miracolo. Punto' la pistola e fece un cenno.

"Si muove."

L'uomo mascherato, steso sulla strada, ebbe uno spasmo. Non era il tremito sporco degli ultimi nervi. Era piu' deliberato, piu' offensivo. La testa si giro' di poco. Dalla maschera usci' un borbottio umido.

Thyssen mormoro' una preghiera a Sigmar.

Oronzo alzo' la Spada di San Toswick. "Se si rialza, lo rimando giu' con ricevuta."

La bocca morta parlo'.

La voce non apparteneva al corpo.

"Dammi il mio anello."

Leonardo, ancora fra le braccia di Marcus ed Elassir, capi' abbastanza da stringere la mano. Il dolore gli attraversava il volto come una scrittura incomprensibile. Non poteva rispondere. Per un uomo come lui, quella era quasi una seconda ferita.

La voce raschio' di nuovo.

"Ti trovero', passerotto."

Il corpo ricadde.

Per qualche istante ci fu soltanto vento.

Poi Marcus disse, piano: "La stagione della caccia e' chiusa."

Nessuno rise. Ma Oronzo gli fu grato per aver messo una frase fra loro e il gelo.

Elassir si avvicino' al cadavere con la cautela di chi non teme la morte ma disprezza le scorciatoie che certi vivi trovano per usarla. Apri' la giubba dell'uomo, taglio' un laccio e sollevo' un piccolo medaglione.

Un falco.

Le ali raccolte, il becco leggermente curvo, gli artigli incisi in modo troppo fine per un semplice ornamento da strada. Il metallo era scuro, ma non vecchio. O forse era vecchio e tenuto con cura religiosa, che e' una delle forme piu' disciplinate della colpa.

"Un condotto," disse Elassir.

Karelia strinse gli occhi. "Per parlare attraverso il morto?"

"Per raggiungerlo. Per vederlo. Forse per comandare il residuo del corpo. Non da lontanissimo."

Marcus penso' a Gabrielle Marsner, alla sua voce composta, al modo in cui aveva spiegato che certe arti oscure hanno bisogno di vicinanza, sangue, simboli, fili. La povera Gabrielle era morta, eppure alcune sue lezioni continuavano a camminare con loro come ombre piu' utili di molti vivi.

"Quanto vicino?" chiese.

Elassir guardo' le rocce. "Abbastanza da rendere prudente non restare qui."

Oronzo fisso' il falco. "Il rapace sulla pergamena."

"La stessa mano?" chiese Thyssen.

"La stessa superbia," disse Marcus. "Per ora basta."

Karelia tolse la maschera al cadavere. Il volto era comune in quel modo terribile che hanno gli assassini professionali quando non vogliono essere ricordati. Il cecchino, invece, fu riconosciuto: l'uomo della chiesa, quello gia' fuggito una volta sotto il segno del Sacro Martello.

"Padre Gustavus," disse Leonardo.

Il nome usci' deformato, quasi senza voce, piu' sangue che sillabe.

Marcus gli poso' una mano sulla spalla. "Non parli."

Leonardo lo guardo' con un odio accademico cosi' puro che per un momento sembro' stare meglio.

Karelia comprese ugualmente. "L'abbazia. Se c'erano infiltrati, Gustavus potrebbe essere in pericolo. O compromesso. O usato senza saperlo."

"Padre Gustavus vede piu' da cieco di quanto molti vedano con due occhi," disse Thyssen. "Ma non e' invulnerabile."

Derryl torno' dal pendio con il fucile lungo, qualche proiettile e una faccia piena di disprezzo tecnico.

"Buona arma," disse. "Pessimo proprietario."

La perquisizione diede risultati magri ma importanti: maschere, mantello nero, uniforme col simbolo del martello, pistola, fucile, proiettili, poche monete, fibbie senza marchi evidenti. Abbastanza per fingersi qualcuno, non abbastanza per sapere chi avesse dato l'ordine.

"Il travestimento puo' servirci," disse Marcus.

Oronzo guardo' il cadavere. "A loro non piu'."

Derryl sputo' nella polvere. "Rispetto ai morti."

"Hanno perso il diritto al rispetto quando hanno tradito i vivi," disse Oronzo.

"Il rispetto non e' per loro," rispose il nano. "E' per noi."

Questa volta Oronzo non trovo' una battuta.

Prepararono Leonardo per il viaggio con cinghie, mantelli e tutta la delicatezza possibile a uomini che avevano appena scoperto quanto poco basti a rompere una faccia. Lo legarono davanti a un compagno, per impedirgli di cadere se il dolore o il sangue gli avessero tolto coscienza. Ogni sobbalzo gli strappava un suono minuscolo, e ogni suono faceva stringere la bocca a Marcus.

"Ubersreik," disse Elassir. "Ora piu' di prima."

"Torre Hess," disse Oronzo.

"Anello," disse Karelia.

"Pugnale," aggiunse Derryl.

"Calice," concluse Thyssen.

Marcus guardo' la strada davanti a loro. "Ottimo. Cinque urgenze e un medico muto. Almeno il viaggio non sara' noioso."

Leonardo alzo' lentamente una mano e fece un gesto che, in condizioni legali migliori, avrebbe potuto essere discusso davanti a un tribunale tileano.

Oronzo sorrise.

"Sta guarendo."

Raggiunsero la fortezza esterna senza altri spari.

Era quasi deludente, il che diceva molto sullo stato morale della compagnia.

I nani erano schierati. File di elmi, barbe, scudi e rancori occupavano il terreno con la solidita' di una diga costruita contro il destino. Oltre, il nemico e le sue macchine d'assedio attendevano il momento in cui la storia avrebbe preteso altro sangue.

Karak Hirn non era caduta.

Non ancora.

Ma il Calice era lontano, il falco aveva parlato, il lupo dormiva sotto l'anello e il passerotto, per la prima volta da quando i Martelli lo conoscevano, non poteva riempire il silenzio con parole.

Fu allora che tutti compresero quanto quel silenzio fosse grave.


Stato della Compagnia

Scoperte:

  • Gli assalitori del passo cercavano l'anello di Leonardo, non il pugnale di Yul-Kachun.
  • Il nemico conosce l'esistenza dell'anello, ma non sa con certezza chi lo custodisca.
  • La voce remota che ha parlato dal cadavere rivendica l'anello come proprio e chiama Leonardo "passerotto".
  • Il medaglione a forma di falco era probabilmente un condotto magico e collega l'agguato al rapace lasciato sulla pergamena nel tesoro.
  • Padre Gustavus potrebbe essere in pericolo, o comunque coinvolto suo malgrado, se l'abbazia e l'Ordo Scriptoris sono stati infiltrati.

Alleati e autorita':

  • Drong il Lungo resta a Karak Hirn con la Vecchia Betsy e non accompagna la compagnia nel Reikland.
  • Elassir guida ancora la pista verso Ubersreik e Lauren della Laquital, ma viene ferito alla spalla durante l'agguato.
  • Karelia Meitner e Heinrich Thyssen restano con la compagnia e collegano l'attacco al Sacro Martello e alla corruzione ecclesiastica.
  • Bartek Tengansson scende con il principe e resta legato alla questione dei guardiani e degli archivi di Karak Hirn.
  • Fratello Berthem continua a viaggiare con i Martelli.
  • Ugo dell'agguato e' l'assalitore mascherato che prende Leonardo in ostaggio e pretende l'anello; muore nello scontro, ma il suo corpo viene usato come tramite dalla voce del falco.

Combattimenti:

  • Un cecchino mascherato apre il fuoco dall'alto della strada rocciosa e ferisce Oronzo al petto.
  • Un secondo uomo mascherato prende Leonardo in ostaggio e pretende l'anello.
  • Marcus finge una consegna, spara all'assalitore e impedisce che l'anello venga sottratto.
  • Leonardo viene colpito alla mascella a bruciapelo; Elassir lo salva con una cura di luce bianca, ma la ferita lo lascia quasi senza voce.
  • I due assalitori vengono uccisi; il cecchino e' riconosciuto come l'uomo gia' visto nell'attacco legato alla chiesa.

Oggetti:

  • Quattro sacche d'oro nanico — compenso concesso dai nani per permettere alla compagnia di muoversi e pagare aiuti.
  • Calice dell'Ira — ancora rubato; se recuperato, Karak Hirn lo rivuole nel proprio tesoro.
  • Pugnale di Yul-Kachun — ancora con Marcus, avvolto nello zaino; non viene consegnato a Elassir.
  • Anello dell'Ordo Scrittoris / lupo nascosto — ancora a Leonardo, bersaglio dichiarato del nuovo nemico.
  • Medaglione del falco — recuperato dal cadavere; probabile strumento di comunicazione o controllo a distanza.
  • Maschere, mantello nero e uniforme col martello — recuperati dagli assalitori; possono servire come prova o travestimento.
  • Fucile lungo, pistola e proiettili — recuperati dopo l'agguato.
  • Spada elfica di Elassir — lama argentea dai riflessi azzurri, antichissima e non fatta di metallo comune.

Situazione attuale:

  • La compagnia raggiunge la fortezza esterna di Karak Hirn con Leonardo vivo ma gravemente ferito alla mascella.
  • I nani sono schierati contro l'assedio esterno; la fortezza resiste, ma il furto del Calice resta compiuto.
  • La pista di Ubersreik diventa ancora piu' urgente per comprendere l'anello e il simbolo del lupo.
  • La pista della Torre Hess resta aperta per il recupero del Calice dell'Ira.

Fili narrativi aperti:

  • Identificare la voce che reclama l'anello e capire perche' chiami Leonardo "passerotto".
  • Capire se il Mittente ignoto della pergamena e la voce del falco siano la stessa entita' o due mani diverse sullo stesso simbolo.
  • Capire il rapporto fra falco, lupo, Sacro Martello, Ordo Scriptoris e sogno di Padre Gustavus.
  • Proteggere o raggiungere Padre Gustavus prima che l'infiltrazione dell'abbazia produca altri danni.
  • Recuperare il Calice dell'Ira e impedire che venga unito al pugnale e al Teschio d'Ottone.
  • Stabilire se il Teschio d'Ottone sia gia' in mano nemica.
  • Curare Leonardo abbastanza da restituirgli la voce.
  • Sopravvivere all'assedio di Karak Hirn o superarlo prima che la guerra chiuda ogni strada.

"Appunti dopo l'agguato. Il Calice e' perduto, il pugnale e' ancora con Marcus, l'anello e' ancora con me e la mia mandibola ha presentato formale protesta contro questa distribuzione delle responsabilita'. Una voce sconosciuta mi ha chiamato passerotto attraverso un morto con un falco al collo. Non posso risponderle, al momento, ma conto di farlo per iscritto, con bibliografia." — Leonardo Isacco da Ponzacco, nota vergata con mano tremante e pessimo umore