Capitolo XXVII: Sotto Falso Nome
"Ci sono due tipi di uomini al mondo: quelli che entrano dalla porta e quelli che entrano dalla fogna. I migliori sanno fare entrambe le cose." — Marcus Ghast, nelle vesti di Padre Obvious
Gli Orfani del Söll
Alban Handler presentò i tre orfani la mattina della partenza come chi mostra un carico aggiuntivo che non era nei patti — con un sorriso imbarazzato e un cenno del capo verso il retro del carro.
"Me li hanno affidati. Li pago per portarli a Walbach."
Erano tre ragazzini: Erica, quattordici anni, bionda, occhi azzurri, destinata al Tempio di Shallya. Robert, dodici, castano, ceduto dalla famiglia in cambio di alcune coperte e utensili da cucina — "Di buona fattura, anche," aveva specificato Alban. E Lisa, la più piccola, silenziosa come un gatto, che andava al Tempio di Morr e che per tutto il viaggio si sarebbe seduta in un angolo a guardare il cielo senza dire una parola.
Oronzo si avvicinò a Robert con l'aria del nobile che ispeziona una recluta.
"Ragazzo?"
"Sì, signore."
"Sai tirare di scherma?"
"No."
"Questa cosa va corretta immediatamente. Stasera, quando gli altri si riposano, prendi lezioni di scherma. Un paggio come si deve deve saper tirare di scherma per proteggere il proprio signore."
"Ma io non ce l'ho un signore."
"Non ancora."
Marcus si avvicinò all'orecchio di Oronzo. "Non sarebbe il caso di fare un po' di selezione, e non prendere il primo che ti capita a portata di mano?"
Ma Alban, con la discrezione del mercante che non vuole offendere nessuno, sussurrò: "Signor della Casa... sinceramente, non so se consigliargli il ragazzo. I genitori l'hanno dato via perché è un po' tardo di mente."
"Come Don Chisciotte d'Estalia e il suo Sancho Panza," commentò Leonardo.
Erica, nel frattempo, si era avvicinata a Marcus con la naturalezza della ragazzina che sa esattamente cosa vuole.
"Signor Ghast? Posso farle una domanda?"
"Puoi fare la domanda. Non è detto che avrai una risposta."
"È sposato?"
"Non sono sposato."
"Ha una fidanzata?"
"Non ho una fidanzata."
Sorrise.
"Il problema," si affrettò Marcus, indicando Gabrielle, "è che la mia promessa sposa — la signorina qua — potrebbe infuriarsi se ti sente fare certi discorsi. E trasformarti in un ranocchio."
"Aveva detto che non era fidanzato!"
Gabrielle si affacciò con un mezzo sorriso. "Potremmo fare qualcosa di un po' più carino. Un coniglio."
"Buono per cena, il coniglio!" esclamò Oronzo dal fondo del carro.
"Come non detto," disse Erica, e virò immediatamente verso Leonardo — o meglio, verso Esteban Valiente, il nome da viaggio dello studioso tileano. "Signor Esteban, lei è fidanzato?"
Leonardo la guardò con l'entusiasmo dell'uomo che ha trovato un'assistente. "Brava. Mi serve esattamente un'infermiera specializzata. Corso rapido stasera."
"Mi devo mettere una molletta sul naso?"
"Ehm... sì. Molletta sul naso."
La sera, alla prima stazione di posta, Leonardo stese Alban su una panca e gli tolse gli stivali per il trattamento alla puzzopiedite. L'odore che si sprigionò — una miscela di uova marce, formaggio andato a male e qualcosa di indicibile — investì l'accampamento come un'arma chimica.
"Da cosa nasce il tuo amore per questa cosa, Leonardo?" chiese Marcus, tappandosi il naso.
"È l'amore per la scienza! Immagina quando potrò dire: Leonardo Isacco da Ponzacco, colui che ha curato la puzzopiedite."
"Oppure colui che ha ucciso i suoi compagni con la puzzopiedite."
Erica si avvicinò con la molletta sul naso e la vaschetta in mano, pronta per il suo primo giorno di addestramento chirurgico. Marcus e Gabrielle si rifugiarono dall'altra parte del fuoco.
"Va bene, ma ti sembra il caso che ora vada a importunare il tuo amico?" chiese Gabrielle, indicando la scena clinica.
"Assolutamente sì. Diventa un problema del mio amico."
"Vedrai," aggiunse Oronzo, "alla terza volta che gli racconta una delle sue storie chilometriche sulla Regina Magritta, le passa la voglia di sposarsi."
La Trappola
Alla Cerva Rampante — una stazione di posta nei pressi della biforcazione del Söll — Alban si avvicinò a Marcus con l'aria di chi ha visto un fantasma.
"Signor Ghast... uno degli avventori nella sala comune. Ho l'impressione... l'ho conosciuto nei Principati di Confine. È uno schiavista. Niklaus Behte. I bambini potrebbero essere oggetto del suo interesse."
Marcus guardò l'uomo indicato da Alban — un tipo grosso con un sorriso unto e quattro compari che bevevano nella sala. Poi guardò i tre orfani. Poi guardò Oronzo.
"Mastro Handler," disse Marcus con la calma dell'uomo che ha già preso una decisione, "vendeteli. Vendetegli quei tre bambini."
Il mercante impallidì. "Come scusi?"
"Se sono veramente schiavisti, nell'Impero la cosa è quanto mai illegale. Propostegli un affare, fate l'appuntamento fuori città, e lasciate fare a noi."
Leonardo tirò fuori il cannocchiale per esaminare il campo dei trafficanti. "Mi sincero che non siano ricoperti d'acciaio. Dopo l'esperienza con i Valentini..."
"Non sono ricoperti d'acciaio," confermò Leonardo dopo un'occhiata. "Armatura di cuoio, uno con le maglie. Due cani."
"I cani li fa fuori una pistolettata," disse Derryl. "Dimmi solo il bersaglio."
Gabrielle ascoltò il piano con un'espressione indecifrabile. "Mi sembra uno spreco. Però se avete bisogno, posso darvi una mano."
La mattina dopo, Alban partì col carro verso le Colline di Salse, dove Behte aspettava con i suoi uomini e le trentacinque Corone d'Oro pattuite. Il gruppo lo seguì a distanza — Leonardo da un fianco con la balestra, Gabrielle nascosta tra gli alberi, Oronzo e Marcus in prima fila.
La Cerva Rampante
Niklaus Behte e i suoi quattro compari aspettavano ai piedi delle colline con l'aria di chi ha fatto questo mestiere abbastanza a lungo da non avere fretta — due cani mastino ai piedi, il sorriso unto di chi vende carne umana per professione.
"Trentacinque Corone," disse Behte, indicando il carretto dove giacevano forme coperte da teli. "Come pattuito."
Marcus prese la sacca con una mano, la pistola con l'altra, e sparò.
Il colpo prese Behte al petto a bruciapelo. L'uomo ebbe appena il tempo di guardare in basso prima che le gambe gli cedessero, come un sacco di farina tagliato male. I suoi uomini reagirono con la prontezza di chi non si aspettava un tradimento — il che, in retrospettiva, era stato il loro primo errore.
Il secondo fu sottovalutare la maga.
Gabrielle Marsner alzò la mano con la naturalezza di chi scaccia una mosca. Un dardo di energia ametista colpì il primo cane in pieno petto — l'animale si accasciò senza un guaito, come se la vita gli fosse stata soffiata via da un colpo di vento gelido. Il secondo cane ebbe appena il tempo di ringhiare prima che un altro dardo lo raggiungesse, spegnendolo con la stessa nonchalance con cui si spegne una candela.
"Bravissima," mormorò Leonardo, che fino a quel momento era rimasto con la balestra puntata senza aver colpito granché. "Lady Marsner, le starò sempre dietro."
"Maga mena come un fabbro," commentò Marcus, ricaricando.
Oronzo, dal canto suo, si stava occupando dell'ultimo uomo in piedi con un'efficienza che avrebbe fatto invidia a un macellaio. Il colpo fu tremendo — il gladio calò sulla testa dello schiavista con una forza che non ammetteva repliche, e l'uomo crollò come una torre minata alle fondamenta.
Derryl caricò il suo avversario con l'ascia nanica levata, sparando la pistola durante la corsa — il che, per un nano di quattro piedi e undici pollici, era un esercizio di coordinazione notevole. Il colpo andò largo. La carica no.
Quando l'ultimo schiavista cadde — tre morti, due feriti — calò un silenzio rotto solo dal rantolare dei sopravvissuti e dal fruscio delle foglie.
Leonardo si inginocchiò accanto ai feriti. Uno aveva un legamento del braccio lacerato, l'altro una spalla dislocata. Tirò fuori la sacca chirurgica con la reverenza dell'uomo che ha aspettato mesi per usarla.
Il primo intervento andò male — il paziente perse molto sangue e Leonardo dovette ricorrere a tutta la sua perizia per non perderlo. Il secondo fu impeccabile: afferrò la spalla con entrambe le mani e la rimise al suo posto con un crock che fece rabbrividire anche Oronzo.
"Eh, smettila di frignare," disse Leonardo al paziente. "Guarda quell'altro che c'ha il legamento ricucito."
Li legò con la corda, li caricò sul carretto, e raggiunse gli altri. Oronzo, nel frattempo, aveva fatto sparire la sacca dei soldi con la velocità di un prestigiatore di strada.
"Trentadue Corone d'Oro," annunciò. "E diciassette Scellini."
"Più le trentacinque che ci stavano pagando," aggiunse Marcus.
"Sessantasette diviso cinque," calcolò Oronzo. "Tredici a testa. Io me ne segno quattordici."
"Gli Scellini al Nano," propose Leonardo.
Nel carretto trovarono anche due casse: una di Grenzstadler — un bianco dorato dell'Averland con retrogusto di mela — e una di Gewürztraminer, un rosso dello Stirland. Gabrielle ne aprì una bottiglia, bevve un sorso lungo, e la passò al gruppo.
"Alla salute," disse.
"Ma pure a quest'ora il vino?" chiese Derryl.
"Perché la nostra vita non vale?" rispose Oronzo. "Non merita di essere vissuta pienamente con gioia?"
Derryl assaggiò il rosso con la diffidenza professionale del nano per qualsiasi bevanda che non fosse birra. "Sostanzialmente acqua," sentenziò. "Una cosa insipida."
Oronzo si versò un altro bicchiere e si rivolse a Gabrielle con l'aria di chi vuole soddisfare una curiosità.
"Ma damigella, mi dica... ho sentito storie di questo Calice famoso. La sua maestra diceva cose strane — che accumula potere, che accumula rancore..."
Gabrielle bevve un sorso prima di rispondere. "Se conosce il suo amico Nano, dovrebbe sapere che hanno quest'abitudine di accumulare rancore nei confronti di coloro che gli hanno fatto torto."
"No, veramente sono in disaccordo," intervenne Oronzo. "Accumulano rancore più o meno nei confronti di chiunque."
"Ecco, a proposito," disse Derryl, puntando il dito, "sappi che sei rientrato nel mio Libro Nero."
"CVD," mormorò Oronzo.
Gabrielle spiegò che il Calice si riempiva dei rancori nanici inappagati — l'ira come accumulatore di energie magiche, la volontà nanica che si infondeva nelle rune e negli oggetti attraverso la rabbia pura.
"E quindi saranno stati contenti di riceverlo indietro, no?" chiese Oronzo. "Quando gliel'ha riportato."
"In realtà era un regalo che avevano fatto alla Signora di Nuln," rispose Gabrielle. "Il nano a cui l'ho consegnato — Bartek — ha accettato la spiegazione e ha detto che avrebbe pensato lui a chiarire la faccenda."
"Ma quindi questo Calice è un pozzo senza fondo di rancore?"
"Un fondo ce l'avrà. Quale, non me lo chieda perché non mi intendo molto di queste cose."
Oronzo si grattò il mento. "Ma e quindi, scusi eh — era meglio portarlo in mezzo a una città di trentamila nani rancorosi?"
Leonardo annuì vigorosamente. "È una domanda che ho fatto anch'io. La risposta è stata più diplomatica, ma il succo era questo."
Marcus, che aveva ascoltato in silenzio, intervenne con il tono dell'uomo che non scarta mai un'ipotesi. "Senza offesa per il nostro Mastro Duraksson... mi potrebbe venire in mente che i nani potrebbero avercelo, come dire, sbolognato a noi in primo luogo."
"Qualche idea ci era venuta in mente a tal proposito," ammise Gabrielle. "Ma speriamo sia solo una coincidenza."
"Come diceva sempre l'uomo che mi aveva iniziato alle nobili arti dell'investigazione," disse Marcus: "a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina."
Derryl posò il bicchiere con una certa forza. "Mi dispiace Marcus, ma qui devo contraddirti. I Nani i problemi se li risolvono in casa. Se è stato regalato, è perché voleva essere un dono senza un secondo fine."
"Non lo metto in dubbio. Era solo un'ipotesi — io non scarto mai nessuna ipotesi."
"E il fatto che voi siate una persona d'onore e di parola," aggiunse Marcus, "non vuol dire che tutti i Nani lo siano. Non commettete la leggerezza di pensarlo."
"La mela marcia c'è in ogni razza," concesse Derryl.
"A Tilea no," disse Oronzo. "A Tilea son tutti onesti."
"A Tilea ha frutteti di mele marce," corresse Leonardo.
Algebarck e la Torre Vuota
Consegnarono i prigionieri al magistrato di Algebarck — cinque scellini per i vivi, due per i morti. Marcus entrò con Gabrielle e il suo sorriso migliore.
"Trafficanti di carne umana," spiegò. "Tre morti fuori nel carretto."
L'impiegato prese nota. "I vostri nomi?"
Marcus diede il suo. Gabrielle, senza esitare, disse: "Giselle Verrofen."
Quando uscirono, Marcus la guardò con un'espressione nuova — non proprio ammirazione, ma qualcosa di vicino.
"Vi avevo fatto meno scaltra."
"Grazie. Me ne ricorderò."

Da Algebarck, la Torre di Hess era visibile su una collina — circolare, sbrecciata, avvolta nell'erba selvatica come un dente rotto nella mandibola del Wissenland.
"Potrebbe essere la Torre di Hess, ragazzi!" disse Leonardo con l'entusiasmo dell'uomo che cerca una torre da settimane.
Lo era. Ma non era nient'altro.
Marcus cercò tracce di passaggio. Niente. Derryl, con il suo occhio nanico per la pietra, trovò solo impronte di lupo. Il piano terra era coperto d'erba. Le scale erano crollate. Il terzo piano era un pezzo di pavimentazione sospeso nel vuoto.
"Questa doveva essere la torre di un mago?" chiese Oronzo. "Che cazzo di torre è?"
Leonardo tirò fuori i suoi incartamenti con la solennità dell'accademico che sta per dare una lezione a un pubblico riluttante.
"Breve lezione sulla Torre di Hess. Cos'è la Torre di Hess? Chi se lo ricorda?"
"Una torre?" tentò Derryl.
"Bene ma non benissimo, Mastro Nano."
"La torre che apparteneva al Signor Hess," aggiunse Oronzo.
Leonardo spiegò — la connessione con l'orfanotrofio, Wundt, il demone-lupo-gorilla, i nomi bruciati nei registri. Ma la torre era morta da anni. Nessuno ci era passato, nessuno ci sarebbe tornato.
"Questa la scarterei," disse Marcus.
"Ho ancora tre locazioni possibili," disse Leonardo. "L'importante è che siamo sul pezzo."
La Strada del Söll
Si separarono da Alban Handler al bivio per Inkeld. Il mercante partì con le sue istruzioni anti-puzzopiedite — zolfo mattina e sera, bendaggi puliti, e la ferma promessa di non togliersi gli stivali in pubblico.
"Mi raccomando lo zolfo, lo applichi sempre sera e mattina," gli raccomandò Oronzo con la premura dell'uomo che ha sofferto quell'odore per giorni.
Il mercante si tolse lo stivale per mostrare i progressi. L'odore che ne uscì fece arretrare tutti di tre passi.
"Vedrà che tra un po' il pus si secca," disse Leonardo con la fiducia del medico che non è del tutto sicuro della propria cura.
Mentre il carro proseguiva verso Pfeildorf, Leonardo si rivolse a Gabrielle. "Come ha raggiunto Karak Hirn, l'ultima volta?"
"Sono scesa lungo il Söll, passando per Pfeildorf."
"Ma dove è stata attaccata?"
"La prima volta vicino a Föhren. Una creatura di metallo — qualcosa di perverso, come se il metallo fosse stato fuso e riplasmato in forma demoniaca. Sono fuggita per pura fortuna."
"E la seconda?"
"Vicino a Hornfurt. Ma quella volta erano lei e i suoi scagnozzi, senza il mostro." Si strinse nel mantello viola. "Fortunatamente avevo con me la lettera della Von Draken. Le guardie di Hornfurt hanno chiuso le porte prima che potessero raggiungermi."
Marcus e Leonardo si scambiarono un'occhiata. La Maga del Metallo — la stessa creatura perversa che già si era manifestata mesi prima — era dunque sulle tracce del Calice da molto più tempo di quanto sospettassero.
Le Mura di Pfeildorf

Pfeildorf li accolse come si accoglie la peste — con porte sbarrate, guardie armate e l'aria di una città che ha smesso di fingere di essere ospitale.
Una decina di guardie alla porta. Manifesti con i loro volti appesi su steccati di legno. E sulla forca, fuori dalle mura, un uomo con i paramenti stracciati di Myrmidia, il volto beccato dai corvi. Non era Padre Richard, né Brogius — un adepto, un ragazzo che aveva fatto la scelta sbagliata di essere nel tempio sbagliato al momento sbagliato.
"Che cosa significa tutto questo?" sussurrò Gabrielle, gli occhi viola spalancati.
"Vivi o Morti," lesse Leonardo sui manifesti. "Cinquecento Corone ciascuno."
"Mi auto-consegnerei per cinquecento Corone," disse Derryl dal fondo del carro, dove era nascosto sotto i tessuti come un nano da giardino particolarmente costoso.
Marcus ritoccò i travestimenti, raddrizzò il colletto del vestito da viaggio di Oronzo, e prese il comando. La storia: accompagnatori della Lady, mercanti di tessuti da Altdorf.
Le guardie controllarono il carico. Marcus fece tintinnare il borsellino.
"Non so come si faccia al suo paese," disse il capitano.
Marcus lasciò cadere una moneta nella mano tesa. E poi un'altra, e un'altra ancora — una Corona per guardia, dieci guardie. Il capitano annuì.
"Stoffe, stoffe... e un nano. Ma è da giardino, è da giardino."

Dentro le mura, la città era irriconoscibile. Pattuglie ovunque, un coprifuoco notturno, negozi chiusi. E sulle divise delle guardie, accanto al simbolo di Sigmar, uno stemma che non era quello di Pfeildorf.
"Ubersreik," disse Marcus, riconoscendo la H nello scudo. "Gebhard Heider. Il fratello del Lettore Quintus Heider."
Le guardie venivano da fuori. Il Lettore di Ubersreik aveva preso il controllo della città con la benedizione del Sommo Teogonista Von Mauken. Cacciatori di Streghe erano stati dispiegati. Un certo Klaus Werner guidava le ricerche.
Gabrielle si girò verso Marcus, aprì una cassa di vino, tirò fuori una bottiglia, e cominciò a bere in mezzo alla strada.
"Questa donna è un'alcolista," osservò Leonardo a bassa voce. "Dovrebbe essere il suo punto debole."
"Lo sospetto anch'io," rispose Marcus.
Ma l'alcol non serviva a calmare Gabrielle quanto a darle il coraggio di dire quello che pensava.
"Credevo che la mia assistenza vi servisse contro un necromante," disse, con una voce che tagliava come vetro rotto. "Non che dovessimo entrare in una città dove siete ricercati. Non era il caso di dirmelo prima di farmi varcare le porte?"
Marcus mantenne la calma dell'uomo che ha previsto questa conversazione. "Pfeildorf è di passaggio. Stiamo indagando su un culto che ha avuto origine qui, in cui è coinvolto probabilmente il nobile locale. È stato un caso fortuito."
"Non siamo proprio ricercati," tentò Leonardo.
"Quelle facce sui manifesti mi sembravano le vostre," replicò Gabrielle. "E i nomi anche. O magari sono vaghi i disegni."
"Direi proprio di sì. Sono veramente poco raffiguranti."
Gabrielle bevve un altro sorso lungo. "Tra l'altro, visto che siamo in argomento: la Von Draken mi ha chiesto una cosa peculiare. Se il Signor Ghast dovesse morire, devo riportarle il cadavere."
Il silenzio che seguì fu di un tipo particolare — quello in cui tutti guardano la stessa persona.
"E cosa ci sarebbe di così particolare?" chiese Marcus, con un'innocenza che non convinse nessuno.
"Lei percepisce debolmente i Venti di Magia," disse Gabrielle. "'Mi hanno insegnato qualche trucchetto', dice lei. Ma una persona che non ha ricevuto addestramento e che riesce comunque a utilizzare certe abilità con padronanza... è raro. Molto raro."
"Presente che io avrei una famiglia a Nuln che magari vorrebbe riavere la mia salma?" disse Marcus.
"Senza considerare il fatto che vorrei evitare di presentarmi a Nuln come salma," aggiunse Gabrielle con un mezzo sorriso.
"Però Marcus, per la scienza si può fare, eh," disse Leonardo con l'entusiasmo del chirurgo che dimentica di essere anche un amico.
"Vuoi cominciare tu? Vuoi offrirti come primo volontario?"
"Nel caso potrei portare anche lei dalla Von Draken, nella malaugurata occorrenza," disse Gabrielle rivolta a Leonardo.
"Bisogna vedere se vado in KO... è la mia mente il valore," rispose Leonardo. "Al corpo lei ci si affidi."
"Curiose le priorità della Lady," osservò Marcus. "Il cadavere se l'è ricordato. Il fatto della nostra situazione peculiare, no."
L'Ambasciata di Kazad Grentaz
L'idea venne da Gabrielle stessa: l'ambasciata nanica. Con un nano ricercato nel gruppo, era l'unico posto dove potevano chiedere asilo senza mentire — o almeno, mentire meno del solito.
Il carro si fermò davanti all'edificio in pietra. Gabrielle scese, entrò, e tornò dopo un tempo sufficiente a far temere il peggio.
"Non è che questa ha deciso di venderci?" chiese Derryl a Marcus.
"Non lo posso escludere."
Ma Gabrielle riapparve con due nani armati e un cenno del capo. "Venite. Presto."
All'interno li attendeva Ekog Ironflame — ambasciatore di Kazad Grentaz, occhialini, aspetto solenne, e la rigidità dell'uomo che sa esattamente quanto vale il proprio dovere.
"Lei è Derryl Duraksson? Da Zhufbar?"
"Sì."
"Io sono Ekog Ironflame. Lei è ricercato per omicidio."
"Siamo stati incastrati."
"Mh. La signorina ha presentato una lettera della Von Draken." Pausa calibrata. "Vi terremo al sicuro. Ma non voglio problemi."
Ironflame spiegò la situazione con l'economia di parole tipica dei nani. Brogius, il sacerdote di Myrmidia, era agli arresti. Padre Richard Wolfgard era imprigionato nella Prigione di San Quintus, sotto custodia diretta di guardie di Ubersreik. Un certo Schubert aveva preso il posto di Feodor al Tempio di Sigmar. Il protetto di Richard — Erin — era scomparso.
"Richard verrà dato al fuoco?" chiese Marcus.
"Il Lettore di Ubersreik preme per un processo rapido. Ma un membro dell'Arbitratum — un certo Heinrich Tissen — ha messo un'interdizione. Finché l'ufficio non conclude le indagini, l'esecuzione è sospesa."
"E dov'è questo Tissen?"
"Andato via. Una settimana fa, direzione Wissenburg. Cercava una collega."
Marcus e Leonardo si guardarono. L'Arbitratum — l'organo che avevano ignorato per mesi — era forse l'unica carta rimasta.
Padre Obvious

Marcus uscì dall'ambasciata il giorno dopo come Padre Obvious da Wacken — il vecchio prete pellegrino che si era costruito con la pazienza dell'uomo che sa che un buon travestimento vale più di dieci pistole.
La prima tappa fu la Prigione di San Quintus.
Le guardie portavano lo stemma di Ubersreik. Marcus entrò zoppicando, chiese una coppa d'acqua con l'autorevolezza del vecchio prete stanco, e annunciò di voler visitare il prigioniero per vegliare sulla sua anima.
Lo portarono in una stanza spoglia. Dopo dieci minuti arrivò un uomo con il mantello di un Cacciatore di Streghe e lo stemma di Ubersreik sulla spalla. Non si presentò. Tirò fuori un taccuino, un calamaio e una penna d'oca. Interrogò con la precisione di chi fa questo lavoro tutti i giorni.
"Il prigioniero è sotto la mia custodia. Non ha mostrato segni di pentimento. E il suo nome non rientra tra le persone autorizzate alle visite."
"Non sapevo fosse necessaria una richiesta particolare."
"Il permesso lo dà il Lettore di Ubersreik."
Marcus bevve l'acqua lentamente, giocò la parte del vecchio prete testardo con la destrezza dell'attore consumato. "E pensare che una volta era anche un brav'uomo. Chi se lo sarebbe mai aspettato."
Il Cacciatore di Streghe non si scompose. "Ha già dato prova di essere corrotto. Verrà dato al fuoco molto presto. Così la sua anima sarà mondata."
Marcus uscì senza forzare. Aveva ottenuto abbastanza: Richard era vivo, era nella prigione, e l'esecuzione era bloccata dall'Arbitratum.
La seconda tappa fu il Tempio di Sigmar.
Si fece assegnare una cella come frate pellegrino. Per due giorni frequentò il refettorio, strinse amicizie, raccolse informazioni. Schubert — il demonologo che aveva preso il posto di Feodor — non si faceva mai vedere. Mangiava nelle sue stanze, usciva sempre scortato. Nessuno al tempio lo aveva mai visto in faccia.
La sera del secondo giorno, Marcus notò un uomo seduto su una panca che lucidava un fucile Hochland. Non era un prete guerriero, né una guardia — ma era chiaramente armato e vestiva i paramenti di Sigmar. L'uomo fissò Marcus a lungo, poi guardò gli altri alla mensa, poi tornò a lucidare il fucile.
Il fucile aveva la stessa foggia di quello che un uomo mascherato aveva puntato contro di loro da un tetto, mesi prima, mentre correvano verso una chiesa per cercare riparo. All'epoca portava una maschera. Ora operava allo scoperto.
Marcus finì la cena, salì nella sua cella, si cambiò d'abito, e uscì dal tempio come un questuante qualunque.
"La situazione," disse tornando all'ambasciata, "è ben oltre il catastrofico."
Nelle Fogne
Fu Leonardo a ricordarsi di Erin.
"Prima di andar via, facciamo un giro nelle fogne. Il ragazzino ci conosce, conosce le fogne. Se è ancora in città, è lì sotto."
Entrarono dalle vecchie vie — Marcus e Leonardo, con la mappa che Leonardo aveva disegnato mesi prima e che finalmente serviva a qualcosa.
"Meno male il buon Leonardo ne ha fatto una mappa," disse Leonardo.
"Sì, meno male," disse Marcus.
"Vedo che apprezzate."
Sotto il Tempio di Verena, dove c'era ancora lo sbreccio nel muro, trovarono quello che cercavano — e quello che non cercavano. Un mini-accampamento: un giaciglio fatto alla buona, coperte, scodelle sporche. Cibo andato a male da almeno dieci giorni.
"L'ho azzeccato," disse Leonardo, dandosi una pacca sulla spalla. "Bravo Leonardo."
All'uscita sul Reik Superiore, tra il fango e le sbarre rimosse, Marcus trovò la mazza ferrata di Erin — abbandonata sulla riva come un addio. Le tracce nel fango erano vecchie di almeno dieci giorni. Il ragazzo si era buttato nel fiume e aveva nuotato via.
"Povero Erin," disse Leonardo. "Chissà come se la passa."
Ma la mazza nascondeva una sorpresa. Legata al manico, una piccola sacca conteneva una lettera — scritta in un gibberish di lettere apparentemente casuali.
"Tranquilli," disse Leonardo, tirando fuori il libro di crittografia che leggeva da settimane. "Per Leonardo da Ponzacco."
La decifrarono insieme, accovacciati nel fango delle fogne alla luce di una lanterna. La lettera era indirizzata a Leonardo.
"Ti scrivo con la mano che trema e non è per il freddo che sale dal Reik. Ho avuto delle visioni vivide — un incubo più reale della pietra sotto i miei piedi. Vi ho visto nelle fogne, sotto la città. Marcus reggeva una lanterna, ma la luce sembrava venire divorata dalle pareti stesse. Vi siete fermati davanti a una grata arrugginita. Oltre quella grata, un'oscurità più assoluta — e in quell'oscurità brillavano due occhi gialli. Non erano gli occhi di una bestia, ma pieni di un'intelligenza malevola e antica."
Leonardo smise di leggere. Le mani gli tremavano leggermente.
"C'è un'altra nota," disse Marcus.
La nota diceva: "Che la piccola colomba sia protetta dal rapace che la vuole ghermire. Non dargli l'anello."
"L'anello dell'Ordo Scriptoris," sussurrò Leonardo. "Ma lui sa della visione della colomba — una cosa che sapevo solo io. Ha visto la stessa cosa che ha visto Padre Gustavo."
Il silenzio delle fogne sembrò farsi più denso.
De Mortalitate
Il viaggio verso Wissenburg cominciò con due rivelazioni che cambiarono tutto.
La prima venne dall'anello. Gabrielle lo esaminò con la perizia della maga che percepisce i Venti — e scoprì che Leonardo aveva portato in tasca per sei mesi uno dei più potenti oggetti protettivi che avesse mai visto.
"Ha una leggera aura magica," disse. Poi, dopo un esame più attento: "Credo sia una chiave. Di qualche tipo. E ha proprietà protettive — una potente difesa contro la stregoneria e gli incantesimi."
Leonardo guardò l'anello che teneva in borsa da quando tutto era cominciato, con l'espressione dell'uomo che scopre di aver dormito per mesi su un tesoro.
"Ce l'ho da sei mesi!" esclamò. "Mi dissero che era un sigillo da far vedere a qualcuno a Karak Hirn. Ho detto 'ah, ok' e l'ho messo in tasca!"
Se lo infilò al dito, sotto i guanti. Si sentì immediatamente diverso — come se una corazza invisibile gli fosse calata addosso, sottile e impalpabile eppure solida come acciaio nanico.
La seconda rivelazione venne dal libro.
Il De Mortalitate Morte et Arcanis Diversis Necare — il tomo necromantico che Leonardo portava con sé come un indizio e non come una lettura — si rivelò essere una delle cinque copie incomplete al mondo di un'opera scritta dal negromante arabo Assad Al-Nasralla nel dodicesimo secolo, tradotta in Classico dal filologo tileano Lorenzo Rizio.
Leonardo e Gabrielle lo lessero insieme durante il viaggio. Il costo fu alto. Leonardo, che non possedeva le difese di una maga addestrata, pagò la conoscenza con il tributo che i libri oscuri esigono da chi osa aprirli: due notti di incubi orripilanti in cui un'enorme figura scheletrica in paramenti egizi cercava di ucciderlo nel sonno, e giorni di tremori e nervosismo che lo resero irritabile come un gatto in una stanza piena di sedie a dondolo. Sentiva le ombre più dense, i rumori più acuti, e la propria mente più fragile — il prezzo della conoscenza proibita.
Ma il contenuto valse il prezzo.
Il libro descriveva in macabri dettagli i metodi di Nagash — e conteneva un rituale, la Mano di Polvere, che permetteva ai mortali di raggiungere l'immortalità. Il rituale richiedeva tre elementi:
Una grande rabbia — un accumulatore, un ricettacolo d'ira.
Un pugnale intriso del sangue di un innocente.
Il teschio — o recipiente — di una grande malvagità.
"Il Calice dell'Ira," disse Leonardo. "Il pugnale Sciuscià. E il teschio di bronzo."
"Sono i tre manufatti," confermò Marcus. "Adesso sappiamo cosa vogliono farne."
Marcus guardò il libro, poi Gabrielle, poi il libro di nuovo.
"Alla luce della pericolosità di questo oggetto," disse, con il tono di chi pesa le parole come monete d'oro, "cosa proponete di farci?"
"Va consegnato alla mia Signora," disse Gabrielle. "O al Tempio di Morr. Ma preferirei alla mia Signora."
"Io suggerirei il Tempio di Morr," disse Marcus.
Leonardo, che aveva ottenuto ciò che voleva dal libro e ora pagava il prezzo con le mani tremanti e le occhiaie di chi non dorme da due notti, decise che era il momento di forzare la mano.
"Ora che siamo diventati amici," disse, con la nonchalance dello studioso che sta per lanciare una bomba, "non crede che sia il caso di raccontarci tutto? Siamo qui con l'Ordine del Sacro Martello che ci ha messo una taglia addosso, cerchiamo di catturare un necromante, abbiamo avvertito i nani di Karak Hirn che gli avete mandato una specie di bomba a orologeria..."
"Qualcosa, Milady, vi siete ben guardata dal raccontarci," aggiunse Marcus. "E per vostra sfortuna il mio lavoro è riuscire a capire le persone."
Gabrielle li guardò entrambi a lungo. "Io le persone le capisco poco. Ho bisogno di conoscerle prima di parlare dei fatti miei." Pausa. "E non vedo perché dovrei sottopormi a un terzo grado da parte vostra."
"Che terzo grado? Si fa per parlare," disse Leonardo. "Se ha paura che riferiamo qualcosa alla Von Draken, me ne guardo bene. La Von Draken non mi sta neanche tanto simpatica — ha un pieno e sano disprezzo per i tileani e per tutto ciò che non siano cadaveri."
"Le nostre informazioni sono incomplete," insistette. "Se i pezzi del puzzle fossero completi eviteremmo di andare alla cieca, di perdere tempo a tornare a Nuln quando magari dobbiamo correre a spron battuto a Karak Hirn perché c'è un problema reale."
Qualcosa nel volto di Gabrielle cambiò — la riserva che aveva mantenuto per giorni si incrinò come vetro sottile.
"Non so cosa sapete dell'Ordine della Nuova Alba," disse.
Si scoprì che Gabrielle Marsner — alias Giselle Verrofen, alias la maga che beveva troppo e parlava poco — era membro dell'Ordine della Nuova Alba, una confraternita di maghi dedicata a impedire che oggetti pericolosi finissero nelle mani sbagliate. Per anni avevano collaborato con l'Ordo Scriptoris — accademici come il Professor Hornborg, il Professor Lessing, il Professor Kronert. Gente di grande conoscenza, senza poteri magici, ma con l'acume necessario per riconoscere il pericolo dove altri vedevano solo polvere e pergamene.
"E Kronert?" chiese Leonardo. "Anche lui della Nuova Alba?"
"Kronert è un tipo sui generis," disse Gabrielle. "Mezzo Scriptoris, mezzo Nuova Alba."
"Questo era il motivo per cui ero titubante," continuò. "Non volevo mettere a conoscenza la mia Signora del fatto che faccio parte della Nuova Alba."
"E cosa rischia?" chiese Leonardo.
"Che finirei in pasto al suo drago. Almeno lei non ha la forca — io verrei masticata."
"Beh, che cambia la finale? È sempre quella," disse Leonardo. "Signorina, io ho l'anello dell'Ordo Scriptoris. Se me lo vedono, mi piccano. Non mi sembra che siamo in posizioni tanto diverse."
Marcus lasciò che il silenzio facesse il suo lavoro, poi tornò al punto.
"Il Calice. L'avete consegnato a un Maestro delle Rune a Karak Hirn. Ma con quello che abbiamo letto in questo libro — il rituale, i tre manufatti — la domanda è: il Calice è ancora al sicuro?"
"Le persone a cui l'ho consegnato sono di fiducia," disse Gabrielle. "Collaborano con l'Ordo Scriptoris. Custodiranno l'oggetto lontano da pericoli."
"Io credo invece che stiamo tutti convergendo su Karak Hirn," disse Leonardo. "C'è più di una fazione interessata a questi manufatti. I Valentini, l'Ordine del Sacro Martello, e chissà chi altri."
"Chi potrebbe entrare a rubare qualcosa in una fortezza nanica?" chiese Gabrielle.
"Un nano," rispose Leonardo. "Magari pagato. I nani sono molto materialisti — non sono del tutto sicuro che l'intera popolazione nanica apprezzi l'importanza di un oggetto magico umano tanto quanto apprezza, che so, un filone d'oro."
"Dovrei avvertirli," disse Gabrielle. "Avvertirli del pericolo, almeno."
"Ci sono più fazioni in gioco," disse Marcus. "E qualcuno che possa infilarsi nella fortezza di nani a prendere un manufatto... mi viene in mente più d'uno."
Il silenzio che seguì fu più eloquente di qualsiasi risposta.
Stato della Compagnia
Nuovi contatti:
- Erica, Robert, Lisa — Tre orfani affidati ad Alban Handler per il viaggio verso Walbach. Erica (14 anni) destinata al Tempio di Shallya, Robert (12) ceduto per alcune coperte, Lisa al Tempio di Morr
- Ekog Ironflame — Ambasciatore nanico di Kazad Grentaz a Pfeildorf. Occhialini, aspetto solenne, senso del dovere inattaccabile. Ha dato rifugio al gruppo sulla base della lettera della Von Draken
- Cacciatore di Streghe di Ubersreik — Custode dei prigionieri speciali alla Prigione di San Quintus. Meticoloso, sospettoso, incorruttibile
- Heinrich Tissen — Membro dell'Arbitratum, ~30 anni, capelli biondi, occhi azzurri. Ha bloccato l'esecuzione di Padre Richard e poi è partito per Wissenburg in cerca di una collega. Unico alleato istituzionale rimasto
Combattimenti:
- Imboscata agli schiavisti — Niklaus Behte e quattro compari eliminati alle Colline di Salse. Marcus ha aperto il fuoco, Gabrielle ha abbattuto entrambi i cani con dardi d'ametista, Oronzo ha decapitato l'ultimo uomo in piedi, Derryl ha caricato col suo stile. Tre morti, due feriti curati da Leonardo e consegnati al magistrato di Algebarck
Scoperte:
- L'Anello dell'Ordo Scriptoris — Non un semplice sigillo ma un oggetto magico: una chiave per aprire qualcosa di ignoto, e un potente scudo protettivo contro la stregoneria. Leonardo lo portava in tasca da sei mesi senza saperlo
- De Mortalitate Morte et Arcanis Diversis Necare — Tomo necromantico rarissimo (1 di 5 copie), tradotto dal tileano Lorenzo Rizio. Contiene il rituale della Mano di Polvere: per raggiungere l'immortalità servono il Calice dell'Ira (rabbia), il pugnale con sangue innocente, e il teschio/recipiente di grande malvagità
- Gabrielle e l'Ordine della Nuova Alba — La maga è membro della Nuova Alba, confraternita di maghi che raccoglie oggetti pericolosi. Collaboravano con l'Ordo Scriptoris (Hornborg, Lessing, Kronert)
- La lettera di Erin — Il protetto di Richard ha avuto visioni: le fogne, occhi gialli dietro una grata, un'intelligenza malevola antica. Ha lasciato Pfeildorf ~10 giorni fa, attraversando il Reik a nuoto. Ha scritto: "Non dargli l'anello"
- Pfeildorf sotto controllo — Legge marziale, guardie di Ubersreik con stemma Heider, cacciatori di streghe e cacciatori di taglie dispiegati. Schubert ha preso il posto di Feodor, non si fa mai vedere. L'uomo con il fucile Hochland (lo sparatore mascherato dai tetti) opera ora allo scoperto nel Tempio di Sigmar
- Padre Richard — Vivo, imprigionato a San Quintus, condannato al rogo ma protetto dall'interdizione dell'Arbitratum. Brogius anche lui agli arresti
- Erin scomparso — Ha vissuto per un periodo nelle fogne sotto il Tempio di Verena, poi è fuggito. La sua mazza ferrata è stata trovata all'uscita sul Reik
Equipaggiamento:
- Anello dell'Ordo Scriptoris ora indossato da Leonardo (sotto i guanti)
- Mazza ferrata di Erin recuperata
- 2 casse di vino (Grenzstadler bianco + Gewürztraminer rosso)
- Carretto con 2 cavalli preso agli schiavisti
Situazione attuale:
- Il gruppo ha lasciato Pfeildorf e si dirige verso Wissenburg per cercare l'Arbitrator Heinrich Tissen
- Piano: trovare Tissen, poi tornare a Nuln per contattare l'Ordo Scriptoris e ritirare l'ordine nanico di Derryl
- La questione Karak Hirn è sempre più urgente: il Calice potrebbe non essere al sicuro
- Leonardo soffre gli effetti della lettura del De Mortalitate: incubi, tremori, nervosismo
- I tessuti (144 Corone) viaggiano ancora con loro come copertura
Fili narrativi aperti:
- L'uomo col fucile Hochland — opera allo scoperto nel Tempio di Sigmar. Ha fissato Marcus a lungo. È il capo degli assassini mascherati?
- Heinrich Tissen e l'Arbitratum — l'unica leva legale per salvare Richard. Dov'è esattamente? Ha trovato la collega?
- Erin e le visioni — Due veggenti (Padre Gustavo e Erin) hanno visto la stessa cosa. Chi è la "colomba"? Cosa sono gli "occhi gialli"?
- La Mano di Polvere — Chi sta cercando di compiere il rituale? L'Ordine del Sacro Martello? I Valentini? Qualcun altro?
- L'anello come chiave — Cosa apre? Qualcosa a Karak Hirn? Qualcosa legato all'Ordo Scriptoris?
- Schubert il fantasma — Il demonologo non si fa mai vedere. Sta preparando qualcosa?
"Il prezzo della conoscenza non si paga in monete," scrisse Leonardo nel suo taccuino, con una calligrafia meno ferma del solito. "Si paga in sonno perduto, in ombre che si addensano agli angoli degli occhi, e nella certezza che alcune porte, una volta aperte, non si richiudono più."
Gabrielle non rispose. Bevve un altro sorso di Grenzstadler e guardò la strada che portava a Wissenburg.
La compagnia dei Martelli da Guerra viaggiava verso un Arbitrator che forse poteva salvarli, con un libro maledetto nel bagaglio, un anello magico al dito, e la consapevolezza che da qualche parte — nelle viscere di una città, dietro una grata arrugginita — qualcosa con gli occhi gialli li stava aspettando.