Martelli da Guerra

Accedi per visualizzare la cronistoria

Torna alla chat
⏱ 18 min di lettura

Capitolo XXVIII: L'Arbitro e il Cazzotto

"L'uomo giusto è quello che, trovandosi al bivio tra la prudenza e il dovere, sceglie il dovere — e poi si lamenta della scelta per il resto della sua vita." — Sigmund Junker, Maestro Generale dell'Arbitratum di Nuln


Strade Divergenti

Si separarono a Pfeildorf come si separano le dita di una mano prima di stringere un pugno — ognuna con la propria direzione, tutte con lo stesso scopo.

Il piano era semplice: Marcus e Gabrielle verso Nuln, dove il libro maledetto attendeva un custode più adeguato e l'Arbitratum doveva essere informato. Leonardo, Oronzo e Derryl verso Wissenburg, dove un uomo di nome Heinrich Thyssen cercava la stessa donna che cercavano loro.

"Se è merda, la maga la lascio indietro come diversivo e io me ne scappo," aveva detto Marcus prima di montare in sella.

"La maga vale più di noi tre messi insieme," aveva osservato Leonardo.

"Appunto," aveva risposto Marcus con il sorriso dell'uomo che calcola le probabilità di sopravvivenza altrui come fossero scommesse al tavolo da gioco.

Gabrielle, che aveva sentito tutto, non commentò. Si limitò a finire la bottiglia di Grenzstadler e a montare in sella con una grazia che smentiva la quantità di vino appena consumata.

Prima di separarsi, Marcus elencò le istruzioni con la precisione dell'agente che non si fida dei propri colleghi.

"Controllate le stalle delle locande per il cavallo di Karelia — lo conosciamo. Cercate Thyssen senza farvi notare troppo. E per l'amor di Sigmar, non fate guai."

"Siamo noi," disse Oronzo.

"Appunto."


Wissenburg

Wissendorf

Wissenburg li accolse come li aveva lasciati — una cittadina ordinata fino all'eccesso, con le sue strade pulite, i suoi muri imbiancati e la sua zona sud dove tutta la sporcizia umana era stata confinata come in un cassetto che nessuno vuole aprire.

"Cazzo, qua mi conoscono," disse Oronzo appena varcarono la porta.

"Ci conoscono tutti," corresse Leonardo. "Tu hai minacciato il capo delle guardie. Io ho avuto i miei disguidi con il torneo. Derryl... beh, Derryl è un nano, e qui i nani si notano."

"Facciamo i disinvolti," disse Oronzo, raddrizzandosi nella sua mise da Giovanni della Casa — abiti nobili, portamento eretto, la faccia dell'uomo che ha diritto di essere ovunque si trovi. "Più pensate di avere qualcosa da nascondere, più vi tradite. Cercano tre straccioni, e noi siamo un signore elegante e due servitori."

"Il signore," sospirò Leonardo, "sarei io il garzone?"

"Garzone Uno," specificò Derryl.

"E lei?"

"La guardia del corpo."

Leonardo accettò la parte con la rassegnazione dell'uomo che ha capito che la dignità è un lusso che non può permettersi. "È accettabile per la stirpe nanica fare la guardia del corpo a un nobile?"

"Basta che non esageri," disse Derryl, "sennò ti ritrovi un'ascia ficcata nello sterno."

La locanda nella zona nobile — un complesso elegante con ristorazione, taverna e stanze per ospiti di riguardo, il tipo di posto dove i signori della città alloggiavano i nobili in visita per i tornei — costava una Corona a testa al giorno.

"Porca miseria," mormorò Leonardo.

"È un incentivo a fare in fretta," disse Oronzo. "Garzone, occupati dei cavalli."

Leonardo scese alle stalle con l'obbedienza del servo che sta già pianificando la propria vendetta accademica. Controllò i cavalli presenti — nessun segno del destriero di Karelia, ma trovò alcune cavalcature bardate con i simboli di Sigmar. Prese nota mentalmente. I sigmariti erano in città.


La Birra da un Penny

Fu Oronzo a proporre di cercare negli slum. "Se qualcuno non vuole essere trovato, è lì sotto che si nasconde."

Si cambiò — via i vestiti da nobile, fuori gli stracci da Oronzo Cassano, tileano dei bassifondi — e scese nella zona sud con Leonardo e Derryl al seguito. Gli slum di Wissenburg erano il ghetto di sempre: sporcizia, bambini questuanti, facce diffidenti. I ragazzini si avventarono su di loro come mosche su una carcassa.

"Signore, qualche penny, la prego..."

"Fila!" abbaiò Oronzo. "Fila, biondo, se no ti faccio filare io a calci!"

Un ragazzino gli si aggrappò ai vestiti. Oronzo gli mollò un calcetto nel sedere — non abbastanza forte da rompergli qualcosa, abbastanza da fargli capire il concetto.

"Mi ha rotto il braccio!" strillò il bambino.

"E se continui ti rompo anche l'altro."

Una palla di fango lo colpì alla spalla. Oronzo si guardò intorno con un sorriso nostalgico. "Mi sembra di essere tornato a casa."

Trovarono un posto dove la gente beveva e giocava — non una locanda vera e propria, ma una tavolaccia con un barilotto e un uomo dal volto sfregiato che faceva da oste.

"Che vuoi?" chiese l'uomo.

"Delle birre e un'informazione," disse Leonardo.

"Le birre costano un penny l'una. L'informazione dipende."

"Cerco una donna." Leonardo descrisse Karelia — adulta, atletica, probabilmente armata, l'aspetto di chi sa badare a sé stessa.

L'uomo lo guardò con un interesse nuovo. "Un altro tizio mi ha fatto la stessa domanda."

"Chi?"

"Capelli castano chiari, occhi chiari, faccia squadrata, ben piazzato, sulla trentina. C'aveva un simbolo di Sigmar — un martello e una cometa bianca su sfondo azzurro."

Leonardo e Oronzo si scambiarono un'occhiata. La descrizione corrispondeva a ciò che sapevano dell'Arbitrator.

"La ragazza l'ha vista per caso?" chiese Oronzo.

"No, purtroppo no."

"E perché l'uomo la cercava?"

"Che ne so io, mica mi metto a fare domande. Ha detto il nome: Karelia."

"Ah, no, allora è un'altra," disse Oronzo con la prontezza del truffatore che chiude una pista. "La nostra si chiama Susanna."

L'uomo lo guardò con l'espressione di chi non crede a una parola ma non ha abbastanza interesse per insistere.

"Comunque la birra fa cagare," disse Oronzo alzandosi.

"Per un penny cosa vuoi? Ringrazia che non ti dico di cosa è fatta."

"Preferisco vivere nell'ignoranza. A volte è una benedizione."

"In questo caso sicuramente per te."


Il Maschione dell'Halfling Sorridente

Fu Derryl a essere mandato all'Halfling Sorridente — l'altra locanda, quella dove mesi prima avevano incontrato i Cacciatori di Morr e dove Oronzo aveva litigato con il capo delle guardie. Un nano attirava meno sospetti di un tileano in un posto dove i tileani avevano lasciato ricordi incancellabili.

"Mi raccomando," disse Leonardo consegnandogli un foglietto con la descrizione del tizio della taverna. "Se deve dire un nome, dica un nome finto. Faccia come Marcus."

"Ho preso nota."

"Non si distragga, non beva birre a vuoto..."

"Ho preso nota."

"Alla sua età, tra l'altro, bere secondo me..."

"Se vuole si può mettere a mezzo metro da me e le faccio vedere come riesco a mirare al centro della sua fronte."

Leonardo gli lasciò la descrizione e lo guardò partire con la fiducia di chi manda un cinghiale a fare il lavoro di una volpe.

All'Halfling Sorridente, Derryl si avvicinò all'oste con la naturalezza del nano che ha bisogno di una birra e di un'informazione — in quest'ordine.

"Quanto costa la birra più migliore che avete?"

"La migliore?"

"La più migliore."

"Otto penny."

Derryl gli allungò una moneta d'oro. "Posso comprare un attimo il suo tempo?"

L'oste guardò la moneta, poi il nano. "Anche il culo, se vuoi."

"Mi è stato detto che qui si vedono molte facce. Mi è capitato in questi giorni di sentire di una persona distinta, alta quasi..." fece un gesto vago verso l'alto, "un metro e ottanta, sembra uno del nord, biondo, occhi azzurri."

L'oste annuì lentamente. "Bel maschione, eh. Biondo, occhi celesti..." Guardò oltre la spalla di Derryl. "Mica quello che hai alle spalle?"

Derryl sentì una mano posarsi sulla sua spalla. Una presa ferma — molto ferma.

Si girò.

Heinrich Thyssen

L'uomo che lo guardava dall'alto era esattamente come la descrizione: trentenne, biondo, occhi azzurri, corporatura media ma solida, il simbolo dell'Arbitratum sulla veste azzurra. In mano teneva un foglio srotolato — un ritratto.

"Lei è... Duraksson? Derryl Duraksson?"

"No," disse Derryl.

Heinrich Thyssen guardò il foglio, poi il nano, poi di nuovo il foglio. "In effetti lei non ha i lineamenti da... come me l'hanno descritto." Inclinò la testa con un'aria di sincera perplessità. "Nella descrizione è indicato come l'unico nano che se la fa con gli elfi maschi."

Derryl non batté ciglio. "Mi sta confondendo."

"Tanto non è lei, no?" Thyssen continuò con la disinvoltura dell'uomo che non si rende conto — o finge di non rendersi conto — di camminare sul ghiaccio sottile. "C'è una lunga descrizione delle sue pratiche. Cose del tipo... beh, lasciamo stare. E pare che indossi abiti da donna."

Derryl serrò la mascella. "Come vede, non l'ho mai visto questo Duraksson. È una persona alquanto eccentrica, dovrebbe essere molto visibile."

"Pensi, aveva lasciato anche del denaro a Nuln. Volevamo restituirglielo." Thyssen sospirò con rammarico. "Ma purtroppo se non è lei..."

"Non sono lui."

"Peccato."

L'Arbitrator gli offrì una birra con la cordialità dell'uomo che non sospetta nulla — o che sospetta tutto e vuole vedere la reazione.

"E lei da dove viene? Karak Hirn?"

"Sì, esattamente."

"Conosce le tradizioni di Karak Hirn, no? Quella bellissima tradizione del taglio degli alberi autunnali, la marcia lungo la montagna, il finale meraviglioso..."

Derryl sentì il sangue nanico ribollire. Le tradizioni di Karak Hirn non le conosceva — veniva da Zhufbar, non da Karak Hirn, e questo tipo biondo con il sorriso da idiota se ne stava approfittando.

"Sa, noi nani tendiamo a tenere le nostre tradizioni per noi. Né confermo né smentisco."

Thyssen annuì come chi accetta una non-risposta con grazia. Poi si alzò, gli diede una pacca sulla spalla e disse: "Se vede questo Duraksson, me lo faccia sapere. Gli hanno fatto anche le zanne nel ritratto. Un cinghiale vestito da cameriera. Pensi, che tristezza."

Se ne andò lasciando Derryl con un bicchiere di birra, un nome nel suo Libro Nero e la certezza matematica che quel biondo avrebbe pagato.


L'Incontro con l'Arbitrator

"Ragazzi, ho una buona e una cattiva notizia," disse Derryl tornando alla locanda nobile.

"Partiamo dalla cattiva," disse Leonardo.

"Mentre chiedevo informazioni su Thyssen, Thyssen mi ha trovato."

"Apprezzo la sincerità nel non prendersi un merito non suo," disse Leonardo. "E la buona?"

"Non mi ha riconosciuto. O non mi ha voluto riconoscere."

"Dov'è adesso?" chiese Oronzo.

"L'ho lasciato alla locanda."

"Come le è sembrato? Malintenzionato? Un pazzo furioso?"

"Non è un pazzo furioso. Però è il secondo nome nella mia lista."

Oronzo alzò un sopracciglio. "Per quale motivo?"

"Si è preso gioco di me."

"In che senso?"

"Non ci tengo a ripeterlo."

Un silenzio breve ma eloquente.

"Dobbiamo contattarlo a questo punto," disse Leonardo. "Ci vada Giovanni della Casa. Mastro Duraksson, lei per le operazioni sotto copertura diciamo che manca."

"Io a differenza di voi tileani segno," rispose Derryl. "E mi ricordo."

"Anch'io segno!" protestò Oronzo.

"Ma ti ricordi poco."

"Se mi dovessi ricordare di tutte le offese ricevute non avrei tempo per vivere."

Si avviarono all'Halfling Sorridente. Oronzo entrò per primo — di nuovo in veste da Giovanni della Casa, la schiena dritta, il passo sicuro — con Leonardo al seguito nei panni di Esteban de Magritta y Valiente.

Non ci volle molto per individuarlo: l'uomo biondo che fumava una pipa accanto a una spada di fattura imperiale.

"Signor Thyssen?" disse Oronzo avvicinandosi.

L'Arbitrator li guardò con curiosità. "Un piacere. E lei è?"

"Giovanni della Casa. Dalla Tilea — il mio accento mi tradisce?"

"Direi abbastanza."

"E questo è Esteban de Magritta y Valiente, il mio servitore."

Thyssen li osservò con l'attenzione dell'investigatore che cataloga i dettagli — il portamento di Oronzo troppo sicuro per un nobile vero, l'accento di Leonardo che mescolava tileano e reikspiel in proporzioni sospette.

"¿Cómo va la cosa, maldito adorador del Caos?" disse Thyssen rivolto a Leonardo, in un estaliano che suonava come un insulto impacchettato in carta diplomatica.

"Esteban, ti ho detto di non parlare il tuo idioma fastidioso in mia presenza," intervenne Oronzo con la rapidità del truffatore che copre una falla. "Per l'amor di Dio. La lingua è difficile, signor Thyssen, mi disculpe."

Thyssen sorrise. Era il sorriso dell'uomo che ha appena confermato un sospetto senza bisogno di farlo notare.

Oronzo decise che era il momento di calare le carte. "Signor Thyssen, lei si domanderà come la conoscevamo e come siamo venuti direttamente da lei. Stavamo cercando una nostra conoscente di nome Karelia."

L'Arbitrator si appoggiò allo schienale. "Casualmente anche io stavo cercando una persona con questo nome. E cercavo gente che mi potesse dire dove l'avevano vista l'ultima volta." La sua voce cambiò registro — più bassa, più precisa. "Mi sono state indicate delle persone che hanno combinato un disastro a Pfeildorf. Hanno causato l'arresto del prelato locale della Chiesa di Myrmidia, che ora rischia l'esecuzione. Sono accusati di doppio omicidio e altre amenità."

Oronzo mantenne la calma del giocatore d'azzardo che ha visto carte peggiori. "Se dovesse incontrare queste persone, lei cosa farebbe?"

"Prima di tutto chiederei se hanno visto la persona che sto cercando anch'io."

"Ma le tratterebbe come amici o come nemici?"

Thyssen lo guardò a lungo. "Per fare i crimini di cui sono accusati, bisognerebbe non essere così stupidi da andare da un membro della Chiesa di Sigmar che ha messo la stessa taglia sulla loro testa e dire: 'Salve, siamo noi'. E quindi mi viene il sospetto che siano più ingenui che colpevoli."

"Ingenui?" ripeté Oronzo.

"Non mi sembra che abbiano le capacità per fare tutto questo."

Oronzo sorrise. Non era un complimento, ma suonava come un'assoluzione — e nel Wissenland del 2513, un'assoluzione valeva più dell'oro.

"Vediamoci in un posto più appartato," disse Oronzo. "Ho una locanda dove diamo meno nell'occhio."


Il Pugno Nanico

Quando entrarono nella stanza alla locanda nobile, Derryl li aspettava seduto su una sedia con l'aria del nano che ha avuto tempo di coltivare il proprio rancore.

Thyssen lo riconobbe immediatamente. "Ma c'è il signor Tirgarsson! Perché lo portiamo in camera?"

La risposta fu un pugno nello stomaco.

Il colpo partì con la velocità del nano che ha avuto un'ora intera per caricare la molla — Derryl gli si avventò addosso prima che Thyssen potesse reagire, e il pugno atterrò con la precisione del fabbro che batte il ferro quando è caldo. L'Arbitrator piegò le ginocchia, l'aria che gli usciva dai polmoni con un oof che non aveva niente di dignitoso.

"Ragazzi!" gridò Oronzo. "La scena l'avete fatta, evitiamo che questo ci pesti a sangue!"

Thyssen si tenne la pancia con entrambe le mani. "Signor... Tirgarsson... cosa... non capisco."

"Non sono Tirgarsson," ringhiò Derryl. "E tu mi devi delle scuse."

"Ma lei ha detto che non era..."

"Lo so io e lo sai tu che non ero Tirgarsson. E prima che ti levi quel sorrisino da ebete dalla faccia..."

"Io non l'ho mai offesa, le ho anche offerto una birra, abbiamo parlato amabilmente..."

"O t'ho rincoglionito o sei scemo di tuo."

Oronzo si mise fisicamente tra i due con l'autorità dell'uomo che ha gestito risse peggiori nei bassifondi di Remas. "La smetta! Che cazzo! Lo sa che i nani son permalosi, lo scherzo è finito, è stato bello, bellissimo, tutti grandi risate, adesso basta!"

"Ma non ho neanche capito di che scherzo si trattava," disse Thyssen, che si stava riprendendo con una dignità notevole per un uomo appena preso a pugni.

"Non mi interessa. Se la prenda con quelli che fanno i ritratti a Pfeildorf. E adesso si sieda, che dobbiamo parlare di cose serie."

Thyssen si sedette. Derryl si sedette dall'altra parte della stanza — abbastanza lontano da non essere tentato, abbastanza vicino da poter colpire di nuovo se necessario.

"Karelia," disse Oronzo. "Quand'è l'ultima volta che l'ha vista?"

"Quando è partita per le indagini che stava facendo. Indagini del Tempio di Verena su un culto legato a vecchie storie."

"Vuole sapere tutta la storia?" intervenne Leonardo, con l'entusiasmo dello studioso che ha finalmente trovato un pubblico costretto ad ascoltare. "Ho una documentazione accurata. Da dove inizio? Il pippone può cominciare dal tempo dell'elezione di Magritta. Lei ha mai sentito parlare di Magritta?"

"Potrebbe morire Karelia," sbottò Derryl. "Non possiamo stare qui a disquisire..."

"Ma se il signore non ha le informazioni base, che si fa?"

"E se invece le avesse?" tagliò corto Thyssen. "Sapete dell'Arbitratum. Ok. Noi facciamo una specie di corte di giustizia interna, risolviamo problematiche all'interno della Chiesa di Sigmar."

"Sì, non ci allarghiamo su 'risolviamo problematiche'," disse Oronzo, "perché mi sembra che ci siano talmente tanti guai nella Chiesa di Sigmar che, se lavorate, lavorate piuttosto male."

Thyssen non si offese. Aveva la pelle spessa dell'uomo che sa di far parte di un'istituzione imperfetta e non ha il lusso di fingere altrimenti.

"Siamo sotto organico. Non è facile ottenere permessi per processare membri del culto di alto rango. È sempre considerato disdicevole accusare un fratello."

Leonardo gli raccontò tutto — con la passione dell'accademico e la prolissità del tileano, partendo dal 1999 e dalla cometa a due code, passando per lo scisma, Wulfric, il Sentiero Dorato, l'Ordine del Sacro Martello, Feodor, il teatro, gli assassini con la scurovisione, il Distillato del Barlume-Visivo. Due ore di esposizione durante le quali Derryl si addormentò due volte e Oronzo mangiò un piatto intero di salsicce.

Quando ebbe finito, Thyssen guardava il soffitto come un uomo che ha appena ricevuto il peso del mondo sulle spalle e si chiede se le ginocchia reggeranno.

"E questo è il gigantesco casino dell'Ordine del Sacro Martello," concluse Leonardo, "che ci aspettavamo l'Arbitratum ci aiutasse a risolvere. Perché Padre Richard è vivo solo grazie a un'interdizione che ha messo uno dei vostri."

"Già," disse Thyssen. "Io."


Marcus a Nuln

Intanto, a tre giorni di cavallo verso est, Marcus Ghast entrava a Nuln con un libro maledetto nel bagaglio, una maga d'Ametista al seguito e una lista di cose da fare che avrebbe fatto impallidire un burocrate dell'Altdorf.

Si separò da Gabrielle alla porta della città con la cortesia dell'uomo che vuole restare solo.

"Ho delle commissioni da fare che richiedono discrezione."

"Quindi non mi vuole d'attorno."

"Esattamente."

Gabrielle lo guardò con l'espressione della donna che sta decidendo se offendersi. "Mi può dare un appuntamento? Dobbiamo ripartire? In teoria ero stata assegnata a voi per accompagnarvi in una missione riguardante un necromante."

"È ancora in corso," rassicurò Marcus. "Non voglio rimarcare il fatto che stiamo cercando di recuperare un membro fuoriuscito dal vostro ordine, quindi sorvolerò con grazia."

"Sorvoliamo, sì," disse Gabrielle. "Più che altro per lei — se qualcuno la sentisse dire una cosa del genere nel nostro ordine, non farebbe molti passi prima di cadere."

"Sono molto attaccato alla mia vita."

"Anche la Elspeth probabilmente sarebbe attaccata alla sua. Nel senso che ci farebbe degli esperimenti."

Si salutarono con la freddezza di due alleati che non si fidano del tutto l'uno dell'altro — il che, nel mondo di Marcus, era la base migliore per qualsiasi rapporto.

Marcus Ghast

La prima tappa fu il Tempio di Morr.

Konrad von Mackensen lo accolse con le notizie che si accolgono i vecchi conoscenti — qualcuna buona, molte cattive. La pietra era al sicuro, nessuno l'aveva reclamata. A Pfeildorf le cose erano andate di male in peggio — il nuovo segretario dell'Elettore aveva invitato quello di Ubersreik, e la cosa non era piaciuta a nessuno, nemmeno alla Langravina.

"Ho qualcosa per voi," disse Marcus, porgendo il fagotto con il De Mortalitate. "Un regalo."

Von Mackensen lo aprì con la cautela dell'uomo che maneggia cadaveri per mestiere. "E questo da dove arriva?"

"Dalla tesoreria della Petacci."

"Perché non l'ha detto subito?"

"Perché non sapevo se potevo fidarmi di voi. Non la prenda sul personale — diffidare delle persone è il mio mestiere."

Il cacciatore di Morr accettò il libro con la solennità dovuta. "Di solito questi testi vanno tenuti rinchiusi o distrutti. Se uno li legge senza essere preparato, il corpo comincia a decadere. Deformazioni."

"Non l'ho letto," mentì Marcus con la faccia dell'uomo che dice la verità. "L'ho sempre toccato con i guanti."

"Ha fatto bene."

Marcus non menzionò Leonardo — il cui corpo, se quello che diceva Von Mackensen era vero, avrebbe cominciato a decadere da un momento all'altro. Un pensiero per un altro giorno.

In cambio del libro ottenne cinquanta Corone d'Oro — "Non siamo ricchi come Verena," si scusò Von Mackensen — e una lettera di presentazione per le altre sedi dell'Ordine del Corvo.

Ma la vera notizia venne alla fine, quasi per caso.

"A proposito. Abbiamo rintracciato il signor Vogt."

Marcus si irrigidì. Ranulf Vogt — il collega scomparso, il fantasma dell'intelligence imperiale.

"E dove?"

"Si è presentato lui da noi. Con un mandato dalla sede di Altdorf per recuperare degli artefatti pericolosi — un calice, tra gli altri."

Marcus sentì il sangue gelare. Vogt cercava il Calice dell'Ira. E lo faceva con un mandato di Altdorf.

"È possibile," disse Marcus lentamente, "che l'Ordine del Sacro Martello abbia infiltrati anche nel nostro ordine?"

Von Mackensen lo guardò senza rispondere. Il silenzio diceva tutto.

"Dov'è adesso?"

"All'Old Tom Shelter, qui a Nuln. L'abbiamo convinto a non allontanarsi finché il nostro messo non tornerà da Altdorf. Ha qualcuno che lo piantonava."

Marcus prese nota. Un altro pezzo del puzzle — uno che non gli piaceva affatto.


Il Maestro Generale

La sede dell'Arbitratum a Nuln era separata dal resto del Tempio di Sigmar — un mondo a parte di corridoi silenziosi, scaffali carichi di testi giuridici e teologici, e l'aria stagnante della burocrazia ecclesiastica. Quando Marcus vi entrò, con gli occhiali e la lettera del defunto Padre Anfris in tasca, ebbe l'impressione di essere entrato in un tribunale dove si giudicavano non i crimini degli uomini, ma i peccati degli dèi.

Un giovane in abiti talari lo accolse con la deferenza dell'apprendista che non ha ancora imparato a diffidare di tutti.

"Cerco il Maestro Generale Junker," disse Marcus, mostrando brevemente l'anello di Sigmar — quello che aveva preso dall'abate di Eppiswald, mesi prima, in circostanze che preferiva non ricordare.

Lo condussero attraverso corridoi tappezzati di volumi fino a uno stanzone a porta aperta, dove un uomo era sepolto tra i documenti come un soldato nella sua trincea. Barba grigia — più scura ai lati, più chiara al centro. Capelli neri striati d'argento, lunghi per un sigmarita. Vestito sobriamente ma con i simboli del culto. L'aspetto dell'uomo che ha passato più anni a combattere con le carte che con la spada.

Sigmund Junker prese la lettera di Anfris, la lesse, e alzò lo sguardo.

"Peccato che Padre Anfris sia morto."

"Brutta storia," disse Marcus.

"Cosa posso fare per lei?"

"Tutto e niente, Maestro Generale."

Marcus gli mostrò la lettera di ingaggio originale — quella con cui Anfris li aveva assunti per indagare sull'Ordine del Sacro Martello. Poi mostrò le prove. Tutte. Le lettere di Feodor, i documenti del teatro, le connessioni tra il Barone di Pfeildorf e il culto, le testimonianze, i nomi, le date.

Junker ascoltò con la pazienza del giudice che ha imparato a non interrompere.

"Chi è il vero colpevole?"

"Schubert. E il Signore di Pfeildorf — il fratello dell'Elettore."

"L'Elettore del Wissenland." Junker mise giù la penna. "Si rende conto della portata di quest'accusa?"

"Capisce qual è il mio problema? Lui è stato più furbo e ha accusato noi prima che noi potessimo accusare lui."

"Le dico questo," disse Junker dopo un silenzio calibrato. "Se non fosse stato amico di Padre Anfris, avrei fortemente dubitato di qualunque cosa mi avesse detto. E probabilmente ora sarebbe già nelle mani di chi di dovere."

"Sarei un criminale particolarmente stupido se mi fossi presentato qui spontaneamente."

"Ho conosciuto criminali di tutti i tipi che scambiano la fede per intelligenza."

Marcus encassò il colpo senza battere ciglio. "Un vecchio prete guerriero di Sigmar aveva buone parole per voi. Padre Wulfgard."

"Era un eroe di guerra."

"Un eroe che è finito in catene per aver fatto la cosa giusta. Come noi. La differenza è che noi siamo ancora vivi — per ora."

Junker si alzò, raccolse i documenti con la cura dell'uomo che sa che ogni foglio potrebbe essere un'arma o una sentenza.

"Faremo dei controlli. Non sarà facile — qui si tratta di accusare l'Elettore del Wissenland. Ma se le prove saranno sufficienti, metteremo su un processo. Abbiamo già dei membri che stanno facendo ricerche."

"Karelia e Thyssen."

"Più Karelia che Thyssen. Thyssen è andato a cercarla quando è venuta a mancare."

"I miei amici stanno cercando entrambi," disse Marcus. "Se ritrovassimo Karelia, potrebbe aver raccolto altre prove."

"Prima o poi Thyssen tornerà a Nuln," disse Junker. "E allora vedremo."

Marcus si alzò, strinse la mano del Maestro Generale, e uscì nel corridoio buio del Tempio con la certezza che, per la prima volta da mesi, qualcuno con il potere di cambiare le cose stava ascoltando.

Restava da vedere se ascoltare era abbastanza.


Stato della Compagnia

Nuovi contatti:

  • Heinrich Thyssen — Arbitrator di Sigmar, circa trent'anni, 1.80m, corporatura media, occhi azzurri, capelli biondi. Porta il simbolo dell'Arbitratum (martello e cometa bianca su sfondo azzurro). Ha messo l'interdizione che protegge Padre Richard dall'esecuzione. Sta cercando Karelia. Senso dell'umorismo discutibile — ora iscritto nel Libro Nero di Derryl
  • Sigmund Junker — Maestro Generale dell'Arbitratum di Nuln. Barba grigia, capelli neri striati d'argento. Uomo di legge e di carte, prudente ma onesto. Ha accettato le prove contro l'Elettore del Wissenland e Schubert

Scoperte:

  • Ranulf Vogt ritrovato — L'agente scomparso si è presentato spontaneamente all'Ordine del Corvo con un mandato da Altdorf per recuperare il Calice dell'Ira. Sospetto di infiltrazione dell'Ordine del Sacro Martello nell'intelligence imperiale. Attualmente all'Old Tom Shelter a Nuln, sotto sorveglianza
  • Il De Mortalitate consegnato — Marcus ha dato il libro necromantico a Konrad von Mackensen (Tempio di Morr). In cambio: 50 Corone d'Oro e una lettera di presentazione per l'Ordine del Corvo. Von Mackensen ha avvertito che chi legge il libro senza protezioni magiche subisce deformazioni fisiche
  • L'Arbitratum è in moto — Junker ha accettato le prove e avvierà un'indagine formale. Servono ulteriori riscontri per processare l'Elettore del Wissenland
  • Karelia introvabile — Né Thyssen a Wissenburg né gli slum hanno dato tracce. L'Arbitrator la cerca da settimane senza risultati

Equipaggiamento:

  • Pietra recuperata da Marcus al Tempio di Morr
  • Armatura nanica di Derryl ritirata a Nuln
  • 50 Corone d'Oro dall'Ordine del Corvo
  • Lettera di presentazione di Von Mackensen per le sedi dell'Ordine del Corvo
  • Marcus ha informato il proprio superiore via posta sulla consegna del libro

Situazione attuale:

  • Leonardo, Oronzo e Derryl sono a Wissenburg con Heinrich Thyssen
  • Marcus è a Nuln, ha completato le commissioni e si prepara a riunirsi al gruppo
  • Gabrielle è a Nuln, temporaneamente libera
  • Il gruppo deve riunirsi a Wissenburg per decidere i prossimi passi
  • Padre Richard è ancora vivo nella prigione di San Quintus a Pfeildorf, protetto dall'interdizione di Thyssen

Fili narrativi aperti:

  • Ranulf Vogt e il mandato di Altdorf — chi l'ha emesso? L'Ordine del Sacro Martello ha infiltrati nell'intelligence?
  • Karelia scomparsa — dov'è? È viva? Cosa ha scoperto?
  • L'indagine di Junker — avrà la forza politica per processare l'Elettore?
  • Gli effetti del De Mortalitate su Leonardo — Von Mackensen dice che il corpo comincia a decadere senza protezioni magiche
  • Il Cacciatore di Streghe Voss — inviato a Nuln per "rieducazione", forse perché aveva dei dubbi su Schubert

"L'uomo fu creato col pugno chiuso e con la mano aperta," annotò Leonardo nel suo taccuino mentre Thyssen si teneva ancora lo stomaco. "Purtroppo per la diplomazia, Mastro Duraksson conosce solo una delle due posizioni."

Derryl, dall'altra parte della stanza, si limitò a massaggiarsi le nocche con una soddisfazione che nessun trattato di buone maniere avrebbe saputo descrivere.