Martelli da Guerra

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De Crisibus Imperii

Ovvero: Come l'Impero Gestisce le Catastrofi (Male) e Perché Continua a Sopravvivere (Inspiegabilmente)

Estratto dal "Trattato Comparativo sulla Gestione delle Crisi nei Regni Umani, con Particolare Attenzione ai Fallimenti Sistematici dell'Impero e alla Superiorità Metodologica Tileana", di Leonardo Isacco da Ponzacco, Magister Manifestorum


"L'Impero non risolve le crisi. Le sopravvive. La differenza è sottile ma fondamentale: risolvere richiede un piano, sopravvivere richiede solo ostinazione. E di ostinazione, nell'Impero, non c'è mai stata penuria."
— Leonardo Isacco da Ponzacco, in viaggio verso Karak Hirn


Premessa: Sulla Ripetizione degli Errori

Il lettore che mi ha seguito fin qui conosce il mio affetto per l'Impero. Un affetto sincero, della stessa natura di quello che un medico prova per un paziente cronico: lo vuole guarire, ma sa che quello continuerà a mangiare salsicce.

Perché l'Impero — e questa è la mia tesi centrale — non impara dalle proprie crisi. Le affronta. Le sopravvive. A volte le vince. Ma non ne trae lezioni. La crisi successiva viene gestita con gli stessi errori della precedente, come un uomo che inciampa sempre sulla stessa pietra perché è convinto che spostarla sarebbe un insulto a Sigmar.

"Stai scrivendo un altro trattato?" chiese Marcus, con la rassegnazione del soldato che sa di comparire nelle note a piè di pagina.

"Sto catalogando i disastri dell'Impero."

"Abbiamo tempo?"

"Marcus, a questo ritmo di marcia verso Karak Hirn, ho tempo di catalogare anche quelli dei nani."

Derryl mi lanciò un'occhiata che, in linguaggio nanico, equivale a una dichiarazione di guerra.


Capitolo I: La Tassonomia della Crisi Imperiale

Prima di analizzare i singoli disastri, è necessario stabilire un metodo. La crisi imperiale segue uno schema ricorrente che ho codificato in cinque fasi:

FaseDescrizioneDurata Tipica
1. NegazioneI segnali vengono ignorati o attribuiti alla volontà divinaMesi o anni
2. PanicoLa crisi esplode e tutti corrono in direzioni diverseSettimane
3. FrammentazioneOgni provincia agisce per conto proprioMesi
4. Eroe ProvvidenzialeUn singolo individuo eccezionale prende il comandoVariabile
5. Ricostruzione ParzialeSi ripara il danno, ma non la causaDecenni

Questo schema — che chiamerò il Ciclo di Leonardo con la modestia che mi contraddistingue — si ripete con precisione quasi matematica. Cambiano i nomi, cambiano le minacce, ma la sequenza è invariabile.

"A Tilea," chiesi retoricamente a Oronzo, "come gestiamo le crisi?"

"Male anche noi," rispose Oronzo.

"Sì, ma almeno abbiamo un piano prima di gestirle male."


Capitolo II: La Grande Pestilenza (1111 CI) — Quando i Ratti Avvelenarono i Pozzi e l'Impero Scoprì gli Skaven (per poi Dimenticarli)

La prima grande crisi documentata — escluse le invasioni tribali pre-sigmarite, che erano più una condizione meteorologica che un evento — fu la Grande Pestilenza.

Nell'anno 1111 del Calendario Imperiale, una piaga di proporzioni apocalittiche colpì l'Impero. Le cronache parlano di "un morbo che anneriva la carne e svuotava le città". Villaggi interi morirono in settimane. Altdorf perse un terzo della popolazione. Talabheim chiuse le porte — troppo tardi.

La causa? Skaven. I rattuomini avvelenarono sistematicamente le fonti d'acqua dell'Impero, usando agenti patogeni sviluppati nei loro laboratori sotterranei. Fu un attacco biologico coordinato su scala continentale.

La risposta imperiale seguì il Ciclo con precisione:

FaseEvento
Negazione"È solo un'influenza stagionale" — attribuita per mesi al cattivo raccolto
PanicoProcessioni religiose, flagellanti nelle strade, pogrom contro i halfling (senza ragione)
FrammentazioneOgni città chiuse le porte. Nessun coordinamento. Nessuno scambio di informazioni
Eroe ProvvidenzialeMandred, Conte di Middenheim, che radunò un esercito e sconfisse gli Skaven a Battaglia della Foresta Oscura
Ricostruzione ParzialeL'Impero si riprese. E poi dimenticò che gli Skaven esistono

Quest'ultimo punto merita una pausa.

"Giuliano," dissi dalla sella, rivolgendomi al carro dove il prete riposava. "L'Impero fu quasi distrutto da un'invasione di rattuomini. Il loro Imperatore li sconfisse e ne fece il proprio titolo — Mandred lo Sterminatore di Skaven. Fin qui, tutto logico. Ma poi?"

"Poi cosa?"

"Poi l'Impero decise che gli Skaven non esistono."

"Non è che decisero..."

"Giuliano. Le autorità imperiali, ancora oggi, considerano gli Skaven una leggenda. Una superstizione contadina. Il nemico che quasi li estinse è classificato come folklore. A Tilea non facciamo così. A Tilea, quando qualcuno prova ad avvelenarti, scrivi il suo nome in un libro e non lo inviti più a cena."

"Ma voi avete Skaven a Tilea?"

"Sotto Skavenblight. E — nota cruciale — NOI LO SAPPIAMO."


Capitolo III: La WAAAGH! di Gorbad Artigliodiferro (1707 CI) — Quando un Milione di Orchi Bussò e Nessuno Aveva Preparato la Difesa

Nel 1707, la più grande orda orchesca mai vista si riversò dall'est nei confini dell'Impero. Il suo condottiero, Gorbad Artigliodiferro, era — per gli standard orcheschi — un genio militare. Il che significa che sapeva contare fino a tre e ricordava la direzione in cui stava andando.

Ma bastò.

L'orda travolse il Solland — un'intera provincia imperiale, cancellata dalla mappa. Il Conte Elettore Eldred morì in battaglia e il Runefang del Solland fu preso dagli orchi. Poi Gorbad marciò su Averheim, la saccheggiò, e puntò su Altdorf.

"Un'intera provincia," ripetei a Marcus durante una sosta. "Distrutta. E la risposta imperiale?"

"L'Imperatore Sigismund IV radunò l'esercito e lo affrontò."

"Dopo che aveva già distrutto una provincia, Marcus. La domanda non è 'l'ha affrontato', ma 'perché non l'ha affrontato prima'."

FaseEvento
Negazione"Sono solo orchi, si disperdono da soli" — questa frase ha ucciso più imperiali delle peste
PanicoIl Solland viene cancellato. Averheim brucia. Solo allora Altdorf reagisce
FrammentazioneOgni provincia difende i propri confini. Nessun esercito unificato fino a troppo tardi
Eroe ProvvidenzialeL'Imperatore stesso, che alla fine fermò Gorbad alle porte di Altdorf — dove Sigismund morì
Ricostruzione ParzialeIl Solland non fu mai restaurato. Divenne parte dell'Averland. Il Runefang è ancora perduto

Il punto fondamentale: l'Impero aveva un confine orientale notoriamente vulnerabile. Gli orchi attaccavano regolarmente. Eppure nessuno — nessuno — aveva preparato un piano difensivo coordinato. Ogni provincia si difendeva da sola, e quando la minaccia era troppo grande per una provincia, era già troppo grande per tutte.

"Avete un detto tileano per questo?" chiese Derryl.

"Ne abbiamo diversi. Il più appropriato è: 'Chi costruisce il muro dopo che i ladri sono entrati sta solo chiudendo i ladri dentro casa'."


Capitolo IV: L'Età dei Tre Imperatori (~1547-2304 CI) — Quando l'Impero Decise di Combattere Sé Stesso per Settecento Anni

Questa non è una crisi. È la crisi. La madre di tutte le crisi. Una crisi così lunga che generazioni intere nacquero, vissero e morirono senza sapere che era una crisi, perché non avevano mai conosciuto altro.

Per circa settecento anni, l'Impero non ebbe un solo Imperatore. Ne ebbe due. A volte tre. A un certo punto, quattro. Talvolta nessuno che contasse davvero.

"Come è possibile?" chiesi a Marcus la prima volta che studiai il periodo. "Come può un impero funzionare con tre imperatori?"

"Non funzionava."

"E nessuno pensò di risolvere la questione?"

"Ci provarono. Con le armi."

"Per settecento anni?"

"Non siamo gente che si arrende facilmente."

Ma la storia è più assurda di quanto la sintesi suggerisca, e merita di essere raccontata per intero — perché dimostra come una crisi imperiale non scoppi mai all'improvviso, ma cresca con la pazienza di un fungo in una cantina umida.

Le Radici: Imperatori Eletti e Imperatori Ottiliani

Tutto cominciò ben prima del 1547. Per due secoli l'Impero era già spaccato da una disputa sulla successione che aveva generato due linee imperiali parallele:

Gli Imperatori Eletti, scelti dal Gran Teogonista di Sigmar secondo la tradizione — ovvero, il candidato che il culto sigmarita considerava più devoto, più malleabile, o entrambe le cose.

Gli Imperatori Ottiliani, successori ereditari dell'Imperatrice Ottilia I — una donna che nel 1360 guardò il sistema elettorale imperiale, decise che non le piaceva, e fondò la propria dinastia. Il fatto che una singola persona potesse rompere il meccanismo costituzionale dell'Impero semplicemente rifiutandosi di riconoscerlo dice tutto ciò che serve sapere sulla solidità delle istituzioni imperiali.

"A Tilea," osservai, "quando qualcuno si proclama sovrano senza consenso, gli altri sovrani gli mandano un avvocato. Poi un esercito. Ma prima l'avvocato, perché è più economico."

"Nell'Impero mandammo eserciti," disse Marcus.

"E funzionò?"

"No. Per questo durò due secoli."

L'Anno 1547: Il Conte, l'Ar-Ulric e la Balestra

Nel 1547, la situazione degenerò da farsa a tragedia. Il Conte Siegfried del Middenland — convinto dall'Ar-Ulric che la linea ottiliana fosse caduta — si presentò al consiglio dei Conti Elettori con l'intenzione di farsi eleggere Imperatore.

I Conti Elettori non furono d'accordo.

Quando Siegfried provò a votare per sé stesso — il che, anche per gli standard imperiali, è un gesto di una sfacciataggine notevole — il disappunto gli venne comunicato nella maniera più imperiale possibile: con una balestra puntata al petto.

"Una balestra," ripetei a Marcus. "Al consiglio elettorale. La procedura democratica dell'Impero prevede balestre?"

"Non nella procedura. Nella pratica."

"In questo almeno siete onesti."

Siegfried, profondamente indignato e ragionevolmente spaventato, tornò a Middenheim e si autoproclamò Imperatore, dando vita alla terza linea di successione: gli Imperatori Lupo, così chiamati perché Middenheim è la città di Ulric, il dio del lupo, della guerra e dell'inverno. Tre imperatori per un impero. Il nome dell'era era ufficiale.

Il 1979: Quando Tre Non Bastavano — Magritta e la Quarta Linea

Ma la creatività imperiale nel produrre pretendenti non era finita.

Nel 1979 — sì, quattro secoli dopo Siegfried, perché l'Impero non risolve le crisi, le accumula — il Gran Teogonista rifiutò l'elezione di Magritta I, Contessa di Marienburg. Le ragioni del rifiuto sono dibattute: forse la sua fede era insufficiente, forse il Teogonista non gradiva una donna sul trono, forse Marienburg era troppo ricca e troppo indipendente. Quale che fosse il motivo, la decisione pose fine alla linea degli Imperatori Eletti.

Magritta, però, non accettò il verdetto. Si trasferì a Nuln e vi fondò una nuova dinastia di pretendenti al trono — la quarta linea di successione imperiale.

LineaOrigineSedeLegittimità
Imperatori ElettiTradizione sigmaritaAltdorfTeologica (finché il Teogonista la riconobbe)
Imperatori OttilianiOttilia I (1360)TalabheimEreditaria per autoproclamazione
Imperatori LupoSiegfried (1547)MiddenheimUlricana per autoelezione e balestra schivata
Pretendenti di NulnMagritta I (1979)NulnCommerciale per testardaggine

"Quattro imperatori," dissi a Oronzo. "In contemporanea. Nessuno riconosciuto da tutti. Ognuno con il proprio esercito, la propria corte, la propria politica estera."

"Come le città-stato tileane," osservò Oronzo.

"No, Oronzo. Le città-stato tileane sono progettate per essere indipendenti. L'Impero è progettato per essere unito. La differenza è che noi litighiamo perché è il nostro sistema, loro litighiamo perché il loro sistema è rotto. È come la differenza tra un uomo che nuota e un uomo che affoga: il movimento è simile, l'intenzione è opposta."

Il Costo di Sette Secoli

"A Tilea," dissi a Oronzo, "le nostre guerre civili durano una stagione. Due al massimo."

"Perché?"

"Perché costano. E il tileano che spende per la guerra è il tileano che non guadagna dal commercio. L'economia impone la pace. Nell'Impero l'economia non impone nulla perché l'economia dell'Impero è un mistero persino per chi la gestisce."

AspettoSituazione NormaleEtà dei Tre Imperatori
ImperatoreUnoDue, tre, o quattro, nessuno riconosciuto da tutti
EsercitoUnificato sotto comando imperialeOgni provincia per sé
Politica esteraCoordinataInesistente (difficile avere politica estera quando non sai chi sei)
Difesa dei confiniOrganizzataOgni confine è anche una frontiera interna
Durata del problema757 anni

Il danno di quei sette secoli fu incalcolabile. Mentre l'Impero combatteva sé stesso, ogni altra minaccia — orchi, uomini bestia, culti oscuri, Skaven (che non esistono, ricordiamolo) — prosperava indisturbata. Le foreste si riempirono di mostri. I confini si erosero. Intere regioni tornarono allo stato selvaggio. Mordheim cadde durante questo periodo — e nessuno poté rispondere in modo coordinato perché non c'era nessuno a coordinare.

E la soluzione, quando arrivò, venne dal solito schema: non un piano, non una riforma istituzionale, non un trattato di pace negoziato — ma un eroe.


Capitolo V: La Caduta di Mordheim (1999 CI) — Quando il Cielo Mandò un Messaggio e Nessuno Lo Lesse

A mezzanotte del primo giorno del 1999, una cometa di Pietradeformante si schiantò sulla più grande città dell'Ostermark.

Mordheim aveva avuto mesi di preavviso. La cometa dalla doppia coda era visibile ad occhio nudo. Cresceva ogni notte, sempre più verde, sempre più vicina. La risposta razionale sarebbe stata evacuare.

Mordheim organizzò un festival.

"Un festival," ripetei a Giuliano quando studiai per la prima volta l'episodio. "Un meteorite verde stava per cadere sulla loro testa, e organizzarono un carnevale."

Il risultato fu una città distrutta, la pietradeformante sparsa tra le macerie, e — qui viene il capolavoro della gestione imperiale — invece di mettere in quarantena le rovine, l'Impero mandò gente dentro a raccogliere i pezzi.

FazioneMotivo per Entrare a MordheimRazionalità (0-10)
Mercenari imperialiRaccogliere wyrdstone per rivenderla3
Cacciatori di StreghePurificare la città dall'eresia4
Sorelle di SigmarSigillare la wyrdstone sotto granito7
SkavenRaccogliere warpstone per esperimenti7 (per un ratto)
Culto dei PossedutiAbbracciare la mutazione0
Non-MortiMotivi non pervenuti-1

Le Sorelle di Sigmar — l'unica istituzione che si comportò razionalmente — dovettero combattere il proprio Impero per impedire al proprio Impero di avvelenarsi con i propri detriti. Non trovo parole migliori per descrivere la disfunzione.

Alla fine, dopo decenni di caos, il Gran Teogonista rase al suolo le rovine. Esattamente ciò che andava fatto il primo giorno.


Capitolo VI: La Grande Guerra Contro il Caos (2302 CI) — Quando Funzionò (Quasi per Caso)

Devo essere onesto. Devo concedere all'Impero il suo momento migliore, con la riluttanza del tileano che ammette qualcosa di buono nel mondo.

Nel 2302, Asavar Kul, Signore del Caos Eterno, guidò un'invasione dal nord di proporzioni mai viste. Guerrieri del Caos, demoni, uomini bestia, tribù corrotte — un'orda che avrebbe inghiottito il mondo.

Praag cadde. Non fu solo conquistata — fu trasformata. Le mura si fusero con la carne dei difensori. Le pietre urlarono. La città stessa divenne un'aberrazione del Caos, un monumento alla corruzione. I sopravvissuti — se così si possono chiamare — divennero parte dell'architettura.

"A Praag," raccontò Marcus con la voce bassa del soldato che parla di cose che preferirebbe dimenticare, "i muri avevano volti."

"Volti?"

"Le facce dei difensori. Fuse nella pietra. Ancora vive. Ancora urlanti."

Non aggiunsi commenti. Ci sono momenti in cui persino un tileano tace.

Kislev stava per cadere. L'Impero era il prossimo.

E qui — finalmente, miracolosamente — il Ciclo si ruppe. Non del tutto, ma abbastanza.

Un giovane studente di Nuln di nome Magnus — poi detto il Pio — fece ciò che nessuno aveva fatto in settecento anni: unificò l'Impero. Con la retorica, la fede e una quantità straordinaria di carisma personale, radunò le province divise, marciò a nord con un esercito unificato, e sconfisse Asavar Kul alle porte di Kislev.

FaseGrande Guerra Contro il Caos
NegazionePresente ma breve — il Caos è difficile da ignorare quando le città si sciolgono
PanicoSì, ma canalizzato rapidamente
FrammentazioneInvertita — Magnus unificò le province
Eroe ProvvidenzialeMagnus il Pio — forse il più grande imperiale mai vissuto
RicostruzioneL'Impero fu riunificato. Fine dell'Età dei Tre Imperatori. Nuova era

"Ecco," disse Marcus. "Questo dimostra che il sistema funziona."

"No, Marcus. Questo dimostra che un singolo individuo eccezionale può funzionare nonostante il sistema. Magnus non era il sistema — era l'eccezione al sistema. È come dire che una nave funziona perché una volta un passeggero ha tappato la falla con il proprio corpo."

"Ha tappato la falla."

"Ed è morto?"

"No, è diventato Imperatore."

"...Devo ammettere che la metafora ha dei limiti."


Capitolo VII: Le Guerre dei Vampiri (2010-2145 CI) — Quando i Morti Si Alzarono e l'Impero Dovette Ucciderli Tre Volte

Appena riunificato dopo Magnus, l'Impero affrontò una nuova crisi: la Sylvania — quella provincia orientale che nessuno visita volontariamente — produsse un vampiro con ambizioni imperiali.

Vlad von Carstein — un non-morto con il carisma di un principe e la pazienza di chi ha l'eternità a disposizione — rivelò la propria natura e marciò su Altdorf con un esercito di cadaveri.

L'Impero lo sconfisse. Vlad morì.

Poi tornò.

L'Impero lo sconfisse di nuovo. Vlad morì di nuovo.

Poi tornò di nuovo.

"Quante volte?" chiesi a Marcus.

"Molte. Vlad aveva un anello che lo riportava in vita."

"E nessuno pensò di rubargli l'anello?"

"Alla fine qualcuno lo fece. Un ladro — alcuni dicono il gran Teogonista stesso — glielo tolse durante l'assedio di Altdorf, e Vlad morì definitivamente."

"Quindi la soluzione al grande flagello dei non-morti fu... un borseggiatore?"

"Un eroe."

"Marcus, se la differenza tra la caduta dell'Impero e la sua salvezza è un furto di gioielli, il piano strategico ha qualche lacuna."

Ma non finì con Vlad. Dopo di lui venne Konrad — pazzo, brutale, senza la raffinatezza del predecessore. E dopo Konrad, Mannfred, il più pericoloso di tutti — colto, calcolatore, paziente. L'Impero dovette combattere tre guerre vampiriche distinte, ciascuna risolta per il rotto della cuffia.

Von CarsteinCaratteristicaCome Fu SconfittoLezione Appresa dall'Impero
VladCarismatico, quasi imbattibileFurto dell'anello + caduta dalle mura di AltdorfNessuna
KonradPazzo e brutaleSconfitto in battaglia da un'alleanza tardivaNessuna
MannfredIntelligente e pazienteSconfitto a Hel Fenn. Corpo mai trovatoNessuna (il corpo non fu nemmeno trovato!)

"Il corpo non fu trovato," ripetei lentamente. "Avete sconfitto un vampiro immortale, intelligente e paziente, e non avete trovato il corpo. E avete deciso che andava bene così."

"Non si può cercare per sempre," disse Marcus.

"Marcus, a Tilea quando elimini un rivale commerciale verifichi tre volte. Soprattutto se il rivale è immortale."


Capitolo VIII: Lo Schema Ricorrente (O: Perché l'Impero Non Impara)

A questo punto il lettore — se ha la razionalità che gli attribuisco — noterà lo schema.

Ogni crisi imperiale condivide le stesse caratteristiche:

1. Assenza di prevenzione. L'Impero non anticipa mai le minacce. Non ha un sistema di allerta. Non mantiene eserciti permanenti sui confini vulnerabili. Non investe in intelligence. Ogni crisi è una sorpresa, anche quando non dovrebbe esserlo.

2. Frammentazione della risposta. Quando la crisi colpisce, ogni provincia reagisce per conto proprio. Non esiste un protocollo unificato. Non esiste una catena di comando chiara. L'Imperatore deve convincere i propri sudditi a collaborare, il che durante un'invasione è un uso discutibile del tempo.

3. Dipendenza dall'eroe singolo. L'Impero non viene mai salvato da un sistema. Viene salvato da un individuo: Mandred, Magnus, un borseggiatore anonimo. Il piano strategico dell'Impero è: "Speriamo che nasca qualcuno di eccezionale."

4. Amnesia istituzionale. Dopo ogni crisi, l'Impero dimentica. Dimentica gli Skaven. Dimentica di cercare il corpo del vampiro. Dimentica di preparare difese per la prossima volta. La memoria istituzionale dell'Impero dura quanto la birra in un boccale di Derryl.

"Ehi," protestò Derryl.

"È un complimento. La tua birra dura più della memoria dell'Impero."


Capitolo IX: Come un Tileano Avrebbe Gestito l'Impero (O: Il Piano che Nessuno Ha Chiesto)

CrisiCosa Fece l'ImperoCosa Avrebbe Fatto Tilea
Grande PestilenzaProcessioni, pogrom, panico, poi un eroeQuarantena immediata. Chiusura dei porti. Indagine sulle fonti d'acqua. Commissione d'inchiesta
WAAAGH! di GorbadAspettare che distruggesse una provincia, poi reagireRete di forti sul confine est. Esercito permanente. Diplomazia con i nani per sorveglianza congiunta
Età dei Tre ImperatoriGuerra civile di 757 anniArbitrato commerciale. Al massimo tre mesi di conflitto, poi compromesso perché la guerra costa
MordheimFestival, poi corsa alla wyrdstone, poi demolizione (dopo decenni)Evacuazione, quarantena, appalto controllato, demolizione (dopo settimane)
Guerre VampiricheTre guerre separate, nessuna lezione appresa, corpo perdutoPrima guerra: annientamento totale. Cremazione del corpo. Distruzione dell'anello. Sorveglianza permanente sulla Sylvania
Grande Guerra Contro il Caos700 anni di divisione, unificazione dell'ultimo minuto grazie a un eroeAlleanza permanente con Kislev. Linea di forti sul confine nord. Esercito unificato sempre pronto

"Il tuo piano," disse Derryl dopo averlo ascoltato per intero, "presuppone che l'Impero sia governato da persone razionali."

"Sì."

"E qui sta l'errore."

Aveva ragione. Ma l'errore non è nel piano — è nella realtà che rifiuta di conformarsi al piano.


Conclusione: Sulla Sopravvivenza dell'Irrazionale

Ecco il paradosso che mi tormenta, e che ammetto di non saper risolvere.

L'Impero gestisce ogni crisi nel modo peggiore possibile. Nega, panica, si frammenta, aspetta un eroe, ricostruisce a metà e dimentica tutto. Eppure esiste ancora. Dopo duemilacinquecento anni di catastrofi gestite malissimo, l'Impero è ancora lì.

Tilea, con tutta la sua pianificazione, la sua razionalità, i suoi appalti e i suoi protocolli, non ha un impero. Ha città-stato che si fanno la guerra tra loro con la stessa regolarità con cui l'Impero subisce invasioni.

"Forse," suggerì Oronzo con quella filosofia che emerge solo nelle marce lunghe, "la pianificazione non è tutto."

"La pianificazione è tutto. È l'esecuzione che manca."

"O forse," continuò Oronzo ignorandomi, "c'è qualcosa che l'Impero ha e Tilea no. Non la razionalità. Qualcos'altro."

"Cosa?"

"La fede."

Guardai Marcus, che annuì. Guardai Giuliano, che dal carro fece un cenno. Guardai Derryl, che scrollò le spalle — il che, per un nano, è quasi un trattato filosofico.

La fede. Non come argomento teologico — su quello lascio la parola a Giuliano — ma come forza di coesione. L'Impero non ha piani, non ha protocolli, non ha memoria istituzionale. Ma ha la convinzione cieca, irrazionale e inspiegabilmente efficace che alla fine andrà tutto bene. E questa convinzione — che un tileano non può condividere ma deve rispettare — produce eroi. Magnus non nacque da un piano strategico. Nacque dalla fede che l'Impero meritasse di essere salvato.

È irrazionale. È inefficiente. È costato milioni di vite che un piano migliore avrebbe salvato.

Ma funziona.

"La tua conclusione," disse Derryl spegnendo la Pipa del Morto, "è che la fede batte la pianificazione."

"La mia conclusione è che la pianificazione è superiore in tutti i casi misurabili. Ma l'Impero esiste nei casi non misurabili."

"Quindi?"

"Quindi continuerò a pianificare. E a viaggiare con imperiali. Perché quando il piano fallisce — e ogni piano, prima o poi, fallisce — voglio avere accanto qualcuno abbastanza ostinato da non arrendersi e abbastanza irrazionale da credere che funzionerà."

Marcus sorrise. Era la prima volta che lo vedevo sorridere dopo Karak Norn.


"Questo è forse il più lungo dei miei trattati scritti in viaggio, e certamente il più scomodo — non per la sella, che è sempre scomoda, ma per la conclusione. Sono partito per dimostrare la superiorità della razionalità tileana e sono arrivato ad ammettere che l'irrazionalità imperiale ha i suoi meriti. Non i meriti che vorrei — non la logistica, non la prevenzione, non la pianificazione — ma il merito oscuro e testardo della sopravvivenza. L'Impero è un edificio che non dovrebbe reggere, costruito senza progetto, su fondamenta inadeguate, con materiali discutibili. Eppure regge. E forse — ma questo non lo scriverò nel trattato ufficiale — regge proprio perché nessuno ha avuto il buon senso di calcolare se poteva farlo."
— Leonardo Isacco da Ponzacco, Annotazione di Viaggio n. 71


Fine del Trattato

Depositato presso l'Archivio dell'Università Civico-Strategica di Miragliano, Sezione "Analisi Comparata delle Catastrofi e Sopravvivenza Irrazionale degli Stati Settentrionali".