Martelli da Guerra

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Capitolo XXXIII: Sotto la Montagna

"L'ingegneria nanica non si spiega. Si ammira, si teme, e si cerca di non far domande troppo specifiche." — Leonardo Isacco da Ponzacco


Il Riscatto

La pioggia batteva ancora sulle rocce quando Oronzo rientrò nella caverna.

Non era la stessa cosa di prima — non c'era più il terrore soprannaturale che gli aveva svuotato le gambe e la volontà, solo la rabbia fredda dell'uomo che sa di aver fatto una figura indegna e intende riscattarla. La spada di San Toswick brillava nella sua mano di quel viola pallido che segnalava la prossimità del nemico, e l'anello d'ametista al dito pulsava con un calore che non era fisico ma spirituale — il coraggio che infondeva era come una mano ferma sulla schiena che diceva avanti.

Marcus lo seguiva a distanza, appoggiato alla parete con la mano sul petto dove il tocco della Wraith gli aveva rubato qualcosa che non sarebbe tornato. Leonardo era dietro di lui, senza armi ma con gli occhi dell'accademico che non si sarebbe perso lo spettacolo per niente al mondo.

La Wraith emerse dalla roccia come la prima volta — silenziosa, scheletrica, con quegli occhi di brace rossa e quella bocca spalancata in un urlo muto. Ma questa volta Oronzo non esitò.

Caricò.

La lama sacra tagliò l'aria con un sibilo che pareva una preghiera, e quando colpì lo spettro l'effetto fu devastante — la Wraith si spezzò come vetro nell'impatto, la sua forma immateriale lacerata dal potere antico del culto di Morr. Per un istante, un volto umano apparve tra le ossa trasparenti — un uomo, non vecchio, con un'espressione di stupore più che di dolore — e poi si dissolse nel nulla, come nebbia al sole.

Il silenzio che seguì era il tipo buono — quello della vittoria, non quello della paura.

"Bel colpo," disse Marcus, dal fondo della stanza. Il tono era genuino, senza sarcasmo.

"Comunque devo dire che quest'arma è magnifica," disse Oronzo, rigirando la spada nella luce fioca delle torce. "Un bilanciamento perfetto. Sento il vigore di Morr in me."

"Oddio," mormorò Marcus.

Leonardo era già in ginocchio accanto allo spettro dissolto — o meglio, accanto al punto dove lo spettro era stato. "Alla fine sembrava più pericoloso di quanto non fosse. Una sola carica ben assestata e via."

"Facile a dirsi per chi non è stato toccato," osservò Marcus, massaggiandosi il petto. "Mi sento come se avessi portato un cavallo sulle spalle per un anno."

"C'hai un po' meno d'anima," confermò Leonardo con la delicatezza del chirurgo. "Ho letto che il tocco delle Wraith risucchia la forza vitale. Quello che prende non lo restituisce."


Il Secondo Scheletro

Fu durante l'esplorazione della stanza dove la Wraith era emersa che Oronzo trovò il secondo corpo.

Ossa annerite, vesti ridotte a brandelli, e al collo un medaglione d'argento che il tempo aveva risparmiato. Ma questo medaglione era diverso dall'altro — nessun corvo, nessun portone di Morr. Il simbolo era una cometa a doppia coda in forma ascendente, con un martello disegnato sotto.

"Eccoci qua," disse Oronzo, girando il medaglione tra le dita. "Questo mi sembra più in linea con quello che stiamo cercando."

Marcus si avvicinò, nonostante il dolore. "Il simbolo dell'Ordine del Sacro Martello. Vuoi vedere che il Cavaliere del Corvo stava inseguendo qualcuno dell'Ordine che si era rifugiato in questa caverna, e sono stati entrambi sconfitti dalla Wraith?"

Leonardo esaminò le ossa con l'occhio del chirurgo — segni di colpi di spada, ferite inferte prima della morte. "Sono coevi," annunciò con soddisfazione professionale. "E sul corpo ci sono segni di lama. Mi sa che avevi ragione, Marcus. Il Cavaliere del Corvo ha ucciso questo qui, e poi la Wraith ha ucciso il cavaliere."

"Ma la grande domanda è: che ci facevano qui, cinquecento anni fa, un templare di Morr e un membro dell'Ordine del Sacro Martello?"

Nessuno aveva una risposta, ma Leonardo aveva l'espressione dell'uomo a cui le coincidenze parlano. "Vi rendete conto? Abbiamo Magritta, l'Ordine del Sacro Martello, l'Ordine del Corvo — tutto nello stesso luogo, tutto della stessa epoca. E io ho avuto quella profezia..."

"Quella dell'uccellino," ricordò Marcus.

"Quella dell'uccellino, sì, che voi morivate tutti e io sopravvivevo con l'ala spezzata. E ora ritroviamo tutto questo, proprio sulla nostra strada."

"Signor Thyssen," disse Oronzo, girandosi verso l'Arbitrator che li aveva raggiunti con cautela, "ho scoperto la fede."

Thyssen lo guardò con quell'espressione che era diventata abituale — metà sospetto, metà rassegnazione. "In cosa?"

"In Morr."

"Meglio che niente."


La Strada delle Montagne

Il giorno dopo la pioggia si era ridotta a una pioviggine praticabile, e il gruppo tenne consiglio attorno al fuoco ormai spento.

La rotta era chiara nella mente di tutti, anche se nessuno possedeva una mappa — giù lungo le montagne, evitando le strade principali dove la taglia di cinquecento corone a testa li avrebbe trasformati in merce pregiata per qualsiasi cacciatore di taglie con più ambizione che scrupoli.

"Lungo le montagne fino a Eisenberg," riepilogò Leonardo, "evitare Ovingen, tenersi lontano dai fiumi."

"E poi?" chiese Marcus.

Fu Derryl a rispondere — il nano che fino a quel momento aveva viaggiato nella lettiga come un pacco particolarmente burbero, e che alla menzione delle montagne si era raddrizzato con un interesse che nessuno gli aveva visto da settimane.

"E poi si va a Karak Norn."

Il silenzio che seguì non era di disapprovazione ma di sorpresa. Marcus fu il primo a parlare. "Karak Norn? Non dovevamo andare a Karak Hirn?"

"Karak Norn è sulla strada. C'è un passaggio nelle montagne, attraverso le miniere di Grung Gandaz, che collega il territorio imperiale alle terre naniche." Derryl parlava con una sicurezza che tradiva la nostalgia. "Se la memoria non mi inganna, vi porto a vedere una delle più antiche costruzioni di ingegneria nanica."

"Obsoleta, quindi, se è primordiale," osservò Leonardo.

"Non obsoleta. Una delle prime. E funziona ancora."

"E se dovessimo incontrare i Valentini in queste condizioni?" Leonardo guardò i compagni — senza armature, senza equipaggiamento, con addosso poco più delle armi e della dignità. "Come lo scrivo, nel romanzo sulla nostra avventura? 'E nudi col lillo all'aria affrontarono il necromante'?"

La logica era inattaccabile: avevano bisogno di equipaggiamento, e una fortezza nanica era il posto migliore per procurarselo. Inoltre — e questo era il calcolo silenzioso di Marcus — chi li inseguiva non li avrebbe cercati sottoterra, dall'altra parte di una montagna.

"Se non si seminano gli inseguitori entrando in mezzo alle montagne e passando in un tunnel di cento chilometri," disse Marcus, "hanno vinto loro."

Nei pressi di Eisenberg, Thyssen fu mandato in paese con una lista di provviste — vestiti pesanti, sacchi a pelo, corde, rampini, torce, e qualunque armatura di pelle il villaggio potesse offrire. Tornò con jerkin di cuoio per tutti, vettovaglie, e l'espressione dell'uomo che ha speso i soldi degli altri con parsimonia.

"Non hanno trovato il telescopio," riferì.

"E un barilotto di birra?" chiese Derryl.

"Non me l'hai chiesto."

La delusione del nano fu breve ma intensa.


Lo Zufkadrin

Il regno nanico di Karak Norn

Il passo di Migdhal Skorm si aprì davanti a loro come una ferita nella montagna — ripido, gelido, con il vento che soffiava tra i picchi come il respiro di un gigante dormiente. Ma la strada era solida sotto le ruote del carro, lastricata con pietre che si incastravano perfette nonostante i secoli.

"Costruzione nanica," disse Derryl, con la soddisfazione del figlio prodigo che ritrova i segni del padre.

Kazid Grimaz li accolse con la diffidenza che i nani riservano a tutto ciò che non è nano. Una piccola fortificazione lungo la costa della montagna, con torrette squadrate e guardie armate di tutto punto che bloccarono il carro all'ingresso.

"Fermi là! Chi siete? Da dove venite?"

Derryl si fece avanti con la dignità del nano che torna tra i suoi. "Siamo un gruppo proveniente da Nuln. Portiamo merci pregiate e vorremmo commerciare."

La guardia lo squadrò. "Un nano di città."

"Di Zhufbar, in realtà."

L'espressione della guardia cambiò — non di molto, ma abbastanza. "E che ci fai qui?"

"Vicissitudini."

La guardia guardò gli umani dietro di lui. "Come capo di questo gruppo, risponderai dei comportamenti dei tuoi servitori."

"Sembra giusto," disse Oronzo, prima che Marcus potesse protestare.

"Hai capito, Oronzo?" Derryl lo guardò con l'autorità del nano responsabile. "Tutto quello che fai ricade su di me."

"A posto. È colpa tua tutto quello che faccio."

La guardia li avvertì dei banditi — la gang di Taldorf, una trentina di razziatori umani che infestavano le strade tra Kazid Grimaz e Karak Norn. "Sono già stati condannati all'impiccagione," disse, con il tono di chi considera la condanna un semplice dettaglio amministrativo in attesa di esecuzione.

Leonardo si segnò il nome.

Il villaggio era piccolo ma vivo — una taverna su due piani ad altezza nanica, un bagno pubblico dove nani poderosi bevevano birra nell'acqua calda, e una ospitalità ruvida che si esprimeva attraverso boccali e scoregge nell'acqua piuttosto che attraverso complimenti.

"Se ti metti qui nel bagno con noi, bevi con noi!" gridò un nano giovanotto a Oronzo, che accettò con l'entusiasmo dell'uomo che non dice mai no a un invito.

Un nano tirò fuori dall'acqua una testa di goblin conciata. "Vuoi vedere un gioco di prestigio?"

"Grandi architetti," mormorò Leonardo, guardando la scena con l'espressione dell'antropologo sul campo. "Però l'umorismo è un po' macabro."


Il Grande Ponte

Lo Stigenak apparve il giorno dopo come un sogno di pietra sospeso tra due montagne.

Un arco colossale che collegava due picchi delle Montagne Grigie, largo abbastanza da farci passare due carri affiancati, con mura alte cinque piedi che proteggevano dal vento delle altitudini. Sotto, il vuoto — un migliaio di metri di nulla fino al fondovalle, con il suono dell'acqua che scorreva in un acquedotto costruito nella struttura stessa del ponte.

"Hai visto, Marcus?" Derryl non stava più nella pelle. "Questo è il ponte di cui ti parlavo. La grande ingegneria nanica."

"Incredibile," ammise Marcus, guardando attraverso una feritoia e pentendosene immediatamente.

Un nano che li incrociò spiegò la struttura con orgoglio: "È un unico arco sestante. Una grande pietra al centro, ricavata dai picchi del Vask e portata qui dai nostri antenati, intagliata con tale precisione da reggere entrambi i lati."

"E come ci avete messo la pietra a un centinaio di metri tra i due picchi?" chiese Leonardo, con la curiosità dell'ingegnere che non riesce a calcolare la logistica.

"Con le funi."

"Con le funi."

"Fai troppe domande. Non sono un architetto."

Leonardo disegnava furiosamente nel suo taccuino mentre attraversavano il ponte — schizzi della struttura, annotazioni sulla tecnica costruttiva, calcoli a margine che probabilmente non tornavano ma che avevano il merito dell'entusiasmo.

"Certo, Marcus, questi nani le cose le fanno bene," disse.

"Effettivamente sì. Questa maestria con la pietra non credo abbia eguali."

"Il declino delle fortezze naniche dovuto a una demografia scarsa," proseguì Leonardo con il tono dello studioso che sta per dire qualcosa di pericoloso, "non sarà mica dovuto alle famose nane con sorpresa?"

Derryl girò la testa di scatto. "No."

"Vabbè, è una tesi."


Il Grande Cancello

Karak Norn si rivelò alla fine di una mezza giornata di viaggio — un edificio grande quanto la montagna stessa, disse qualcuno, anche se nessuno sapeva se fosse un'esagerazione o una descrizione.

Il Grande Cancello era un portone di dimensioni che rendevano ridicola qualunque porta umana — tutto ornato di sculture di Grungni e Valaya, con rune di difesa incise nella pietra che Derryl riconobbe immediatamente.

"Questi sono glifi magici difensivi," spiegò ai compagni, indicando i simboli intorno alla porta. "Per proteggere la fortezza."

"Allora la usate la magia!" esclamò Leonardo.

"Non come la intendete voi. Noi abbiamo i maestri delle rune, che incantano armi, armature, porte, città."

"Anche i maghi dell'Impero incantano armi e armature."

"Non bene come lo facciamo noi."

Le guardie al cancello erano vestite in armatura completa con mascheroni sul viso, e la loro accoglienza fu esattamente quella che Marcus aveva temuto.

"I suoi servitori umani non possono entrare senza un permesso speciale."

Marcus si abbassò verso l'orecchio di Derryl con la voce della spia imperiale che sta per pronunciare una minaccia educata. "La prossima volta che ti sento lamentarti di come vieni trattato nell'Impero, giuro sulle palle di Sigmar che ti taglio la barba e le sopracciglia."

Derryl fece registrare tutti con i nomi veri — nonostante le proteste di Oronzo, che avrebbe preferito presentarsi come Giovanni della Casa, Principe di Remas — e le porte si aprirono.

L'interno era una sala immensa. Colonne gigantesche sostenevano un soffitto che si perdeva nel buio, e ovunque c'erano carri, merci, nani che gridavano, contrattavano, scaricavano. Il rumore rimbombava nella roccia come un'orchestra di martelli.

"Ecco, la vita sotto la montagna," disse Derryl, respirando l'aria stantia con la beatitudine del mistico. "Sentite questo fragore? Sentite che vitalità!"

"Sento, in effetti sento," disse Marcus, strofinandosi le orecchie.

"Un po' stantia, l'aria," osservò Oronzo.

La mappa di Karak Norn


Il Martello d'Argento

La taverna che portava quel nome era una struttura imponente scavata nella roccia, su più livelli, con panche dove centinaia di nani mangiavano, bevevano e ruttavano con l'impegno di chi considera tutte e tre le attività forme d'arte. Ma la cosa che colpiva — che toglieva il fiato, letteralmente — era il martello.

Appeso al soffitto con catene che avrebbero potuto ancorare una nave, un martello d'argento massiccio tre volte più grande del loro carro pendeva sopra le teste dei clienti con l'indifferenza degli oggetti che sanno di essere impressionanti.

"La madonna," disse Marcus.

"Guarda la faccia di Oronzo," sussurrò Leonardo. "Sta calcolando come trafugarlo."

"Ed è appeso con delle catene?" chiese Oronzo, con l'innocenza del ladro che fa ricognizione.

L'oste — Grundi Finborsson, un nano dai capelli corvini e la barba attorcigliata su se stessa — li fece accomodare con la cortesia brusca del mestiere. "Desiderate un tavolo?"

"Mangiare e bere," disse Derryl.

"Non ci avrei mai detto."

Fu lì che incontrarono Helga Vikramsdottir.

Era una nana dalle braccia poderose e gli occhi intelligenti, con una chiave inglese tra le mani e l'aria di chi non perde tempo in chiacchiere inutili. Derryl la vide e qualcosa nel suo sguardo cambiò — non molto, ma abbastanza perché Leonardo lo notasse.

"Faccio riparazioni, principalmente," disse lei, quando Derryl le chiese del suo mestiere. "Armature, armi, ingegneria. Non sono tra le migliori forgiatore di Karak Norn, ma sono orgogliosa dei miei lavori. Un'armatura che passa sotto le mie mani sarà più bella di prima."

Marcus colse l'opportunità. "Mia signora, abbiamo perso le nostre armature. Nell'Impero si direbbe che siamo con le pezze al sedere — anzi, ci hanno tolto anche quelle."

"Se comprate delle armature naniche, io posso modificarle per la vostra corporatura."

"Ci vediamo domani per colazione?" propose Derryl, con un tono che non gli avevano mai sentito.

Helga gli sorrise. "A domani, Derryl."

Il nano tornò al tavolo con l'aria leggera e lo sguardo perso. Marcus lo guardò. "Mani sopra le coperte, mastro nano, mi raccomando."

Helga Vikramsdottir

Prima di dormire, Leonardo inflisse ai compagni una lezione sugli ossimori che nessuno aveva richiesto.

"L'ossimoro si basa su due termini che si contraddicono. Vi lascio riflettere su questa frase: la chiarezza dell'oscuro è più luminosa della luminosità del chiaro."

"Ti offendi se ti dico che non ti stavo ascoltando?" chiese Oronzo.

"Avete risposto con un silenzio eloquente. E il silenzio eloquente è un ossimoro."

"Se ti dico che sei un intelligente coglione, ho afferrato il concetto?"

"Non è proprio ossimorico, perché in realtà intelligente non è l'opposto di coglione..."

Derryl si adagiò sul letto. "Accademico, spiega pure. È come una ninna nanna."


La Gilda e il Matto

La mattina seguente, Helga li guidò attraverso una serie di scalinate che scendevano nel cuore della montagna — passando per la Gilda dei Birrai, con le sue centinaia di botti enormi, e poi ancora più giù, fino a uno spiazzo colossale con trincee scavate nel pavimento di pietra e file di cannoni lungo le pareti.

"Le trincee servono per testare le esplosioni," spiegò Helga.

"Al chiuso?" chiese Marcus.

"E dove le devo sperimentare?"

Leonardo si trovò a casa sua.

La Gilda degli Ingegneri era in fermento — un gruppo di giovani nani discuteva animatamente con gli anziani sulla necessità di collaborare con l'Accademia Imperiale di Nuln, mentre i vecchi si opponevano con il conservatorismo delle barbe centenarie. Leonardo si inserì nella conversazione con la naturalezza dell'accademico che fiuta un simposio.

"Mi presento. Leonardo Isacco da Ponzacco, ingegnere della Scuola di Artiglieria di Nuln."

I giovani si illuminarono. "Uno dell'Accademia di Nuln!"

I vecchi brontolarono.

"Ho un progetto che potrebbe interessarvi," disse Leonardo, tirando fuori i suoi schizzi. "La Ponzacchina — una nave con le ruote. Quando trovate il fiume, andate nel fiume. Quando dovete andare su per la montagna, andate su per la montagna."

"Si può montare!" Un nano dal pelo rosso gli si avvicinò con entusiasmo. "Ci mettiamo un carrello che porta la legna, la butta dentro, e si muove da sola!"

"Servirebbe qualche cannone," aggiunse Leonardo.

"Ah, ne abbiamo di tutti i tipi. Colubrine, colubroni..."

Lo portarono da Alrik Nunnelson — detto il Matto, ma solo dai vecchi. Un nano dalla barba brizzolata, occhiali rotondi e cappello di cuoio da aviatore, che quando seppe di avere davanti un ingegnere di Nuln quasi si commosse.

"Guardi cosa ho progettato," disse, stendendo un disegno di dimensioni improbabili. Era una torre di pietra montata su gambe meccaniche, irta di cannoni su ogni lato.

"L'ho chiamato Titano."

Il Titano — progetto di Alrik Nunnelson

Marcus e Leonardo si scambiarono uno sguardo. La prima variante era impressionante. La seconda — quella "veloce" — era delirante.

La variante veloce del Titano

"Bellissimo," disse Leonardo, con una sincerità che sorprese anche lui stesso. "È la versione potenziata della Ponzacchina."

Nunnelson lo abbracciò.

"Il problema," spiegò il nano con la tristezza dell'incompreso, "è che i capigilda dicono che i miei progetti sono troppo grandi per testarli dentro la montagna."

"Le è mai venuto in mente di provarli fuori?" chiese Derryl.

"Gliel'ho detto! Ma loro dicono che il design non riflette l'estetica nanica."

Leonardo annuì con la solidarietà del visionario. "È quello che succede a tutti i precursori."

Oronzo, che aveva ascoltato con crescente impazienza, tirò Marcus per la manica. "Vorrei tanto un razzo. Gli puoi chiedere se possiamo avere un razzo? Mi ricorda il Capodanno a Remas."


Le Forge

Le forge di Karak Norn erano nelle profondità della montagna — un altro paio di livelli più giù, attraverso colonnati giganteschi e corridoi dove il fumo usciva dalle stanze come il respiro di un drago addormentato. Il rumore dei martelli era assordante, ritmico, incessante.

Un nano anziano — così vecchio che gli altri lo chiamavano Dawi, Antenato — li accolse davanti a una fila di armature naniche che brillavano nella luce rossa delle forge.

"L'orgoglio di Karak Norn!"

L'occhio di Derryl cadde su un'armatura di Gromril che risplendeva come argento vivo — un pezzo unico, perfetto, che il vecchio chiamava Bastion. "Se dovessimo fare un prezzo," disse il Dawi, "parleremmo di migliaia e migliaia di corone."

"Immagino," disse Derryl, con la voce di chi ha appena visto il paradiso e sa di non poterselo permettere.

Comprarono cotte di maglia — armature naniche, più costose di quelle imperiali ma di fattura incomparabilmente superiore. Marcus contrattò con il carisma della spia e un pizzico di fortuna, e il prezzo scese da dieci a cinque corone a pezzo.

"Costano il triplo di quelle imperiali e sono uguali!" protestò Leonardo.

"Non sono uguali," disse Helga, che avrebbe poi provveduto a modificarle per la corporatura umana. "Le nostre durano generazioni."

"Quanto ci vorrà per gli adattamenti?" chiese Marcus.

"Devo prendere le vostre misure e aggiungere maglia per coprire le parti scoperte. Una settimana."

Una settimana a Karak Norn. Leonardo alzò lo sguardo verso le volte della montagna con l'espressione dell'uomo a cui è appena stato offerto un Erasmus nei suoi sogni. "Se concludessi il mio training in ingegneria nel regno di Karak Norn, sarebbe un'esperienza unica."

"Non correre troppo," disse Marcus. "Prima dobbiamo parlare con Drong il Lungo."

"Drong il Lungo?"

"Un nano navigatore, vecchio amico della famiglia reale. Ha una compagnia mercenaria, è stato in Tilea, e al momento è al Martello d'Argento."

"Un pirata Slayer tileano?" Oronzo si raddrizzò. "È come essere a casa."

Il piano si stava formando — convincere Drong, ottenere un'udienza dal Re, proporre di sgominare i banditi di Taldorf come lettera di presentazione per Karak Norn e, forse, per Karak Hirn.

"Avere qualche favore da riscuotere è sempre utile," disse Marcus. "Lo sapete che sono un grande estimatore delle lettere di presentazione e delle raccomandazioni."

"Chissà perché non mi sorprende," disse Oronzo.


Stato della Compagnia

Scoperte:

  • La Wraith è stata distrutta da Oronzo con un singolo colpo della Spada di San Toswick. Prima di dissolversi, ha mostrato un volto umano
  • Trovato un secondo scheletro nella caverna — un membro dell'Ordine del Sacro Martello (medaglione con cometa a doppia coda e martello). Il Cavaliere del Corvo lo aveva ucciso (segni di spada sulle ossa), poi la Wraith uccise il cavaliere
  • I due scheletri sono coevi — ~500 anni, epoca di Magritta. Connessione con le Guerre dei Maghi e lo Scisma dei Teogonisti
  • Karak Norn è governata da Re Brock Ironpick, succeduto al fratello Re Tholdaf (morto in circostanze sospette nei livelli inferiori)
  • I livelli più bassi della fortezza sono infestati da Skaven e Goblin — fatto che i nani preferiscono non menzionare
  • Drong il Lungo — Nano navigatore/pirata Slayer di Barak Varr, vecchio amico della famiglia reale. Ha una compagnia mercenaria, conosce la Tilea. È al Martello d'Argento
  • Alrik Nunnelson "il Matto" — Membro anziano della Gilda degli Ingegneri, unico vecchio favorevole alla collaborazione con Nuln. Progetta macchine da guerra impossibili (il Titano)
  • Gang di Taldorf — 30-40 banditi umani nelle zone tra Kazid Grimaz e Karak Norn, già condannati all'impiccagione
  • Lo Stigenak — ponte colossale nanico a arco sestante tra due picchi, con mura alte e acquedotto integrato

Nuovi alleati:

  • Helga Vikramsdottir — Nana ingegnere/riparatrice a Karak Norn, esperta in modifiche di armature. Ha accettato di adattare le armature naniche per gli umani. Derryl ne è visibilmente attratto
  • Gurni Bargarton — Giovane nano della Gilda degli Ingegneri, entusiasta della collaborazione con Nuln
  • Grundi Finborsson — Oste del Martello d'Argento a Karak Norn

Combattimenti:

  • Oronzo ha distrutto la Wraith con una singola carica della Spada di San Toswick — colpo devastante che ha annientato lo spettro

Equipaggiamento acquisito:

  • Jerkin di pelle per tutti (da Eisenberg)
  • Sacchi a pelo, corde, rampini, torce, vestiti pesanti (da Eisenberg)
  • Spadina corta per il bambino
  • Cotte di maglia naniche per Leonardo, Marcus e Oronzo (5 corone ciascuna, in fase di modifica da Helga — 1 settimana)
  • Medaglione dell'Ordine del Sacro Martello (cometa a doppia coda + martello)

Situazione attuale:

  • Il gruppo è a Karak Norn, ospite al Martello d'Argento
  • Helga sta modificando le armature — ci vorrà una settimana
  • Leonardo vuole frequentare la Gilda degli Ingegneri
  • Piano in corso: incontrare Drong il Lungo per ottenere un'udienza dal Re, proporre di eliminare i banditi di Taldorf come servizio alla corona
  • La vendita dei tessuti di Nuln è ancora da completare
  • Derryl è presente e in buona forma
  • Marcus è ancora indebolito (perdita permanente di 1 punto Forza dal tocco della Wraith)
  • Leonardo è a 3 punti corruzione, Oronzo a 1

Fili narrativi aperti:

  • L'incontro con Drong il Lungo — accetterà di presentarli al Re?
  • I banditi di Taldorf — il gruppo riuscirà a sgominarli?
  • Chi erano i due scheletri nella caverna? Perché un Cavaliere del Corvo inseguiva un membro dell'Ordine del Sacro Martello?
  • La Gilda degli Ingegneri accetterà Leonardo come studente?
  • La taglia di 500 corone — li hanno seguiti fino a Karak Norn?
  • Il necromante Adolf Seyss-Inquart tra i Valentini, in viaggio verso Karak Hirn
  • Catherine Brown e i Poteri Perniciosi
  • Vogt genuino o infiltrato dell'Ordine del Sacro Martello?
  • L'indagine di Junker al Tempio di Verena
  • Padre Richard prigioniero a San Quintus (Pfeildorf)
  • I livelli inferiori di Karak Norn — Skaven e Goblin

"Pagherei per laurearmi qui," disse Leonardo, guardando le volte immense della montagna che inghiottivano la luce delle torce.

"Non correre," disse Marcus. "Prima vediamo se ci lasciano uscire."

"Perché non dovrebbero?"

Marcus indicò Oronzo, che stava valutando con occhio professionale le catene del martello d'argento.

"Per quello."