Capitolo LXI: Le Lettere e il Libro dei Rancori
"Le carte dei morti non mentono. Sono i vivi a scegliere in quale ordine leggerle."
-- Maestro Anton Aethelbert
L'Archivio dei Morti
La biblioteca del tempio di Morr non era una biblioteca. Aveva scaffali, leggii e l'odore secco della carta, ma nessun volume sembrava essere stato raccolto per piacere. Ogni dorso custodiva una morte, ogni registro ricordava un corpo affidato alla terra, ogni fascicolo riportava un nome che Wurtbad aveva smesso di chiamare ad alta voce. Maestro Anton Aethelbert attraversava quei corridoi come un uomo che conoscesse personalmente ogni silenzio.
Era l'abate di Morr di Wurtbad, il nobile severo che aveva ricevuto i Martelli nel tempio fuori dalle mura. Non portava le insegne di un Cavaliere del Corvo e non aveva mai preteso di essere uno di loro. Il suo compito era piu' paziente: custodire cio' che i cavalieri mandavano indietro prima di scomparire.

Poso' sul tavolo un faldone legato con un nastro scuro. "Le lettere di Konrad," disse. "E tutto il materiale che le accompagna."
Oronzo guardo' il fascicolo, poi l'abate. "Tutto tutto, oppure tutto quello che possiamo vedere?"
Aethelbert non si offese. Era abbastanza nobile da riconoscere un'insolenza e abbastanza sacerdote da sapere quando meritava risposta. "Tutto cio' che possediamo. Nessuna pagina e' stata sottratta, nessun passaggio censurato."
Leonardo sciolse il nastro. Sotto le sue dita comparvero lettere, copie, trascrizioni e fogli ordinati da mani diverse. Il modo in cui erano stati raccolti non permetteva di stabilire se ogni pagina fosse originale o ricopiata. Aethelbert aveva consegnato l'intero incartamento alla loro consultazione; non aveva consegnato loro la proprieta' della memoria del tempio.
Marcus passo' in rassegna i fogli senza toccarli. "Mappe?"
"Nessuna."
"Elenco delle tappe?"
"Dovrete ricostruirlo dalle lettere."
Derryl si sedette con il sospiro di chi aveva sperato in una mappa e ricevuto, al suo posto, la calligrafia di un uomo scomparso. "I morti potevano almeno numerare le pagine."
"Konrad non era morto quando le scrisse," disse Aethelbert. "E infatti non le ha numerate."
L'abate li lascio' al tavolo. Il rumore dei suoi passi svani' fra i registri funerari.
La prima lettera che riuscirono a collocare con sicurezza proveniva da Waldenhof. Era anche l'ultima giunta dalla Sylvania.
Konrad Kurz, cosi' sembrava leggere la firma, scriveva con una disciplina che il contenuto stava gia' incrinando.
Ultima missiva dalla Sylvania - Waldenhof
Fratello mio nelle ombre del Silenzioso,
Vi scrivo queste righe con il cuore pesante e la mano ferma sull'elsa della lama benedetta.
Cio' che le autorita' locali di Waldenhof liquidano sbrigativamente come fughe di fanciulle
incaute o attacchi di lupi dei boschi e', a tutti gli effetti, un sacrilegio molto piu' oscuro
e metodico.Nell'arco dell'ultimo ciclo lunare, cinque ragazze sono svanite nel nulla. Tutte vergini,
tutte sane, tutte prelevate senza che una sola porta fosse forzata o che un cane del villaggio
abbaiasse. Il silenzio che avvolge queste sparizioni non e' la pace del nostro Dio, ma il gelo
innaturale che precede la blasfemia.Le mie indagini sul campo hanno rivelato dettagli allarmanti, sui quali sto ancora indagando.
[La trascrizione conservata si interrompe qui.]
Leonardo lesse due volte il passaggio. "Cinque sottrazioni senza effrazione richiedono accesso, consenso o qualcosa che renda irrilevanti entrambi."
"Oppure qualcuno che tutti conoscono," disse Marcus.
Oronzo tamburello' un dito sul tavolo. "Cinque ragazze spariscono e nessun cane sente niente. Io comincerei interrogando i cani."
"E dopo?" chiese Derryl. "Quelli che dicono che e' colpa dei lupi."
La parte superstite non diceva quale pista avessero seguito Konrad e i suoi compagni. Diceva soltanto che avevano riconosciuto un disegno e che, dopo averlo riconosciuto, non avevano piu' scritto.
Marcus mise il foglio da parte. "Questa e' la fine del percorso. Dobbiamo capire da dove e' cominciato."
Leonardo prese una lettera piu' vecchia.
La carta odorava di polvere, cera e di qualcosa che nessun archivio avrebbe dovuto conservare.
La Falsa Eternita'
La seconda missiva era indirizzata a Maestro Anton Aethelbert.
Al Sommo Sacerdote di Morr, Maestro Anton Aethelbert
Che l'ala nera del Corvo vi celi sempre agli sguardi dei nemici e che il vostro sonno sia
protetto dai falsi sogni.Vi scrivo questa missiva dal fronte oscuro della nostra eterna veglia, non per riportare il
resoconto di una consueta purificazione, ma per sottoporre al vostro insindacabile giudizio un
ritrovamento di natura tanto affascinante quanto pericolosa. Fra gli Strigany abbiamo
confiscato qualcosa di orribile quanto affascinante: un volume antico, rilegato in una pelle
avvizzita di cui preferisco non indagare l'origine, il cui titolo recita:De Immortalitate, Morte, et Arcanis Diversis Nehekarae.
Mio Maestro, vi confesso che il solo sfogliare quelle pagine mi ha riempito le narici
dell'odore di polvere e tombe millenarie, evocando visioni delle maledette distese di Khemri.
Avrei affidato immediatamente il grimorio alle fiamme sacre, se il mio sguardo non fosse caduto
su un capitolo le cui implicazioni mi hanno costretto a fermarmi.Il testo fa esplicita menzione di un rituale perduto per "superare la non morte".
Da quanto la mia mente, addestrata piu' alla spada che alle arti esoteriche, e' riuscita a
decifrare, non si tratta della solita empia necromanzia volta a prolungare l'esistenza oltre il
confine naturale tracciato dal nostro Signore. Al contrario, l'autore descrive un processo di
inversione spirituale e materiale. Il rito sembra concepito per spezzare l'ancora necrotica che
lega le anime ai corpi decomposti o per purificare il sangue infetto dei vampiri.Attendo i vostri ordini. Se lo riterrete opportuno, scortero' io stesso lo scrigno fino alle
cripte del vostro tempio affinche' possiate studiarlo in sicurezza. In caso contrario, ditemi
solo una parola e lo ridurro' in cenere senza indugio alcuno.Sempre al servizio del Signore dei Morti e della vostra guida.
Leonardo pronuncio' ogni parola con la cautela che altri uomini riservavano agli esplosivi. "Somiglia troppo al titolo del volume della Petacci," disse Marcus. "Somiglia," rispose Leonardo. "Non significa che sia lo stesso esemplare. Potrebbe essere un'altra copia, una variante, un'appendice o una pessima tradizione bibliografica."
"Quante possibilita' servono prima che una cosa diventi inutile?" domando' Oronzo. "In accademia, molte di piu'."
Una lettera successiva affermava che il volume riposava ormai nelle mani di Aethelbert. Non spiegava quando fosse arrivato, chi lo avesse portato o quale risposta avesse dato l'abate.
Marcus osservo' la porta da cui Aethelbert era uscito. "Avremo un'altra conversazione con lui."
"Quando avremo domande migliori," disse Leonardo.
Le trovarono in una missiva da Templehof.
Al Sommo Sacerdote di Morr, Maestro Anton Aethelbert - Templehof
Che l'ala nera del Corvo vi celi sempre agli sguardi dei nemici e che la vostra mente sia un
baluardo contro le ombre.Vi scrivo dalle fredde cripte del nostro tempio a Templehof. Da quando vi ho parlato del tomo
De Immortalitate, Morte, et Arcanis Diversis Nehekarae, confiscato agli Strigany,
un'inquietudine persistente ha guidato la mia lama. Temendo che le radici di quell'eresia
fossero piu' profonde di un semplice accampamento nomade, ho condotto il mio confratello e il
giovane apprendista in una purificazione degli ossari piu' antichi di questo santuario, aree
rimaste sigillate sin dai tempi delle Guerre dei Vampiri.I miei sospetti, purtroppo, erano fondati.
Dietro il cenotafio di Padre Ieronimus, eroe caduto contro le schiere di Vlad von Carstein,
abbiamo rinvenuto una fessura celata ad arte. All'interno giaceva un cilindro di piombo scuro,
inciso con rune di contenimento che hanno fatto arretrare persino i miei mastini. Conteneva un
rotolo di pergamena, vergato su un materiale antico e macabro, con la medesima grafia angolare
ed empia del grimorio che ora riposa nelle vostre mani. Si tratta, senza alcun dubbio, di un
frammento perduto o di un'appendice di quel maledetto testo di Nehekara.
Il nome appariva altrove come Hieronymus. Nessuno dei Martelli poteva stabilire quale grafia fosse corretta, ma Leonardo fu categorico su una cosa. "Non e' Hieronymus Frissinger."
"Molto bene," disse Derryl. "Abbiamo escluso uno stregone del Caos morto da una tomba che appartiene a un sacerdote di Morr morto. Il metodo avanza."
I Martelli avevano davanti la trascrizione allegata alla lettera. Non avevano il cilindro. Non avevano il rotolo originale. Quello poteva essere rimasto a Templehof, oppure avere seguito i cavalieri nella tappa successiva. "Quindi possediamo la copia di una copia descritta da un uomo scomparso," disse Marcus. "E' una fonte primaria per la nostra ignoranza," rispose Leonardo.
Il frammento cominciava con parole di Nehekhara.
Leonardo le lesse lentamente, senza concedere loro il ritmo di una preghiera:
Frammento in lingua di Nehekhara
Khasaruk Ptra, mah-rek Usirian. Neth-kha qatar, sek'har djaf-net. Akh-men-te, kha-teut
nefer-ka. Zar-pesh Khemri, wakha m'shen. Kha-Usirian!Traduzione in Reiklander
"Per la luce accecante di Ptra, per la bilancia del giudizio di Usirian. Il vincolo della
falsa eternita' si infrange, l'ancora necrotica viene recisa. Attraverso il sangue del
volontario, attraverso il dolore dell'anima immortale. La polvere fa ritorno alle sacre sabbie,
lo spirito varca il Cancello d'Ossidiana. Al Signore dell'Oltretomba, noi ci arrendiamo!"
Oronzo rimase in silenzio piu' a lungo degli altri. "Non e' Morr."
"No," disse Leonardo. "E non dice che un vampiro torni umano. Dice che qualcosa viene reciso, che il corpo torna polvere e che lo spirito attraversa una soglia."
"Potrebbe liberare l'anima," disse Oronzo. "Potrebbe distruggerla. Potrebbe richiedere che chi offre il sangue sia volontario e che l'immortale soffra. Potrebbe voler dire altro."
Marcus chiuse il foglio con due dita. "Allora non chiamiamola cura."
Leonardo annui'. Il ricordo del libro della Petacci gli aveva lasciato una contaminazione che non serviva misurare per riconoscerla. Ma quel ricordo non provava che i due volumi fossero lo stesso. Dimostrava soltanto che certi testi riuscivano a ferire anche quando venivano letti con prudenza.
La mascella, spezzata tempo prima e ormai saldata, ricomincio' a dolergli.
Non era una nuova ferita. Era il corpo che aggiungeva una nota a margine.
Una Citta' che Ricorda
La traduzione recava due nomi e una data.
Assad al Nasralla era indicato come autore, trasmettitore o forse primo compilatore del testo. Il suo nome era gia' comparso in forme diverse: al-Nasrawi, Al-Nasralla, perfino grafie che sembravano prodotte da uno scriba in fuga. Era un necromante; il resto della catena restava incerto.
Una versione successiva veniva attribuita al tileano Lorenzo Rizzo, altrove chiamato Rizio. La traduzione in Reiklander portava la data 2132. "Durante le Guerre dei Vampiri," disse Leonardo. "Qualcuno potrebbe aver cercato un'arma contro i von Carstein."
"Oppure qualcuno ha aggiunto una data credibile a un falso," disse Marcus. "E' per questo che ti porto nelle biblioteche. Distruggi l'entusiasmo prima che diventi una tesi."
Non riuscirono a stabilire se il testo fosse passato dal nehekhariano all'arabo, dall'arabo al Classico e infine al Reiklander, oppure se qualche anello fosse stato aggiunto da copisti successivi. Una pagina isolata non poteva sostenere un albero genealogico di traduzioni.
Poteva pero' indicare dove cercare.
Templehof conservava il cenotafio. Waldenhof conservava l'ultima traccia dei dispersi. Eschen compariva in una delle lettere precedenti. E Wurtbad, prima di lasciarli partire verso oriente, poteva offrire una memoria piu' vecchia di quella degli uomini.

Marcus trovo' la comunita' nanica vicino alla Gilda dei Mercanti. Alcune famiglie vivevano in citta' da generazioni e sostenevano di essere arrivate da Karak Hirn quando le Guerre dei Vampiri non erano ancora diventate materia per cronisti.
Derryl ascolto' la notizia con diffidenza professionale. "I nani di Karak Hirn ricordano tutto."
"E' esattamente cio' che ci serve."
"Non ho detto che lo raccontano."
Prima di presentarsi, comprarono birra alla locanda delle Sette Candele. Marcus considero' il dono una forma di diplomazia. Derryl lo considero' il minimo requisito per non essere cacciati dal portone.
La casa dei Barinson sorgeva in una strada dove magazzini, botteghe e residenze avevano imparato a condividere le stesse mura. La pietra intorno all'ingresso era piu' antica dell'intonaco dei vicini. Sul portone, il nome della famiglia era inciso abbastanza in profondita' da sopravvivere alla casa.
Apri' un giovane nano dalla barba castano-rossiccia. "Immar Barinson," si presento'.
Derryl sollevo' il dono. "Derryl Duraksson di Zhufbar. Questo e' Marcus Ghast di Nuln. Portiamo birra e domande."
Immar guardo' prima la birra. "Mio padre giudichera' le domande."
"E la birra?"
"Quella posso giudicarla io."
Li fece entrare.
La casa odorava di cera, metallo oliato e legno vecchio. Non era un museo, ma ogni oggetto sembrava disposto come se un antenato potesse tornare a reclamarlo.
Gunnar Ironrot Barinson li attendeva in una stanza interna. La barba rossa era attraversata da strisce bianche; lo sguardo aveva la cortesia limitata di chi aveva accettato visitatori e non aveva ancora deciso se fossero ospiti.
Marcus si presento' come raccoglitore di testimonianze per l'Universita' di Altdorf.
Gunnar lo osservo'. "Le universita' scrivono libri su cio' che i nani ricordano senza carta."
"Per questo siamo venuti da voi prima di scriverne uno sbagliato."
La risposta non piacque a Gunnar. Ma non gli dispiacque abbastanza da mandarli via.
I Rancori di Barin
L'antenato si chiamava Barin.
Gunnar ne pronuncio' il nome con la gravita' riservata a una montagna o a un debito. Era stato un Lunga Barba al servizio di re Alrik e aveva combattuto nello Stirland durante la Battaglia dei Quattro Eserciti. Ferito, non era tornato a Karak Hirn. Aveva fondato a Wurtbad una nuova linea della famiglia e aveva insegnato ai figli che cambiare montagna non cancellava un rancore. "Quante generazioni fa?" chiese Marcus.
Gunnar gli rivolse lo sguardo di chi aveva appena ricevuto una domanda tipicamente umana. "Abbastanza da rendere la risposta inutile. Non abbastanza da dimenticare."
Porto' gli ospiti nello studio.
Uno scudo tondo di gromril riposava su un sostegno di quercia. La superficie era lavorata con una precisione che non aveva bisogno di ornamenti per dimostrare il proprio valore. Accanto, un martello runico portava lune incise e una runa di fenditura consumata dall'uso.
Derryl smise di parlare.
Marcus lo noto'. "Devo preoccuparmi?"
"Sto mostrando rispetto."
"Credevo fosse un malore."
Gunnar ignoro' entrambi e poso' una mano sopra un volume chiuso. La coperta era rinforzata agli angoli; le pagine avevano lo spessore irregolare delle aggiunte compiute nel corso di molte vite.
Il libro dei rancori di Barin.
Gunnar portava anche un volume piu' piccolo alla cintura. Quello era suo. Il primo apparteneva alla famiglia intera. "Padre Ieronimus compare nei vostri ricordi?" chiese Marcus.
Gunnar strinse gli occhi. "Forse. Potrebbe essere morto prima della grande battaglia. Mio nonno lo sentiva nominare da suo nonno. Le storie si consumano anche quando sono scolpite bene."
Non era una testimonianza. Era una voce passata attraverso generazioni di barbe, birra e orgoglio. Gunnar lo ammise senza vergogna.
Ricordava Grimwood, una foresta a nord di Templehof lungo la strada che passava per Vanhaldenhof e proseguiva verso Eschen. Li', secondo la tradizione di famiglia, si era combattuto uno degli ultimi scontri contro Mannfred von Carstein.
Poi il racconto si fece piu' incerto.
Konrad von Carstein avrebbe assassinato Helmut di Marienburg, lo avrebbe trasformato in uno zombie e sarebbe fuggito con un oggetto legato alla necromanzia. Un cacciatore di streghe dal nome simile a Mackenstein gli avrebbe dato la caccia. Barin lo avrebbe accompagnato per una parte del cammino.
Marcus fermo' Gunnar con una mano. "Konrad von Carstein."
"Il vampiro."
"Non Konrad Kurz, l'uomo delle lettere."
Gunnar sbuffo'. "Se il vostro Konrad Kurz ha vissuto due secoli ed e' diventato un von Carstein, avete problemi piu' grandi della calligrafia."
Derryl annui'. "Finalmente una certezza."
Marcus chiese che cosa fosse l'oggetto.
Gunnar non lo sapeva. Non sapeva neppure se fosse stato rubato, consegnato o trovato. Il nome del cacciatore poteva essere sbagliato. Il viaggio di Barin poteva essere una storia con cui i vecchi avevano reso piu' sopportabile un inverno lungo. "Ma Grimwood?" domando' Marcus. "Grimwood esiste."
"E il libro?"
La mano di Gunnar rimase sulla coperta. "Anche il libro."
Marcus guardo' Derryl. Quella richiesta doveva venire da un nano.
Derryl si schiari' la gola. "Permettimi di consultarlo. Cerchiamo nomi, luoghi e un conto che forse nessuno ha chiuso."
Gunnar lo studio' dalla fibbia degli stivali alla punta della barba. "Di quale famiglia sei?"
"Duraksson."
"Patrimonio?"
"Abbastanza."
"Prospettive?"
Derryl indico' Marcus. "Viaggio con lui. Questo dovrebbe rispondere."
Marcus comprese che la conversazione aveva cambiato natura un istante prima che Gunnar sorridesse.
Era la prima cosa davvero allarmante che il vecchio nano avesse fatto.
Quattrocento Corone
Gunnar non chiese denaro per aprire il libro dei rancori.
Chiese un matrimonio.
Sua figlia Anna aveva bisogno, secondo lui, di un marito nano di buona stirpe. Derryl era un ingegnere di Zhufbar, armato, viaggiatore e abbastanza vivo da poter firmare un contratto. In cambio, Gunnar avrebbe considerato l'accesso alle memorie di famiglia. "Considerato?" ripete' Marcus. "Le parole precise evitano rancori imprecisi," disse Gunnar.
Derryl incrocio' le braccia. "Voglio vedere il contratto."
Gunnar lo interpreto' come interesse. Marcus lo interpreto' come un tentativo di trovare la trappola prima che la trappola trovasse loro.
Il documento arrivo' con un calamaio, un testimone non chiaramente presentato e una quantita' di formalita' superiore a quella impiegata per raccontare le Guerre dei Vampiri.
Prometteva a Derryl quattrocento corone di dote. Lo obbligava a sposare Anna entro un anno.
Non conteneva una sola riga sul libro dei rancori.
Derryl lo lesse due volte. "Qui non c'e' scritto che posso consultare il libro."
"Quello e' un accordo fra gentiluomini."
"Sono un nano."
"Appunto."
La porta si apri' prima che il dissenso diventasse un nuovo documento di famiglia.
Anna Barinson entro' nella stanza.
Era alta per una nana, tanto da costringere Marcus a correggere la prima impressione. Non aveva barba. Gli occhi verdi passarono dal contratto a Derryl, poi a Gunnar, e trovarono il colpevole senza bisogno di interrogatorio. "Che cosa stai facendo?" chiese al padre. "Provvedo al tuo futuro."
"Allora smetti."
Gunnar indico' Derryl come se stesse presentando un'opera di ingegneria ben costruita. "Viene da Zhufbar."
Anna guardo' Derryl. "Mi dispiace per te."
Derryl spinse il contratto lontano dal calamaio. "Non ho firmato."
"Allora mi dispiace meno."
Gunnar considero' il gesto un'offesa. Il libro dei rancori scomparve dietro le sue braccia e l'accesso alle pagine di Barin venne negato con la rapidita' di una porta chiusa.
Marcus tento' di riportare la conversazione alle storie di famiglia.
Anna conosceva i libretti degli antenati. Ne aveva letti alcuni senza permesso, oppure aveva letto il diario di un nonno che riportava le imprese del bisnonno; la genealogia cambiava ogni volta che Gunnar tossiva per interromperla. Ricordava battaglie, viaggi e luoghi che il padre preferiva conservare sotto chiave. "Sai qualcosa di Grimwood?" chiese Marcus. "So che i vecchi ne parlano quando credono che io non ascolti."
"E ascolti?"
"Sempre."
Marcus le racconto' abbastanza della compagnia da incuriosirla: miniere, elfi, una viverna e combattimenti che in qualunque casa umana sarebbero stati usati per scoraggiare una figlia dal viaggiare. Anna si interesso' soprattutto ai combattimenti.
Derryl la osservo' con severita'. "Mi sembri tante chiacchiere. Parole al vento."
Anna si volto' verso di lui. "E tu mi sembri un marito che nessuno ha ordinato."
"Ottimo. Siamo d'accordo."
Marcus propose di continuare la discussione davanti a una birra. Dopo la missione in Sylvania, avrebbero potuto ripassare da Wurtbad. Forse Anna avrebbe potuto accompagnarlo ad Altdorf e poi a Nuln, se avesse voluto vedere luoghi in cui i padri combinavano matrimoni con meno efficienza.
Anna non promise nulla.
Accetto' soltanto l'idea di bere e di conoscere Leonardo e Oronzo. Persino quello rimase un accordo da realizzare, non una serata gia' vissuta.
Uscirono dalla casa senza avere letto una pagina del libro dei rancori.
Avevano pero' ottenuto tre cose: un luogo chiamato Grimwood, il ricordo incerto di un cacciatore di streghe e una figlia che conosceva le storie che suo padre non voleva mostrare.
Per Marcus era quasi un successo.
Per Derryl era il modo umano di definire una trattativa fallita.
Quando tornarono verso il tempio, Wurtbad era ancora viva. Le finestre si accendevano una dopo l'altra e le campane di Morr segnavano un'ora che, nei registri dell'abate, sarebbe un giorno appartenuta ai morti.
Piu' a est li aspettavano Waldenhof, cinque ragazze scomparse e tre uomini inghiottiti dalla Sylvania.
Fra loro e quelle risposte restavano una strada, un rito incompleto e due libri che nessuno aveva ancora permesso loro di leggere davvero.
Stato della Compagnia
Situazione attuale:
- Leonardo, Marcus, Derryl, Oronzo e Padre Leopold Voss restano a Wurtbad, presso il tempio di Morr fuori dalle mura; non sono ancora partiti per la Sylvania.
- Maestro Anton Aethelbert, abate di Morr di Wurtbad, ha consegnato ai Martelli l'intero fascicolo disponibile delle lettere di Konrad. Non e' chiarito se tutti i fogli siano originali o copie, e il fascicolo non contiene mappe.
- Marcus e Derryl hanno visitato la famiglia Barinson presso la Gilda dei Mercanti; Leonardo e Oronzo hanno proseguito l'esame delle fonti al tempio.
Scoperte:
- L'ultima missiva di Konrad Kurz proviene da Waldenhof, dove cinque giovani sane e vergini sono scomparse in un ciclo lunare senza porte forzate ne' cani in allarme.
- Una lettera descrive il De Immortalitate, Morte, et Arcanis Diversis Nehekarae, sequestrato agli Strigany. Una missiva successiva lo dice nelle mani di Aethelbert, ma il passaggio di custodia e l'identita' dell'esemplare restano incerti.
- Dietro il cenotafio di Padre Ieronimus a Templehof fu trovato un cilindro di piombo con rune di contenimento. I Martelli possiedono la trascrizione del frammento, non il rotolo originale, che potrebbe essere rimasto a Templehof.
- Il rito invoca Ptra e Usirian, recide una falsa eternita' e richiede sangue volontario e il dolore di un'anima immortale. Non e' un rito di Morr e non e' provato che possa rendere umano un vampiro.
- La traduzione in Reiklander e' attribuita a Lorenzo Rizzo ed e' datata 2132; il testo viene associato ad Assad al Nasralla, ma la catena delle traduzioni resta incompleta.
Memoria dei Barinson:
- Gunnar Ironrot Barinson conserva uno scudo di gromril, un martello runico e il libro dei rancori dell'antenato Barin; tutti gli oggetti restano nella casa di famiglia.
- La tradizione orale collega Grimwood, a nord di Templehof, a Konrad von Carstein, a un oggetto necromantico e a un cacciatore di streghe chiamato forse Mackenstein. Il racconto e' di terza mano e non e' verificato.
- Konrad von Carstein, il vampiro storico, e' distinto da Konrad Kurz, autore delle lettere.
- Derryl non ha firmato il contratto matrimoniale proposto da Gunnar e non ha ottenuto accesso al libro dei rancori. Le quattrocento corone e le nozze entro un anno compaiono nel contratto; l'accesso al libro no.
Nuovi PNG e condizioni:
- Immar Barinson e' il giovane figlio di Gunnar che ha accolto Marcus e Derryl.
- Anna Barinson rifiuta il matrimonio combinato e conosce parte delle memorie familiari. Ha accettato soltanto la proposta di continuare a parlare davanti a una birra; non ha promesso matrimonio, viaggio o collaborazione.
- Nessuno subisce nuove ferite o corruzione. Leonardo conserva il dolore residuo alla mascella gia' guarita e il ricordo della precedente contaminazione causata dalla lettura necromantica.
Fili narrativi aperti:
- Ricostruire il percorso di Konrad Kurz, dell'altro Cavaliere del Corvo e dell'apprendista fino all'ultima lettera da Waldenhof.
- Indagare le cinque scomparse senza presumere che siano gia' collegate al rito.
- Chiedere ad Aethelbert come ricevette il grimorio, che cosa rispose a Konrad e dove siano oggi lo scrigno, il cilindro e il rotolo originale.
- Verificare Ieronimus, Grimwood, Vanhaldenhof, Mackenstein e l'oggetto attribuito a Konrad von Carstein senza trattare la tradizione Barinson come prova.
- Scoprire che cosa Anna abbia letto nei libretti di famiglia e se accettera' davvero di condividerlo.
- La copertura da mercanti resta soltanto proposta. La destinazione operativa e' la Sylvania.
"Un libro chiuso e' soltanto una porta. Il problema comincia quando qualcuno decide il prezzo della chiave."
-- Marcus Ghast