Capitolo XIV: Ombre sui Tetti
"Si muovevano sui tetti come se fosse stato in pieno giorno. Dubito che siano umani." — Marcus Ghast

La Marcia Notturna
Sono le undici passate quando il gruppo lascia il magazzino. Pfeildorf dorme nel buio più completo—nessun lampione, nessuna torcia, solo l'oscurità densa di una notte invernale nel Vecchio Mondo.
Derryl guida il gruppo lungo la strada principale—è l'unico che ci vede nel buio. Dietro di lui, Leonardo con la balestra carica, Giuliano con la torcia e la mano libera sull'elsa, Oronzo con lo stocco nella mano sana.
"Niente vicoli," dice Leonardo. "Restiamo sul corso. Se qualcuno si avvicina, Derryl lo vede arrivare."
La torcia di Giuliano proietta ombre danzanti sulle facciate degli edifici. Il rumore dei loro passi riecheggia nel silenzio—troppo forte, troppo esposto.
"Spegni quella torcia," sibila Oronzo.
"Senza torcia non ci vedo," protesta Giuliano.
"Con la torcia ci vedono TUTTI."
Il Sesto Senso
Derryl si ferma di colpo.
"Ragazzi."
Qualcosa nella sua voce gela il sangue. È lo stesso tono che aveva usato prima dell'agguato al magazzino—quella nota di certezza animale che precede il pericolo.
"Ci ho di nuovo la stessa sensazione."
Il gruppo si immobilizza. Leonardo alza il pugno—segnale di stop.
"Dove?" chiede, la voce appena un sussurro.
"Ovunque." Derryl scruta i tetti, le finestre buie, le grondaie arrugginite. "Sui due lati della strada. Se c'è qualcosa... ci stanno per lo meno pedinando."
Poi lo sentono tutti. Un rumore sottile, quasi impercettibile: tegole che scricchiolano. Non il vento. Non un gatto. Qualcosa di pesante che si muove con precisione innaturale sui tetti, nell'oscurità più totale.
"Lassù," sussurra Derryl. I suoi occhi nanici, adattati al buio, vedono quello che gli altri non possono: figure scure che si spostano da un tetto all'altro con l'agilità di ragni. Non esitano, non incespicano. Si muovono come se il buio fosse il loro elemento naturale.
"Quanti?" chiede Leonardo.
"Tanti."
L'Imboscata sui Tetti
Il primo quadrello arriva senza preavviso.
Fende l'aria con un sibilo acuto e si conficca nel braccio destro di Derryl. Il nano barcolla, stringendo i denti—cinque centimetri più a sinistra e gli avrebbe trapassato la gola.
"COPERTURA!" urla Leonardo, gettandosi contro il muro dell'edificio più vicino.
Una pioggia di quadrelli si abbatte sulla strada. Leonardo si getta dietro una cassa abbandonata, rotolando fino a posizionarsi con la balestra puntata verso l'alto. Oronzo si acquatta contro la parete, lo stocco in guardia, impossibilitato a colpire nemici a sei metri d'altezza.
"Son troppi!" grida Leonardo, sbirciando oltre il riparo. Dal buio dei tetti, i balestrieri sparano con precisione chirurgica—eppure non dovrebbero riuscire a vedere nulla.
Un colpo di pistola esplode dall'alto—non dei loro. Il lampo illumina la scena per un istante: figure vestite di scuro, almeno otto, distribuite sui tetti su entrambi i lati della strada. Uno di loro regge una lanterna schermata. E tra le sagome, una faccia che Leonardo riconosce.
"Baldus Sachs!" urla. "Quel bastardo è con LORO!"
Il mercenario—quello che avevano incrociato a Pfeildorf, quello con la pistola sempre pronta—è lassù sui tetti, fianco a fianco con gli assassini. Non un alleato. Mai stato un alleato.
"Come diavolo ci vedono?" ansima Oronzo. "È buio pesto!"
Sui Tetti
Derryl non esita. Nonostante la ferita, afferra il suo rampino e lo lancia verso la grondaia dell'edificio di fronte. Il gancio morde il metallo con un clang.
"Cosa fai?!" urla Leonardo.
"Io ci vedo al buio. Loro no."
Si arrampica con la naturalezza di un nano nato tra le pietre—veloce, sicuro, aggrappandosi alle grondaie come un muratore sulle impalcature. Raggiunge il tetto e si appiattisce contro le tegole, la pistola in pugno. Da quassù, con la scurovisione, ha il vantaggio. O almeno così crede.
Un nemico sbuca da dietro un comignolo e scarica la balestra verso Derryl a bruciapelo. Il quadrello lo colpisce di nuovo al braccio destro—nove punti di dolore lancinante. L'armatura si crepa sotto l'impatto.
Il nano impreca. L'ha visto nel buio totale. L'ha MIRATO nel buio totale. Questi bastardi ci vedono quanto lui.
"Merda!" Derryl risponde con un colpo di pistola. L'esplosione del Blackpowder Shock squarcia la notte. Il rinculo lo spinge all'indietro sulle tegole scivolose. Il nemico si getta di lato—il colpo lo manca.
Sotto, Leonardo prende la mira dalla sua posizione dietro la cassa, sparando quadrelli verso le sagome sui tetti. Ma nel buio, senza scurovisione, è come tirare bendati. I colpi si perdono nell'oscurità.
La Frusta
Giuliano non vede i tetti. Vede solo ombre e il bagliore intermittente delle armi da fuoco. Ma sente—sente il sibilo diverso, più grave, che non è un quadrello.
Troppo tardi.
La frusta si avvolge intorno al suo collo come un serpente. Il cuoio gli stringe la gola, togliendogli il respiro. L'armatura completa lo protegge dal danno peggiore—solo due punti passano attraverso la gorgera—ma è intrappolato. Bloccato. Alla mercé di chiunque tenga l'altro capo.
"La taglio!" rantola, cercando di portare la spada alla corda di cuoio. Ma l'angolazione è impossibile—la frusta è troppo stretta, troppo aderente al collo.
"GIULIANO!" grida Oronzo dal basso, impotente. Prova a salire—sei metri di parete liscia. Cerca appigli, un tubo, qualcosa. Niente.
Giuliano sente la pressione aumentare. Le stelle danzano ai margini della visione. Il respiro diventa un rantolo.
Ed è in quel momento—sull'orlo dell'asfissia, con la vista che si oscura—che Padre Giuliano fa l'unica cosa che sa fare meglio di chiunque altro.
Prega.
Il Terrore di Myrmidia
Le parole escono come un ruggito strozzato, ma escono.
"SIETE DEI TRADITORI DELL'IMPERO!"
La frusta si allenta di un millimetro—l'incertezza di chi la tiene. Un millimetro basta.
Giuliano si strappa la frusta dal collo con uno scatto disperato. Si rialza barcollando, il sangue che gli cola dal collo. Ma prima di fare qualsiasi altra cosa, si volta verso Leonardo.
"La lanterna!" rantola, la voce ancora roca. "Lanciala a terra dietro di me. Che tutti mi vedano!"
Leonardo lo fissa per un istante. Una lanterna accesa, a terra, dietro Giuliano—lo avrebbe trasformato in una sagoma perfettamente illuminata, visibile a ogni balestriere sui tetti. Un bersaglio dipinto di luce.
"Giuliano, così ti vedono tutti—"
"FALLO!"
Leonardo non capisce. Ma si fida del prete. Afferra la lanterna e la lancia a terra dietro Giuliano. Il vetro si incrina, la fiamma guizza ma tiene—e un cerchio di luce tremolante si allarga sulla strada, con Giuliano al centro come un attore su un palco.
I nemici sui tetti lo guardano—otto sagome scure contro il cielo nero. Il prete è lì, in piedi, braccia spalancate, illuminato dalla lanterna alle sue spalle. Un bersaglio perfetto.
O almeno, così credono.
"NEL NOME DI MYRMIDIA," tuona Giuliano, la voce che riempie la notte come un organo in una cattedrale, "MORIRETE TUTTI!"
E poi succede.
L'aria si incendia.
Una luce accecante esplode dal corpo di Giuliano—non fuoco, non magia, qualcosa di più antico e più terribile. Il prete si illumina come un faro, una colonna di luce bianca che trafigge le tenebre. La lanterna a terra non è più niente—inghiottita dal bagliore divino.
E dietro di lui—DIETRO di lui—una figura colossale prende forma. Alta come una torre, luminosa come un sole al tramonto. Una donna in armatura d'oro, con un elmo piumato e una lancia che sembra trafiggere il cielo stesso.
Myrmidia. La Dea della Guerra.
Non è reale—è un'illusione, un'eco divina, un terrore sacro proiettato dalla fede incrollabile di un uomo che non ha più nulla da perdere. Ma per chi la guarda dai tetti, nel buio di una notte senza luna, è la cosa più reale che abbiano mai visto.
Lo sguardo della dea è furore puro. I suoi occhi—due pozzi di fuoco dorato—si posano sugli assassini uno per uno.
Il primo urla. Lascia cadere la balestra e corre. Il secondo lo segue, inciampando sulle tegole nella fretta di fuggire. Il terzo e il quarto saltano giù dal tetto—tre metri di caduta che preferiscono al terrore divino.
Quattro nemici in fuga cieca. Gli altri—quelli ancora in grado di pensare—esitano. Per un istante critico, l'imboscata si frantuma.
E poi il fischio.
Un fischio modulato—lo stesso tipo di segnale che Derryl aveva sentito durante l'agguato precedente, ma con una cadenza diversa. Un ordine. Una ritirata.
In pochi secondi, i tetti si svuotano. Le figure scure si dissolvono nella notte come non fossero mai esistite, saltando da un edificio all'altro con quella stessa agilità innaturale.
La luce di Myrmidia si spegne. Giuliano crolla in ginocchio, esausto.
Il silenzio torna su Pfeildorf.
Derryl Caduto
"Derryl!"
Il grido di Leonardo rompe la quiete. Lassù, sul tetto dell'edificio adiacente, il nano giace prono sulle tegole. Non si muove.
Oronzo afferra il rampino e lo lancia verso la grondaia. Prende la rincorsa, salta, si aggrappa—
E scivola.
Le mani insanguinate perdono la presa. Il tileano atterra pesantemente sulla strada, rotolando di lato con un'imprecazione in dialetto che farebbe arrossire un marinaio bretonniano.
"Mi dispiace," ansima, mortificato. "Ho provato. Ho fatto il tiro peggiore della mia vita."
Giuliano si rialza sulle gambe tremanti. "Vado io."
Prova. Con il collo segnato dalla frusta e l'armatura completa che pesa come un macigno, cerca appigli sulla parete. Le mani scivolano. L'armatura lo tira giù. Ricade a terra.
"Non ce la faccio," ammette, il respiro ancora spezzato dallo sforzo della preghiera.
Leonardo non dice niente. Si lancia verso un tubo di scarico e sale—rapido, agile, senza armatura a rallentarlo. Raggiunge il tetto e si china su Derryl.
"Ha perso conoscenza," constata, esaminandolo con occhi esperti. "Colpo critico. Se non avesse la resistenza di un nano, avrebbe perso l'uso del braccio."
Leonardo lavora in fretta—bende, pressione, una preghiera silenziosa a qualunque dio protegga i guaritori improvvisati. Lentamente, il colore torna sul volto del nano. Gli occhi si aprono, confusi.
"Che... che è successo?"
"Ci hai fatto prendere un colpo," dice Leonardo, tirando un sospiro di sollievo. "Ti portiamo giù."
L'Arrivo di Marcus
Marcus emerge da un vicolo laterale con la spada in pugno e l'espressione di chi ha corso una maratona per arrivare troppo tardi a una festa.
"Qualcuno mi racconta cosa è successo? Ho sentito spari, urla, e ho visto una luce accecante che—"
"Giuliano ha fatto apparire Myrmidia," dice Leonardo con una calma che tradisce lo shock.
"Ha fatto COSA?"
"Una figura enorme. Dietro di lui. Alta come una torre. Con una lancia." Leonardo si strofina gli occhi. "Quelli sui tetti sono scappati urlando."
Marcus guarda Giuliano—il prete è seduto per terra, il respiro ancora affannoso, il segno della frusta rosso vivo sul collo.
"Cinque round," mormora Giuliano. "Ha funzionato per cinque round."
"E bastati," aggiunge Oronzo. "Senza quella cosa, eravamo spacciati."
Dubbi Notturni
Il gruppo si ricompone sulla strada, controllando ferite e contando cartucce. Leonardo esamina il quadrello estratto dal braccio di Derryl—un proiettile normale, niente veleno né marchi identificativi.
Marcus, intanto, fissa i tetti vuoti con un'espressione che Leonardo conosce bene. L'espressione di chi sta elaborando informazioni che non gli piacciono.
"Quanti erano?" chiede.
"Otto almeno," risponde Leonardo. "Balestrieri. Uno con una frusta. Organizzati, disciplinati. E quel fischio alla fine... un segnale di ritirata codificato."
"Sono gli stessi dello Stag's Leap?"
"Lo stesso fischio. Modulato diversamente, ma lo stesso tipo."
Marcus annuisce lentamente. "C'è una cosa che non torna."
"Solo una?" sbuffa Oronzo.
"Si muovevano sui tetti come se fosse stato in pieno giorno." Marcus indica l'oscurità impenetrabile sopra le loro teste. "Sono le undici di sera. Non c'è luna. Non ci sono lampioni. E quelli CORREVANO sulle tegole senza esitare."
Il silenzio cala sul gruppo.
"Scurovisione," dice Derryl. "Ce l'hanno tutti."
"TUTTI?" Marcus scuote la testa. "La scurovisione è un talento raro. Trovarla in un individuo è insolito. Trovarla in otto assassini coordinati è... impossibile. A meno che..."
"A meno che non siano stati selezionati per quello," completa Leonardo. "O addestrati. Hanno fatto tutti il mestiere del cacciatore di ratti—mandati da piccoli a prendere topi nelle fogne, nel buio totale. Anni e anni nell'oscurità, finché il buio diventa casa."
"Una traccia che non avete ancora seguito," si lascia sfuggire Giuliano, pensieroso. "Il libraio. La chinista. Ci sono piste ancora aperte."
Marcus fissa la notte. "Dubito che siano umani. Non del tutto, almeno."
"Hanno paura di Myrmidia," obietta Giuliano. "Questo significa che non sono completamente corrotti. Qualunque cosa siano... hanno ancora un'anima da spaventare."
"O semplicemente non si aspettavano una dea alta dieci metri," dice Oronzo.
Nessuno ride.
Verso il Tempio
"Muoviamoci," ordina Marcus. "Non c'è garanzia che non stiano facendo il giro per tornare."
Il gruppo riprende la marcia sulla strada principale con Derryl in testa—nonostante il braccio ferito, è l'unico che ci vede nel buio. Oronzo lo sostiene quando barcolla, ma il nano stringe i denti e continua a camminare.
Avanzano in silenzio per duecento metri. Trecento. Il profilo di una piccola chiesa di Sigmar emerge dall'oscurità—stanno avvicinandosi alla zona dei templi.
E poi Derryl si ferma di nuovo.
"Ragazzi."
Lo stesso tono. La stessa certezza.
"Ci ho sempre la stessa sensazione."
Marcus lo guarda. "Di nuovo?"
"Sui due lati della strada. Non attaccano. Ma ci stanno... pedinando."
Il gruppo si stringe. Armi pronte. Occhi che scrutano un buio impenetrabile.
"O si corre verso il tempio a passo svelto," dice Derryl, "o ci prepariamo a un altro scontro."
Leonardo guarda avanti—il Tempio di Myrmidia non può essere lontano. Guarda indietro—i tetti sono silenziosi, ma non vuoti.
"Camminiamo. Veloci. E non ci fermiamo finché non siamo dentro quelle mura."
Il gruppo accelera il passo. Le ombre li seguono.
Stato della Compagnia
Perdite della notte:
- Derryl ferito gravemente (braccio destro, due quadrelli di balestra + colpo critico, stabilizzato)
- Giuliano segnato dalla frusta al collo
- Oronzo: ferita precedente al braccio destro (quadrello dal magazzino)
Nemici:
- ~8 assassini con scurovisione, balestre e fruste
- Baldus Sachs è il capo degli attaccanti—un nemico, mai stato un alleato
- Organizzati: usano fischi modulati come segnali tattici
- Capacità sovrumana di muoversi al buio sui tetti
- 4 messi in fuga dal Terrore, nessuno ucciso dal gruppo
- Identità sconosciuta—possibile connessione con rete di cacciatori di ratti
- Stanno attivamente pedinando il gruppo
Elementi chiave:
- Il Terrore di Myrmidia ha ribaltato lo scontro—Giuliano è l'arma più potente del gruppo
- Il fischio di ritirata conferma una struttura gerarchica con un capo
- Gli assassini hanno TUTTI la scurovisione—fatto innaturale che richiede indagine
- Piste non seguite: il libraio, la chinista (alchimista)
Situazione attuale:
- In marcia verso il Tempio di Myrmidia
- Attivamente pedinati da forze sconosciute
- Padre Humfried: sorte ancora ignota
- Il gruppo è ferito, stanco, e in inferiorità numerica
"Questa notte abbiamo scoperto due cose. La prima: i nostri nemici vedono nel buio. La seconda: hanno paura della luce." — Padre Giuliano