Martelli da Guerra

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Capitolo XX: L'Ordine del Corvo

"I morti non mentono, ma chi li comanda sì. E i vivi che credono di comandarli sono i più pericolosi di tutti." — Konrad Mackensen, Cavaliere dell'Ordine del Corvo


L'Anello del Crostaceo

Marcus Ghast perquisì la prigioniera con la metodicità di chi ha imparato che le streghe nascondono le cose nei posti più impensabili. Le svuotò le tasche — erbe secche, polveri in sacchetti di lino, una fiala con un liquido verdastro che Leonardo avrebbe saputo identificare — e le tolse i vestiti, sostituendoli con le brache e la camicia del boscaiolo morto. Un'ironia che il destino avrebbe apprezzato più di Maria Luisa.

Fu all'anulare sinistro che trovò l'anello.

Argento, pesante per le sue dimensioni, con un'incisione che non somigliava a nulla che Marcus avesse visto nei suoi anni di servizio. Un crostaceo — o qualcosa che vi assomigliava — con chele incurvate e un corpo segmentato che pareva quasi muoversi alla luce delle torce.

"Che cos'è?" chiese Leonardo, sporgendosi.

"Non ne ho idea." Marcus lo sfilò dal dito della vecchia e lo girò tra le dita. "Ma non mi piace. Le streghe non portano gioielli per vanità."

"E a me non piace che la vecchia adesso è una venticinquenne per i tuoi occhi," mormorò Leonardo. "Ci sono sortilegi che si attivano con il contatto, e quella maniglia mi ha già dato un assaggio."

Marcus mise l'anello in una sacca separata, insieme ai vestiti della Petacci e a tutto ciò che le aveva trovato addosso. La vecchia — perché vecchia era, per tutti tranne che per lui — giaceva a terra ammanettata, imbavagliata, incappucciata, con la benda insanguinata intorno alla testa.

"Che tutti la vedano per quello che è," disse, "tranne l'idiota che sono io."


La Seconda Incursione

Mentre Marcus faceva la guardia alla prigioniera ai margini del campo, Leonardo e Derryl tornarono al carrozzone per la seconda volta quella notte — questa volta con le chiavi della Petacci e un piano più sensato. Il nano vedeva nel buio come un gufo in una miniera, e Leonardo aveva bisogno di qualcuno che sapesse distinguere un baule da una trappola.

L'accampamento dormiva. Le braci dei fuochi erano cenere, e solo il vento muoveva le tende dei girovaghi.

Leonardo entrò dalla finestra — ormai esperto in intrusioni poco eleganti — e trovò il gatto nero accovacciato sui bauli come un guardiano peloso.

"Il gatto," sussurrò con il tono di chi annuncia una catastrofe naturale. "Mastro Derryl, il gatto è ancora qui. E mi odia."

Derryl, che era entrato dalla porta con le chiavi, afferrò la coperta dal giaciglio di Benito e la tese davanti a sé come uno scudo.

"Stai fermo, bestiola."

Il gatto non stette fermo. Soffiò come un demonietto, scattò di lato, e quando il nano gli lanciò la coperta addosso, la schivò con l'agilità di chi ha nove vite e le intende usare tutte. Poi gli saltò in faccia.

"Per la barba di Grungni!"

L'artiglio gli tracciò un solco sul naso — un graffio rosso che attraversava il nasone da una parte all'altra come la firma di un duellante particolarmente meschino. Derryl imprecò, agitò le braccia, e il gatto si staccò con un ultimo schiaffo di coda e sparì dalla finestra nella notte.

"Vede, Mastro Nano?" disse Leonardo, che si era tenuto a distanza prudente. "Il gatto è l'avversario più letale che abbiamo incontrato finora. Due incursioni, due feriti."

"Il prossimo che dice la parola 'gatto' gli rompo un braccio," grugnì Derryl, premendosi il dorso della mano sul naso sanguinante.

Leonardo aprì i bauli con le chiavi della Petacci. Questa volta non rimise nulla a posto — prese tutto. Il libro in pergamena, De Immortalitate, Morte, et Arcanis Diversis Nehekarae, avvolto nel suo panno oleato. La sacca con le sei mani mummificate nel sale. E dagli scaffali, tutti gli ingredienti alchemici che riuscì a ficcare in una borsa — ampolle, polveri, erbe etichettate in Strigany, composti che emanavano odori che andavano dal medicinale al francamente inquietante.

Nel frattempo Marcus, avvisato da Derryl, ispezionò un armadietto laterale che nella prima visita era sfuggito a tutti. Dentro trovò una spada — buona fattura, pesante — e uno strano copricapo foderato di metallo.

L'elmetto di Benito

Era un berretto alto, come quelli che portano certi soldati delle terre orientali dell'Impero, ma rinforzato all'interno con una calotta di ferro battuto. Non un elmo da guerra, ma qualcosa che proteggeva senza dare nell'occhio — perfetto per un uomo che viveva tra le ombre del carrozzone di una necromante.

"Era di Benito," disse Marcus, girandolo tra le mani. "Il fratello muto portava armi nascoste. Non era il semplice servo che voleva far credere."

Accanto all'armadietto, una balestra con dodici quadrelli. Marcus se la caricò in spalla con la soddisfazione di chi aggiunge frecce alla propria faretra — in senso letterale.

Uscirono dalla botola sotto il carrozzone, uno alla volta, nell'oscurità dell'accampamento addormentato. Leonardo si fermò a nascondere il libro e gli ingredienti più preziosi in una stanza della locanda prima di raggiungere gli altri.


La Locanda dell'Halfling Allegro

La locanda era come il suo proprietario — piccola, rotonda, e sorprendentemente accogliente nonostante l'ora indecente. L'halfling dietro il bancone li accolse con l'entusiasmo di chi non vede mai abbastanza clienti.

"È piuttosto tardi per un boccale," disse, "ma non rifiuto mai un buon affare."

Oronzo ordinò una birra senza neppure sedersi. Marcus si avvicinò al bancone.

"Avrei bisogno di parlare con quei signori inquietanti con i buffi cappelli."

L'halfling inclinò la testa. "Di signori inquietanti ne abbiamo due gruppi. Quelli con il simbolo del corvo, o quelli che sembrano semplicemente dei tagliagole?"

Marcus e Leonardo si scambiarono uno sguardo.

"Due gruppi?"

"Ah sì. I primi son gente silenziosa, ordinata, pagano in anticipo. I secondi bevono troppo, parlano di taglie, e uno ha chiesto se conoscevo dei tileani di passaggio."

Il sangue di Leonardo rallentò la sua corsa nelle vene. "Cacciatori di taglie," sussurrò. "Ci stanno cercando."

"Prima le cose importanti," disse Marcus. "Chiamate quelli con il corvo. Dei tagliagole ci occupiamo dopo."

Scesero in due: Rehnard Schurz e Frank Starenberg, gli iniziati dell'Ordine del Corvo che Marcus aveva incontrato giorni prima. Schurz era alto, con le spalle curve di chi passa troppo tempo chino su antichi testi, e la vedeva per quella che era — una vecchia. Starenberg, più massiccio e con lo sguardo di un soldato, la vedeva giovane, come Marcus.

"È piuttosto tardi," disse Schurz con un mezzo sorriso. "Ma vedo che avete portato compagnia."

Marcus indicò la donna incappucciata che portava in spalla. "Aggiornamenti sulla questione di cui avevamo discusso. E una prigioniera."

Schurz perse il sorriso. "Avvertite Konrad. Subito."


Il Rito Funebre

Konrad Mackensen scese nella sala comune con la calma di un uomo abituato a essere svegliato per questioni di morte. Era più vecchio dei suoi iniziati — le tempie grigie, una cicatrice che gli attraversava la guancia sinistra, e occhi che sembravano aver guardato nell'abisso abbastanza a lungo da averci fatto amicizia.

"Ben ritrovati," disse con un cenno asciutto. "Vediamo cosa abbiamo qui."

Si avvicinò alla prigioniera e pronunciò alcune parole in una lingua che Leonardo non riconosceva — arcana, gutturale, con una cadenza che faceva pensare a liturgie molto antiche.

"Non è un non-morto," disse Konrad dopo un momento. "Ma c'è un sortilegio su di lei. Qualcosa che altera la percezione — chi è stato esposto alla sua corruzione la vede giovane."

"Posso confermarlo," disse Marcus. "Per me è una ragazza di venticinque anni."

"In realtà," Konrad le esaminò il viso sotto il cappuccio, "dovrebbe essere stata giovane. Ha pagato il tributo della necromanzia con i suoi anni. Quello che vedete voi, Marcus, è ciò che era prima di iniziare a praticare."

Leonardo annotò mentalmente: una cosa per una cosa. Il prezzo dell'arte oscura era la giovinezza stessa.

Konrad si concentrò, mormorò una preghiera a Morr — il signore dei morti, il custode del passaggio — e posò la mano sulla fronte della donna. Un Rito Funebre — non per ucciderla, ma per strappare il velo che copriva la verità.

Marcus sbatté le palpebre. Una volta, due volte. Poi il suo viso si contrasse in una smorfia.

"Ah. Ecco." Si passò una mano sugli occhi. "Preferivo la vista di prima, lo ammetto."

La donna sotto il cappuccio era tornata ad essere quello che era sempre stata per tutti gli altri — una vecchia con le rughe profonde e le mani artritiche di chi ha sacrificato la propria carne sull'altare di Nagash.

"Ecco fatto," disse Konrad. "L'illusione è spezzata."


La Lezione sui Morti

La conversazione che seguì fu la più istruttiva e la più inquietante che Leonardo avesse mai avuto — e per un uomo che aveva scritto una tesi sull'eresia dell'Ottavo Teogonista, la soglia dell'inquietudine era piuttosto alta.

"In via del tutto confidenziale," disse Leonardo, il taccuino già in mano, "è possibile che esistano esseri che vivono cinquecento anni?"

Konrad lo guardò con l'espressione di chi decide quanto della verità un uomo può sopportare.

"La risposta è sì. Ci sono esseri che hanno sconfitto la morte — antichissimi, maledetti, che hanno barattato la propria anima per un'eternità che non meritano."

"E voi—"

"Noi di Morr siamo i loro principali avversari. L'equilibrio della morte appartiene al ciclo della vita. Interromperlo è un atto blasfemo."

Leonardo abbassò la voce. "La vecchia blaterava di creature che vivono oltre la morte. Pensavo fosse il delirio di una pazza. Poi ho visto il boscaiolo rialzarsi dal tavolo senza mani e cercare di fare a pugni con Marcus."

"Quello è un caso minore," spiegò Konrad. "Li chiamiamo Mindless Folk — creature prive di volontà propria, controllate da un necromante. Eliminate il burattinaio e il burattino cade."

"Questo l'abbiamo verificato," confermò Marcus. "Quando ho steso la vecchia, lo zombie è crollato."

"Ma ci sono creature ben più pericolose." Konrad abbassò ulteriormente la voce. "Quelli che mantengono un aspetto umano, o quasi. Li conosciamo come Vampiri."

Leonardo smise di scrivere. "Vampiri."

"Esseri che hanno accettato una morte apparente che non riduce né le capacità fisiche né mentali — anzi, le esalta. Ma che comporta rinunce. Alcuni non possono camminare alla luce del sole. Altri perdono la capacità di provare emozioni. Tutti, prima o poi, perdono qualcosa di ciò che li rendeva umani."

"E se ne incontrassimo uno?"

Il sorriso di Konrad non aveva nulla di rassicurante. "Il mio consiglio personale? Nascondervi. Non invitarlo a entrare in un luogo dove vi siete rifugiati. Se possibile, tenere un corso d'acqua tra voi e lui."

"Non invitarlo a entrare?" ripeté Leonardo. "Perché, non può—"

"Ci sono regole antiche, signor Ponzacco. Molto antiche. E chi le ignora muore. O peggio."

Marcus intervenne con il tatto dell'uomo pratico. "Signor Mackensen, questa è una conversazione che meriterebbe settimane, non un'ora in una locanda. Sareste così cortese da fornirci una lettera di presentazione per il Tempio di Morr a Nuln? Qualcuno che possa erudirci più approfonditamente?"

Konrad annuì. "La scriverò. Presentatela a chiunque al Tempio — se ci sono membri dell'Ordine disponibili, vi riceveranno."

"E in cambio," disse Marcus, "noi continueremo a cercare il necromante a cui questa donna faceva da contatto. Non vogliamo denaro. Vogliamo una collaborazione."

I due uomini si strinsero la mano con la forza di chi sa che le promesse fatte di notte, tra cadaveri e streghe, sono le più vincolanti.


I Tagliagole al Piano di Sopra

Fu Rehnard a sollevare la questione mentre Konrad scriveva la lettera.

"C'è un'altra cosa che dovreste sapere. L'altro gruppo alla locanda — quei signori poco raccomandabili — stanno cercando dei tileani. Hanno chiesto all'oste se ne avesse visti passare."

Il silenzio al tavolo durò tre battiti di cuore.

"Cacciatori di taglie?" chiese Leonardo.

"O mercenari assoldati da qualcuno. In ogni caso, non vi conviene restare in zona. Né farvi trovare sulla strada principale."

Marcus annuì con la calma dell'uomo che ha già elaborato un piano. "Quanti sono?"

"Cinque, forse sei. Armati, con cavalli alla stalla."

"Cavalli alla stalla," ripeté Marcus, e un'ombra di sorriso gli attraversò il viso — il tipo di sorriso che avrebbe fatto preoccupare chiunque lo conoscesse bene.

Uscì nel cortile della locanda mentre gli altri dormivano. La stalla era buia, i cavalli dei cacciatori di taglie legati alle mangiatoie. Marcus lavorò in silenzio — un coltello sui sottopancia delle selle, tagli netti dove la cucitura già cedeva, abbastanza profondi da reggere al peso di un uomo che sale in sella ma non alla prima galoppata.

"Quando li troveranno a terra con il culo nel fango," mormorò tra sé, "noi saremo già a mezza giornata di distanza."


L'Addio ai Girovaghi

La visita a Salvatore Gatti fu la più difficile.

Il vecchio capo della carovana li ricevette in vestaglia, davanti al suo carrozzone, con l'aria di chi ha dormito poco e male. Il ragazzo che Oronzo aveva aiutato giorni prima salutò il tileano da lontano — un gesto timido, come chi sa che i tempi stanno cambiando.

"Mastro Salvatore," disse Marcus, "ci avete accolto e aiutato in un momento di difficoltà. Vi farò dunque la cortesia di non mentirvi."

Gatti lo guardò con occhi che avevano visto molte bugie vestite da cortesia.

"Quella brava vecchietta che avete ospitato fra di voi non era ciò che sembrava."

"Maria Luisa? E che sarebbe?"

"Una necromante."

Il silenzio che seguì fu più pesante del piombo. Gatti lo fissò — non con sorpresa, ma con quella rabbia lenta degli uomini saggi che vedono arrivare la cattiva notizia da lontano.

"Questa è un'accusa grave," disse infine.

"Non è un'accusa. L'ho vista con i miei occhi." Marcus non distolse lo sguardo. "Nella foresta, in una capanna di un boscaiolo. Quel pover'uomo appeso a testa in giù, sgozzato come un maiale per farne sanguinaccio. Con l'unica differenza che il maiale, di solito, rimane salsiccia. Questo qui si è alzato e ha provato a farmi la festa."

"Andiamo a parlare con lei, faremo chiarezza—"

"Sta già parlando con dei cacciatori dell'Ordine del Corvo."

"Cosa?!" La voce di Gatti si alzò di un'ottava. "Avete tradito la mia ospitalità consegnando una persona della nostra famiglia a dei cacciatori?"

"Vi abbiamo protetto, Mastro Gatti." Marcus mantenne la voce ferma. "Se quei cavalieri avessero scoperto che il vostro campo dava rifugio a una necromante, avrebbero messo al sacco l'intero accampamento. E avrebbero accusato anche voi di complicità."

Gatti si passò una mano sul viso. La rabbia lottava con la ragione, e nessuna delle due vinceva.

"Le vostre prove?"

Marcus esitò. La capanna — la capanna con il cadavere, le salsicce, le prove — era un cumulo di cenere e tizzoni. L'incendio che Derryl aveva appiccato nelle concitazioni della notte aveva ridotto tutto in fumo.

"La capanna è bruciata," ammise. "Un incidente. Ma Leonardo può certificare come chirurgo ciò che ha visto — il corpo squartato, le mani amputate, i resti della macellazione."

"Un incidente," ripeté Gatti con il tono di chi non crede agli incidenti.

"Mastro Gatti, sta a voi credermi o meno. Vi ho detto le cose in buona fede."

Il vecchio guardò a lungo il campo intorno a sé — i carrozzoni addormentati, le braci dei fuochi, la vita della sua gente che scorreva ignara di ciò che la notte aveva portato.

"Finché non scopriremo la verità," disse infine, "non siete più benvenuti nel nostro campo."

Marcus annuì. "Me ne farò una ragione."

"E lo dirò anche al vostro professore."


L'Ultimo Consiglio del Professore

Leonardo trovò Herr Kronert già sveglio — il professore aveva il sonno leggero dei vecchi accademici e la curiosità dei gatti che non hanno ancora esaurito le loro vite.

"Ma che succede?" chiese, aggiustandosi gli occhiali sul naso.

"Abbiamo incontrato dei cacciatori dell'Ordine del Corvo. E la Petacci era una necromante."

Herr Kronert lo fissò per un lungo istante. "Stavamo viaggiando così tranquilli verso Nuln. Perché vi dovete infilare in problemi?"

"La sera andava nel bosco, ammazzava il boscaiolo e ci faceva le salsicce, professore. Avrebbe preferito che fossi stato connivente?"

"Non sarei stato indifferente. Ma non sarei nemmeno stato così avventato. Avete una missione più importante."

Il rimprovero era gentile, ma tagliente come una lama accademica.

"Noi andiamo a Nuln," disse Leonardo. "Per un'altra strada, però. Ci sono cacciatori di taglie in città."

Herr Kronert sospirò — il sospiro di un uomo che ha legato il proprio destino accademico a un gruppo di avventurieri con il talento di attirare guai.

"Ci vedremo all'università, allora. Ho già corretto la tua tesi." Gli porse un fascicolo di fogli annotati. "Omissis, omissis, nome non pervenuto, luogo sconosciuto. Ho fatto le necessarie censure."

Leonardo prese i fogli con la reverenza di chi riceve un manoscritto sacro. "Grazie, professore."

"Fate attenzione. Probabilmente arriveremo prima noi."

"Vista la nostra capacità di infilarci nei guai, ne sono certo."


La Strada per Nuln

Il Wissenland

Partirono all'alba, con il tipo di fretta che contraddistingue chi ha sabotato le selle dei propri inseguitori e non vuole essere ancora nei paraggi quando se ne accorgono.

La strada da Wissendorf verso nord attraversava un paesaggio di colline morbide e foreste di faggi che il vento di febbraio spogliava con pazienza. Il Wissenland in inverno era un quadro a tinte spente — grigio il cielo, bruno il terreno, verdemuschio le rocce lungo i sentieri — ma aveva una bellezza austera che Leonardo, da buon accademico, non poteva fare a meno di commentare.

"Sapete," disse Leonardo mentre i cavalli arrancavano sulle pietre della strada, "la più grande comunità nanica della Tilea si trova in Tuscania. È per questo che i nani e i tileani vanno d'accordo — in fondo siamo praticamente cugini."

"Parla per te," grugnì Derryl dal retro della diligenza.

"E sapete che in Tilea le donne governano? Non come qui nell'Impero, dove le contesse sono decorative. A Luccini, a Miragliano, le donne comandano eserciti e firmano trattati."

Oronzo annuì. "Da noi è normale. Qui vi sembra strano?"

"E poi c'è la storia di Lorenzo il Lupo," proseguì Leonardo, che una volta lanciato non si fermava più. "Il più grande condottiero della Tilea. Unificò le Città-Stato in una lega contro gli Arabi, liberò Magritta, conquistò l'Estalia — e quando morì, tutto si sfaldò in una generazione. Le città tornarono a farsi la guerra tra loro come se nulla fosse accaduto."

"Come sempre," disse Oronzo. "I tileani sanno unirsi solo quando qualcuno li vuole ammazzare."

"Ma la cosa davvero inquietante," Leonardo abbassò la voce, "sono le città che spariscono. Sartosa, che era un porto fiorente, ora è un covo di pirati. Tobaro, scavata nella roccia, è mezza deserta — dicono che sotto le fondamenta ci siano tunnel che portano nel sottosuolo profondo, e che di notte si sentano rumori. E Luccini... Luccini ha interi quartieri dove nessuno mette piede dopo il tramonto."

Marcus, che cavalcava in testa, non si voltò. "Leonardo, se continui così ci fai arrivare a Nuln terrorizzati."

"L'ignoranza non protegge dai pericoli, Marcus. Li rende solo più sorprendenti."

A Rohrhausen — un paesino che non avrebbe meritato neppure un punto sulla mappa se non fosse stato per la piccola abbazia sulla collina e le guardie del Barone Lehmann che pretendevano tre penny a testa per attraversare le sue terre — comprarono una diligenza.

"Venti Corone," disse il venditore.

"Cinque a testa," calcolò Leonardo. "E cinque le deve Gunther." Il mercenario laconico li accompagnava ancora, per ragioni che oscillavano tra il dovere militare e l'assenza di alternative migliori.

Marcus prese le redini. Derryl si stese nel retro della diligenza, finalmente sconfitto dalla stanchezza di una notte che era durata un'eternità. Leonardo si installò all'interno con i suoi libri, e Oronzo sedette a cassetta con lo sguardo di chi sorveglia l'orizzonte per abitudine più che per necessità.

Fu durante il tragitto, tra Rohrhausen e Masselhof, che Marcus rallentò il passo del cavallo e si voltò verso Oronzo.

"Mastro Cassano."

"Dite."

"Ciò che vi dirò rimanga fra me e voi. Voglio la vostra parola."

Oronzo gli strinse la mano — un gesto secco, da tileano che ha imparato che le promesse si sigillano con la stretta, non con le parole.

"Appartengo a un ordine," disse Marcus, "che si occupa di cacciare tutti i pericoli che rischiano di far crollare l'Impero. Principalmente dal suo interno."

Oronzo lo guardò a lungo. "Di qualsiasi natura?"

"Di qualsiasi natura. Non ci limitiamo alla stregoneria, come i Cacciatori di Sigmar. Ci occupiamo di tutto ciò che può minacciare la stabilità dell'Impero come istituzione."

"Bene, giovanotto." Oronzo annuì con la gravità di chi riconosce un giuramento quando lo sente. "Dopo l'interrogatorio e le cose che quel sicario aveva detto di voi, nutrivo dei dubbi sulla vostra lealtà. Ora capisco."

Marcus si irrigidì. "Vi fidate più della parola di uno che ha tentato alla vostra vita, che di uno che ha sguainato la spada al vostro fianco?"

"No. Ho detto che nutrivo dei dubbi, non che mi fidassi di lui. Non avendo il quadro completo, mi ero espresso in modo equivoco."

Un silenzio — non ostile, ma carico di cose non dette. Poi Marcus annuì.

"Apprezzo l'onestà, Mastro Cassano. È una cosa che terrò presente."

"Anche io," rispose Oronzo. E fu l'ultima parola che dissero sull'argomento.


Il Nano e la Spia

A Masselhof si fermarono per abbeverare i cavalli e comprare pane duro e formaggio — il tipo di formaggio che nell'Impero vendono ai viaggiatori e che un tileano userebbe per calzare una porta. Mentre Leonardo e Oronzo contrattavano con un panettiere che pretendeva due penny per un filone che ne valeva mezzo, Marcus si avvicinò a Derryl, che stava controllando i mozzi delle ruote della diligenza con l'attenzione maniacale dell'ingegnere.

"Mastro Derryl, una parola."

Il nano non alzò lo sguardo. "Se è per il graffio del gatto, sto bene."

"Non è per il gatto."

Qualcosa nel tono di Marcus fece fermare le mani del nano. Si rialzò, si pulì il grasso dalle dita sulla casacca, e lo guardò dal basso con quei suoi occhi scuri che non si lasciavano sfuggire nulla.

"Parlate."

"Vi dirò la stessa cosa che ho detto a Oronzo un'ora fa. Appartengo a un ordine — non religioso, non militare nel senso che intendete voi. Ci occupiamo delle minacce interne all'Impero. Quelle che non si combattono con i cannoni."

Derryl si grattò la barba. "Siete una spia."

"Semplificando: sì."

"Non sto semplificando, sto descrivendo. Raccogliete informazioni, sorvegliate persone sospette, e quando serve eliminate i problemi. È quello che fa una spia."

Marcus inclinò la testa — il gesto di chi riconosce che la precisione nanica, a volte, è più tagliente di una spada.

"Se preferite il termine, non lo contesto."

"Non mi interessa il termine." Derryl sputò a terra — un gesto da nano che precede sempre una dichiarazione importante. "Mi interessa sapere perché me lo dite adesso."

"Perché stiamo entrando a Nuln. E a Nuln avrò contatti, riceverò ordini, e dovrò muovermi in modi che potrebbero sembrare sospetti se non sapete il motivo. Preferisco che il sospetto non si trasformi in un'ascia nella schiena."

"Ragionevole." Il nano annuì. "E l'ordine vostro, ha un nome?"

Marcus esitò — un'esitazione breve, quasi impercettibile, ma che Derryl registrò come un orologiaio registra un ingranaggio fuori posto.

"Non è il tipo di informazione che si condivide in una piazza di mercato."

"Siamo accanto a una ruota di carro, non in una piazza."

Un'ombra di sorriso attraversò il viso di Marcus. "Vi dirò questo: se a Nuln vedrete un corvo su un'insegna, o un simbolo che vi ricorda quello che portavano Mackensen e i suoi, sappiate che sono dalla stessa parte."

Derryl lo fissò. "Il Corvo, dunque."

"Non ho detto questo."

"Non avevate bisogno di dirlo." Il nano tornò a chinarsi sulla ruota. "La prossima volta che volete mantenere un segreto, Marcus, non usate una metafora che un bambino di Zhufbar decifrerebbe in tre secondi."

Marcus restò in silenzio per un momento. Poi, con il tono di chi ammette una sconfitta tattica: "Siete più acuto di quanto date a vedere, Mastro Nano."

"Sono un ingegnere. Smontiamo le cose per capire come funzionano. Anche le bugie." Derryl diede un colpo al mozzo, che emise un suono solido e rassicurante. "La ruota tiene. E il vostro segreto pure — per ora."


La Porta di Nuln

La videro prima di arrivarci — le mura, i campanili, le guglie delle chiese che bucavano il cielo grigio come dita di pietra protese verso Sigmar. Poi il fumo delle fonderie, l'odore di ferro e carbone che si mescolava all'aria fredda del fiume, e infine il suono — il rumore di una città che non dorme mai veramente, che batte il ferro anche di notte, che macina il mondo nel suo ventre industriale.

Nuln.

Nuln

La più grande città del Wissenland, la seconda dell'Impero dopo Altdorf. Dove il fiume Reik incontrava l'Aver, dove le isole dividevano le acque in canali navigabili, dove i ponti collegavano quartieri che erano mondi a sé stanti — il quartiere nanico con le sue forge che non si spegnevano mai, il quartiere dei mercanti con le sue piazze brulicanti, l'università con le sue torri di sapere, e la Scuola Imperiale di Artiglieria, il tempio della polvere nera dove i cannoni dell'Impero nascevano tra il fuoco e il martello.

Nuln dalla sponda sud

Derryl si svegliò di colpo quando la diligenza rallentò davanti alla Porta Sud.

"Siamo arrivati?"

"Siamo arrivati, Mastro Nano." Leonardo aveva il naso incollato al finestrino come un bambino al primo giorno di scuola. "Guardate — la Scuola di Artiglieria è da quella parte. E il quartiere nanico dev'essere oltre il secondo ponte."

"Finalmente," mormorò Oronzo, "una città dove un uomo può scomparire come si deve."

Gunther, che aveva cavalcato in silenzio per l'intero tragitto — il che, per Gunther, equivaleva a una conversazione particolarmente animata — si limitò a controllare la spada nel fodero e ad annuire.

Marcus osservò le mura con lo sguardo di chi conosce una città dalle sue ombre. "A Nuln c'è una delle sedi più grandi del mio ordine. Qui abbiamo copertura."

"Ordine?" chiese Leonardo, alzando lo sguardo dal finestrino. "Quale ordine?"

"Ve ne parlo un'altra volta," disse Marcus, scambiando uno sguardo con Oronzo e Derryl — i quali, per una volta, ebbero la decenza di non aggiungere nulla.

Nuln dall'alto

Leonardo, nel frattempo, aveva estratto un foglio e stava disegnando qualcosa con l'entusiasmo febbrile dell'inventore.

"Mastro Derryl, ho un progetto."

"Che progetto?"

"Due pistole legate insieme. Un meccanismo che fa partire entrambi i grilletti simultaneamente." Alzò il disegno — uno schizzo dettagliato con annotazioni tecniche, proporzioni, e un nome scritto in caratteri gotici in cima alla pagina.

La Doppiola

"La chiamo la Doppiola."

Derryl guardò il disegno con l'occhio dell'ingegnere. "Due canne, un colpo solo?"

"Due colpi, nessuna misericordia." Leonardo sorrise con l'orgoglio di chi ha appena risolto un problema che nessuno gli aveva posto. "Vento di morte, benedetto dal ferro e dalla polvere nera."

"Ma lei non era uno storico?" chiese Marcus.

"La necessità è madre dell'invenzione, caro Marcus. E visto che nessuno di voi è capace di progettare qualcosa di più complesso di uno spiedo, mi adeguo."

La diligenza attraversò la Porta Sud di Nuln sotto lo sguardo annoiato delle guardie, e si immerse nel caos ordinato della più grande città che la maggior parte di loro avesse mai visto. Le strade erano larghe come piazze, i palazzi alti come torri, e il rumore — quel rumore incessante di martelli, ruote, voci, campane — era la colonna sonora di un mondo che funzionava, che produceva, che viveva con un'intensità che i paesini del Wissenland non avrebbero mai potuto eguagliare.

Marcus inspirò profondamente. L'aria sapeva di ferro, di fiume, e di possibilità.

"Bene, signori," disse. "Benvenuti a Nuln. Una città dove un uomo può perdersi — o essere trovato. A seconda di quale delle due cose preferiate."


Stato della Compagnia

Scoperte:

  • L'anello d'argento della Petacci porta il simbolo di uno strano crostaceo — natura e significato sconosciuti
  • Konrad Mackensen (Ordine del Corvo) ha spezzato l'illusione sulla Petacci con un Rito Funebre — Marcus ora la vede per la vecchia che è
  • La Petacci ha pagato la pratica della necromanzia con la propria giovinezza (scambio equivalente)
  • I Vampiri esistono: esseri che hanno sconfitto la morte mantenendo aspetto umano, con poteri esaltati ma debolezze (luce solare, inviti, acqua corrente)
  • Esistono anche creature non-morte superiori nei deserti oltre il mare — senza carne ma dotate di intelletto e poteri
  • Ci sono cacciatori di taglie che cercano specificamente dei tileani nella zona di Wissendorf
  • Leonardo racconta della Tilea: le donne al potere nelle Città-Stato, Lorenzo il Lupo e la lega contro gli Arabi, le città che si svuotano (Sartosa, Tobaro, i quartieri abbandonati di Luccini)

Nuovi alleati:

  • Konrad Mackensen — Cavaliere dell'Ordine del Corvo, ex addestrato al Collegio di Ametista, esperto di non-morti. Ha fornito una lettera di presentazione per il Tempio di Morr a Nuln
  • Rehnard Schurz — Iniziato dell'Ordine del Corvo (vede la Petacci come vecchia)
  • Frank Starenberg — Iniziato dell'Ordine del Corvo (vedeva la Petacci come giovane, ora liberato dall'illusione)
  • Scambio di contatti: Marcus ha lasciato un fermo posta a Nuln, Konrad ha dato il riferimento del Tempio di Morr

Oggetti acquisiti:

  • Anello d'argento con crostaceo (dalla Petacci)
  • Spada e berretto foderato di metallo di Benito
  • Balestra con 12 quadrelli
  • Libro De Immortalitate, Morte, et Arcanis Diversis Nehekarae (nascosto nella stanza della locanda, poi portato a Nuln)
  • Sei mani mummificate nel sale
  • Ingredienti alchemici in Strigany
  • Lettera di presentazione per il Tempio di Morr di Nuln
  • Tesi corretta da Herr Kronert (con censure: omissis, nomi oscurati)
  • Diligenza con due cavalli (acquistata a Rohrhausen per 20 Corone)

Situazione attuale:

  • La compagnia (Leonardo, Marcus, Oronzo, Derryl, Gunther) è appena arrivata a Nuln dalla Porta Sud
  • Padre Giuliano è rimasto a Pleidorf
  • La Petacci è stata consegnata all'Ordine del Corvo per l'interrogatorio
  • Salvatore Gatti ha bandito il gruppo dalla carovana
  • I cacciatori di taglie sono stati rallentati (selle sabotate) ma non eliminati
  • Herr Kronert raggiungerà Nuln con la carovana, probabilmente prima del gruppo
  • Marcus ha rivelato la sua appartenenza a un ordine segreto a Oronzo e Derryl, ma non ancora a Leonardo
  • Leonardo progetta la Doppiola, una pistola a due canne

Fili narrativi aperti:

  • L'anello con il crostaceo — a quale culto o organizzazione appartiene?
  • Il necromante Adolf Seyss-Inquart è ancora libero — la Petacci era il suo contatto?
  • I cacciatori di taglie seguono ancora le loro tracce
  • Cosa contiene esattamente il libro De Immortalitate? Leonardo intende studiarlo
  • L'Ordo Scriptoris ha una sede a Nuln — Leonardo vuole contattarli
  • Herr Kronert aspetta Leonardo all'università per la discussione della tesi
  • Derryl deve trovare Hurgarson (un contatto nanico) a Nuln
  • Marcus deve contattare la sede del suo ordine a Nuln
  • La Doppiola — Leonardo vuole costruirla

"Due canne, un destino. Due colpi, nessuna misericordia." — Dal progetto della Doppiola, annotazione di Leonardo Isacco da Ponzacco

Il portone della Porta Sud si richiuse alle loro spalle con un tonfo sordo. Davanti a loro, Nuln si stendeva come una bestia addormentata — immensa, fumosa, e piena di segreti. Esattamente il tipo di posto dove cinque fuggiaschi potevano scomparire. O essere trovati.