Martelli da Guerra

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Il Prezzo della Verita'

"La ricompensa e' che non ci hanno ucciso."


Un vessillo alla fine della lunga caccia

La Lock and Quay

Altdorf accolse i Martelli da Guerra senza fanfare.

La capitale aveva troppi eroi, troppi mendicanti e troppi uomini convinti di essere entrambe le cose per fermarsi davanti a quattro viaggiatori stanchi. Li inghiotti' nella Dockland insieme ai carri, alle chiatte e all'odore del Reik, poi li deposito' davanti alla Lock and Quay, una locanda costruita accanto all'acqua come un vecchio mulino che avesse imparato a servire birra.

Reti, remi e lanterne da navigazione coprivano le pareti. Dalle finestre si vedevano la caserma della Guardia Fluviale e una fila di moli anneriti dalla pece. Il padrone si presento' come Aldred Gebhard, con un accento del Nordland abbastanza forte da rendere ogni frase una piccola tempesta. Sua figlia, che non disse il proprio nome, porto' pane, carne e quattro chiavi.

Quattro camere singole erano un lusso. Dopo le torri, i boschi e le caldere, una porta che si poteva chiudere dall'interno sembrava quasi un miracolo.

Marcus non si sedette finche' non ebbe controllato finestre, scale e uscite. Soltanto allora appoggio' i guanti sul tavolo.

"I prigionieri sono in custodia dell'Ufficio postale," disse. "Verranno interrogati."

Nessuno domando' se Gerhardt Heider e suo fratello avrebbero trovato giudici o soltanto stanze senza finestre. Era una differenza importante, ma non per uomini che avevano appena consegnato un Lettore imperiale come un pacco raccomandato.

La consegna dei fratelli era avvenuta. Quella del loro forziere non compariva nel racconto: non c'erano un nome, una firma o una ricevuta che permettessero di stabilirne la nuova custodia.

Derryl bevve. Era il suo modo di confermare che la situazione gli sembrava perfettamente imperiale.

Mangiarono lentamente. La stanchezza aveva tolto perfino a Leonardo la voglia di trasformare la cena in una conferenza, ma non quella di compilare un inventario delle cose incompiute.

La Torre della Luce era ad Altdorf. La licenza magica gli dava finalmente un motivo legittimo per avvicinarvisi. La Ponzacchina era stata commissionata e, in qualche officina lontana, forse esisteva gia' come una montagna di ferro, ruote e promesse non mantenute.

"Chissa' a che punto sara' la Ponzacchina," disse.

"Al punto in cui costa denaro anche quando non si muove," rispose Oronzo.

Marcus non rideva. Stava ricostruendo la congiura con la pazienza di un uomo che disponeva nomi come coltelli sopra un tavolo.

"Resta uno scampolo," disse Leonardo. "Forse piu' di uno."

"La vera mente della congrega era il Maestro di Hess," disse Marcus. "Ed e' fuggito."

La distruzione del Calderone aveva spezzato il rito, non la rete che lo aveva costruito. Pfeildorf era tornata sotto un'autorita' fedele. Torre Hess era stata affidata ai soldati. Kronert era dato per morto senza che nessuno dei Martelli ne avesse visto il cadavere. Il Maestro di Hess, invece, era certamente vivo abbastanza da scappare.

Leonardo poso' una mano sull'urna che avevano portato fino alla capitale. Dentro restavano le spoglie dell'abominio nato dal rito fallito: non il Teschio d'Ottone, non il Pugnale di Yul-Kachun, non il Calice dell'Ira. Un quarto resto, meno glorioso e piu' difficile da spiegare.

"Dobbiamo andare al tempio di Sigmar col vasetto," disse.

"Quando lo chiami cosi'," osservo' Marcus, "sembra quasi innocuo."

Per una sera provarono a essere soltanto quattro amici in una locanda. Parlarono dello zoo di Altdorf, del combustibile della Ponzacchina, dei progetti di Oronzo e delle persone lasciate indietro. Ogni argomento, prima o poi, tornava a una reliquia, a un morto o a una fattura.

Poi andarono a dormire.

Al mattino li trovo' un messaggero con il sigillo di Sigmar.

Il cuore e il teschio

La lettera era indirizzata a Marcus Ghast e compagni. Il modo in cui il nome di Marcus veniva prima degli altri fu notato da tutti e commentato soltanto da Oronzo.

Il sigillo, invece, tolse ogni leggerezza alla stanza.

L'invito li convocava a pranzo presso la residenza personale del Grande Teogonista Volkmar.

Leonardo lesse due volte. Marcus tre. Derryl controllo' che sul retro non vi fossero clausole.

"Un invito a pranzo," disse Oronzo. "Nella mia esperienza, i potenti usano il cibo quando non vogliono che tu possa alzarti e andartene."

Si prepararono come potevano. Leonardo prese le proprie carte e l'urna. Oronzo indosso' l'abito rosso e cinse la Spada di San Toswick. Marcus porto' la spada di Elassir con la discrezione relativa consentita da una lama elfica. Derryl scelse vestiti puliti e armi affidabili, che per un nano erano quasi la stessa categoria morale.

A mezzogiorno una carrozza si fermo' davanti alla locanda.

La scortavano cavalieri con un cuore fiammeggiante e un teschio sulle livree. Le loro armature erano lucidate, i cavalli addestrati a ignorare il traffico e i passanti abbastanza saggi da spostarsi. Erano i Cavalieri del Cuore Fiammeggiante, guardia personale del Grande Teogonista.

L'ufficiale fece un inchino.

"Sono il capitano Van der Hower. Sono qui per scortarvi al palazzo del Grande Teogonista."

Marcus ricambio' con precisione. Leonardo sali' tenendo l'urna con entrambe le mani. Oronzo guardo' il simbolo sulle livree e si liscio' l'abito rosso.

"Il cuore e il teschio," disse. "Almeno non mentono sul mestiere."

La carrozza attraverso' Altdorf fra ponti, mercati e cupole. La citta' cambiava a ogni quartiere: catrame nella Dockland, spezie lungo le piazze, incenso avvicinandosi al complesso sigmarita. Le strade si fecero piu' larghe. Le guardie piu' immobili. Le porte piu' pesanti.

Il palazzo di Volkmar non aveva bisogno di apparire accogliente. Aveva bisogno di ricordare che Sigmar aveva fondato un Impero con un martello e che i suoi successori non avevano dimenticato la lezione.

Alla tavola di Volkmar

Li condussero attraverso corridoi ornati dai ritratti degli antichi Teogonisti. Leonardo provo' a leggere nomi e date mentre camminava. Marcus conto' porte e sentinelle. Oronzo giudico' il valore dei tappeti. Derryl osservo' le murature.

Poi entrarono nella sala da pranzo.

Volkmar il Tetro li attendeva a una lunga tavola. Era calvo, con grandi baffi e uno sguardo capace di trasformare una domanda in una confessione. Non alzo' la voce. Non ne aveva bisogno.

"Era un atto dovuto," disse, "per i servigi che avete reso alla Chiesa di Sigmar."

Marcus accetto' il riconoscimento senza inchinarsi troppo. Oronzo con la grazia di chi sapeva che ogni complimento presentato da un'autorita' conteneva una richiesta. Leonardo con l'attenzione di un cronista davanti a una pagina che poteva diventare prova. Derryl con un cenno.

Servitori disposero piatti di selvaggina, pernici, verdure, pane bianco e vino. Prima che il pranzo cominciasse, Marcus indico' l'urna.

"Abbiamo portato anche le spoglie terrene dell'abominio."

Un chierico venne avanti. Leonardo gli consegno' il recipiente con riluttanza.

"Con cautela," disse. "Quello che contiene non e' morto nel modo consueto."

Il chierico guardo' Volkmar. Volkmar annui'. L'urna scomparve oltre una porta laterale, nelle mani della Chiesa di Sigmar.

Fu un passaggio di custodia breve, quasi modesto. Dopo mesi trascorsi a inseguire artefatti fra torri, montagne e dimensioni, la fine di un abominio poteva ridursi a un servo che chiudeva una porta.

Volkmar conosceva i loro nomi e le parti che avevano avuto nella vicenda. Marcus era l'uomo della Posta Imperiale e del potere secolare. Oronzo portava una lama consacrata a Morr. Leonardo era il cronista, il mago e il problema piu' evidente, perche' gli uomini armati potevano essere allontanati mentre gli uomini che scrivevano lasciavano copie.

Derryl non ricevette una definizione elegante. Il nano non ne parve offeso.

Il Grande Teogonista ascolto' una sintesi del Calderone, della congrega e di Ubersreik. Non chiese ogni dettaglio. Sembrava interessato soprattutto a quali dettagli potessero ancora diventare pubblici.

"La verita' e' sopravvalutata," disse. "L'ignoranza puo' essere una benedizione."

Leonardo poso' la forchetta.

Per anni aveva inseguito carte, testimonianze e frammenti proprio perche' l'ignoranza aveva permesso all'eresia di sopravvivere. Aveva visto archivi mutilati, cronache corrette e uomini uccisi per avere letto la pagina sbagliata.

"L'ignoranza protegge anche i colpevoli," disse.

Volkmar lo guardo'.

"E la verita' senza governo distrugge anche gli innocenti."

Il prezzo della discrezione

Il pranzo continuo'. La conversazione cambio' forma.

Volkmar spiego' che i potenti potevano essere persuasi, obbligati o ricondotti alla ragione. Il popolo era piu' difficile. Il popolo prendeva una diceria, le dava gambe e la mandava a correre per l'Impero.

Un processo pubblico contro il Lettore di Ubersreik avrebbe esposto il Sacro Martello, la corruzione interna e l'incapacita' delle autorita' di riconoscere per tempo la minaccia. Avrebbe aperto domande alle quali la Chiesa non intendeva rispondere davanti a una folla.

"Lord Heider ha rinunciato al proprio ruolo per motivi di salute," disse Volkmar. "La vicenda si chiude qui."

La frase era pulita. Dentro vi erano prigioni, interrogatori e una verita' abbastanza pericolosa da dover essere sostituita con una malattia.

Marcus non protesto'. Conosceva il valore operativo di una versione ufficiale. Chiese invece che cosa sarebbe accaduto ai superstiti della congrega e al Maestro di Hess.

Volkmar non promise una caccia. Promise attenzione, che a corte era una moneta di valore variabile.

Leonardo domando' della propria cronaca.

Gli sarebbe stato consentito scrivere, ma non pubblicare senza controllo. I testimoni di Nuln sarebbero stati invitati alla medesima discrezione. Le carte avrebbero potuto sopravvivere; la loro circolazione, no.

"Basta eliminare la fonte delle dicerie," disse Volkmar.

Non fu chiaro se stesse parlando di documenti.

Per un momento nella sala si sentirono soltanto posate e passi di servitori.

Poi il Grande Teogonista ricordo' loro che erano uomini meritevoli. Non peccatori. Non traditori. Non persone che la Chiesa avesse motivo di far scomparire.

"Voi non siete peccatori, vero?"

Oronzo sorrise con prudenza.

"Non in questa provincia, vostra eminenza."

L'intervento della Chiesa di Morr aveva contato. Quello di Verena anche. L'Imperatore e l'Ufficio postale avevano aggiunto il proprio peso. Grazie a quella somma di protezioni, l'ipotesi piu' semplice era stata accantonata.

I Martelli non sarebbero morti.

Sarebbero partiti.

Un esilio con ricevuta

La destinazione amministrativa era lo Stirland.

Volkmar la presento' come un nuovo servizio all'Impero. Lontano da Altdorf, le voci su Ubersreik avrebbero avuto il tempo di spegnersi. Nello Stirland, intanto, erano emerse tracce connesse a un rituale, alla necromanzia e a due Cavalieri del Corvo dei quali non si avevano piu' notizie.

"Le e' stata concessa la possibilita' di servire l'Impero ulteriormente," disse Volkmar a Marcus.

La possibilita' includeva il comando di una speciale unita' d'intervento, capace di cooperare con diversi culti e autorita'. Marcus ascolto' senza mostrare soddisfazione. Era il genere di promozione che offriva uomini, responsabilita' e nessun margine per rifiutare.

Leonardo provo' a seguire il resto del discorso. La sala, pero', si era fatta calda. Le parole di Volkmar cominciarono ad allontanarsi. Anche Marcus rallento', una mano ferma accanto al bicchiere.

Oronzo annuso' il vino.

"Ci hanno drogati."

Derryl lo guardo' come per dire che la deduzione arrivava tardi.

Leonardo tento' di alzarsi. Non ci riusci'. Marcus resistette qualche istante in piu', poi il tavolo gli venne incontro con dignita' imperiale.

Oronzo e Derryl avevano mangiato o bevuto abbastanza poco da restare coscienti. Udirono il resto dell'ordine, videro servitori occuparsi dei compagni e compresero che perfino la partenza sarebbe stata organizzata senza lasciare ai Martelli il fastidio di scegliere.

"La ricompensa e' che non ci hanno ucciso," disse Oronzo.

Nessuno al tavolo lo corresse.

Il mattino seguente Leonardo si sveglio' in una stanza del palazzo con la bocca secca e la sensazione di avere discusso con un edificio. I propri abiti erano stati sostituiti o puliti. Le carte erano raccolte. Gli averi della compagnia erano stati distribuiti nelle stanze con una cura che somigliava a un inventario giudiziario.

Marcus trovo' ricevute della banca di Altdorf. Il denaro comune era stato depositato a nome dei proprietari. A ciascun Martello erano stati lasciati cinquanta corone, venticinque scellini e trenta penny per il viaggio.

"Hanno contato anche i penny," disse Leonardo.

"E' cosi' che sai che e' una minaccia seria," rispose Oronzo.

Il forziere degli Heider restava privo di una consegna narrata. L'urna, invece, era ormai nelle mani di Sigmar. I prigionieri erano dell'Ufficio postale. Il loro denaro era in banca. Perfino i loro vestiti sembravano appartenere per meta' alla missione.

Nel cortile attendeva una carrozza.

Accanto alla carrozza, dissero i servitori, li aspettava anche un accompagnatore.

I quattro scesero insieme.

Nessuna folla li salutava. Nessun banditore pronunciava i loro nomi. La crisi di Ubersreik era stata chiusa con una formula sanitaria, la congrega ridotta a una faccenda da archivi e l'eroismo trasformato in un incarico lontano.

Leonardo porto' con se' il quaderno, ma non l'urna.

Marcus porto' la spada di Elassir e un comando che non aveva chiesto.

Oronzo porto' la Spada di San Toswick e il sospetto che Morr avesse un senso dell'umorismo peggiore del suo.

Derryl porto' le armi.

Dietro di loro restavano cinquantasei capitoli, un'eresia vecchia di secoli e un Ottavo Teogonista che non avrebbe avuto un processo, una statua o una conclusione pulita.

Davanti, per ora, c'era soltanto la carrozza.

Era abbastanza.


Stato della Compagnia

Chiusura de L'Ottavo Teogonista:

  • Gerhardt Heider e suo fratello sono stati consegnati all'Ufficio postale e saranno interrogati; il loro giudizio non e' narrato.
  • Il forziere degli Heider non riceve un passaggio di custodia esplicito e resta da chiarire.
  • L'urna con i resti dell'abominio e' stata consegnata a un chierico della Chiesa di Sigmar.
  • Volkmar chiude pubblicamente la crisi di Ubersreik senza processo e impone discrezione ai Martelli; gli scritti di Leonardo saranno controllati prima della diffusione.
  • Il Maestro di Hess resta fuggitivo. La sorte di Kronert e del suo corpo non e' verificata.

Nuovo mandato:

  • Marcus riceve il comando di una speciale unita' d'intervento imperiale.
  • I Martelli vengono inviati nello Stirland con l'intercessione di Morr, Verena, dell'Imperatore e dell'Ufficio postale.
  • Il denaro della compagnia e' depositato alla banca di Altdorf; ciascuno dispone di 50 corone, 25 scellini e 30 penny per il viaggio.
  • Nel cortile del palazzo li attendono una carrozza e un accompagnatore ancora da incontrare.

"Cap. LVII. La verita' non fu sconfitta. Venne protocollata, chiusa in un armadio e mandata lontano da Altdorf insieme a noi."

-- Leonardo Isacco da Ponzacco, taccuino da viaggio