Capitolo XVIII: Le Ombre di Wissendorf
"Ogni città nasconde segreti. Quelle piccole ne nascondono di peggiori — perché tutti sanno, ma nessuno parla." — Proverbio del Mistland
Le Mura di Wissendorf
Wissendorf era più piccola di Pleidorf — una cittadina di circa cinquanta case circondata da mura basse, adagiata sulle rive del fiume. La rocca del Barone Rudolf Brecht dominava il centro, mentre il mercato si estendeva nella parte occidentale.
La carovana degli Stradivari si sistemò all'esterno delle mura, preparando i tendoni per il carnevale. Salvatore Gatti diresse l'allestimento con l'efficienza di chi ha fatto questo lavoro per tutta la vita.
Non passò molto tempo prima che le guardie si presentassero al campo. Un uomo sulla quarantina si fece avanti — armatura ben tenuta, stemma dei Brecht sul petto, portamento da soldato di carriera.

"Leonhard," si presentò. "Rappresento il Barone. Chi comanda qui?"
"Salvatore Gatti," rispose Oronzo, scortandolo verso il patriarca.
Salvatore uscì dal suo carrozzone con il sorriso più innocente del suo repertorio. "Cosa posso fare per voi?"
"Volevo riferirvi che il Barone vi permette di fare il carnevale," disse Leonhard, "ma purtroppo non potrà parteciparvi quest'anno. Ci sono motivi... particolari."
"Il Barone non viene al carnevale?" Oronzo fece finta di essere devastato. "Così bello!"
Salvatore gli lanciò un'occhiata che avrebbe potuto cagliare il latte. "Rozzo, lascialo parlare. Dica, dica — perché non vuole? È un peccato."
"Purtroppo ci dobbiamo assentare. Abbiamo avuto notizie da Pleidorf." Il tono di Leonhard si fece più duro. "Pare ci siano stati degli omicidi. Una sorta di briganti, traditori. Cerchiamo di mantenere una certa allerta nel caso questi assassini arrivassero qui."
Leonardo sentì il sangue gelarsi nelle vene. Cercano gli assassini di Pleidorf, pensò. Cercano noi.
"Scusi, brigadiere," intervenne Oronzo con la faccia più innocente del mondo, "ma si sa chi sono? Quanti sono? Che faccia hanno? Se li vediamo, subito vi avvertiamo — noi non vogliamo guai."
"La descrizione è un po' vaga, pare." Leonhard studiò i volti intorno a lui con attenzione. "State all'erta. Se volete bere qualcosa di decente, provate l'Halfling Felice."
Quando le guardie se ne andarono, Oronzo si avvicinò a Leonardo.
"Le descrizioni ce l'hanno, ma ce l'hanno domani o oggi?"
"Se ci sono troppe guardie, evita," mormorò Leonardo. "Posto sicurissimo."
L'Halfling Felice
La taverna dell'Halfling Felice era esattamente il tipo di locale che il nome prometteva: un edificio tozzo e accogliente, con un'insegna che mostrava un mezzuomo sorridente che brandiva un boccale. L'interno profumava di stufato, birra scura e quel particolare aroma di speranza disperata tipico dei luoghi dove si giocava d'azzardo.
"Si mangia, si fa una giratina, si ascolta qualche gossip," disse Oronzo entrando con Derryl.
La taverna era abbastanza grande — diversa gente, musica, e uno spazio dedicato ai dadi. Tutto sembrava tranquillo, a parte quel paio di guardie che bevevano in un angolo.
Dopo un po', Derryl sentì una mano battergli sulla spalla. Si voltò di scatto, la mano che andava istintivamente all'ascia.
Un nano lo fissava — barba incolta (cosa rara per un nano), occhio sinistro semichiuso, espressione confusa.
"Scusa," disse lo sconosciuto. "Ti avevo scambiato per qualcun altro. Da dietro sembravate uguali."
Derryl lo studiò con sospetto. "E chi stavi cercando?"
"Un mio vecchio amico. Ma tu non sei lui." Il nano esitò. "Mi chiamo Thikad Urgolsson. Di Karak Hir."
"Derryl Duraksson." Strinse la mano offerta. "Cosa ti ha portato qui?"
"Affari. Sono qui in visita al Barone per presentargli alcune delle armi che alla Scuola di Artiglieria di Nuln abbiamo preparato per lui."
Gli occhi di Derryl si illuminarono. "Sei un ingegnere?"
"Mi diletto in ingegneria nanica. Senza falsa modestia... sì."
"Lavori per la Scuola di Artiglieria?"
"Non direttamente — mi occupo della documentazione e delle consegne. Ma se vuoi comprare qualcosa a Nuln, ci sono diverse persone che vengono da Karak Hir e lavorano costantemente con la Scuola."
"E quale può essere la bottega a Nuln, se ci passo?"
Thikad gli diede indicazioni dettagliate. Prima di andarsene, aggiunse: "Se capiti in città, cercami. Il mio amico — quello che ti somiglia da dietro, ti giuro — lavora lì. Potremmo parlare davanti a un paio di boccali."
"Conta su di me."
Le Carte di Patricia
La tenda di Patricia Gatti era nascosta nell'angolo più appartato dell'accampamento, coperta di drappi viola e simboli che Leonardo non riconosceva. All'interno profumava di incenso e qualcosa di più antico.
"Siediti, giovanotto."
Patricia era una donna di mezza età, con occhi neri come pozzi e mani cariche di anelli. Le carte dei tarocchi giacevano già sul tavolo.
"Ti faccio le carte," disse, "e mi racconti cosa ti turba."
Leonardo raccontò il sogno di Padre Gustavus — la visione del martello scarlatto, la profezia. Patricia cominciò a leggere le carte.
"Sei venuto qui inconsapevole di quello che sarebbe successo," disse, la voce distante. "Per tutt'altri motivi. E ti sei angosciato dal fatto di non portare a termine quello che desideravi."
Un'altra carta. "È un crimine che porterà molti altri a seguirti, perché tu rappresenti un'importante ricchezza. Puoi fuggire in tutte le direzioni che desideri, ma il martello scarlatto finirà per trovarti e abbatterti."
Leonardo deglutì. "Come l'ultimo degli uccelli ghermito nel sogno di Gustavus."
"Questo è il tuo destino." Patricia rimescolò le carte. "Prendile tu. Rimettile sul tavolo."
Leonardo obbedì. Girò le carte.
Erano le stesse di prima.
"Rimescola di nuovo."
Le rimescolò per bene. Girò.
Le stesse carte. Ancora.
"Il mazzo è truccato?" chiese, controllando.
"Guarda tu stesso. Sono tutte diverse."
Leonardo controllò — il mazzo era normale. Eppure uscivano sempre le stesse.
Patricia gli prese la mano. Cominciò a pescare altre carte, una alla volta.
"Vedo un sentiero verso un'oscura città dove i corni suonano come se rimbombassero in luoghi enormi. C'è paura..." Si sporse in avanti, gli occhi che fissavano un punto oltre la sua spalla. "Ma conduce a una conoscenza di un mistero. Di otto uomini. Un ottavo uomo che vuole tornare... attraverso il fuoco e il sangue."
"Una città scura?" Leonardo si sporse in avanti. "Nelle montagne? Nanica?"
"Era buio. C'erano delle grosse torce. Ma non vedevo il cielo." Si piegò in avanti, tenendosi il petto. "Quest'altra strada potrebbe salvarti. Non ho idea di dove conduca."
"Una città senza cielo," mormorò Leonardo. "Torri come corni."
Il Sangue di Talia
La sera portò problemi.
Talia — la nipote di Salvatore con cui Oronzo aveva condiviso più di qualche sguardo — stava tornando verso i carrozzoni quando un soldato della guarnigione le sbarrò la strada. Era Leonhard stesso, con l'arroganza di chi porta una spada e uno stemma.
Oronzo e Derryl stavano girando per il campo quando sentirono rumori di colluttazione.
"Vai, c'è da fare schiaffi," mormorò Derryl.
Si avvicinarono a un angolo e trovarono due giovanotti — i fratelli di Talia — che stavano tirando un bel metro di corda attorno al collo di Leonhard. La guardia aveva i piedi staccati da terra, il cappio già stretto.
"FERMI!" Oronzo corse verso di loro. "Ma vi pare? Vi pare che pensate di far sparire il capo delle guardie il primo giorno che siete arrivati? Deficienti, test di minchia che non siete altro!"
"Signor Cassano," ringhiò il maggiore, "lo sa l'onore cos'è?"
"So anche come funzionano le spade. E so che quando la spada entra nel cuore, dopo ne esce, e non è una bella giornata il giorno dopo. Quindi evitate di fare queste minchiate — aspettate almeno il giorno prima di partire, no?"
Liberò Leonhard dalla corda. La guardia tossì, gli occhi pieni di terrore.
"E se quella testa di cazzo si ripresenta?" chiese uno dei fratelli.
"Prima me lo fate sapere. E poi non me lo fate trovare."
I due ragazzi si avvicinarono, col cappello in mano, dichiarandosi devoti. Baciarono la mano a Oronzo come fosse un padrino.
Talia osservava dalla distanza, gli occhi lucidi. Salvatore arrivò poco dopo.
"Devo ringraziare Oronzo per aver evitato problemi a quei due scavezzacollo," disse il patriarca.
I Manifesti
Il giorno dopo, Oronzo e Derryl tornarono al mercato. Ma qualcosa nell'aria era cambiato.
"Derryl." Oronzo indicò con un cenno del capo. "Guarda."
Tre uomini ben armati — non sembravano guardie — stavano girando tra la gente e il mercato con dei fogli, mostrandoli alle persone.
"Mi sa che è il caso di andare via," mormorò Oronzo.
Tornarono al campo e radunarono gli altri.
"Ho la vaga impressione che ci stanno cercando e stanno facendo girare i fogli," disse Derryl. "Per fortuna non sei l'unico nano in zona."
"Quanto meno possiamo sempre dire che è l'altro," aggiunse Oronzo.
Riferirono a Leonardo e Marcus l'accaduto.
"E oltretutto," aggiunse Oronzo, "giusto per dirvelo — non è colpa mia, ve lo giuro — ma c'è stato un piccolo diverbio con le guardie che davano fastidio a Talia. I fratelli si sono un po' nervositi. Insomma, l'ho tirato giù dalla forca, ma mi sa che non l'ha preso bene."
"Dalla forca?" Leonardo impallidì.
"Lo stavano impiccando."
"Chi stavano impiccando?"
"I fratelli di Talia volevano impiccare il capo delle guardie."
"Il capo delle guardie?!" Leonardo si prese la testa tra le mani. "Oh dio mio."
"Nel senso... il cappio era intorno al collo, lui aveva i piedi staccati da terra, e noi stavamo passando lì per caso."
"Perché dovevano impiccare il capo delle guardie?"
"Non è stato molto gentile con Talia. Lei è andata a lamentarsi coi fratelli."
Marcus ascoltò in silenzio, poi disse: "Di buono c'è che a quanto pare il Barone di Wissendorf è una persona piuttosto retta. Il vero comandante delle guardie potrebbe non gradire certi atteggiamenti dei suoi sottoposti. Vediamo come gestirla."
L'Ordine del Corvo

Marcus passò i giorni successivi a tessere la sua rete. Una moneta qui, una domanda discreta là. Chi cercava stranieri in città? Chi faceva domande sui viaggiatori? C'erano stati uomini del Teschio Nero da queste parti?
Il locandiere dell'Halfling Felice era loquace. "La vita in città quasi non ce n'è più — è localizzata tutta nella parte sud, fuori dalle mura. Il Barone ha fatto una discreta pulizia all'interno."
"E il Teschio Nero? Mai sentito?"
"Quello no. Ma ultimamente ci sono state tante facce nuove. Guardie che fanno domande..."
Fu durante una di queste visite che Marcus notò tre uomini seduti a un tavolo in un angolo. Tunica rossa con un corvo ricamato. Scudo con lo stesso simbolo. Un grande martello.
"Corvo," mormorò tra sé. Li osservò meglio. "Witch hunter?"
Erano witch hunter particolari — l'Ordine del Corvo. Lavoravano per il Tempio di Morr.
Marcus si avvicinò. "Buonasera, signori. Spero di poter avere qualche minuto del vostro tempo, magari offrendovi da bere."

L'uomo più alto — Konrad Mackensen — lo studiò con attenzione. "E lei sarebbe?"
"Marcus Castagni. Alle dipendenze dell'Abbazia di Sigmar."
"Ordine del Corvo," rispose Mackensen. "Lavoriamo per il Tempio di Morr. Ci occupiamo di chi disturba il riposo dei morti."
"Cacciatori di necromanti, ho sentito."
"Tra le altre cose. Non ci piace quando i morti si rialzano."
Marcus raccontò dell'incontro nelle rovine di Drakenhof — gli spettri, il cavaliere con la cometa di Sigmar rovesciata, la testa infuocata sulla collina. L'incontro che aveva quasi ucciso Derryl.
Mackensen ascoltò con attenzione crescente. "Manifestazioni spettrali. Tracce lasciate da morti violente. Dove è successo?"
"Una città in rovina. Collegata ai Von Mauken."
"Il Mistland è sempre stato turbolento. Culti proibiti, necromanzia." Si chinò verso Marcus. "Visto che ci siamo..." Estrasse un foglio piegato, rivelandolo come un ritratto. "Ha mai visto quest'uomo?"

L'immagine mostrava un uomo sulla trentina, vesti da mago, capelli lunghi fino al collo, aspetto apparentemente gioviale. Al collo, un ciondolo a forma di mano.
"Adolf Seyss-Inquart," disse Mackensen. "Praticante di necromanzia. Un mago deviato che si è dato alla macchia. Abbiamo intercettato informazioni — ha un contatto qui. Probabilmente una donna."
Marcus studiò il ritratto. "Non l'ho mai visto. Ma potrei fare delle ricerche."
"Ne saremmo grati."
Mentre tornava al campo, Marcus ripensò alla conversazione. Una donna. Al campo. Chi conosce tutti, tra gli zingari?
Poi ricordò. Patrizia. E c'era un'altra... Maria Luisa Petacci.
Maria Luisa Petacci
Il carrozzone di Maria Luisa Petacci era diverso dagli altri — più vecchio, più logoro, con simboli dipinti sulle pareti che sembravano più antichi della memoria degli zingari stessi. Leonardo notò che le finestre erano coperte da pesanti drappi viola.
Verso sera, vide che portavano da mangiare alla donna all'interno. Fermò il ragazzo col vassoio.
"Le porto io. Vorrei parlare due parole con la signora Petacci."
Il ragazzo esitò. "Non riceve estranei."
"Dille che sono uno studioso tileano. Interessato alle sue conoscenze."
Dopo qualche minuto, la porta si aprì.
Maria Luisa era una donna che sembrava sulla cinquantina, ma i suoi occhi erano diversi — neri come pozzi senza fondo, con una profondità che suggeriva secoli.
"Entra, ragazzo."
L'interno era un caos organizzato — mappe, libri, rotoli di pergamena, e un tavolo da alchimista con ampolle e fiamme viola. Leonardo notò: nessuno specchio. E l'aria aveva un odore strano — terra umida, incenso, e qualcosa di più morto.
"Mi dicono che lei ha insegnato tutto quello che sa a Patricia," disse Leonardo. "Ho avuto un'interessante conversazione con lei. Vorrei verificare — la metodologia scolastica della doppia fonte."
Maria Luisa rise. "Le fonti devono essere molte per essere sicure, ragazzo. Si trovano le similitudini tra più fonti."
"Patricia mi ha fatto tirare fuori le carte... e uscivano sempre le stesse."
"Quella si chiama magia. Ma sono inconsapevoli del fatto che ne fanno uso. Attribuiscono tutto agli dei."
Leonardo esitò. Poi estrasse un foglio dalla tasca — la formula del Distillato del Barlume-Visivo. "Potrebbe aiutarmi con questa ricetta? Mi mancano alcuni ingredienti e... la competenza."
Maria Luisa prese il foglio. I suoi occhi scorsero la lista — occhi di gufo, muschio fosforescente, argento, aqua vitae.
"L'alchimia si basa sulle equivalenze," disse. "È uno scambio equivalente. Non puoi ottenere qualcosa senza sacrificare qualcos'altro."
"Ci sono sempre controindicazioni?"
"Sempre."
Mentre preparava la pozione, parlarono. Leonardo chiese della magia, delle arti antiche.
"Tu cerchi la conoscenza," disse Maria Luisa. "Ma dove vai a cercarla? Dove vorresti andare?"
"Non ho idea. Ma qualcuno mi ha parlato di... Sylvania."
Gli occhi di Maria Luisa brillarono. "Sylvania. Gli antichi stregoni. Quelli che hanno vita eterna."
"Vampiri," sussurrò Leonardo.
"L'origine fa capo a regioni ancora più profonde. Oltre i Principati di Confine." La sua voce si abbassò. "Nehekhara. I vampiri Lamia. E colui che li soggioga tutti — il potente Nagash."
Il nome colpì Leonardo come un pugno. "Nagash è morto migliaia di anni fa."
"La morte non è sempre la fine, ragazzo." Versò un liquido argenteo in una fiala. "Ecco il tuo distillato. Tre gocce negli occhi, e vedrai nel buio più nero."
"Quanto le devo?"
"Nulla. Per ora."
Prima che Leonardo potesse andarsene, aggiunse: "Chi cerca la conoscenza non sempre può farla sapere agli altri. Stai attento a quello che scopri... e a chi lo racconti."
Stato della Compagnia
Nuovi personaggi:
- Thikad Urgolsson — Nano di Karak Hir, lavora per la Scuola di Artiglieria di Nuln (documentazione e consegne)
- Konrad Mackensen — Leader dei cacciatori dell'Ordine del Corvo (Templari di Morr), cerca il necromante Adolf
- Patricia Gatti — Indovina della carovana, madre di Talia, ha avuto visioni inquietanti
- Maria Luisa Petacci — Anziana studiosa gitana, custode di tradizioni antiche. Conosce alchimia e segreti oscuri
- Leonhard — Guardia del Barone Brecht, ha importunato Talia ed è stato quasi impiccato
- Barone Rudolf Brecht — Signore di Wissendorf, uomo retto che ha ripulito la città dal banditismo
Scoperte:
- L'Ordine del Corvo (Templari di Morr da Nuln) cerca il necromante Adolf Seyss-Inquart — ha un contatto femminile in zona
- Patricia ha avuto una visione: una città oscura senza cielo, torri a forma di corni, grandi aule dove i suoni rimbombano. "L'ottavo uomo vuole tornare attraverso fuoco e sangue"
- Le guardie stanno mostrando manifesti con descrizioni dei ricercati — i "briganti di Pleidorf"
- Maria Luisa conosce le arti di Nagash, la storia dei vampiri, e parla di Sylvania e Nehekhara
- Maria Luisa ha preparato il Distillato del Barlume-Visivo per Leonardo
- Marcus ha raccontato ai cacciatori dell'incontro a Drakenhof — il cavaliere con la cometa rovesciata
Sottotrame:
- I fratelli di Talia hanno quasi impiccato Leonhard per aver importunato la sorella
- Oronzo ha salvato la situazione, guadagnandosi la devozione dei fratelli
- Salvatore ha fatto capire a Oronzo che Talia è "interessata"
Situazione attuale:
- La carovana è accampata fuori dalle mura di Wissendorf
- Marcus ha stretto un accordo con i Templari del Corvo per cercare il necromante
- I manifesti circolano — devono stare nascosti
- Maria Luisa potrebbe sapere qualcosa di Adolf... o essere lei stessa il contatto
"Vedo un sentiero verso un'oscura città dove i corni suonano come se rimbombassero in luoghi enormi. C'è paura... ma conduce a una conoscenza. Di otto uomini. Un ottavo uomo che vuole tornare." — Patricia Gatti
Chi è l'ottavo uomo? E quale fuoco sta per divampare?